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IL CONTRIBUTO DI BONARDI SX: CONSACRAZIONE E MISSIONE - “CONGIUNTA”

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IL CONTRIBUTO DI BONARDI SX: CONSACRAZIONE E MISSIONE - “CONGIUNTA”

Carissimo e stimatissimo P. Antonio Trettel

Grazie. Ho letto e (confesso) riletto la tua testimonianza su p. Giovanni Bonardi. Di fatto sarebbe ora che qualcuno recuperasse tutti i suoi scritti e da quelli delineare la figura soprattutto in rapporto al suo pensiero in particolare in relazione alla consacrazione e missione. Si scoprirebbe perché poco tempo dopo la scomparsa del Fondatore, p. Bonardi non approvasse i metodi formativi e in generale le manifestazioni di spiritualità della comunità di Parma. Sto dicendo questo documentato dagli atti del Consiglio generale del quale purtroppo non ho le date.

Direi di partire da questa documentazione anzitutto per accettare la versione di p. Augusto Luca: p. Amatore è stato rigidamente fedele al Fondatore che ostinatamente volle la Vita Religiosa. Però non è stato profetico come San Guido (poteva esserlo?) che con i voti e soprattutto con il quarto/primo voto voleva dei “consacrati” come ottimamente dicono le attuali Costituzioni e non dei “regolari”, come allora si usava chiamare i consacrati.  Nella letteratura religiosa della prima metà del secolo XX, per definire i religiosi, poco apparivano termini confortiani come “appartenenza totale”, “donazione senza riserve”, “immolazione”, “santa follia della croce”… Martirio! Si parlava invece di “spirito religioso” espressione che appare continuamente nel linguaggio del Superiore generale, il primo dopo Conforti. Come esempio: Si decide di richiamare alla Casa Madre Ugo Cattenati e Giacomo Spagnolo per una impressione “poco buona dal punto di vista disciplinare”. Ecco, la disciplina! 

Come potevano essere regolari e disciplinati i Saveriani che in giro per il mondo tentavano di produrre film di animazione missionaria! Così aveva permesso e, in un certo senso, auspicato p. Bonardi. Giustamente, tu ricordi "Il Nido degli Aquilotti" (1924), "Fiamme" (1929) e "Africa Nostra" (1931). Occhio alle date: il Fondatore era vivo, e Bonardi certamente non ha comperato una macchia da presa 35 mm e consegnata ad uno studente senza il parere del Fondatore (Testimonianza di P. Fontana; Pamplona p. 31).

Dalle pagine dei verbali delle riunioni del Consiglio generale, appare vero il ricordo che tu fai di don Osmida Pellegri: “Se volete fare dei frati, va bene. Ma non sono questi i figli di mons. Conforti !”

In una delle riunioni il Superiore generale, dopo aver detto che in Casa Madre si stava affievolendo lo spirito di obbedienza perché non si incontrava l’unione di menti e di cuore che dovrebbe esistere fra i Superiori, aggiunge che tali diversità di vedute stanno formando due gruppi contrapposti. P. Dagnino dice di comprendere, però aggiunge anche che occorre porre un rimedio forte, significativo ed efficace: Non ammettere alcuno alla professione perpetua!

Ma il Superiore generale non intende rimanere sul generico e, senza mezzi termini, indica come colpevole principale il p. Bonardi. Il Generale appunta il dito direttamente al suo vice!

Penso che fu naturale per p. Bonardi chiedere al Superiore generale e al suo consiglio di prendersi un anno di riposo a Roma. Gli viene concesso con l’impegno di scrivere una biografia del Fondatore.

Caro Antonio, tu descrivi molto bene e giustamente l’umiltà e la discrezione di P. Bonardi e credo che il suo eroico ritiro abbia salvato la famiglia da una divisione che avrebbe cancellato il “congiunto” di consacrazione e missione che è il cuore del carisma saveriano. La novità (antica per il vangelo) è proprio questa: Consacrazione e missione, dove la missione, secondo Giovanni all’incontro con i greci, diventa consacrazione/glorificazione, diventa essere innalzato, essere chicco di grano, perdere la propria vita…  (Cfr, Gv 12,20-28).

D’altra parte (io credo) ha lasciato la famiglia senza una spiritualità propria e originale: mano d’opera evangelizzatrice, santa ed eroica, ma mano d’opera spesso gratuita senza una propria forte e radicata identità. Allora era ripetuta la domanda: Prima religiosi o prima missionari? No! “Congiunta”! Il nostro carisma da offrire alla Chiesa come ben dice il Capitolo di Bukavu.

            E qui ritorno anch’io ai ricordi: eravamo in macchina da Roma a Parma, tu incaricato nella D.G. della formazione, mi ponevi il problema dei contenuti. Dicevi: Studiamo tanto i metodi, pedagogia e psicologia, ma questi sono contenitori e noi non sappiamo cosa mettere in questi contenitori. Nacque il Convegno di Pamplona e sulla sua falsariga e molto, ma molto, Spirito Santo ne sono nate le Costituzioni dell’83.

            Dalle Costituzioni in poi abbiamo ricominciato la risalita dal “non abbiamo una nostra spiritualità” al “carisma saveriano” (più di quaranta volte nel capitolo di Bukavu): il “nostro carisma”, il dono che lo Spirito ha fatto al Conforti e a noi. Ci sono voluti i volumoni del Teodori, l’antologia voluta da P. Rino Benzoni, la beatificazione e canonizzazione e molto altro per passare da Amatore a Giovanni. Ora speriamo che qualcuno ci aiuti a conoscerlo: Giovanni Bonardi!

P. Alfiero Ceresoli s.x.
29 Mai 2026
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