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Il processo formativo: evoluzione o involuzione?

1954/500

Ricordando p. Francesco Marini –

Il prossimo 24 maggio, ricorre il quarto anniversario della morte di p. Francesco Marini, deceduto a Parma, in Casa Madre, nel 2016. Lo ricordiamo pubblicando uno dei suoi “Cordialmente vostro”.Cordialmente vostro è il nome delle lettere-editoriali che P. Marini, quando era Superiore Generale, regolarmente scriveva e che venivano pubblicate su COMMIX (così si chiamava allora il bollettino interno della Congregazione). Tutti questi editoriali sono stati poi raccolti in due volumetti che portano lo stesso titolo (e che sono scaricabili dal sito del Centro Documentazione Saveriano di Roma - CDSR).

Il testo che presentiamo, preso dal Commix 87 del Febbraio 1998, dice molto dello stile missionario e delle convinzioni di p. Marini riguardo alla formazione. Egli ha sempre sostenuto apertamente che la vocazione missionaria è esigente e difficile, sia dal punto di vista umano-psicologico che da quello spirituale. Il missionario è chiamato spesso a una ri-conversione, proprio a causa delle motivazioni e degli obiettivi insiti nella sua vocazione. Continuare la vita missionaria, diceva P. Marini nel 2009 in una intervista a Missione Oggi, è una scelta di Fede, ossia una scelta sempre rischiosa, incerta e – allo stesso tempo – piena di fiducia.

Chi lo ha conosciuto personalmente, può intravedere in questo breve scritto la sua lucidità e profondità intellettuale, le molte domande tipiche di uno che cerca la verità con umiltà ma senza paura, il rigore morale (non moralista) che gli veniva dalla consapevolezza della grandezza del Vangelo come massimo bene per l’umanità; rigore morale che lo rendeva inquieto ed esigente con sé stesso e anche con gli altri, pur rispettando le scelte e le opinioni di ciascuno.

In una lettera a un confratello, nel novembre del 2014, ribadiva le stesse convinzioni circa la formazione di base: “Ho a volte la sensazione che la nostra formazione stia preparando delle persone che svolgeranno la professione della missione, ma non dei missionari, delle persone cioè dedicate totalmente al vangelo e al Regno di Dio. … Insomma, si impara a fare, ma non si diventa. … (Si mantiene) uno stile di vita che non ci fa cominciare a vivere come dovremmo vivere poi nel servizio alla missione. È necessario (nella formazione) cominciare ad essere missionari per imparare a diventarlo”.

Ricordare la nascita al cielo di uno dei nostri confratelli è celebrarlo e ringraziare il Signore. L’eredità saveriana di P. Francesco Marini merita di essere conservata non in un museo o in un libro, ma nella vita quotidiana della nostra Famiglia missionaria, la “sua” Famiglia che ha amato e servito con tutto sé stesso. Le tante qualità del missionario saveriano Francesco Marini (o macinino, come lui stesso si firmava) si fondevano in una spiccata umanità che non ha mai perso e che lo ha reso benvoluto da tutti. Una umanità ricca di semplicità, umiltà e tanta, tanta fraternità: p. Marini è sempre stato un fratello tra i fratelli, anche – e soprattutto – quando esercitava alcuni servizi di responsabilità. Dovremmo mantenere viva la sua memoria non solo ricordando il suo spessore culturale, le sue brillanti idee profetiche, la onestà intellettuale e tante altre qualità…, ma soprattutto imitando il suo stile di vita saveriano che ha incarnato e condiviso con noi, fino alla fine, in semplicità e fedeltà.  (e.p.)

Il processo formativo: evoluzione o involuzione?

(+ Francesco Marini)

Carissimi fratelli,

gli imprevisti e le difficoltà della vita missionaria fanno a volte sentire quasi eccessivo il peso da portare, prospettano la possibilità della rinuncia e a volte fanno venire allo scoperto inconsistenze e limiti che sembravano inimmaginabili. Di fronte alla difficoltà, sorge spontaneo l'interrogativo sulla qualità ed efficacia della formazione. Viene allora il sospetto che la idealità missionaria sia stata vissuta, al tempo della formazione, ad un livello puramente «interiore» o ideale, con una proiezione in altro tempo e in altro luogo, dove con facilità ci si immagina come si desidera essere e non come si è di fatto. E tutto sembra vero, poiché si hanno buone intenzioni, si coltivano buoni sentimenti, si imparano tante idee e si usano belle parole. Ingenuamente si pensa che le idee siano convinzioni e i sentimenti virtù e così si scambiano i sogni con la realtà.

