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Formare oggi il missionario del Primo Annuncio

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Da domenica 11 a domenica 18 ottobre 2026, la Casa Madre dei Missionari Saveriani a Parma ospita l’incontro dei responsabili delle case di formazione di base della Famiglia Saveriana. Il tema che orienta i lavori è «La Formazione di Base nella Famiglia Saveriana: al servizio del Primo Annuncio del Vangelo».

Un incontro di quattro continenti

Partecipano 31 missionari: 24 in presenza e 7 collegati online. Accanto alla Direzione Generale sono rappresentate dodici circoscrizioni di quattro continenti:

  • Africa: Burundi, Camerun, Mozambico, Repubblica Democratica del Congo e Sierra Leone.
  • America: Brasile Nord, Brasile Sud e Messico.
  • Asia: Bangladesh, Filippine e Indonesia.
  • Europa: Italia.

I formatori riuniti accompagnano tutte le tappe dell’itinerario saveriano: Propedeutica, Noviziato, Filosofia e Teologia. Lunedì 12 ottobre, all’apertura delle sessioni, il superiore generale, P. Fernando García sx, ha rivolto ai partecipanti l’intervento di cui presentiamo qui una sintesi. Il testo integrale può essere scaricato al termine di questo articolo.

Una formazione, un unico processo

Dopo gli incontri continentali svolti negli ultimi anni in Africa, America e Asia, la Direzione Generale ha avvertito l’esigenza impellente di convocare un incontro generale con i responsabili di tutte le tappe della formazione di base. La ragione è concreta: la formazione è un unico processo interconnesso.

Un giovane che oggi comincia la Propedeutica in Mozambico può proseguire il Noviziato in Burundi, la Filosofia nella RD Congo e la Teologia a Manila. Per questo, sottolinea l’intervento, non si può lavorare a compartimenti stagni: occorre conoscersi, guardare insieme all’intero progetto formativo e camminare nella medesima direzione.

Il punto di riferimento normativo e pedagogico resta la Ratio Formationis Xaveriana (RFX), a partire dalla quale le singole circoscrizioni e le commissioni continentali elaborano i propri Direttori e programmi formativi.

La domanda di fondo: quale missionario chiede oggi la missione?

La riflessione della settimana parte dal campo dell’azione missionaria. Nel contesto odierno e nella diversità dei quattro continenti, quale missionario richiede oggi il Primo Annuncio del Vangelo? E, di conseguenza, quale missionario stiamo preparando, e per quale missione? Solo dopo aver chiarito questo profilo si potrà definire il percorso che deve accompagnare chi sente la chiamata a essere missionario saveriano.

L’intervento ricorda che il carisma saveriano racchiude una duplice chiamata inscindibile:

  1. La missione ad gentes: annunciare e testimoniare il Vangelo dove non è ancora conosciuto, al di fuori del proprio ambiente, della propria cultura e della propria Chiesa d’origine, con una preferenza per i privilegiati del Regno (C 9).
  2. La consacrazione religiosa: vivere la radicalità evangelica attraverso i voti di povertà, castità e obbedienza.

Il compito formativo consiste nell’aiutare il giovane a discernere se entrambe le chiamate sono autenticamente presenti nella sua vita e, al tempo stesso, nell’accompagnarlo con i contenuti e le modalità proprie di ciascuna tappa. Come affermano le Costituzioni, contenuti, metodi e strutture della formazione sono determinati dal progetto saveriano per la missione (C 53).

Il quadro: la RFX e il XVIII Capitolo Generale

La RFX offre le basi del modello pedagogico saveriano:

  • Dimensioni essenziali: il cristocentrismo, la finalità missionaria ad gentes, la vita religiosa consacrata, lo stile di vita familiare e il volto umano.
  • Principi educativi: la docibilitas (disponibilità permanente a lasciarsi formare), la pluralità nell’unità, la gradualità, l’incarnazione, la solidarietà e la globalità.
  • Strumenti pedagogici: il Progetto Personale di Vita, il colloquio formativo, la direzione spirituale, il Progetto Comunitario di Vita, la relazione annuale, lo studio, l’attività apostolica, il lavoro e l’accompagnamento psicologico.
  • Segno vocazionale decisivo: la recta intentio, cioè la volontà chiara di consacrarsi interamente al Signore nella Famiglia Saveriana.

