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Amare il nostro Carisma

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Papa Leone XIV

mi aiuta ad amare ancor di più

la nostra vocazione Saveriana

Coincidenze?

Leone XIV: “Ricordatevi che siete fratelli!” (2026, 29 marzo)

Conforti: “Non dimenticate mai alla vostra volta che gli operai delle vostre officine, i lavoratori dei vostri campi sono vostri fratelli” (1908, 25 Marzo).

Leone XIV: “Hanno fame di pace, di libertà, di giustizia come noi. (2026, 18 aprile).

Conforti: “Guarda o Signore a tanti milioni di fratelli, che soffrono sete di giustizia, di verità, di pace, di amore (1924, 6 Settembre).

Io, missionario Saveriano, tentando di conoscere sempre meglio e poveramente desiderando di essere consacrato a Dio per “lo stesso ideale” del Fondatore, vedo in esse la riscoperta e l’attualizzazione del carisma confortiano. Sì, mi fanno amare la nostra vocazione Saveriana!

Nella messa del Crisma del Giovedì Santo 2026, Papa Leone XIV dice di voler meditare sulla missione “a cui Dio ci consacra come suo popolo”, un popolo missionario. A seguito nella stessa omelia, il Papa sembra aiutarci con una bella presentazione del nostro AD EXTRA. Dopo di aver affermato che la Chiesa è un popolo missionario e che “ciascuno partecipa secondo la propria vocazione”, ha aggiunto:

Sappiamo che essere mandati comporta, per prima cosa, un distacco, ovvero il rischio di lasciare ciò che è familiare e certo, per inoltrarsi nel nuovo. È interessante che «con la potenza dello Spirito» (Lc 4,14), disceso su di Lui dopo il battesimo nel Giordano, Gesù ritorni in Galilea e venga «a Nazaret, dove era cresciuto» (Lc 4,16). È il luogo che ora deve lasciare. Si muove «secondo il suo solito» (v. 16), ma per inaugurare un tempo nuovo. Dovrà ora partire definitivamente da quel villaggio, affinché maturi ciò che vi è germogliato, sabato dopo sabato, nell’ascolto fedele della Parola di Dio.

Papa Leone, nel ritorno del Figlio di Maria alla sua patria, vede un chiaro messaggio, una fondamentale modalità per fare missione, un segno concreto e storico: il missionario deve partire! Con un reale distacco affrontare il rischio di lasciare ciò che è familiare! Di fatto, continua il Papa:

Ugualmente chiamerà altri a partire, a rischiare, perché nessun luogo diventi un recinto, nessuna identità una tana.

E prosegue:

Non c’è missione senza riconciliazione con le nostre origini, coi doni e i limiti della formazione ricevuta; ma, allo stesso tempo, non c’è pace senza partenze, non c’è consapevolezza senza distacco, non c’è gioia senza rischio. Siamo il Corpo di Cristo se andiamo avanti, facendo i conti col passato senza venirne imprigionati: tutto si ritrova e si moltiplica se prima è lasciato andare, senza paura. È un primo segreto della missione. E non lo si sperimenta una volta sola, ma in ogni ripartenza, ad ogni ulteriore invio.

Come non sentire l’eco delle nostre Costituzioni? (n.19)

La partenza vissuta come avvenimento pasquale di una vita che si abbandona e di una nuova vita che comincia, diventa per se stessa parte del mistero di salvezza per il mondo.

Coincidenze?

A me, Saveriano, ha riportato alla memoria il tema del “Carisma/carismatico”. Sembra quasi che il Papa sia venuto a conoscenza della nostra difficoltà a comprendere le proposte del Capitolo Generale celebrato a Bukavu, RDC; ha sentito i nostri dubbi, le nostre paure. Di fatto, in una sua catechesi (18 marzo 2026) ha richiamato un testo della Lumem Gentium (n. 12), che non si trova (credo utile notarlo) nel capitolo dei consacrati, ha letto:

Inoltre lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri, e ad adornarlo di virtù, ma «distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui» (1 Cor 12,11), dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: «A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio» (1 Cor 12,7)

Gesù aveva promesso più volte lo Spirito: nel dialogo con Nicodemo (Jo 3,8), nella festa delle capanne (Jo 7,39), e donato al momento delle morte e mostrandosi vivo agli apostoli dopo la risurrezione (Jo 19,30; 20,22). Nella e alla Chiesa, a sostegno del suo cammino nella storia lungo i secoli, lo Spirito continua a donare ai fedeli “propri doni... grazie speciali”, in favore della Chiesa.

