"Incontro dei responsabili delle case di formazione di base"
Carissimi confratelli,
vi raggiungiamo con gioia dalla Casa Madre di Parma, dove noi formatori della Famiglia Saveriana, provenienti da diverse tappe e continenti, ci siamo dati appuntamenti dall’11 al 18 ottobre per riflettere sulla formazione iniziale al servizio del primo annuncio del Vangelo. Sono state giornate intense, vissute nella preghiera, nel dialogo fraterno e nell'ascolto reciproco.
Abbiamo anzitutto reso grazie al Signore che continua ad arricchire la nostra Famiglia religiosa con la presenza di numerosi giovani desiderosi di entrare nelle case di formazione, accompagnati da formatori predisposti a svolgere questo compito come una vera e propria vocazione. Nel frattempo, il calo delle vocazioni in alcuni continenti, il clericalismo e la forte influenza dei social media ci interpellano con preoccupazione.
Siamo profondamente consapevoli che il futuro della nostra Congregazione poggia sulla cura e sulla qualità della formazione offerta ai nostri studenti. Per noi quindi la formazione non costituisce un mero adempimento amministrativo o un programma accademico, bensì un ministero vitale e spirituale, chiamato a garantire la continuità viva del carisma saveriano nella Chiesa e nel mondo.

Dalle nostre condivisioni e dai nostri scambi sono emersi alcuni punti fondamentali su cui riflettere e considerare insieme.
- Conformarsi a Cristo
I soggetti stessi della formazione – formatori e formandi – sono chiamati a diventare uomini di Dio, capaci di cercare, conoscere e amare il Signore in ogni cosa e in ogni persona. Come ricordava Conforti al Maestro dei novizi: “Ecciti a tenere sempre dinnanzi agli occhi Gesù Cristo, modello incomparabile di santità per tutti, ma in particolar modo per l’uomo apostolico, e ad uniformare a quel divino esemplare i pensieri, gli affetti, le opere in modo che in essi si manifesti Gesù Cristo, come vuole l’apostolo” (RFX 39).
- Il primo annuncio del Vangelo come Criterio Fondamentale
Il nostro Fondatore, San Guido Maria Conforti, ci ha lasciato una bussola inequivocabile: l'obiettivo supremo dell'animazione vocazionale e della Formazione Saveriana è formare nuovi missionari per la missio ad gentes.
La missione, quindi, deve costituire il criterio fondamentale della formazione (Cfr. RgF 3; RMX 87), la norma quotidiana, l’ideale motivante, la meta sognata, il punto di riferimento e di confronto concreto. Ogni dimensione della vita comunitaria – spirituale, intellettuale, umana e pastorale – deve tendere dinamicamente verso la missione, impregnata da cima a fondo di autentico spirito apostolico. Per chi è chiamato a formare, tenere fisso lo sguardo su questo orizzonte è indispensabile per un discernimento vocazionale schietto e profondo.
- Un Clima Familiare: forte e soave (cfr. RFX 17)
L’ambiente formativo desiderato da Conforti è caratterizzato da:
- un clima di fervoroso impegno per la propria crescita umano-cristiana,
- una continua e gioiosa tensione verso l’annuncio missionario che crei già nelle case formative “un ambiente saturo di spirito apostolico” (Lettera a P. Uccelli 21.9.1924)
- un clima cordiale di fraternità e di famiglia, dove ci si emula e ci si aiuta lealmente e dove regna l’unione, il fervore di opere, la gioia e la tensione verso l’ideale. Al Rettore di Vicenza scriveva: “Si proponga nel governo della casa di unire il fortitere il suaviter” (Lettera a P. Sartori, 23.11.1919).
- Alcune sfide fondamentali da affrontare
- Sradicamento degli automatismi
Evitare che il percorso formativo sia un passaggio rigido e preordinato da una tappa all'altra. Bisogna favorire una chiara distinzione tra la consacrazione religiosa e il conferimento dei ministeri ordinati (i quali non vanno dati per scontati). Il candidato è spesso buono e sincero nell'esprimere ciò che desidera essere, ma la comunità formativa deve aiutarlo con pazienza a fare verità profonda sulle sue reali motivazioni vocazionali, che emergono solo nel tempo.
