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ROMA E “L’APOSTOLATO DELLE DOCCE”

11 Febbraio 2022

Disponibile in

La Missionaria di Maria, Saveriana, Elisa Tenconi mmx, insieme alle sue consorelle, ha servito con esemplare dedizione la comunità della Casa Generalizia di Viale Vaticano 40 per 15 anni.   

Oggi, all’età di 87 anni, Elisa continua a testimoniare la sua vocazione missionaria, recandosi ogni sabato al “servizio docce” gestito dalla parrocchia di San Francesco d’Assisi, Monte Mario (dove si trova la comunità delle Missionarie di Maria-Saveriane) di Roma. Su nostra richiesta, Elisa ha condiviso qualcosa di sé:   

Tutti i sabati si apre il “servizio docce” per i senza dimora. Sono circa una trentina di persone, in maggioranza rumeni, ungheresi ma anche italiani. Il mio piccolo contributo consiste nel preparare il vestiario per ciascuno: maglietta, slip, calzini nuovi; sapone e asciugamani e il kit per farsi la barba. Tutto questo è donato da papa Francesco attraverso il suo Elemosiniere. Diamo loro anche la colazione: caffè, latte, thè, e biscotti. Tutto questo, invece, viene offerto dalla parrocchia di San Francesco D’Assisi. Apriamo la giornata con una semplice e breve preghiera fatta insieme: il Padre Nostro e l’Ave Maria.

Questo servizio – apostolato mi fa vivere la vera “pazienza” del cuore (sopportare, soffrire, “provare con”, la volontà di fare il bene in una situazione sfavorevole, avversa e provocante, rinunciando ad una reazione immediata…) anche perché qualcuno è esigente, irriconoscente, violento o geloso.

In questo apostolato, non mancano le confidenze del proprio dolore, soprattutto quando sentono che non saranno traditi o denunciati (è la loro prima paura!). Li invito ad aprirsi, a parlare con i sacerdoti della parrocchia. Alcuni lo fanno, altri no.  Nei miei confronti sono rispettosi. Sanno che sono una missionaria e questo diventa per loro una ragione di sicurezza. Li incoraggio a vivere il perdono, regalo del Padre, per avere la pace del cuore. Le loro realtà mettono a prova la mia capacità di soffrire con loro (pazienza). C’è anche la sfida della lingua. Non è facile capirci subito, ma Dio è Padre di tutti, in particolare di loro.

Tuttavia, il vero “guadagno” è proprio di questa povera missionaria: poter essere accanto e servire i figli prediletti del Padre. Amare i poveri come ha fatto il suo Figlio prediletto. Anche così penso di realizzare semplicemente la mia vocazione di missionaria. 


English

ROME AND THE “MINISTRY OF SHOWERS”

The Xaverian Sister - Missionary of Mary, Elisa Tenconi m.m.x., together with her fellow sisters, served with exemplary dedication the community in the General House of Viale Vaticano 40 for 15 years.

Today, 87-year-old Elisa continues to witness her missionary vocation by going every Saturday to help with the servizio docce (shower service/ministry) run by the San Francesco d’Assisi Parish in Monte Mario District (where the community of the Xaverian Sisters – Missionary of Mary is located), Rome. At our request, Elisa has shared some news about her service:

Every Saturday, the servizio docce opens for the homeless. They are about thirty people or so, mostly Romanians, Hungarians, but also Italians. My little contribution consists in preparing cloths for each one of them: t-shirt, underpant, new socks, soap, towel and shaving kit. This is all donated by Pope Francis through his almoner. We also provide them with a breakfast – coffee, milk, tea and biscuits – which is offered by the parish of San Francesco d’Assisi. We start the day with a simple and brief prayer together: Our Father and Hail Mary.

This service-apostolate makes me live out the true “patience” of heart (endurance, suffering, “sharing the same feelings of”, wiliness to do good in an unfavourable situation, which is hostile and challenging, controlling immediate reactions…), because some are demanding, ungrateful, violent or jealous.  

In this apostolate people often talk confidently about their sorrows, especially when they sense that they will not be betrayed or denounced (which is their first fear!). I invite them to speak up openly, and talk to the priests of the parish. Some do so, other don’t. Towards me, they are very respectful. They know that I am a missionary, a fact which is a reason for them to feel safe. I encourage them to forgive, for forgiveness is a gift of the Father that brings peace to the heart. Their situations question my capacity (patience) to share their sufferings. Then there is the challenge of language. It is not always easy to understand each other, but God is Father of all, especially them.

However, at the end of the day, the one who really “earns” something is this poor missionary, and what I gain is: to be able to be close to and serve the beloved children of the Father; love the poor as his beloved Son did. I think I am realising my missionary vocation also in this simple manner.