Sembra che il processo educativo più che una evoluzione, comporta un'involuzione dal punto di vista esistenziale. Si parte in genere con molta generosità e spirito di fede, ma più si va avanti, più ci si chiude e ci si abitua a difendersi; e invece di sviluppare una maggior capacità di donarsi, si rafforzano le proprie idee e i propri desideri e perfino i propri difetti ossia ci si rende meno disponibili agli appelli e alle provocazioni che vengono dall'esterno e che sole sarebbero in grado di cambiarci. L’appello delle esigenze della missione viene neutralizzato, con la scusa che si tratta della contrapposizione tra «libertà e legge» oppure con l'argomento che ci sono esigenze personali inderogabili. L’appello rivolto agli altri, non viene verificato in sé stessi. Con l'esito paradossale che al termine della formazione si è meno capaci di dominio e di generosità di quanto lo si era agli inizi. Ossia, si è perso di vista l'essenziale: la crescita nelle qualità umane di fondo e negli atteggiamenti essenziali alla missione. Si arriva così alla attività apostolica con l'atteggiamento di colui che finalmente «raggiunge la libertà», sull'esempio di coloro che «sono già arrivati». Tanto che una delle più grandi obiezioni alla proposta formativa viene oggi esattamente dalla sua contraddizione con il comportamento abituale degli adulti. I giovani difatti domandano: «perché ci chiedete di fare ciò che i saveriani normalmente non fanno?». E così, istintivamente, «tengono duro» per il «tempo della formazione», e aspettano la sua conclusione per entrare nel «tempo della libertà». Appaiono allora apertamente le contraddizioni (inconsciamente) mascherate durante la formazione.

Cosa significa? Significa che la nostra formazione è ancora troppo informazione invece che apprendistato pratico. Per essere approvati come missionari occorrerebbe aver dato prova di quel che si sa fare di sé e non di quel che si sa dire. Ciò, in linea di principio è accettato da tutti; ma sembra spesso ignorato in pratica. Il giovane ha già mostrato la sua maestria nel capire le situazioni alla luce della fede e nel reagirvi evangelicamente? nel collaborare con i confratelli e con la gente? nell'assumere responsabilità che lo espongono in momenti di tensione? nell'esigere e nel sopportare? nel comunicare con libertà, precisione e brevità? nel parlare in pubblico e nel guidare spiritualmente una persona? nello scegliere uno stile di vita povero, responsabilmente obbediente, coinvolto con i più sofferenti, equanime con tutti, e difenderlo? nel lavorare e contemporaneamente studiare? nel riflettere criticamente e nel pensare ed agire controcorrente, con umiltà e coerenza? nel conservare il suo sguardo rivolto a Cristo nel contatto con le persone e nelle diverse situazioni della vita? ... Quanti e quali sono stati i momenti in cui è stato verificato tutto ciò?

La domanda fondamentale che dobbiamo rivolgere a noi stessi e quindi alla formazione verte sostanzialmente sulla nostra capacità di vivere da credenti e da missionari; e non su altro. Non c'è da pensare che una buona formazione assicuri il futuro. Ma dobbiamo fare il possibile da parte nostra, convinti che se non ci si abitua ad adeguare il comportamento all'ideale, sarà questo ad adattarsi al reale.

Cordialmente vostro

P. Francesco Marini

(Commix 87, Febbraio 1998)


 English

In praise of Fr. Francesco Marini

The next 24 May marks the fourth anniversary of the death of Fr. Francesco Marini, who died in Parma in 2016. We remember him by publishing one of his "Cordialmente Vostro." 

Cordialmente vostro is the name of the letters-editorial that Fr. Marini, then Superior General, regularly wrote and published on COMMIX (the then internal bulletin of the Congregation). All these editorials were eventually collected in two volumes bearing the same title (both are downloadable from the website of the Xaverian Documentation Centre of Rome - CDSR).