- Personalizzazione, gradualità e "Probazione" quotidiana
Poiché ogni giovane arriva con un bagaglio scolastico, familiare e culturale unico, non si possono applicare percorsi standardizzati. La formazione deve essere adattata alle caratteristiche e potenzialità del candidato. La formazione non è mera trasmissione di nozioni. È nella prova del vissuto quotidiano (nel "fuoco" delle criticità reali) che emergono la consistenza, la coerenza e la resilienza del giovane. I formatori devono evitare sia il paternalismo/favoritismo (che idealizza il candidato e gli toglie la libertà di crescere) sia la distanza indiscriminata.
- Intelligenza culturale e Fraternità interculturale
L’interculturalità e l'internazionalità non devono essere subite come una semplice convivenza. È necessario educare i giovani all'ascolto profondo e all'accoglienza dell'altro, affrontando i condizionamenti dei contesti d'origine (es. il senso dell'autorità, della povertà, del sacro o mentalità prescientifiche), avendo sempre il Vangelo come criterio ultimo.
- Responsabilità cognitiva e cura del senso nel Mondo Digitale
Nell'era dell'Intelligenza Artificiale, saper riorganizzare informazioni o ripetere il prevedibile non basta più. Bisogna educare allo studio come ricerca di senso, stimolando il pensiero critico e posizionando l'umano sul confine tra noto e ignoto.
I formatori devono allenare i giovani a verificare le fonti, a non confondere la fluidità di un testo online con la sua verità e a comprendere i condizionamenti degli algoritmi e dei social media sulle proprie relazioni e desideri.
Custodire spazi di silenzio, lettura e lavoro continuativo, aiutando i giovani a capire quando la tecnologia sostiene la riflessione e quando invece frammenta l'attenzione e aliena la persona.
- Formazione pratica e continuità con la Missione (Formazione Permanente)
Le tappe iniziali (come la Propedeutica o la Filosofia) devono colmare le forti deficienze nell'insegnamento di base (scrittura, lettura) e inserire una solida formazione all'economia, all'amministrazione e gestione dei beni, all'informatica. I giovani sul campo si trovano subito a gestire queste responsabilità senza avere gli strumenti pratici necessari.
Sinergia e processi aperti: Le case di formazione non devono lavorare come compartimenti stagni. Serve massima collaborazione e comunicazione continua tra l'équipe della Propedeutica, della Filosofia, del Noviziato, della Teologia e i Superiori delle circoscrizioni di destinazione.
Rovesciare l'idea errata che la formazione termini con la professione perpetua o l'ordinazione. Occorre educare alla docibilitas permanente, preparando il giovane a lasciarsi formare ed evangelizzare lungo tutta la vita dalle persone e dalle sfide concrete della missione.
Conclusione: Guardando il Futuro con Speranza
Come procederemo verso il futuro? Avanziamo con fiducia silenziosa, certi che il Signore, il quale ci ha convocati a questo delicato ministero, ci concederà la grazia e la sapienza necessarie.
Ancorando le nostre comunità alla persona di Cristo, rimanendo fedeli alla visione di Conforti e abbracciando con cuore aperto le attese del nostro mondo in mutamento, poniamo solide fondamenta per i missionari saveriani di domani.
Camminiamo insieme, mano nella mano con i giovani affidati alla nostra custodia, affinché la fiamma del Vangelo continui a bruciare luminosa fino ai confini della terra. Che Maria, prima missionaria della gioia del Vangelo, possa intercedere per tutti noi.
Terminando questo messaggio vogliamo ringraziare tutti i confratelli che hanno reso possibile questo incontro, partendo dalla Direzione Generale, Casa-Madre, Casa Francesco Marini e MissioNet, e i confratelli traduttori.
