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ROMA - INCONTRO DEL PAPA CON IL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA: “Rimettere al centro l’annuncio e imparare a lavorare insieme”

27 Febbraio 2026

Disponibile in

Giovedì, 19 febbraio 2026 nell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV ha incontrato il clero della sua diocesi (Roma). Trascriviamo i due punti centrali della riflessione, rinviando al testo integrale.

È urgente perciò ritornare ad annunciare il Vangelo: questa è la priorità. Con umiltà, ma anche senza lasciarci scoraggiare, dobbiamo riconoscere che «parte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa», e ciò invita a vigilare anche su una «sacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione» (Evangelii gaudium, 63). Ricordiamo le domande dell’Apostolo Paolo: «Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?» (Rm 10,14). Come tutti i grandi agglomerati urbani, la città di Roma è segnata dalla permanente mobilità, da un nuovo modo di abitare il territorio e di vivere il tempo, da tessuti relazionali e familiari sempre più plurali e talvolta sfilacciati. Perciò, è necessario che la pastorale parrocchiale rimetta al centro l’annuncio, per cercare vie e modi che aiutino le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Gesù. In questo contesto, l’iniziazione cristiana, spesso modulata su ritmi scolastici, ha bisogno di essere rivista: occorre sperimentare altre modalità di trasmissione della fede anche al di fuori dei cammini classici, per cercare di coinvolgere in modo nuovo i ragazzi, i giovani e le famiglie.

Un secondo aspetto è questo: imparare a lavorare insieme, in comunione. Per dare il primato all’evangelizzazione in tutte le sue molteplici forme non possiamo pensare e agire in modo solitario. In passato, la parrocchia era legata più stabilmente al territorio e ad essa appartenevano tutti coloro che vi abitavano; oggi, però, i modelli e gli stili di vita sono passati dalla stabilità alla mobilità e tante persone, oltre che per motivi lavorativi, si muovono per esperienze di vario genere, vivendo anche le relazioni al di là dei confini territoriali e culturali di appartenenza. La sola parrocchia non è sufficiente per avviare qualche percorso di evangelizzazione capace di intercettare chi non può vivere un’adeguata partecipazione. In un territorio di grandi dimensioni come quello romano, occorre vincere la tentazione dell’autoreferenzialità, che genera sovraffaticamento e dispersione, per lavorare sempre più insieme, specialmente tra parrocchie limitrofe, mettendo in comune i carismi e le potenzialità, programmando insieme ed evitando di sovrapporre le iniziative. Serve un coordinamento maggiore che, lungi dall’essere un espediente pastorale, intende esprimere la nostra comunione presbiterale.

TESTO INTEGRALE

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/february/documents/20260219-clero-romano.html


English

ROME – POPE MEETS THE CLERGY OF THE DIOCESE OF ROME: “Placing proclamation back at the centre and learning to work together”

On Thursday, February 19th, 2026, Pope Leo XIV met the clergy of his diocese (Rome) in Aula Paolo VI. We report two central points of his reflection and invite readers to refer to the full text of his speech.

It is therefore urgent to return to proclaiming the Gospel: this is the priority. With humility, but also without letting ourselves be discouraged, we must recognize that “part of our baptized people lack a sense of belonging to the Church”, and this invites us to beware of “administering the sacraments apart from other forms of evangelization” (Apostolic Exhortation Evangelii Gaudium, 63). Let us remember the questions of the Apostle Paul: “How are men … to believe in him of whom they have never heard? And how are they to hear without a preacher?” (Rom 10:14). As in all large urban agglomerations, the city of Rome is characterized by constant mobility, by a new way of inhabiting the territory and experiencing time, by increasingly pluralistic and sometimes frayed relational and family fabrics. Therefore, it is necessary for parish pastoral care to refocus on proclamation, to seek ways and means to help people reconnect with the promise of Jesus. In this context, Christian initiation, often modelled on school rhythms, needs to be reviewed: we need to experiment with other ways of transmitting the faith outside the traditional paths, in order to try to involve children, young people and families in new ways.

A second aspect is this: learning to work together, in communion. To give primacy to evangelization in all its multiple forms, we cannot think and act in a solitary way. In the past, the parish was more closely linked to the local area and included all those who lived there; today, however, models and lifestyles have shifted from stability to mobility, and many people, in addition to work reasons, move for various kinds of experiences, living relationships beyond the territorial and cultural boundaries to which they belong. The parish alone is not enough to initiate a process of evangelisation capable of reaching those who cannot participate adequately. In a large territory such as Rome, we must overcome the temptation of self-referentiality, which generates overwork and dispersion, in order to work together more, especially between neighbouring parishes, pooling our charisms and potential, planning together and avoiding overlapping initiatives. Greater coordination is needed which, far from being a pastoral expedient, is intended to express our priestly communion.

FULL TEXT

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/en/speeches/2026/february/documents/20260219-clero-romano.html