Il XVIII Capitolo Generale ha constatato con gioia che il carisma continua ad attrarre molti giovani, soprattutto in Africa e in Asia, in un contesto di crisi vocazionale in Europa e nelle Americhe. Il Capitolo (art. 74) e la Programmazione della Direzione Generale 2023-2029 chiedono tre scelte di fondo:

  1. Rompere gli automatismi, evitando un percorso rigido in cui una tappa segue meccanicamente l’altra.
  2. Distinguere la consacrazione religiosa dai ministeri ordinati: la vocazione saveriana è innanzitutto consacrazione alla missione.
  3. Personalizzare il cammino formativo secondo le caratteristiche umane e spirituali di ogni candidato, rimettendo al centro il Primo Annuncio.

Questi orientamenti sono in sintonia con la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (2016) della Santa Sede, che chiede anch’essa di evitare automatismi, diversificare le esperienze e personalizzare i percorsi.

Quattro sfide del processo formativo

La verità del candidato

Tutto comincia da un’accoglienza e da un discernimento iniziale attenti: idoneità umana, cristiana e saveriana; background sociale, familiare, culturale e spirituale; salute mentale, fisica e affettivo-sessuale; uso dei social media; eventuali controindicazioni (RFX, cap. 6). L’intervento distingue tra sincerità e verità: il candidato è normalmente sincero, ma le sue motivazioni profonde, di cui spesso non è ancora consapevole, emergono più tardi. La comunità formativa deve aiutarlo a fare verità dentro di sé e a verificare la recta intentio.

La probazione nella vita quotidiana

La formazione non è soltanto istruzione, ma anche probazione: «l’oro si prova con il fuoco» (Sir 2,5). Nella vita quotidiana emergono le motivazioni reali, la coerenza, la resilienza e le fragilità del giovane. Ciò richiede formatori di solida maturità umana, spirituale e saveriana, che evitino tanto l’identificazione cieca quanto la distanza indiscriminata, il paternalismo, il favoritismo e la superficialità che fa sentire il giovane «già arrivato».

Personalizzazione ed esperienze di missione

La personalizzazione non è un ritocco, ma un vero cambio di prospettiva. Con la ristrutturazione del percorso nelle circoscrizioni dell’Africa, la maggior parte dei giovani svolgerà gli studi di Filosofia già da professi temporanei. Al termine di questa tappa, dopo circa sei anni di formazione, l’équipe formativa deve poter intravedere le attitudini e il profilo missionario del candidato. Da qui si aprono i percorsi personalizzati previsti dalla RFX: periodi prolungati di esperienza pastorale nella propria circoscrizione e il Periodo di Formazione in Missione (PFM) in un’altra circoscrizione.

Contestualizzazione e interculturalità

La formazione deve incarnarsi nel contesto e nella storia di ciascun giovane, tenendo conto della sua concezione dell’autorità, della fecondità, della povertà o del sacro. Il volto del saveriano oggi è interculturale e intergenerazionale, e chiede di passare dalla semplice pluralità comunitaria a una fraternità missionaria interculturale. L’interculturalità non è mera tolleranza, ma un valore per la missione; l’«intelligenza culturale» è un requisito per la vocazione saveriana, con il Vangelo come criterio ultimo (XVIII CG 62-63).

Il «volto umano» lungo le tappe formative

Secondo la RFX, il volto umano del saveriano non è una condizione statica, ma un cammino graduale di maturazione che abbraccia tutta la vita:

  • Accompagnamento e Postulato: si gettano le basi: apertura mentale, serenità affettiva, buon senso, trasparenza, gratuità, amore per il lavoro e accettazione dell’altro nella sua diversità.
  • Noviziato e voti temporanei: si educa il cuore ad acquisire il tipico timbro confortiano: «santamente gaio, disinvolto, cortese, leale, forte, nemico d’ogni doppiezza». Si coltivano l’equilibrio, la fermezza della volontà, il senso della misura, la solidarietà e il coraggio per la giustizia.
  • Età adulta e formazione permanente: la maturità si esprime nella docibilitas continua, nella riconciliazione con i propri limiti, nell’accoglienza delle critiche e in uno stile sobrio, gioioso e ricco di paternità apostolica.

