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BRAZIL NORTE: PER UNA CHIESA DAL VOLTO INDIGENO

12 Agosto 2022

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Una breve storia del lavoro dei Saveriani nella pastorale indigena aiuta a comprendere meglio i cambiamenti avvenuti con la presenza della nostra famiglia missionaria in Amazzonia. Il cammino della Chiesa del continente latino-americano, tracciato dalle sue Conferenze episcopali, diventa un elemento essenziale per descrivere il contesto in cui lavorano i Saveriani.

Riconoscendo negli indigeni, nei contadini e negli abitanti delle pianure di Belém (PA) il volto sfigurato di Cristo, i Saveriani hanno concretizzato l'opzione per i poveri - voluta da Puebla - impegnandosi direttamente in questi settori della società: il popolo Kayapó dell'Alto Xingu è diventato il “luogo” concreto della missione.

Le tappe qui descritte non seguono necessariamente un ordine cronologico nel cammino di annuncio e testimonianza missionaria dei Saveriani con il popolo Kayapó, ma mostrano i momenti che hanno caratterizzato l'azione pastorale in mezzo a loro e che costituiscono nuovi paradigmi della Teologia della Missione, inaugurata dal Concilio Vaticano II e contestualizzata in America Latina dalle Conferenze Episcopali locali.

Nei primi anni '70, i Saveriani, assumendo la responsabilità della parrocchia di São Felix do Xingu (PA) e con la presenza di una comunità ad Altamira (PA), hanno ripreso i contatti con le popolazioni indigene presenti nella Prelatura dello Xingu.

I “viaggi” o  desobrigas lungo i fiumi della Prelazia (Xingu, Iriri, Curuá, Fresco e Riozinho) erano caratterizzati da visite prolungate nei villaggi indigeni, in particolare quelli del popolo Kayapó dell'Alto Xingu nel Pará.

In un secondo momento, una comunità Saveriana, a nome della Chiesa dello Xingu, si trasferì prima nei villaggi di Kikretum e A'ukre e poi a Moikarakô, inserendosi nella vita di quelle comunità indigene. L'inserimento corrispondeva al desiderio della Chiesa latino-americana di essere presente nei settori più sofferenti della società.

Una terza fase iniziò quando i Saveriani, diventando sempre più prossimi della cosmovisione di questo popolo indigeno, hanno preparato il terreno per un possibile dialogo con il mondo sacro dei Kayapó. L'inserimento dei Saveriani nella vita delle comunità indigene di Kikretum, A'ukre e Moikarakô ha segnato la via per un'inculturazione del Vangelo nella loro cultura. Un inserimento che intende avere come modello l'esperienza di Gesù di Nazaret che trascorre gran parte della sua vita nel “silenzio” e nell'anonimato della vita quotidiana di quel villaggio della Galilea.

La quarta tappa del cammino dei Missionari Saveriani con il popolo Kayapò si riferisce alla formazione della comunità saveriana nella città di Redenção (PA).

A Redenção, i Saveriani della pastorale indigena cercano di accompagnare il popolo Kayapó in uno dei momenti più delicati della loro vita: l'incontro con la società circostante. I Saveriani sono chiamati ad accompagnare questo processo affinché il popolo Kayapó viva l’esperienza dell'incontro come soggetto, rafforzando la propria cittadinanza e la propria capacità di autodeterminazione. (Walter Taini sx)


English

NORTH BRAZIL: FOR A CHURCH WITH AN INDIGENOUS FACE

A short historical review of the Xaverians’ work in indigenous pastoral programmes helps appreciate better the changes that occurred in the presence of our missionary family in the Amazonas. The journey of the Church in the Latin-American continent as mapped out by the local Bishop Conferences is crucial for describing the milieu in which the Xaverians operate.

By recognising Christ’s disfigured face in the indigenous peoples, peasants and inhabitants of the plains of Belém (PA), the Xaverians concretized their option for the poor – as advocated in Puebla – and got directly involved in those very sectors of society. Hence, the Kayapó people in Alto Xingu became the concrete “locus” of their mission.

The historical stages described below do not necessarily follow the chronological sequence of the Xaverian missionaries’ journey of proclamation and witness among the Kayapó; they rather outline both moments characterising the pastoral action among the Kayapó and the emergence of new paradigms in the Theology of Mission that was inaugurated by the second Vatican Council and contextualised in Latin America by the local Bishop Conferences.

In the early 1970s, by taking on responsibility for the running of the parish in São Felix do Xingu (PA) and through the presence of one of their communities in Altamira (PA), the Xaverians re-established contacts with the indigenous populations in the Prelature of Alto Xingu.

The “trips” or desobrigas along the rivers in the Prelature (the rivers Xingu, Iriri, Curuá, Fresco and Riozinho) were characterised by prolonged visits in indigenous villages, especially those of the Kayapó people in Alto Xingu, Pará.

In a second moment, on behalf of the Church of Xingu, a Xaverian community first moved in the villages of Kikretum and A'ukre, then to Moikarakô, for an insertion in the life of those indigenous communities. That insertion was in accordance with the Latin-American Church’s wish to be present among the suffering sectors of society.

The third phase started when the Xaverians became more acquainted with the cosmology of this indigenous people and prepared the ground for a dialogue with the sacred world of the Kayapó. The Xaverians’ insertion in the life of the indigenous communities of Kikretum, A'ukre and Moikarakô, marked the path to an inculturation of the Gospel among them. The model followed by the Xaverians’ insertion was the experience of Jesus of Nazareth who spent most of his existence in “silence” and anonymously within the daily life of a village in Galilee.

The fourth phase in the journey of the Xaverian missionaries with the Kayapó people concerns the establishment of a Xaverian community in the city of Redenção (PA). In Redenção, the Xaverians involved in pastoral ministry among indigenous groups endeavour to accompany the Kayapó through one of the most delicate moments of their life: their encounter with the surrounding society. The Xaverians are called to accompany this process and help the Kayapó go through such experience of encounter as active subjects, by strengthening their citizenship and their self-determining ability. (Walter Taini s.x.)