Sia da tutti conosciuto e amato nostro Signore Gesù Cristo.
Parma, Casa Madre, 18 ottobre 2026
I partecipanti (tutti)
FINAL MESSAGE OF THE XAVERIAN FORMATORS’ MEETING
Meeting of the Responsible of Initial Formation
Dear Confreres,
We are delighted to reach out to you from the Mother House in Parma, where we, the formators of the Xaverian Family, coming from different stages of formation and continents, gathered from 11 to 18 October to reflect on initial formation in the service of the first proclamation of the Gospel. These were intense days, lived in prayer, fraternal dialogue and mutual listening.
First and foremost, we gave thanks to the Lord, who continues to enrich our religious Family with the presence of numerous young men eager to enter our formation houses, accompanied by formators who are ready to undertake this task as a genuine vocation. At the same time, the decline in vocations on some continents, clericalism and the strong influence of social media challenge us and give us cause for concern.
We are deeply aware that the future of our Congregation rests on the care and quality of the formation we offer our students. For us, therefore, formation is not merely an administrative requirement or an academic programme, but a vital and spiritual ministry, called to ensure the living continuity of the Xaverian charism in the Church and in the world.
Our sharing and exchanges have brought to light several fundamental points on which we are invited to reflect and work together.
- Conforming Ourselves to Christ
Those directly involved in formation — both formators and those in formation — are called to become men of God, capable of seeking, knowing and loving the Lord in everything and in every person. As Conforti reminded the Master of Novices: “Encourage them always to keep Jesus Christ before their eyes, the incomparable model of holiness for everyone, but especially for the apostolic man, and to conform their thoughts, affections and actions to that divine model, so that Jesus Christ may be manifested in them, as the Apostle desires” (RFX 39).
- The First Proclamation of the Gospel as the Fundamental Criterion
Our Founder, Saint Guido Maria Conforti, left us an unmistakable compass: the ultimate goal of vocational promotion and Xaverian formation is to form new missionaries for the missio ad gentes.
Mission must therefore constitute the fundamental criterion of formation (cf. RgF 3; RMX 87): its daily norm, its motivating ideal, its envisioned goal, and its concrete point of reference and discernment. Every dimension of community life — spiritual, intellectual, human and pastoral — must be dynamically oriented towards mission and permeated through and through with an authentic apostolic spirit. For those called to form others, keeping their gaze firmly fixed on this horizon is essential for genuine and profound vocational discernment.
- A Family Atmosphere: Firmness and Gentleness (cf. RFX 17)
The formative environment envisioned by Conforti is characterised by:
- An atmosphere of fervent commitment to one’s own human and Christian growth.
- A continuous and joyful striving towards missionary proclamation, creating from the outset in our formation houses “an atmosphere saturated with the apostolic spirit” (Letter to Fr. Uccelli, 21 September 1924).
- A warm atmosphere of fraternity and family life, where members inspire and support one another with sincerity and fairness, and where unity, zeal in action, joy and commitment to the ideal prevail. Writing to the Rector of Vicenza, he stated: “In governing the house, seek to unite fortiter and suaviter” — firmness and gentleness (Letter to Fr. Sartori, 23 November 1919).
- Some Fundamental Challenges to Address
- Breaking Free from Automatic Patterns
We must avoid allowing the formation journey to become a rigid, predetermined progression from one stage to the next. A clear distinction must be maintained between religious consecration and the conferral of ordained ministries, which must never be taken for granted.
A candidate is often a good and sincere young man in expressing what he wishes to become. However, the formation community must patiently help him to examine his motivations honestly and deeply, since their true nature emerges only over time.
- Personalisation, Gradual Growth and Daily Testing
Since every young man arrives with a unique educational, family and cultural background, standardised formation pathways cannot be applied indiscriminately. Formation must be adapted to each candidate’s characteristics and potential.