Seminare oggi il missionario di domani

La grande sfida, conclude il superiore generale, è garantire che la formazione di base sia realmente e concretamente al servizio del Primo Annuncio. Il giovane che oggi vive nelle comunità formative sarà domani missionario in Sierra Leone, in Bangladesh, in Brasile, in Cina, in Mozambico o in Italia.

L’intervento consegna ai partecipanti alcune domande per la settimana: i giovani sentono davvero nel cuore il fuoco della missione ad gentes? Quanto parla il loro cuore del Primo Annuncio? Le nostre comunità sono significativamente carismatiche? I lavori sono affidati allo Spirito Santo e all’intercessione di san Guido Maria Conforti.

Documento integrale: scarica l’intervento del superiore generale (PDF)

 


Forming Today the Missionary of the First Proclamation 

From Sunday 11 to Sunday 18 October 2026, the Mother House of the Xaverian Missionaries in Parma (Italy) is hosting the meeting of those responsible for the houses of initial formation of the Xaverian Family. The theme guiding the work is “Initial Formation in the Xaverian Family: at the Service of the First Proclamation of the Gospel”.

A meeting of four continents

Thirty-one missionaries are taking part: 24 in person and 7 online. Alongside the General Direction, twelve circumscriptions from four continents are represented:

  • Africa: Burundi, Cameroon, Mozambique, the Democratic Republic of the Congo and Sierra Leone.
  • America: North Brazil, South Brazil and Mexico.
  • Asia: Bangladesh, the Philippines and Indonesia.
  • Europe: Italy.

The formators gathered accompany every stage of the Xaverian journey: propaedeutic, novitiate, philosophy and theology. On Monday 12 October, at the opening of the sessions, the Superior General, Fr Fernando García, addressed the participants with the talk summarised below. The full text, in Italian, can be downloaded at the end of this article.

One formation, a single process

After the continental meetings held in recent years in Africa, America and Asia, the General Direction felt the pressing need to convene a general meeting of those responsible for all the stages of initial formation. The reason is concrete: formation is a single, interconnected process.

A young man who today begins the propaedeutic year in Mozambique may continue his novitiate in Burundi, philosophy in the DR Congo and theology in Manila. For this reason, the talk stresses, we cannot work in watertight compartments: we need to know one another, look together at the whole formation project and walk in the same direction.

The normative and pedagogical point of reference remains the Ratio Formationis Xaveriana (RFX), on the basis of which each circumscription and the continental commissions draw up their own directories and formation programmes.

The underlying question: what kind of missionary does mission need today?

The week’s reflection starts from the field of missionary action. In today’s context and in the diversity of four continents, what kind of missionary does the First Proclamation of the Gospel require today? And, consequently, what kind of missionary are we forming, and for what mission? Only once this profile is clear can we define the journey that should accompany those who feel called to be Xaverian missionaries.

The talk recalls that the Xaverian charism contains a twofold, inseparable call:

  1. Mission ad gentes: proclaiming and witnessing to the Gospel where it is not yet known, outside one’s own environment, culture and Church of origin, with a preference for the privileged of the Kingdom (C 9).
  2. Religious consecration: living evangelical radicalism through the vows of poverty, chastity and obedience.

The task of formation is to help the young man discern whether both calls are authentically present in his life and, at the same time, to accompany him with the contents and methods proper to each stage. As the Constitutions state, the contents, methods and structures of formation are determined by the Xaverian project for mission (C 53).

The framework: the RFX and the 18th General Chapter

The RFX provides the foundations of the Xaverian pedagogical model:

  • Essential dimensions: Christocentrism, the ad gentes missionary purpose, consecrated religious life, a family style of life and the human face.
  • Educational principles: docibilitas (a permanent openness to being formed), plurality in unity, gradualness, incarnation, solidarity and globality.
  • Pedagogical tools: the Personal Life Project, the formation interview, spiritual direction, the Community Life Project, the annual report, study, apostolic activity, work and psychological accompaniment.
  • Decisive vocational sign: the recta intentio, that is, the clear will to consecrate oneself entirely to the Lord in the Xaverian Family.

The 18th General Chapter noted with joy that the charism continues to attract many young people, especially in Africa and Asia, amid a vocational crisis in Europe and the Americas. The Chapter (art. 74) and the General Direction’s Programme for 2023–2029 call for three fundamental choices:

  1. Breaking automatisms, avoiding a rigid path in which one stage mechanically follows another.
  2. Distinguishing religious consecration from ordained ministries: the Xaverian vocation is first and foremost consecration to mission.
  3. Personalising the formation journey according to the human and spiritual characteristics of each candidate, with the First Proclamation at the centre.

