Presentazione del canto “Il sangue dei martiri”, Inno ai Martiri nella Rep. Dem. del Congo: i saveriani p. Luigi Carrara, p. Giovanni Didonè e fr. Vittorio Faccin, e l’Abbé Albert Joubert (+ 28 Nov. 1964). – Testo e musica: p. Mario Diotto, sx (scaricabili, vedi sotto)
Ringraziamo, innanzitutto il nostro carissimo Padre Mario Diotto per il suo contributo. Questo suo inno vuole essere la sua risposta di compositore-musicista per onorare non solo la sua conoscenza e amicizia personale che ha avuto con questi nostri tre nostri confratelli Saveriani, che (il 18 agosto 2024) la Chiesa Cattolica annovera nella schiera dei Beati Martiri.
Qualche giorno fa Padre Mario ha voluto fare un incontro con i confratelli saveriani del nostro IV° piano di Parma per parlarcene e per insegnarcelo. Abbiamo colto questa occasione per chiedergli: Perché sono i bambini i protagonisti di questo tuo inno? E cosa ti ha spinto nella composizione dell’inno?
Così ci rispose Padre Mario: “Sono i bambini i protagonisti del mio inno ai nostri Martiri nella RD Congo. Essi cantano tutto il loro dolore dinnanzi a quel Tanganica “rosso di sangue amaro”.
E si domandano “Sababu gani?” Ma perché? Essi si sentono vittime, e di più si sentono aggrediti, mentre piangono per queste morti atroci di fratelli, che pur venuti da lontano avevano scelto di abitare con loro, come fratelli, proprio su quella stessa terra dei loro giochi, della loro vita quotidiana e dei loro antenati”.
“Ma il vero significato di questa mia composizione va a quel che mi disse il Padre Luigi Carrara un giorno, allora mio assistente nella casa saveriana di Vicenza: “Sappi Mario una cosa, tu verrai a sostituirmi un giorno, proprio sulle sponde del lago Tanganica”. Cosa questa che si è avverata in pieno”.
“Ed allora ecco questa mia composizione sul grande lago Tanganica che nasce ad Uvira, lungo 673 Km., e con 1470 metri di profondità massima. È un lago di risorse immense per tutte le popolazioni che ne abitano le sue sponde e la cui vita stessa viene dai frutti immensi del lago…
La piroga è sempre là, ben presente, essa è speranza e salvezza di vita per tutti. Speranza stessa per ogni bambino che, nella sua innocenza, sa ben guardare ed estasiarsi dinnanzi alle grandiose ‘potenzialità’, ben nascoste tra le acque profonde di questo lago”.
Il Tanganika piange il sangue dei suoi martiri. Eleva i suoi gemiti, partecipa i suoi sogni.
Al tempo stesso serba anche la grande ed immensa speranza di poter vedere una nuova alba piena di sole che doni vita e sviluppo agli abitanti di queste regioni dell’Ubembe e di tutta la Diocesi di Uvira.
Proprio perché crediamo fermamente che… “Sanguis Martyrum, semen Christianorum”.
Testo della presentazione: P. Luigi Lo Stocco sx.
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