Formation is not simply the transmission of knowledge. It is through the testing of everyday life — in the “fire” of real-life difficulties — that a young man’s solidity, consistency and resilience become evident. Formators must avoid both paternalism and favouritism, which idealise the candidate and deprive him of the freedom to grow, and indiscriminate detachment, which creates distance rather than genuine accompaniment.
- Cultural Intelligence and Intercultural Fraternity
Interculturality and internationality must not be endured merely as a matter of living together. Young people need to be educated in deep listening and in welcoming others, while addressing the cultural conditioning of their contexts of origin — for example, their understanding of authority, poverty and the sacred, or pre-scientific ways of thinking — always taking the Gospel as the ultimate criterion.
- Intellectual Responsibility and the Cultivation of Meaning in the Digital World
In the age of Artificial Intelligence, simply reorganising information or repeating what is predictable is no longer enough. We must educate young people to approach study as a search for meaning, stimulating critical thinking and helping them to engage with the boundary between what is known and what remains unknown.
Formators must train young people to verify sources, avoid confusing the fluency of an online text with its truthfulness, and understand how algorithms and social media influence their relationships and desires.
We must safeguard spaces for silence, reading and sustained work, helping young people to recognise when technology supports reflection and when, instead, it fragments attention and alienates the person.
- Practical Formation and Continuity with Mission (Ongoing Formation) The initial stages of formation, such as the preparatory stage or philosophy, must address serious gaps in basic education, particularly in writing and reading, while also providing solid training in economics, administration, the management of goods and information technology. Once in the mission field, young confreres are immediately faced with these responsibilities, often without the practical tools they need.
Synergy and open processes: Formation houses must not operate as isolated compartments. The utmost cooperation and continuous communication are needed among the teams responsible for the preparatory stage, philosophy, novitiate and theology, as well as with the superiors of the circumscriptions to which the young confreres will be assigned.
We must overturn the mistaken notion that formation ends with perpetual profession or ordination. Instead, we must educate young people in a lifelong docibilitas – a continuing openness and willingness to learn – preparing them to allow themselves to be formed and evangelised throughout their lives by other people and by the concrete challenges of mission.
Conclusion: Looking to the Future with Hope
How shall we move forward into the future? We do so with quiet confidence, certain that the Lord, who has called us to this delicate ministry, will grant us the grace and wisdom we need.
By anchoring our communities in the person of Christ, remaining faithful to Conforti’s vision and embracing with open hearts the aspirations of our changing world, we lay solid foundations for the Xaverian missionaries of tomorrow.
Let us walk together, hand in hand with the young men entrusted to our care, so that the flame of the Gospel may continue to burn brightly to the ends of the earth. May Mary, the first missionary of the joy of the Gospel, intercede for us all.
As we conclude this message, we wish to thank all the confreres who made this meeting possible, beginning with the General Direction, the Mother House, Casa Francesco Marini and MissioNet, as well as our confreres who served as translators.
May our Lord Jesus Christ be known and loved by all.
Parma, Mother House, 18 October 2026
The participants (all)
MESSAGE FINAL DU CONGRES DES FORMATEURS XAVERIENS
« Rencontre des responsables des maisons de formation de base »
Chers confrères,
Nous venons vers vous avec joie depuis la Maison Mère de Parme, où nous, formateurs de la Famille Xavérienne, en provenance de différentes étapes et de différents continents, nous nous sommes fixé rendez-vous, du 11 au 18 octobre 2026, pour réfléchir sur la formation initiale au service de la première annonce de l’Évangile. Ce furent des journées intenses, vécues dans la prière, le dialogue fraternel et l’écoute réciproque.
Nous avons tout d’abord rendu grâce au Seigneur qui continue à enrichir notre Famille religieuse par la présence de nombreux jeunes désireux d’entrer dans nos maisons de formation, accompagnés de formateurs prêts à accomplir cette tâche comme une véritable vocation. En même temps, la baisse des vocations sur certains continents, le cléricalisme et la forte influence des réseaux sociaux nous interpellent avec inquiétude.