These orientations are in harmony with the Holy See’s Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (2016), which likewise asks that automatisms be avoided, experiences diversified and paths personalised.

Four challenges in the formation process

The truth of the candidate

Everything begins with careful welcome and initial discernment: human, Christian and Xaverian suitability; social, family, cultural and spiritual background; mental, physical and affective-sexual health; use of social media; possible contraindications (RFX, ch. 6). The talk distinguishes between sincerity and truth: the candidate is usually sincere, but his deeper motivations, of which he is often not yet aware, emerge later. The formation community must help him come to the truth about himself and verify his recta intentio.

Probation in daily life

Formation is not only instruction but also probation: “gold is tested in the fire” (Sir 2:5). Daily life reveals the young man’s real motivations, consistency, resilience and fragilities. This requires formators of solid human, spiritual and Xaverian maturity, who avoid blind identification and indiscriminate distance alike, as well as paternalism, favouritism and the superficiality that lets a young man feel he has “already arrived”.

Personalisation and mission experiences

Personalisation is not a touch-up but a change of perspective. With the restructuring of the formation path in the African circumscriptions, most young men will study philosophy already as temporarily professed members. At the end of that stage, after some six years of formation, the formation team should be able to discern the candidate’s aptitude and missionary profile. From there, the personalised paths foreseen by the RFX open up: extended periods of pastoral experience within one’s own circumscription and the Period of Formation in Mission (PFM) in another circumscription.

Contextualisation and interculturality

Formation must be incarnated in the context and history of each young man, taking into account his understanding of authority, fertility, poverty and the sacred. The face of the Xaverian today is intercultural and intergenerational, and calls for a move from mere community plurality to an intercultural missionary fraternity. Interculturality is not mere tolerance but a value for mission; “cultural intelligence” is a requirement for the Xaverian vocation, with the Gospel as the ultimate criterion (18th GC 62–63).

The “human face” through the stages of formation

According to the RFX, the human face of the Xaverian is not a static condition but a gradual journey of maturation that embraces the whole of life:

  • Accompaniment and postulancy: the foundations are laid: open-mindedness, affective serenity, common sense, transparency, generosity, love of work and acceptance of others in their diversity.
  • Novitiate and temporary vows: the heart is trained to acquire the distinctive Confortian tone: “holily cheerful, at ease, courteous, loyal, strong, an enemy of all duplicity”. Balance, firmness of will, a sense of measure, solidarity and courage for justice are cultivated.
  • Adulthood and ongoing formation: maturity is expressed in continuous docibilitas, in being reconciled with one’s own limits, in accepting criticism and in a sober, joyful style rich in apostolic fatherhood.

Sowing today the missionary of tomorrow

The great challenge, the Superior General concludes, is to ensure that initial formation is really and concretely at the service of the First Proclamation. The young man living in our formation communities today will tomorrow be a missionary in Sierra Leone, Bangladesh, Brazil, China, Mozambique or Italy.

The talk leaves the participants with some questions for the week: do the young men truly feel the fire of the mission ad gentes? How much does their heart speak of the First Proclamation? Are our communities meaningfully charismatic? The work is entrusted to the Holy Spirit and to the intercession of Saint Guido Maria Conforti.

Full document (in Italian): download the Superior General’s talk (PDF)

 


Former aujourd’hui le missionnaire de la Première Annonce 

Du dimanche 11 au dimanche 18 octobre 2026, la Maison Mère des Missionnaires Xavériens, à Parme (Italie), accueille la rencontre des responsables des maisons de formation de base de la Famille xavérienne. Le thème qui oriente les travaux est « La formation de base dans la Famille xavérienne : au service de la Première Annonce de l’Évangile ».

Une rencontre de quatre continents

Trente et un missionnaires y participent : 24 en présentiel et 7 en ligne. Aux côtés de la Direction générale, douze circonscriptions de quatre continents sont représentées :

  • Afrique : Burundi, Cameroun, Mozambique, République démocratique du Congo et Sierra Leone.
  • Amérique : Brésil Nord, Brésil Sud et Mexique.
  • Asie : Bangladesh, Philippines et Indonésie.
  • Europe : Italie.