The text we present here is taken from Commix 87, February 1998, and expresses much of the missionary style and educational convictions of Fr. Marini. He has always openly maintained that the missionary vocation is demanding and difficult, both from the human-psychological and spiritual point of view. The missionary is often called to a re-conversion, precisely because of the motivations and objectives inherent in his vocation. To continue missionary life, said Father Marini in 2009 in an interview with Missione Oggi, is a choice of Faith, that is, a choice that is always risky, uncertain and - at the same time - full of trust.

Those who have known him personally can glimpse in this short writing at his lucidity and intellectual depth. The many questions typical of one who seeks the truth with humility but without fear, along with the moral (not moralistic though) rigour that comes from the awareness of the greatness of the Gospel as humanity’s greatest good, emerge clearly. It was this moral rigour that made him restless and demanding first with himself and then with others, always respecting the choices and opinions of each one. In a November 2014 letter to a brother, he reiterated the same convictions about basic formation: "I sometimes have a feeling that our formation is preparing people who will carry out the profession of mission, but not missionaries, that is, people, totally dedicated to the gospel and the Kingdom of God. ... I mean, we learn how to do things, but we do not become. ... [We maintain] a lifestyle that has got nothing to do with the one we should adopt in service to the mission. It is necessary (in formation) to start being a missionary in order to learn how to become one."

To remember the birth to heaven of one of our confreres is to celebrate him and thank the Lord. The Xaverian legacy of Fr. Francesco Marini deserves to be preserved not in a museum or in a book, but in the daily life of our missionary Family, a Family which he felt indeed as his, something he loved and served with all himself. The many qualities of the Xaverian missionary Francesco Marini (or Macinino, as he himself was used to signing) were merged into a strong humanity that he never lost and that made him loved by all. A humanity rich in simplicity, humility and lots of fraternity: Fr. Marini has always been a brother among brothers, also – and above all – when he exercised the service of authority. We should keep his memory alive not only by remembering his cultural depth, his brilliant prophetic ideas, intellectual honesty and many other qualities..., but above all by imitating his Xaverian lifestyle that he embodied and shared with us, to the end, in simplicity and faithfulness. (e.p.) 

The formation process: evolution or involution?

(by + Francesco Marini)

Dear Brothers,

the difficulties and the unexpected of missionary life sometimes make the burden to be carried almost excessive, making possible to foresee giving up and sometimes also bringing into the open inconsistencies and limitations that had seemed unimaginable. Confronted with difficulties, the question of the quality and effectiveness of formation arises spontaneously. The suspicion is that at the time of formation the missionary ideal was lived at a purely "inner" or ideal level, by projecting it in a time and space, where one easily identifies with what he would like to be and not with what he actually is. Everything looks like being true, because one has good intentions, cultivates good feelings, learns so many ideas and uses beautiful words. Then it is naively thought that ideas are beliefs and feelings are virtues, and so we mistake dreams for reality.

It seems that the educational process, rather than an evolution, involves an existential involution. We usually start out with a lot of generosity and a spirit of faith, but the farther we go, the more we close up and get used to defending ourselves. Instead of developing a greater capacity to give ourselves, we strengthens our ideas and desires and even our own flaws, that is, we become less open to the appeals and provocations that come from outside and that alone would be able to change us. The appeal of mission's requirements is neutralized, on the pretext that there is a conflict between 'freedom and law' or with the argument that there exist imperative personal needs. It thus turns out that the appeal addressed to others is not first verified in ourselves. The paradoxical outcome is that at the end of formation we are less capable of self-control and generosity than we were at the beginning. In other words, the essentials have been lost, i.e., growth in basic human qualities and in essential mission attitudes. This brings us to apostolic activity with the attitude of the one who finally "achieves freedom", following the example of those who "have already arrived." So much so that one of the biggest objections to the formation proposal today comes precisely from its contradiction with the usual behaviour of adults. Young people in fact ask, "Why do you ask us to do what Xaverians do not normally do?" Therefore, instinctively, they "merely bear" the "time of formation", and wait for its conclusion to enter the "time of freedom." Only then do contradictions (unconsciously), disguised during formation, appear openly.