Nous sommes profondément conscients que l’avenir de notre Congrégation repose sur le soin et la qualité de la formation offerte à nos étudiants. Pour nous, la formation ne constitue donc pas une simple tâche administrative ou un programme académique, mais un ministère vital et spirituel, appelé à garantir la continuité vivante du Charisme Xavérien dans l’Église et dans le monde.
Quelques points fondamentaux sont ressortis de nos échanges et nous vous les proposons pour continuer la réflexion ensemble.
- Se conformer au Christ
Les personnes impliquées dans la formation - formateurs et formés - sont appelées à devenir des hommes de Dieu, capables de chercher, de connaître et d’aimer le Seigneur en toute chose et en chaque personne. Comme le rappelait Conforti au Maître des novices : « qu’ils gardent constamment devant leurs yeux Jésus-Christ, modèle incomparable de sainteté pour tout le monde mais, d’une façon toute particulière, pour l’homme apostolique. Qu’il les exhorte aussi à conformer à ce modèle divin leurs pensées, leurs sentiments, leurs œuvres, de telle sorte qu’en eux soit manifesté Jésus-Christ lui-même, comme le veut l’Apôtre » (RFX 39).
- La première annonce de l’Évangile comme critère fondamental
Notre Fondateur, saint Guido Maria Conforti, nous a laissé une boussole sans équivoque : l’objectif suprême de l’animation vocationnelle et de la formation xavérienne est de former de nouveaux missionnaires pour la missio ad gentes.
La mission doit donc constituer le critère fondamental de la formation (cf. RgF 3 ; RMX 87), la norme quotidienne, l’idéal qui motive, le but rêvé, le point de référence et de confrontation concrète. Chaque dimension de la vie communautaire - spirituelle, intellectuelle, humaine et pastorale - doit tendre dynamiquement vers la mission, imprégnée de haut en bas d’un authentique esprit apostolique. Pour celui qui est appelé à former, garder le regard fixé sur cet horizon est indispensable pour un discernement vocationnel franc et profond.
- Un climat familial : fort et doux (cf. RFX 17)
L’environnement de formation souhaité par Conforti est caractérisé par :
- un climat de ferveur et d’engagement en vue de sa propre croissance humaine et chrétienne ;
- une permanente et joyeuse tension vers l’annonce missionnaire qui puisse créer déjà dans les maisons de formation “un milieu imprégné d’esprit apostolique” (Lettre à P. Uccelli 21.9.1924) ;
- un climat cordial de fraternité et de famille, où règnent l’émulation et l’entraide loyale, ainsi que l’unité, la ferveur dans les œuvres, la joie et la tension vers l’idéal. Au Recteur de Vicenza, il écrivait : “Que l’on veille à proposer toujours dans le service de l’autorité l’union de ce qui est plus fort [fortiter] et de ce qui est plus doux [suaviter]” (Lettre à P. Sartori, 23.11.1919).
- Quelques défis fondamentaux à relever
- Éradication des automatismes
Éviter que le parcours de formation soit un passage rigide et préordonné d’une étape à l’autre. Il faut favoriser une distinction claire entre la consécration religieuse et la réception des ministères ordonnés (qui ne doivent pas être considérés comme acquis). Le candidat est souvent bon et sincère dans l’expression de ce qu’il souhaite être, mais la communauté formatrice doit l’aider avec patience à faire preuve d’une vérité profonde sur ses véritables motivations vocationnelles, qui n’émergent qu’avec le temps.
- Personnalisation, gradualité et « Probation » quotidienne
Puisque chaque jeune arrive avec un bagage scolaire, familial et culturel unique, on ne peut pas appliquer des parcours standardisés. La formation doit être adaptée aux caractéristiques et au potentiel du candidat. La formation n’est pas une simple transmission de connaissances. C’est dans l’épreuve du vécu quotidien (dans le « feu » des situations critiques) que ressortent la consistance, la cohérence et la résilience du jeune. Les formateurs doivent éviter à la fois le paternalisme, le favoritisme (qui idéalise le candidat et lui enlève la liberté de grandir) et la distance aveugle.