Les formateurs réunis accompagnent toutes les étapes de l’itinéraire xavérien : propédeutique, noviciat, philosophie et théologie. Le lundi 12 octobre, à l’ouverture des sessions, le supérieur général, le P. Fernando García, a adressé aux participants l’intervention résumée ci-dessous. Le texte intégral, en italien, peut être téléchargé à la fin de cet article.

Une formation, un processus unique

Après les rencontres continentales tenues ces dernières années en Afrique, en Amérique et en Asie, la Direction générale a ressenti le besoin pressant de convoquer une rencontre générale avec les responsables de toutes les étapes de la formation de base. La raison est concrète : la formation est un processus unique et interconnecté.

Un jeune qui commence aujourd’hui la propédeutique au Mozambique peut poursuivre le noviciat au Burundi, la philosophie en RD Congo et la théologie à Manille. C’est pourquoi, souligne l’intervention, on ne peut pas travailler en compartiments étanches : il faut se connaître, regarder ensemble l’ensemble du projet formatif et marcher dans la même direction.

Le point de référence normatif et pédagogique reste la Ratio Formationis Xaveriana (RFX), à partir de laquelle chaque circonscription et les commissions continentales élaborent leurs propres directoires et programmes de formation.

La question de fond : de quel missionnaire la mission a-t-elle besoin aujourd’hui ?

La réflexion de la semaine part du terrain de l’action missionnaire. Dans le contexte actuel et dans la diversité des quatre continents, quel missionnaire la Première Annonce de l’Évangile requiert-elle aujourd’hui ? Et, par conséquent, quel missionnaire formons-nous, et pour quelle mission ? Ce n’est qu’une fois ce profil clarifié que l’on pourra définir l’itinéraire qui doit accompagner celui qui ressent l’appel à devenir missionnaire xavérien.

L’intervention rappelle que le charisme xavérien contient un double appel indissociable :

  1. La mission ad gentes : annoncer et témoigner l’Évangile là où il n’est pas encore connu, hors de son propre milieu, de sa culture et de son Église d’origine, avec une préférence pour les privilégiés du Royaume (C 9).
  2. La consécration religieuse : vivre la radicalité évangélique à travers les vœux de pauvreté, de chasteté et d’obéissance.

La tâche de la formation consiste à aider le jeune à discerner si ces deux appels sont authentiquement présents dans sa vie et, en même temps, à l’accompagner avec les contenus et les modalités propres à chaque étape. Comme l’affirment les Constitutions, les contenus, les méthodes et les structures de la formation sont déterminés par le projet xavérien pour la mission (C 53).

Le cadre : la RFX et le XVIIIe Chapitre général

La RFX offre les bases du modèle pédagogique xavérien :

  • Dimensions essentielles : le christocentrisme, la finalité missionnaire ad gentes, la vie religieuse consacrée, le style de vie familial et le visage humain.
  • Principes éducatifs : la docibilitas (disponibilité permanente à se laisser former), la pluralité dans l’unité, la gradualité, l’incarnation, la solidarité et la globalité.
  • Instruments pédagogiques : le Projet personnel de vie, l’entretien de formation, la direction spirituelle, le Projet communautaire de vie, le rapport annuel, les études, l’activité apostolique, le travail et l’accompagnement psychologique.
  • Signe vocationnel décisif : la recta intentio, c’est-à-dire la volonté claire de se consacrer entièrement au Seigneur dans la Famille xavérienne.

Le XVIIIe Chapitre général a constaté avec joie que le charisme continue d’attirer de nombreux jeunes, surtout en Afrique et en Asie, dans un contexte de crise des vocations en Europe et dans les Amériques. Le Chapitre (art. 74) et la Programmation de la Direction générale 2023-2029 demandent trois choix de fond :

  1. Rompre les automatismes, en évitant un parcours rigide où une étape suit mécaniquement l’autre.
  2. Distinguer la consécration religieuse des ministères ordonnés : la vocation xavérienne est avant tout consécration à la mission.
  3. Personnaliser le chemin de formation selon les caractéristiques humaines et spirituelles de chaque candidat, en remettant la Première Annonce au centre.

Ces orientations sont en harmonie avec la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (2016) du Saint-Siège, qui demande elle aussi d’éviter les automatismes, de diversifier les expériences et de personnaliser les parcours.