What does this mean? It means that our formation is still too much information rather than practical apprenticeship. To be accepted as missionaries, one would need to have demonstrated what he knows he can do of himself and not how to say what he knows. All accept this in principle, but it often seems ignored in practice. Has the young man already shown his mastery in understanding situations in the light of faith and in reacting to them evangelically? Is he capable of collaborating with brothers and people? Is he able to take on responsibilities that expose him in times of tension? Can he be demanding and able to endure? Is he capable of communicating with freedom, precision and brevity? Has he shown himself capable in public speaking and in spiritually guiding a person? Is he mature enough as to choose a poor, responsibly assume an obedient lifestyle, involve himself with the most suffering, being equanimous with all, but ready to defend the little ones? Can he work and study at the same time? Has he learnt to reflect critically, think, and act against the tide, with humility and coherence? Can he keep his gaze on Christ in contact with people and in the different situations of life? ... How many times and when all of this was actually verified?

The fundamental question we must ask ourselves, and therefore formation, is essentially about our ability to live as believers and missionaries, and not about anything else. Indeed, we cannot merely think that good formation will certainly secure our future. However, we must do whatever we can, convinced that if we do not get used to adapting our behaviour to the ideal, this latter will adapt to the real.

Cordialmente vostro  

Fr. Francesco Marini

(Commix 87, February 1998)


 Español

Recordando P. Francisco Marini  

El próximo 24 de mayo, recurre el cuarto aniversario de la muerte del P. Francisco Marini, fallecido en Parma-Casa Madre, el año 2016. Lo recordamos publicando uno de sus “Cordialmente vostro”. Cordialmente vostro es el nombre de las cartas-editoriales que el P. Marini, cuando era Superior General, escribía regularmente, y las cuales eran publicadas en COMMIX (así se llamaba entonces el boletín interno de la Congregación). Luego, todos estos editoriales fueron recogidos en dos sencillos volúmenes que llevan ese mismo título (y que se pueden descargar del sitio del Centro Documentación Xaveriano de Roma – CDSR).

El texto que presentamos, tomado de Commix 87 de febrero de 1998, expresa mucho del estilo misionero y de las convicciones formativas del P. Marini. Él siempre sostuvo abiertamente que la vocación misionera es exigente y difícil, sea desde el punto de vista humano-psicológico como espiritual. El misionero es llamado frecuentemente a una reconversión, precisamente a causa de las motivaciones y de los objetivos inherentes a su vocación. Continuar la vida misionera, decía el P. Marini en el 2009 en una entrevista a la revista Missione Oggi, es una opción de Fe, es decir, una opción siempre riesgosa, incierta y – al mismo tiempo – llena de confianza.

Quien lo haya conocido personalmente, puede entrever en este breve escrito su lucidez y profundidad intelectual, las muchas preguntas típicas de uno que busca la verdad con humildad, pero sin miedo; el rigor moral (no moralista) que le venía de la conciencia de la grandeza del Evangelio como máximo bien para la humanidad; rigor moral que lo hacía inquieto y exigente consigo mismo y también con los demás, respetando, no obstante ello, las opciones y las opiniones de cada uno.  En una carta a un cohermano, en noviembre 2014, reafirmaba las mismas convicciones sobre la formación de base: “Tengo a veces la sensación de que nuestra formación esté preparando personas que desarrollarán la profesión de la misión, pero no misioneros, es decir, personas dedicadas totalmente al evangelio y al Reino de Dios. … En pocas palabras, se aprende a hacer, pero no se llega a ser. … (Se mantiene) un estilo de vida que no nos hace empezar a vivir como deberíamos vivir, luego, en el servicio a la misión. Es necesario (en la formación) empezar a ser misioneros para aprender a serlo”.

Recordar el nacimiento al cielo de uno de nuestros cohermanos, es celebrarlo y dar gracias al Señor. La herencia xaveriana del P. Francisco Marini merece ser conservada no en un museo o en un libro, sino en la vida cotidiana de nuestra Familia misionera, “su” Familia, a la que ha amado y servido con todo sí mismo.

Las muchas cualidades del misionero xaveriano Francisco Marini (o macinino, como él mismo se firmaba), se fusionaban en una singular humanidad que nunca perdió y que lo hicieron muy estimado por todos. Una humanidad rica en sencillez; humildad y mucha, mucha fraternidad: el P. Marini fue siempre un hermano entre los hermanos, también – y sobre todo – cuando ejercía algunos servicios de responsabilidad. Deberíamos mantener viva no sólo su memoria recordando su espesor cultural, sus brillantes ideas proféticas, la honestidad intelectual y tantas otras cualidades…, sino sobre todo imitando su estilo de vida xaveriano que ha encarnado y compartido con nosotros, hasta el final, en sencillez y fidelidad. (e.p.) 