- Intelligence culturelle et Fraternité interculturelle
L’interculturalité et l’internationalité ne doivent pas être considérées comme une simple cohabitation. Il est nécessaire d’éduquer les jeunes à l’écoute profonde et à l’accueil de l’autre, en affrontant les conditionnements des contextes d’origine (par exemple le sens de l’autorité, de la pauvreté, du sacré ou de la mentalité préscientifique), en ayant toujours l’Évangile comme critère ultime.
- Responsabilité cognitive et soin du sens dans le monde numérique
À l’ère de l’intelligence artificielle, savoir réorganiser des informations ou répéter ce qui est prévisible ne suffit plus. Il faut éduquer à l’étude comme recherche de sens, en stimulant la pensée critique et en positionnant l’humain sur la frontière entre le connu et l’inconnu.
Les formateurs doivent former les jeunes à vérifier les sources, à ne pas confondre la fluidité d’un texte en ligne avec sa vérité et à comprendre les conditionnements des algorithmes et des médias sociaux sur leurs propres relations et désirs.
Préserver des espaces de silence, de lecture et de travail continu, en aidant les jeunes à comprendre quand la technologie soutient la réflexion et quand elle fragmente l’attention et aliène la personne.
- Formation pratique et continuité avec la mission (Formation Permanente)
Les étapes initiales (comme la Propédeutique ou la Philosophie) doivent combler les fortes lacunes dans l’enseignement de base (écriture, lecture) et intégrer une solide formation à l’économie, à l’administration et gestion des biens, à l’informatique. Les jeunes sur le terrain sont rapidement confrontés à ces responsabilités sans disposer des outils pratiques nécessaires.
Synergie et processus ouverts : les maisons de formation ne doivent pas fonctionner comme des compartiments étanches. Il faut une collaboration maximale et une communication continue entre l’équipe de la Propédeutique, de la Philosophie, du Noviciat, de la Théologie et les Supérieurs des circonscriptions de destination.
Se libérer de l’idée erronée selon laquelle la formation se termine avec la profession perpétuelle ou l’ordination. Il faut éduquer à la docibilitas permanente, en préparant le jeune à se laisser former et évangéliser tout au long de sa vie par les personnes et par les défis concrets de la mission.
Conclusion : Regarder l’avenir avec espérance
Comment progresser vers l’avenir ? Nous avançons avec une confiance silencieuse, certains que le Seigneur, qui nous a convoqués à ce délicat ministère, nous accordera la grâce et la sagesse nécessaires.
En accrochant nos communautés à la personne du Christ, en restant fidèles à la vision de Conforti et en embrassant avec un cœur ouvert les attentes de notre monde en mutation, nous posons des fondations solides pour les missionnaires Xavériens de demain.
Marchons ensemble, main dans la main avec les jeunes confiés à notre soin, afin que la flamme de l’Évangile continue à brûler lumineuse jusqu’aux extrémités de la terre. Que Marie, première missionnaire de la joie de l’Évangile, puisse intercéder pour nous tous.
Au bout de ce message, nous voulons remercier tous les Confrères qui ont rendu possible cette rencontre, en commençant par la Direction Générale, la Maison Mère, la Communauté Francesco Marini et MissioNet et les traducteurs.
Qu’il soit connu et aimé de tous notre Seigneur Jésus-Christ !
Parma, Maison Mère, le 18 octobre 2026
Les Participants (tous).
MENSAJE FINAL DEL CONGRESO DE FORMADORES XAVERIANOS
«Encuentro de los responsables de las casas de formación de base»
Queridos hermanos,
Nos dirigimos a ustedes con alegría desde la Casa Madre de Parma, donde nosotros, los formadores de la Familia Xaveriana, venidos de diferentes etapas y continentes, nos reunimos del 11 al 18 de octubre 2026 para reflexionar sobre la formación inicial al servicio del primer anuncio del Evangelio. Han sido días intensos, vividos en la oración, el diálogo fraterno y la escucha mutua.
