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BURUNDI

05 Giugno 2020

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I Vescovi burundesi, mantenendo l’impegno che si erano presi, hanno mandato 2716 osservatori: forse troppo pochi in proporzione al numero dei seggi predisposti per l’importante appuntamento elettorale del 20 maggio scorso. In generale, secondo le prime testimonianze le elezioni si sono svolte in un clima calmo.

«Dobbiamo però denunciare molte irregolarità» chiarisce il comunicato della conferenza episcopale del 26 maggio, «tra le quali: obbligare gli osservatori a firmare in anticipo i verbali dello spoglio dei contenuti delle urne; il bloccaggio di certe urne; il voto esercitato al posto di gente morta o in esilio; troppe procure proibite dalla legge; in un buon numero di seggi ci sono stati elettori che hanno votato più volte; l’esclusione degli osservatori e degli inviati dallo spoglio delle schede elettorali; le intimidazioni e le minacce esercitate sugli elettori da parte degli amministratori fino ad accompagnarli nella cabina elettorale; l’intrusione di persone non autorizzate nei luoghi dove si faceva il conteggio dei voti; una mancanza di garanzia del segreto dello scrutinio; la confisca dei documenti di accredito e dei telefonini a un buon numero di osservatori». E qui i Vescovi esprimono qualche dubbio.

«Di fronte a queste irregolarità e ad altre simili situazioni, ci domandiamo se tutto questo non può mettere in dubbio il risultato da proclamare.»

I Vescovi invitano tutti a non fare ricorso alla violenza: coloro che si sentono derubati nei loro diritti si rivolgano alla giustizia in grado di riabilitarli.

Invitano quindi il potere pubblico a sanzionare coloro che, dopo il voto, continuano a perseguitare i loro vicini che hanno manifestato una diversa tendenza politica. La costituzione dà il diritto ad ogni cittadino di scegliere il partito e il candidato preferito.


English

BURUNDI

The Bishops of Burundi, maintaining the commitment they had made, sent 2716 observers: perhaps too few in proportion to the number of the election seats prepared for the important election on May 20th – 2020.    In general, according to the first testimonies, the elections were held in a calm climate.

“However, we must denounce many irregularities” clarifies the communiqué of the Bishops Conference of May 26th - 2020 , “including: forcing observers to sign the minutes f the ballot box in advance; blocking certain boxes; the vote exercised in place of dead or exiled persons; too many prosecutors prohibited by law; in a good number of polling stations  there were electors who voted several times; the exclusion of observers and envoys at the pace and moment of reading and counting the election votes;  the intimidations and threats made to voters by the administrators, who escorted them up to into the voting booth;  the intrusion of unauthorized persons in the places where the counting of the votes was taking place;  a lack of guarantee of the secret of the ballot; the confiscation of accredited documents.”  And, here, the Bishops express some doubts.

“In the face of these irregularities and other similar situations, we wonder if all this cannot call into question the result to be proclaimed.”

The Bishops urge everyone not to resort to violence:  those, who feel robbed in their rights, should rather turn to justice, able to rehabilitate them.

They, therefore, call on the public authorities to sanction those who, after the vote, continue to persecute those who have shown a different political choice.  The Constitution gives  every citizen the right to choose their party and their preferred candidate.