El proceso formativo: ¿evolución o involución?

(+ Francesco Marini)

Muy estimados hermanos,

los imprevistos y las dificultades de la vida misionera hacen a veces sentir como si fuera excesivo el peso a llevar, plantean la posibilidad de la renuncia y a veces hacen venir al descubierto inconsistencias y límites que parecieran inimaginables. Frente a la dificultad, surge espontáneo el interrogante sobre la calidad y eficacia de la formación. Viene entonces la sospecha de que la idealidad misionera fue vivida, durante el tiempo de la formación, a un nivel puramente «interior» o ideal, con una proyección en otro tiempo y en otro lugar, donde con facilidad se imagina uno cómo desea ser y no cómo se es de hecho. Y todo parece verdadero, pues, se tienen buenas intenciones, se cultivan buenos sentimientos, se aprenden muchas ideas y se usan bellas palabras. Se piensa ingenuamente que las ideas son convicciones y los sentimientos virtud y, así, se confunden los sueños con la realidad.

Parece que el proceso educativo más que una evolución, comporta una involución desde el punto de vista existencial. Se parte generalmente con mucha generosidad y espíritu de fe, pero más se va adelante, más uno se cierra y se acostumbra a justificarse; y, en lugar de desarrollar una mayor capacidad para donarse, se fortalecen las propias ideas y los propios deseos y hasta los propios defectos, o sea, uno se hace menos disponible a los llamados y a los desafíos que vienen del exterior y que por sí solos serían capaces de cambiarnos.

El llamado de las exigencias de la misión es neutralizado con la excusa de que se trata de la contraposición entre «libertad y ley», o bien con el argumento de que hay exigencias personales inderogables. El llamado dirigido a los demás, no es una realidad en sí mismos. Con el resultado paradójico de que al final de la formación se es menos capaces de dominio y de generosidad de lo que había en los inicios. O sea, se ha perdido de vista lo esencial: el crecimiento en las cualidades humanas de fondo y en las actitudes esenciales para la misión.

Se llega, así, a la actividad apostólica con la actitud del que por fin «alcanza la libertad», respaldados en el ejemplo de los que «ya han llegado». Tanto que una de las más grandes objeciones a la propuesta formativa viene hoy exactamente de su contradicción con el comportamiento habitual de los adultos. Los jóvenes, en efecto, preguntan: «¿por qué nos piden hacer lo que normalmente los Xaverianos no hacen?». Y así, instintivamente, «resisten obstinadamente» durante el «tiempo de la formación», y esperan su conclusión para entrar en el «tiempo de la libertad». Aparecen, entonces, abiertamente las contradicciones (inconscientemente) enmascaradas durante la formación.

¿Qué significa esto? Significa que nuestra formación todavía es demasiada información en vez de un aprendizaje práctico. Para ser aprobados como misioneros se necesitaría haber dado prueba de aquello que se sabe hacer de sí y no de aquello que se sabe decir. Esto, en línea de principio, es aceptado por todos; pero a menudo parece ignorado en la práctica.

¿Ha demostrado, el joven, su capacidad para entender las situaciones a la luz de la fe y reaccionar ante éstas evangélicamente? ¿Ha demostrado su capacidad para colaborar con los cohermanos y con la gente? ¿Para asumir responsabilidades que lo exponen en momentos de tensión? ¿Para saber exigir y también resistir? ¿Para comunicar con libertad, precisión y brevedad? ¿Para hablar en público y conducir espiritualmente a una persona? ¿Para elegir un estilo de vida pobre, responsablemente obediente, comprometido con los más sufridos, ecuánime con todos, y hacer valer este estilo de vida? ¿Ha demostrado su capacidad para trabajar y al mismo tiempo estudiar? ¿Para reflexionar críticamente y para pensar y actuar contracorriente, con humildad y coherencia? ¿Para conservar su mirada dirigida a Cristo en el contacto con las personas y en las diversas situaciones de la vida? ... ¿Cuánto y cuáles han sido los momentos en que todo esto ha sido verificado?