Quatre défis du processus de formation

La vérité du candidat

Tout commence par un accueil et un discernement initial attentifs : aptitude humaine, chrétienne et xavérienne ; contexte social, familial, culturel et spirituel ; santé mentale, physique et affectivo-sexuelle ; usage des réseaux sociaux ; éventuelles contre-indications (RFX, ch. 6). L’intervention distingue entre sincérité et vérité : le candidat est généralement sincère, mais ses motivations profondes, dont il n’est souvent pas encore conscient, n’émergent que plus tard. La communauté formatrice doit l’aider à faire la vérité en lui-même et à vérifier la recta intentio.

La probation dans la vie quotidienne

La formation n’est pas seulement instruction, elle est aussi probation : « l’or est éprouvé par le feu » (Si 2,5). Dans la vie quotidienne apparaissent les motivations réelles, la cohérence, la résilience et les fragilités du jeune. Cela exige des formateurs d’une solide maturité humaine, spirituelle et xavérienne, qui évitent aussi bien l’identification aveugle que la distance indiscriminée, le paternalisme, le favoritisme et la superficialité qui fait croire au jeune qu’il est « déjà arrivé ».

Personnalisation et expériences de mission

La personnalisation n’est pas une retouche, mais un changement de perspective. Avec la restructuration du parcours dans les circonscriptions d’Afrique, la plupart des jeunes feront leurs études de philosophie déjà comme profès temporaires. Au terme de cette étape, après environ six ans de formation, l’équipe formatrice doit pouvoir entrevoir l’aptitude et le profil missionnaire du candidat. À partir de là s’ouvrent les parcours personnalisés prévus par la RFX : des périodes prolongées d’expérience pastorale dans sa propre circonscription et la Période de Formation en Mission (PFM) dans une autre circonscription.

Contextualisation et interculturalité

La formation doit s’incarner dans le contexte et l’histoire de chaque jeune, en tenant compte de sa compréhension de l’autorité, de la fécondité, de la pauvreté ou du sacré. Le visage du Xavérien est aujourd’hui interculturel et intergénérationnel, et invite à passer de la simple pluralité communautaire à une fraternité missionnaire interculturelle. L’interculturalité n’est pas une simple tolérance, mais une valeur pour la mission ; l’« intelligence culturelle » est une condition requise pour la vocation xavérienne, l’Évangile restant le critère ultime (XVIIIe CG 62-63).

Le « visage humain » au fil des étapes

Selon la RFX, le visage humain du Xavérien n’est pas une condition statique, mais un chemin progressif de maturation qui embrasse toute la vie :

  • Accompagnement et postulat : on pose les bases : ouverture d’esprit, sérénité affective, bon sens, transparence, gratuité, amour du travail et accueil de l’autre dans sa différence.
  • Noviciat et vœux temporaires : on éduque le cœur pour acquérir le timbre propre à Conforti : « saintement joyeux, désinvolte, courtois, loyal, fort, ennemi de toute duplicité ». On cultive l’équilibre, la fermeté de la volonté, le sens de la mesure, la solidarité et le courage pour la justice.
  • Âge adulte et formation permanente : la maturité s’exprime dans une docibilitas continue, dans la réconciliation avec ses propres limites, dans l’accueil de la critique et dans un style sobre, joyeux et riche de paternité apostolique.

Semer aujourd’hui le missionnaire de demain

Le grand défi, conclut le supérieur général, est que la formation de base soit réellement et concrètement au service de la Première Annonce. Le jeune qui vit aujourd’hui dans nos communautés de formation sera demain missionnaire en Sierra Leone, au Bangladesh, au Brésil, en Chine, au Mozambique ou en Italie.

L’intervention laisse aux participants quelques questions pour la semaine : les jeunes ressentent-ils vraiment le feu de la mission ad gentes ? Combien leur cœur parle-t-il de la Première Annonce ? Nos communautés sont-elles significativement charismatiques ? Les travaux sont confiés à l’Esprit Saint et à l’intercession de saint Guido Maria Conforti.