Leone XIV aggiunge:

Una dimostrazione peculiare di tale vitalità carismatica è offerta dalla vita consacrata, che continuamente germoglia e fiorisce per opera della grazia. Anche le forme associative ecclesiali sono esempio luminoso della varietà e della fecondità dei frutti spirituali per l’edificazione del Popolo di Dio.

Il Fondatore di una famiglia di consacrati riceve dallo Spirito “grazie speciali... doni propri” in rapporto al servizio che la sua famiglia sarà chiamata a realizzare nella Comunità Cristiana e nell’umanità. È il carisma e i suoi contenuti di spiritualità, è l’itinerario di santità proprio del battezzato che si consacra a Dio in quella determinata famiglia. P. Renzo Larcher, riferendolo alla Bibbia, lo chiama “peculio” e Conforti al missionario che parte chiede di portare con sé un “corredo” (C21 221).

Le coincidenze ricordate (ve ne sarebbero tantissime) ci vengono a richiamare una verità storica: Guido Maria Conforti ha ricevuto “propri doni... grazie speciali” (posso dire carisma?) da offrire alla Chiesa. La comunità cristiana ne aveva bisogno, ne ha bisogno. Noi li abbiamo messi a disposizione o conservati in cassaforte e, in qualche momento e da qualcuno, persino negati? 

Come non ricordare la sofferenza e la tenacia del Conforti a volere la consacrazione “congiunta” alla missione. Perfino il Prefetto di Propaganda Fide consigliò al Fondatore di togliere la consacrazione dalle costituzioni di un istituto missionario. Oggi (2 aprile 2026) papa Leone XIV afferma categoricamente che “Dio consacra per inviare”. Consacrazione e invio “congiunti”, come ha testardamente voluto San Guido Maria Conforti.

Certamente questi doni sono stati offerti alla Chiesa dai Saveriani in questi 130 anni, con l’esempio della vita di eroici missionari, di martiri. Non mi pare che siano stati donati (posso errare!) in forma teorica, come scuola di missionarietà, come fondatori di “centri di irradiazione del carisma saveriano”.

Quando penso al Nordest del Paraná, ai territori pionieri e Paraná-Panema con centri parrocchiali distando più di 250 Km dalla sede episcopale, solo caffè e foresta e neanche un metro di asfalto dove, oltre che a riunire cristiani in comunità, creato parrocchie, oggi fiorenti parrocchie… abbiamo costruito chiese, case parrocchiali, sale e saloni... Momenti veramente eroici dei nostri missionari, ma in tutto quel territorio non abbiamo uno, se pur piccolo, “centro di irradiazione della saverianità”. È rimasta qualche via con il nome di saveriani e... alcune tombe.

Del resto, come fare centri di irradiazione di un carisma che, a detta di molti, non esisteva? Come offrire alla comunità cristiana “propri doni... grazie speciali” se non sapevamo di averli o comunque tenuti in cassaforte?

Il Capitolo Generale di Bukavu, RDC, è venuto a ricordarci che noi abbiamo un tesoro. Leone XIV sembra volerci risvegliare: un tesoro deve essere donato. E per donarlo sono necessari un minimo di strumenti necessari. Il Capitolo Generale di Bukavu parla di “centro di irradiazione”.

Un vescovo brasiliano ebbe a dirci: “Siete stati e siete eroici missionari, ma non avete insegnato a noi ad esserlo”.

P. Alfiero Ceresoli s.x.

P. Alfiero Ceresoli s.x.
01 Maggio 2026
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