La pregunta fundamental que hemos de dirigirnos a nosotros mismos y, por lo tanto, a la formación, trata sustancialmente sobre nuestra capacidad de vivir como creyentes y como misioneros; no sobre otras cosas. No hay que pensar que una buena formación asegura el futuro. Pero debemos hacer todo lo posible de nuestra parte, convencidos de que, si no se acostumbra uno a hacer coincidir el comportamiento con el ideal, será éste el que se amoldará a la realidad.

Cordialmente vuestro

P. Francesco Marini

(Commix 87, Febrero de 1998)


 Français

En mémoire du p. Marini Francesco

Le 24 mai prochain, nous célébrerons le quatrième anniversaire de la mort du P. Francesco Marini, décédé à Parme, à la Maison Mère, en 2016. Nous nous souvenons de lui en publiant un de ses « Cordialmente vostro ». Cordialmente vostro est le nom que portent les lettres-éditoriales que le P. Marini, lorsqu’il était Supérieur général, écrivait régulièrement et qui étaient publiées sur COMMIX (c’est ainsi qu’on appelait alors le bulletin interne de la Congrégation). Tous ces éditoriaux ont ensuite été rassemblés dans deux volumes portant le même titre (et qui sont téléchargeables sur le site du Centro Documentazione Saveriani di Roma - CDSR).

Le texte que nous présentons, pris du Commix 87 de février 1998, exprime beaucoup du style missionnaire et des convictions formatrices du P. Marini. Il a toujours soutenu ouvertement que la vocation missionnaire est exigeante et difficile, soit du point de vue humain-psychologique que spirituel. Le missionnaire est appelé souvent à une ré-conversion, précisément en raison des motivations et des objectifs inhérents à sa vocation. Continuer la vie missionnaire, disait Marini en 2009 dans une interview à la Revue "Missione Oggi", est un choix de Foi, c'est-à-dire un choix toujours risqué, incertain et - au même moment - plein de confiance. 

Celui qui l’a connu personnellement, peut entrevoir dans ce bref écrit sa lucidité et sa profondeur intellectuelle, les nombreuses questions typiques de celui qui cherche la vérité avec humilité mais sans peur, la rigueur morale (non moraliste) qui lui venait de la conscience de la grandeur de l’Evangile comme le plus grand bien pour l’humanité ; rigueur morale qui le rendait inquiet et exigeant vis-à-vis de lui-même et des autres, tout en respectant les choix et les opinions de chacun.

Dans une lettre à un confrère, en novembre 2014, il réaffirmait les mêmes convictions sur la formation de base : « J’ai parfois la sensation que notre formation prépare des personnes qui réaliseront la profession de la mission, mais pas des missionnaires, c’est-à-dire des personnes consacrées totalement à l’Evangile et au Royaume de Dieu. … Bref, on apprend à faire, mais on ne devient pas. … (On maintient) un style de vie qui ne nous fait pas commencer à vivre comme nous devrions vivre dans le service à la mission. Il est nécessaire (dans la formation) de commencer à être missionnaires pour apprendre à le devenir ».

Se souvenir de la naissance au ciel d’un de nos confrères, c’est le célébrer et remercier le Seigneur. L’héritage xavérien du P. Francesco Marini mérite d’être conservé non pas dans un musée ou un livre, mais dans la vie quotidienne de notre Famille missionnaire, « sa » Famille qu’il a aimée et servie de tout son être.

Les nombreuses qualités du missionnaire xavérien Francesco Marini (ou Macinino, comme il signait lui-même) se fondaient sur une humanité marquée qu’il n’a jamais perdue et qui l’a rendu aimé de tous. Une humanité riche de simplicité, d’humilité et surtout de fraternité : le P. Marini a toujours été un frère parmi ses frères, même – et surtout – lorsqu’il exerçait certains services de responsabilité. Nous devrions garder vivante sa mémoire non seulement en nous souvenant de son épaisseur culturelle, de ses brillantes idées prophétiques, de son honnêteté intellectuelle et de tant d’autres qualités mais surtout en imitant son style de vie xavérien qu’il a incarné et partagé avec nous, jusqu’à la fin, dans la simplicité et la fidélité. (e.p)

Le processus de formation : évolution ou involution ?

