… dalla Delegazione Centrale
La comunità di Tavernerio si è fermata a condividere la “propria esperienza di consacrati”.
Condividiamo alcuni pensieri emersi.
La centralità di Cristo, cuore della mia vita.
Quanto più sono riuscito a vivere questo valore, tanto più ho gustato la bellezza della mia vocazione ed ho sentito la spinta all’annuncio.
Non esistono comunità perfette e senza conflitti.
Nei momenti conflittuali e quando l’anima era in subbuglio ho trovato una certa serenità e pace ricorrendo alla preghiera e ai momenti di riflessione.
Obbedienza dialogata.
E’ stato nell’obbedienza dialogata che ho sentito tanta serenità e pace. Per lo spirito di famiglia presente tra noi Saveriani ho potuto incontrare superiori e confratelli che mi hanno aiutato nei momenti difficili, a fare un adeguato discernimento. Nel loro aiuto e con il loro consiglio ho trovato la forza di accettare compiti per i quali pensavo di non essere all’altezza.
La consacrazione rafforza le doti personali.
Dopo sessant’anni di vita religiosa posso affermare che se non avessi avuto la vocazione missionaria non avrei potuto affinare e far fruttificare le doti ricevute dalla natura, come uomo, e dal carisma saveriano, come religioso.
La scoperta di un Dio Padre.
Il passaggio da una religione tradizionale alla scoperta di Dio Padre, è avvenuta grazie alla Parola di Dio in riferimento a Cristo. Davanti ai problemi e ai momenti difficili il ricorso alla preghiera intensa e intima, ridava gioia e coraggio. La liberazione da una religiosità un po’ superficiale a quella più approfondita è dovuta anche all’amicizia nei contatti con persone, che ho avvicinato nel cammino della vita.
Senso di appartenenza.
Sei Tu che mi hai chiamato, ma le persone incontrate nella famiglia saveriana, mi hanno dato la possibilità di ascoltarci e di stabilire il mio senso di appartenenza.
La ricchezza delle persone che Dio mi ha fatto incontrare sui passi di una vita consacrata, mi hanno messo in grado di condividere, cioè di saper trasmettere quello che ho ricevuto.
Una riflessione di P. Lino Maggioni
Da settantun anni vivo un rapporto di figliolanza con San Guido Maria Conforti, tale che ha costituito, per me, il più efficace fattore di educazione spirituale e umana. San Guido ha colmato le manchevolezze educative di genitori troppo anziani, troppo poveri, provati dalla guerra; manchevolezze che avrebbero disorientato e intristito la mia esistenza, per tutta la sua durata.
Negli anni, la presenza di San Guido mi ha convinto con dolcezza delle numerose inibizioni, che mi portavo dentro riguardo alla semplicità, alla generosità, all’accettazione degli altri, alla misericordia, alla fede, che si sono rivelate indispensabili per diventare me stesso.
Provo profonda riconoscenza anche verso la famiglia saveriana: gli educatori saveriani che testimoniavano quello che insegnavano; i tanti fratelli che ho incontrato nelle diverse età della vita, distribuiti nelle numerose esperienze comunitarie che ho avuto la ventura di vivere. Non ultimi i confratelli con cui ho faticato e pregato, in missione e tutta le gente che ho incontrato in quanto saveriano.
Senza l’appartenenza alla famiglia saveriana non so dove, quanto e come e avrei potuto vivere e , soprattutto non so chi avrebbe potuto accettare di condividere la vita con me, col mio modo di rapportarmi agli altri, e la mia forma di pensiero.
Sono giunto all’età in cui diventa sempre più continuo il bisogno di collegare tutto, all’incontro con Gesù Cristo. Fino a sessant’anni, mi ricordo che pregavo Dio chiedendogli di avere in me gli stessi sentimenti di Cristo, ma Cristo Gesù, nostro Signore rimaneva per me uno sconosciuto. Coglievo la presenza del Padre, mi commuovevo pensando allo Spirito Santo. Ma il nome e la persona di Gesù mi lasciavano indifferente.
Soprattutto, la vita nella famiglia saveriana ha contribuito in modo unico e decisivo al mio incontro con Gesù .
Al punto in cui mi trovo ora, mi è più facile non provare nostalgie del passato, vivere positivamente gli incontri, gli impegni e gli imprevisti di questo lungo tramonto della mia esistenza terrena.
Sono riconoscente a Gesù Cristo, Signore nostro per come continua ad aiutarmi a vivere la vita apostolica, unita alla consacrazione della vita a Lui e a tutti quanti gli uomini e le donne, nostri fratelli.
Lino Maggioni
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