Fr. Sergio Pigliapoco
S. Maria del Colle di Jesi (Ancona), 7 Novembre l901
Parma, 1 Settembre l967
Missionario con il lavoro, con la preghiera e con la sofferenza. Di anni 66. (Sepolto a Parma)
Fr. Sergio nacque a S. Maria del Colle di Jesi (AN) il 7.11.l901 in una famiglia di contadini ricca solo di fede e di lavoro.
Dalle sue esperienze dell’adolescenza, della giovinezza, segnate da un faticoso lavoro nei campi, e dalla sua vita nel paese natio portò sempre con sé l’ingegnosità e la caparbietà per riuscire con le sole sue forze e con i suoi mezzi limitati. Molti "brevetti saveriani" portano tuttora la firma del Fr. Sergio: dal carrettino delle bottiglie del vino alle varie macchine che egli si costruì via via in camera per rimediare a tante necessità che la malattia rendeva più difficili.
A 28 anni, spinto dal desiderio di lavorare unicamente per il Signore e per il bene delle anime, in sella alla bicicletta si recò da Jesi alla Casa Saveriana di Poggio S. Marcello per entrare definitivamente nell’Istituto che egli già conosceva. Emessa la Professione come Missionario Coadiutore il 21.VI.l931 nella mani del P. Bonardi, iniziò la sua vita saveriana caratterizzandosi per il suo attaccamento alla Congregazione e specialmente ai Probandi e Fratelli Coadiutori.
Nonostante il suo vivo desiderio di lavorare in Missione, espresso in modo chiaro in una lettera ai Superiori nel 1931, egli visse sempre in Italia e si ritenne ugualmente missionario e legato ai Confratelli in prima linea.
Sorretto da profonda devozione al S. Cuore di Gesù ed a S. Maria Goretti, con la quale si sentiva come imparentato provenendo dalla stessa sua terra, divenne edificante per il modo con cui sopportò le sue tante sofferenze. Il dolore, specie quello fisico, fu compagno della sua vita, subito dopo i primi anni della sua Professione religiosa. La sua costituzione tanto gracile e le sue congenite malformazioni gli resero sempre più tormentoso il lavoro.
Per i suoi disturbi ulcerosi all’intestino ed allo stomaco, egli dovette ridurre l’alimentazione e ciò procurava una riduzione di calorie per il suo organismo, così che il freddo della stagione invernale diventò il suo tormento costante e poi anche il suo terrore. I Confratelli ridevano talvolta per il modo con cui egli tentava di difendersi dal freddo, specie quando, portando un termoforo per panciotto, ogni tanto andava vicino ad una spina elettrica per fare il "pieno" di energia, o quando, mentre serviva la Messa in S. Chiara a Piacenza, si teneva sempre in contatto con un lungo filo alle spine elettriche del presbiterio...
A poco a poco lasciò le incombenze più pesanti, e così da agricoltore o ortolano e cantiniere a Parma, Poggio e Massa, diventò guardarobiere alla Casa Madre, poi Sagrista a S. Chiara a Piacenza, poi portinaio per pochi mesi a Desio, poi per qualche tempo ancora a Policastro e Massa e infine tornò alla Casa Madre facendo del giardinaggio. Da ultimo abbandonò anche questo impegno e si affidò al buon Dio fino al giorno della morte, avvenuta per insufficienza cardiocircolatoria il 1.IX.1967.
Amava ripetere il "Credo della Sofferenza" insegnatogli da un ufficiale mutilato di guerra ed iniziante con le parole: "Credo che il dolore è uno dei più grandi benefici che Dio possa concedere a un’anima"...
Br. Sergio Pigliapoco
S. Maria del Colle di Jesi (Ancona), 7 Novembre l901
Parma, 1 Settembre l967
Brother Sergio Pigliapoco died at the Mother House in Parma on Sept. 1 1967. He was suffering heart failure. He was 66 years old, born at S. Maria del Colle of Jesi (Ancona) on Feb. 7 1901.
Coming from a farming family, he joined the Xaverians at Poggio S. Marcello when he was 28 years old, and professed vows as a brother on June 21, 1931 in the hands of Fr. Bonardi. He was certainly inventive in many practical things, creating special devises and machines to help the communities he served.
Because of his physical condition and difficulties, he always served in Italy, in the communities of Parma, Poggio and Massa (as gardener and wine steward), and back to Parma as laundry man, sacristan at S. Chiara at Piacenza, a few months at Desio, Policastro and Massa as doorkeeper, and finally as gardener at the Mother House until his death.
He was sustained by the devotion to the Sacred Heart of Jesus and St. Maria Goretti (who was from his own area). Physical suffering accompanied Brother Sergio all of his Xaverian life. He was frail, and suffering of intestinal difficulties. He often experienced cold spells especially during the winter months. He had an electrical thermos, which he used to “charge” often at different places around the house: study room, church, or even while serving the Mass.
Brother Sergio loved to recite the “Creed of Suffering” taught to him by an injured army general, as the Superior General recalled in the funeral homily:
“I believe that suffering is one of the greatest benefits which God bestows upon a soul.
I believe that suffering detaches one, disillusions and purifies one’s soul, improves and, better yet, brings one’s soul to a greater perfect state.
I believe that God is close to those who suffer for God.
I believe that suffering brings a soul to closer intimacy with our Lord, and makes us resemble him more.
I believe that God, from the beginning of eternity, thought of and counted the number and gravity of our many sufferings, and has proportionally prepared for us his many graces and rewards.
I believe that suffering holds secrets and ineffable consolations for a soul that is humbly submissive, inspiring thus a sincere and pure love for God.
I believe that suffering, met with love and resignation, has greater merits than any other work.
I believe that suffering marks in a soul a safer and direct journey towards God.
I believe that suffering is a sign of love and predestination.
I believe that suffering will be glorified in eternity.
I believe that suffering is one of the most efficacious fulfillment for our sins, and one of the most precious gifts that we can give to our God.
I believe that our suffering, united with the one of Jesus, is the most fruitful means for the conversion and salvation of souls.”
"Without a doubt - concluded the Superior General - we believe that this Creed became for Br. Sergio his philosophy, or better yet, his theology of life." May he rest in Peace
Link &
Download
Accedi qui con il tuo nome utente e password per visualizzare e scaricare i file riservati.
