Tutta la zona del Ciad che confina col Sudan, più di 1.000 km, fa parte del vicariato apostolico di Mongo, spiega fratel Fabio Mussi (Pime). Grazie alle animatrici della Caritas diocesana e in collaborazione con le organizzazioni internazionali, si è iniziato ad aiutare gruppi di donne, sia rifugiate sia locali, che hanno avviato orti comunitari, piantando pomodori, cipolle, carote, melanzane, nei fondivalle o nelle zone pianeggianti. Al momento sono concentrate a Farchana e Metché, oltre che a Djabal e Ouran, dove sorgono alcuni degli oltre 15 campi profughi che ospitano sudanesi fuggiti in Ciad a causa della guerra. Ci siamo resi conto, spiega ancora il missionario del Pime, che si doveva passare da una fase di assistenza a una di resilienza, cercando di fornire mezzi che permettessero alle persone di cominciare a prendersi carico di loro stesse con delle piccole attività.
E dal Ciad sono partiti i primi due convogli di cibo e aiuti umanitari del Programma alimentare mondiale (Wfp) giunti a fine marzo 2024 in Darfur, regione occidentale del Sudan, teatro di una sanguinosa guerra nei primi anni Duemila, con un bilancio di 300.000 morti, e oggi uno dei focolai del conflitto in corso da un anno tra l’esercito di Khartoum e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf). I corridoi umanitari dal Ciad erano stati chiusi a febbraio 2024, poi sono seguite settimane di negoziati portati avanti dall’agenzia dell’Onu per garantire un accesso agli aiuti d’emergenza ad almeno 250.000 persone. Secondo le Nazioni Unite sono circa 700.000 i profughi sudanesi rifugiatisi in Ciad dallo scoppio dei combattimenti, il 15 aprile 2023. Una realtà che oggi accomuna oltre 8,5 milioni di sfollati e profughi sudanesi causati dalla guerra — 1,8 milioni dei quali, riferisce l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, si trovano ora tra Ciad, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Egitto, Etiopia, Uganda. (dall’Osservatore Romano, 10 aprile 2024)
English
APOSTOLIC VICARIATE OF MONGO – CHAD
The entire area of Chad that borders with Sudan – more than 1000 Km – belongs to the Apostolic Vicariate of Mongo, as Br. Fabio Mussi (PIME) explains. Thanks to the lay leaders of the diocesan Caritas and in collaboration with international organizations, we began helping groups of women, both refugees and locals, who started community gardens, planting tomatoes, onions, carrots, and eggplants, in valley bottoms or flat areas. They are currently concentrated in Farchana and Metché, as well as in Djabal and Ouran, where some of the more than 15 refugee camps hosting Sudanese who have fled to Chad because of the war are located. We realised – the PIME missionary continues to explain – that we had to move from the stage of assistance to one of resilience by providing means that allow people to begin to take care of themselves through small activities.
In late March 2024, the first two World Food Program convoys of food and humanitarian aid from Chad arrived in Darfur, a western region of Sudan that was the scene of a bloody war in the early 2000s, with a death toll of 300,000, and today one of the hotbeds of the year-long ongoing conflict between the Khartoum army and the paramilitaries of the Rapid Support Forces (Rsf). Humanitarian corridors from Chad had been closed in February 2024; what followed were weeks of negotiations led by the U.N. agency to secure emergency aid access for at least 250,000 people. According to the UN, about 700.000 Sudanese refugees fled to Chad since the outbreak of fighting, on April 15th, 2023. Today, this is the common reality of more than 8.5 million Sudanese displaced persons and refugees caused by the war – 1.8 million of them, as reported by the UN High Commission for Refugees, are now in Chad, South Sudan, Central African Republic, Egypt, Ethiopia, Uganda. (from Osservatore Romano, April 10th, 2024)