Messaggio di Benvenuto ai partecipanti all'incontro CSE

Messaggio di Benvenuto ai partecipanti all'incontro CSE

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MESSAGGIO DI BENVENUTO AI PARTICIPANTI DELL’INCONTRO DEL

CENTRO STUDI EUROPEO

Carissimi confratelli,

A nome della Direzione Generale, vi do il benvenuto a questo incontro di tre giorni, che ha l’obiettivo di discernere e riflettere insieme, d’accordo con gli orientamenti del XVII Capitolo Generale, sul senso di un nuovo “Centro Studi” nel continente che ha dato origine al nostro Istituto e ha inviato tanti missionari e missionarie nel resto del mondo. Come già sapete, negli altri continenti, con presenza saveriana, esistono già dei “Centri”: in Africa, in Asia e America Latina. Essi si dedicano appunto allo studio della missione a partire dai contesti sociali, culturali, religiosi ed ecclesiali dei rispettivi continenti, per discernere le modalità della nostra pratica missionaria.

Il rapporto del Vangelo con le culture non è una novità nella vita della chiesa, soprattutto a livello missionario (cfr. AG 11). Questo non significa che sia un rapporto scontato, anche in un continente di antica evangelizzazione, come l’Europa. Anzi oggi più che mai nel vecchio mondo si tratta di un rapporto profondamente trasformato e che pone nuovi problemi alla missione della chiesa. Anche da qui l’urgenza di un “Centro” per aiutarci, come saveriani, a cogliere queste trasformazioni, non come una minaccia, bensì come un’opportunità in una terra che non possiamo più considerare “cristiana”.

Lo studio e l’interesse per le culture “altre” è antico nella nostra famiglia saveriana: risale allo stesso fondatore, san Guido Maria Conforti, che fin dall’inizio ha educato i suoi missionari al rispetto e all’apprezzamento delle culture dei popoli extra-europei, in primis del popolo cinese, presso il quale ha ripetutamente inviato – fino al 1931 – schiere di saveriani. Questo afflato culturale ha dato risultati apprezzabili, anche nel campo accademico – sia ecclesiastico che civile – del suo tempo, ma fino ai nostri giorni (cfr. I Quaderni 80, p. 12).

Il nostro Istituto non ha mai tradito questa vocazione culturale del fondatore. Lo testimonia anche la nostra Ratio Missionis Xaveriana, che a proposito del dialogo (ecumenico, interreligioso e interculturale), come forma della missione, dichiara che il nostro Istituto l’ha recepito e fatto proprio “non solo come atteggiamento da coltivare nei confronti dei nostri fratelli non cristiani, ma anche come attività specifica” (RMX 62). Siamo di fronte ad un vero e proprio mutamento di paradigma missionario, che viene dal Concilio Vaticano II. Siamo di fronte ad un nuovo metodo o modello di missione, senza il quale non c’è evangelizzazione.

L’interesse e/o l’attenzione del missionario al contesto, ai cambiamenti culturali e antropologici in atto, lo aiuterà senz’altro a dotarsi dei mezzi necessari per scoprire le vie che facilitano l’incontro con il Vangelo, anche nel continente europeo.

Questi “tre giorni” sono un’opportunità da non perdere, come saveriani, per vedere come si può camminare in maniera più sinodale, al fine di rendere più qualificata ed eloquente la nostra presenza in Europa; il “Centro Studi” può aiutare ad unire le nostre forze – in tempi in cui si rischia la dispersione – e a collaborare in maniera più qualificata tra le Circoscrizioni.

Mi auguro e vi auguro che questi giorni siano guidati dallo spirito del discernimento, della comunione e della condivisione, dal coraggio della riflessione al fine di rendere sempre più missionaria la nostra presenza nelle società e nelle chiese locali del continente europeo.

Buon lavoro a tutti.

P. Fabien Kalehezo T’chiribuka

Incaricato DG della Missione e Cultura

Data

Monday, 01 October 2018

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