Document intégral (en italien) : télécharger l’intervention du supérieur général (PDF)

 


Formar hoy al misionero del Primer Anuncio 

Del domingo 11 al domingo 18 de octubre de 2026, la Casa Madre de los Misioneros Javerianos, en Parma (Italia), acoge el encuentro de los responsables de las casas de formación de base de la Familia Javeriana. El tema que orienta los trabajos es «La formación de base en la Familia Javeriana: al servicio del Primer Anuncio del Evangelio».

Un encuentro de cuatro continentes

Participan 31 misioneros: 24 de forma presencial y 7 conectados en línea. Junto a la Dirección General, están representadas doce circunscripciones de cuatro continentes:

  • África: Burundi, Camerún, Mozambique, República Democrática del Congo y Sierra Leona.
  • América: Brasil Norte, Brasil Sur y México.
  • Asia: Bangladés, Filipinas e Indonesia.
  • Europa: Italia.

Los formadores reunidos acompañan todas las etapas del itinerario javeriano: propedéutico, noviciado, filosofía y teología. El lunes 12 de octubre, al inicio de las sesiones, el superior general, P. Fernando García, dirigió a los participantes la intervención que se resume a continuación. El texto íntegro, en italiano, puede descargarse al final de este artículo.

Una formación, un único proceso

Tras los encuentros continentales celebrados en los últimos años en África, América y Asia, la Dirección General ha sentido la necesidad urgente de convocar un encuentro general con los responsables de todas las etapas de la formación de base. La razón es concreta: la formación es un proceso único e interconectado.

Un joven que hoy comienza el propedéutico en Mozambique puede continuar el noviciado en Burundi, la filosofía en la RD del Congo y la teología en Manila. Por eso, subraya la intervención, no se puede trabajar en compartimentos estancos: es necesario conocerse, mirar juntos el proyecto formativo completo y caminar en la misma dirección.

El punto de referencia normativo y pedagógico sigue siendo la Ratio Formationis Xaveriana (RFX), a partir de la cual cada circunscripción y las comisiones continentales elaboran sus propios directorios y programas formativos.

La pregunta de fondo: ¿qué misionero necesita hoy la misión?

La reflexión de la semana parte del campo de la acción misionera. En el contexto actual y en la diversidad de los cuatro continentes, ¿qué misionero requiere hoy el Primer Anuncio del Evangelio? Y, en consecuencia, ¿qué misionero estamos formando, y para qué misión? Solo después de aclarar ese perfil se podrá definir el itinerario que debe acompañar a quien siente la llamada a ser misionero javeriano.

La intervención recuerda que el carisma javeriano contiene una doble llamada inseparable:

  1. La misión ad gentes: anunciar y testimoniar el Evangelio donde aún no es conocido, fuera del propio ambiente, cultura e Iglesia de origen, con preferencia por los privilegiados del Reino (C 9).
  2. La consagración religiosa: vivir la radicalidad evangélica mediante los votos de pobreza, castidad y obediencia.

La tarea formativa consiste en ayudar al joven a discernir si ambas llamadas están auténticamente presentes en su vida y, al mismo tiempo, en acompañarlo con los contenidos y modos propios de cada etapa. Como afirman las Constituciones, los contenidos, métodos y estructuras de la formación están determinados por el proyecto javeriano para la misión (C 53).

El marco: la RFX y el XVIII Capítulo General

La RFX ofrece las bases del modelo pedagógico javeriano:

  • Dimensiones esenciales: cristocentrismo, finalidad misionera ad gentes, vida religiosa consagrada, estilo de vida familiar y rostro humano.
  • Principios educativos: la docibilitas (disponibilidad permanente a dejarse formar), la pluralidad en la unidad, la gradualidad, la encarnación, la solidaridad y la globalidad.
  • Instrumentos pedagógicos: el Proyecto Personal de Vida, el coloquio formativo, la dirección espiritual, el Proyecto Comunitario de Vida, la relación anual, el estudio, la actividad apostólica, el trabajo y el acompañamiento psicológico.
  • Signo vocacional decisivo: la recta intentio, es decir, la voluntad clara de consagrarse por entero al Señor en la Familia Javeriana.

El XVIII Capítulo General constató con alegría que el carisma sigue atrayendo a muchos jóvenes, sobre todo en África y Asia, en un contexto de crisis vocacional en Europa y las Américas. El Capítulo (art. 74) y la Programación de la Dirección General 2023-2029 piden tres opciones de fondo:

  1. Romper los automatismos, evitando un recorrido rígido en el que una etapa sigue mecánicamente a otra.
  2. Distinguir la consagración religiosa de los ministerios ordenados: la vocación javeriana es ante todo consagración a la misión.
  3. Personalizar el camino formativo, según las características humanas y espirituales de cada candidato, con el Primer Anuncio en el centro.