(Par le père Francesco Marini +)

Chers frères,

Les imprévus et les difficultés de la vie missionnaire donnent parfois l’impression d’un presque excessif poids à porter, elles nous exposent aux possibilités de renoncer et mettent parfois en évidence des incohérences et des limites qui semblaient inimaginables. Face aux difficultés, la question de la qualité et de l’efficacité de la formation se pose spontanément. Il nous vient alors le doute de savoir si l’idéalité missionnaire a été vécue, au temps de la formation, à un niveau purement « intérieur » ou idéal, avec projection dans un autre temps et dans un autre lieu, où on s’imagine facilement ce que l’on désire être et pas ce que l’on est présentement. Et tout semble vrai, car on a des bonnes intentions, on nourrit en soi des bons sentiments, on apprend beaucoup d’idées et on utilise des belles paroles. Naïvement, on pense que les idées sont des convictions et les sentiments des vertus et on échange ainsi les rêves avec la réalité.

Il semble que le processus éducatif, plus qu’une évolution, comporte une involution du point de vue existentiel. On commence généralement avec beaucoup de générosité et d’esprit de foi, mais plus on avance, plus on se ferme et on s’habitue à se défendre ; et au lieu de développer une plus grande capacité de se donner, on renforce ses propres idées, ses propres désirs et même ses propres défauts, c’est-à-dire, on se rend moins disponible aux appels et aux provocations qui viennent de l’extérieur et qui seraient les seules en mesure de nous changer. L’appel des exigences de la mission est neutralisé, sous prétexte qu’il s’agit d’une contraposition entre « liberté et loi » ou avec l’argument selon lequel il y a des exigences personnelles inéluctables. L’appel adressé aux autres, ne se vérifie pas en nous-même. Ce qui a comme résultat paradoxal qu’au terme de la formation on est moins capable de se maîtriser et moins généreux qu’on ne l’était au début. Au fond, on a perdu de vue l’essentiel : la croissance en ce que concerne les qualités humaines de base et les attitudes essentielles à la mission. On arrive ainsi à l’activité apostolique avec l’attitude de celui qui finalement « a atteint la liberté », à l’exemple de ceux qui « sont déjà arrivés ». En effet, une des plus grandes objections à la proposition formative vient aujourd’hui précisément de sa contradiction que nous pouvons observer dans le comportement habituel des adultes. Les jeunes se demandent : « Pourquoi nous demandez-vous de faire ce que les xavériens ne font pas normalement ? ». Et ainsi, instinctivement, ils « tiennent bon » pendant le « temps de la formation », et attendent sa conclusion pour entrer dans le « temps de la liberté ». Les contradictions (inconsciemment) masquées pendant la formation apparaissent alors ouvertement.

Qu’est-ce que cela signifie ? Cela signifie que notre formation est encore faite de beaucoup d’informations plutôt que d’apprentissage pratique. Pour être approuvés comme missionnaires, il faudrait avoir fait preuve de ce qu’on sait faire et non de ce qu’on sait dire. Ceci est en principe accepté par tous ; mais il semble souvent ignoré dans la pratique. Le jeune, a-t-il déjà montré sa maîtrise dans la compréhension des situations à la lumière de la foi et d’y correspondre évangéliquement ? dans la collaboration avec les confrères et avec les gens ? dans la prise des responsabilités qui l’exposent à des moments de tension ? dans le fait d’exiger et de supporter ? dans le fait de communiquer avec liberté, précision et brièveté ? dans le fait de parler en public et de guider spirituellement une personne ? dans le fait de choisir un style de vie pauvre et de le défendre, obéissant dans la responsabilité, engagé en faveur de plus souffrants et sans partialité ? dans le fait de travailler et à la fois étudier ? dans le fait de réfléchir de façon critique, de penser et d’agir à contre-courant, avec humilité et cohérence ? dans le fait de maintenir son regard tourné vers le Christ dans le contact avec les personnes et dans les différentes situations de la vie ? ... Combien de fois et à quel moment avons-nous examiné tout ceci ?

La question fondamentale que nous devons faire à nous-mêmes et donc à la formation porte essentiellement sur notre capacité à vivre en croyants et en missionnaires, et sur rien d’autre. Nous ne devons pas penser qu’une bonne formation assure l’avenir. Mais nous devons faire tout notre possible, convaincus que si l’on ne s’habitue pas à conformer le comportement à l’idéal, ce sera celui-ci qui se conformera au réel.

Cordialmente vostro

P. Francesco Marini

(Commix 87, février 1998)

Francesco Marini +
22 Maggio 2020
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