Antes que nada, hemos dado gracias al Señor, quien sigue enriqueciendo a nuestra Familia religiosa con la presencia de numerosos jóvenes deseosos de ingresar en nuestras casas de formación, acompañados por formadores dispuestos a desempeñar esta tarea como una verdadera vocación. Al mismo tiempo, la disminución de las vocaciones en algunos continentes, el clericalismo y la fuerte influencia de las redes sociales nos preocupan.
Somos profundamente conscientes de que el futuro de nuestra Congregación se basa en el cuidado y la calidad de la formación que ofrecemos a nuestros estudiantes. Por lo tanto, para nosotros la formación no constituye un mero trámite administrativo ni un programa académico, sino un ministerio vital y espiritual, llamado a garantizar la continuidad viva del Carisma Xaveriano en la Iglesia y en el mundo.
De nuestros intercambios y reflexiones surgieron algunos puntos fundamentales sobre los cuales vale la pena continuar a reflexionar juntos.
- Conformarse a Cristo
Los protagonistas de la formación – formadores y formandos – están llamados a convertirse en hombres de Dios, capaces de buscar, conocer y amar al Señor en cada cosa y en cada persona. Como recordaba Conforti al Maestro de los novicios: « Incítelos a tener siempre ante los ojos a Jesucristo, modelo incomparable de santidad para todos, pero de forma particular para el hombre apostólico, y a conformar a este divino modelo sus pensamientos, sus afectos, sus obras, de forma que en ellos se manifieste Jesucristo, como quiere el apóstol” » (RFX 39).
- El primer anuncio del Evangelio como criterio fundamental
Nuestro Fundador, San Guido María Conforti, nos dejó una brújula inequívoca: el objetivo supremo de la animación vocacional y de la Formación Xaveriana es formar nuevos misioneros para la missio ad gentes.
La misión, por lo tanto, debe constituir el criterio fundamental de la formación (Cf. RgF 3; RMX 87), la norma cotidiana, el ideal motivador, la meta anhelada, el punto de referencia y de comparación concreta. Cada dimensión de la vida comunitaria – espiritual, intelectual, humana y pastoral – debe tender dinámicamente hacia la misión, impregnada de principio hasta el final de un auténtico espíritu apostólico. Para quienes están llamados a formar, mantener la mirada fija en este horizonte es indispensable para un discernimiento vocacional sincero y profundo.
- Un ambiente familiar: firme y apacible (cf. RFX 17)
El ambiente formativo anhelado por Conforti se caracteriza por:
- un clima de ferviente empeño en el propio crecimiento humano-cristiano;
- Una continua y gozosa tensión hacia el anuncio misio- nero que genere en las casas formativas “un ambiente saturado de espíritu apostólico” (Carta al P. Uccelli, 21 de septiembre de 1924)
- Un clima cordial de fraternidad y de familia, en el que se participa, se ayuda lealmente y donde reina la unión, el fervor de las obras, la alegría y la tensión hacia el ideal. Al Rector de Vicenza, escribía: “Propóngase conjugar, en el gobierno de la casa, lo que hay de más fuerte (fortiter) con lo que hay de más suave (suaviter)” (Carta al P. Sartori, 23 de noviembre de 1919).
- Algunos desafíos fundamentales que hay que enfrentar
- Erradicación de los automatismos
Evitar que el camino formativo sea un proceso rígido y preestablecido de una etapa a otra. Es necesario promover una clara distinción entre la consagración religiosa y la recepción de los ministerios ordenados (los cuales no deben darse por supuesto). El candidato suele ser bueno y sincero al expresar lo que desea ser, pero la comunidad formativa debe ayudarlo con paciencia a llegar a la verdad profunda sobre sus verdaderas motivaciones vocacionales, que solo surgen con el tiempo.