Estas orientaciones están en sintonía con la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (2016) de la Santa Sede, que pide igualmente evitar automatismos, diversificar experiencias y personalizar los recorridos.

Cuatro desafíos del proceso formativo

La verdad del candidato

Todo comienza con una acogida y un discernimiento inicial atentos: idoneidad humana, cristiana y javeriana; contexto social, familiar, cultural y espiritual; salud mental, física y afectivo-sexual; uso de las redes sociales; posibles contraindicaciones (RFX, cap. 6). La intervención distingue entre sinceridad y verdad: el candidato suele ser sincero, pero sus motivaciones profundas, de las que a menudo aún no es consciente, emergen más tarde. La comunidad formativa debe ayudarle a hacer verdad en sí mismo y a verificar la recta intentio.

La probación en la vida cotidiana

La formación no es solo instrucción, sino también probación: «el oro se prueba en el fuego» (Si 2,5). En la vida diaria emergen las motivaciones reales, la coherencia, la resiliencia y las fragilidades del joven. Esto exige formadores con una sólida madurez humana, espiritual y javeriana, que eviten tanto la identificación ciega como la distancia indiscriminada, el paternalismo, el favoritismo y la superficialidad que hace sentir al joven «ya llegado».

Personalización y experiencias de misión

La personalización no es un retoque, sino un cambio de perspectiva. Con la reestructuración del itinerario en las circunscripciones de África, la mayoría de los jóvenes cursará la filosofía ya como profesos temporales. Al final de esa etapa, tras unos seis años de formación, el equipo formativo debe poder vislumbrar la aptitud y el perfil misionero del candidato. Desde ahí se abren los recorridos personalizados previstos por la RFX: periodos prolongados de experiencia pastoral en la propia circunscripción y el Periodo de Formación en Misión (PFM) en otra circunscripción.

Contextualización e interculturalidad

La formación debe encarnarse en el contexto y en la historia de cada joven, atendiendo a su comprensión de la autoridad, la fecundidad, la pobreza o lo sagrado. El rostro del javeriano es hoy intercultural e intergeneracional, y pide pasar de la simple pluralidad comunitaria a una fraternidad misionera intercultural. La interculturalidad no es mera tolerancia, sino un valor para la misión; la «inteligencia cultural» es un requisito para la vocación javeriana, con el Evangelio como criterio último (XVIII CG 62-63).

El «rostro humano» a lo largo de las etapas

Según la RFX, el rostro humano del javeriano no es una condición estática, sino un camino gradual de maduración que abarca toda la vida:

  • Acompañamiento y postulantado: se ponen las bases: apertura mental, serenidad afectiva, sentido común, transparencia, gratuidad, amor al trabajo y aceptación del otro en su diversidad.
  • Noviciado y votos temporales: se educa el corazón para adquirir el timbre propio de Conforti: «santamente alegre, desenvuelto, cortés, leal, fuerte, enemigo de toda doblez». Se cultivan el equilibrio, la firmeza de voluntad, el sentido de la medida, la solidaridad y el valor por la justicia.
  • Edad adulta y formación permanente: la madurez se expresa en la docibilitas continua, en la reconciliación con los propios límites, en la acogida de la crítica y en un estilo sobrio, alegre y rico de paternidad apostólica.

Sembrar hoy al misionero de mañana

El gran desafío, concluye el superior general, es que la formación de base esté real y concretamente al servicio del Primer Anuncio. El joven que hoy vive en las comunidades formativas será mañana misionero en Sierra Leona, Bangladés, Brasil, China, Mozambique o Italia.

La intervención deja a los participantes algunas preguntas para la semana: ¿sienten de verdad los jóvenes el fuego de la misión ad gentes? ¿Cuánto habla su corazón del Primer Anuncio? ¿Son nuestras comunidades significativamente carismáticas? Los trabajos se confían al Espíritu Santo y a la intercesión de san Guido Maria Conforti.

Documento íntegro (en italiano): descargar la intervención del superior general (PDF)

 

Fernando García
15 Octobre 2026
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