- Personalización, gradualidad y “prueba” diaria
Dado que cada joven llega con una experiencia escolar, familiar y cultural única, no se pueden aplicar itinerarios estandarizados. La formación debe adaptarse a las características y potencial del candidato. La formación no es una mera transmisión de conocimientos. Es en la prueba de la vida cotidiana (en el «fuego» de las situaciones críticas reales) donde emergen la solidez, la coherencia y la resiliencia del joven. Los formadores deben evitar tanto el paternalismo, el favoritismo (que idealiza al candidato y le quita la libertad de crecer) como la distancia indiscriminada.
- Inteligencia cultural y fraternidad intercultural
La interculturalidad y la internacionalidad no deben vivirse como una simple convivencia. Es necesario educar a los jóvenes en la escucha profunda y la acogida del otro, enfrentando los condicionamientos de los contextos de origen (ejemplo: el sentido de la autoridad, de la pobreza, de lo sagrado o las mentalidades precientíficas), teniendo siempre el Evangelio como criterio último.
- Responsabilidad cognitiva y cuidado de sentido en el Mundo Digital
En la era de la inteligencia artificial, ya no basta con saber reorganizar información o repetir lo previsible. Es necesario educar para el estudio como búsqueda de sentido, estimulando el pensamiento crítico y situando al ser humano en la frontera entre lo conocido y lo desconocido.
Los formadores deben capacitar a los jóvenes para que verifiquen las fuentes, no confundan la fluidez de un texto en línea con su veracidad y comprendan cómo los algoritmos y las redes sociales condicionan sus relaciones y deseos.
Preservar espacios de silencio, lectura y trabajo continuo, ayudando a los jóvenes a comprender cuándo la tecnología apoya la reflexión y cuándo, por el contrario, fragmenta la atención y aliena a la persona.
- Formación práctica y continuidad con la Misión (Formación Permanente)
Las etapas iniciales (como la Propedeutica o la Filosofía) deben subsanar las graves deficiencias de la enseñanza básica (escritura, lectura) e incorporar una sólida formación en economía, administración y gestión de bienes, así como en informática. Los jóvenes se ven inmediatamente, llegados en la mission, en la necesidad de asumir estas responsabilidades sin contar con las herramientas prácticas necesarias.
Sinergia y procesos abiertos: Las casas de formación no deben funcionar como compartimentos aislados. Se requiere la máxima colaboración y una comunicación continua entre el equipo de la Propedéutica, de la Filosofía, del Noviciado, de la Teología y los Superiores de las Circunscripciones de destino.
Desmantelar la idea errónea de que la formación termina con la profesión perpetua o la ordenación. Es necesario educar a la docibilitas permanente, preparando al joven para dejarse formar y evangelizar a lo largo de toda su vida por las personas y los desafíos concretos de la misión.
Conclusión: Mirando hacia el futuro con esperanza
¿Cómo avanzaremos hacia el futuro? Avanzamos con confianza silenciosa, seguros de que el Señor, quien nos ha llamado a este delicado ministerio, nos concederá la gracia y la sabiduría necesarias.
Arraigando nuestras comunidades en la persona de Cristo, permaneciendo fieles a la visión de Conforti y acogiendo con corazón abierto las expectativas de nuestro mundo en constante cambio, ponemos cimientos sólidos para los Misioneros Xaverianos de mañana.
Caminemos juntos, de la mano con los jóvenes confiados a nuestro cuidado, para que la llama del Evangelio siga ardiendo con fuerza hasta los confines de la tierra. Que María, la primera Misionera de la alegría del Evangelio, interceda por todos nosotros.
Al concluir este mensaje, queremos agradecer a todos los hermanos que han hecho posible este encuentro, empezando por la Dirección General, la Casa Madre, la Casa Francesco Marini y MissioNet, así como a los traductores.
Que sea por todos conocido y amado nuestro Señor Jesucristo!
Parma, Casa Madre, 18 de octubre del 2026
Los participantes (todos)
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