“…UN BEL RIFIORIRE ED ESPANDERSI DEL CARISMA ORIGINARIO ‘UNICO ED ESCLUSIVO’”
Grazie, carissimo padre Omonimo (P. Antonio Germano 'Das', n.d.r)!, per avermi mandato la tua riflessione sulla ‘Famiglia carismatica’, come viene definita, qua e là oggi, la nostra Famiglia saveriana: la ricevo con gioia, come segno fraterno di una condivisione più profonda. E allora ti dico subito che sono in sintonia totale con quanto dici.
Forse l’ho già scritto o detto altrove: anche a me l’aggiunta dell’aggettivo ‘carismatica’ dà fastidio perché è un pleonasmo megalomane ed equivoco, non solo perché può dare l’impressione di pretendere una esclusività o di offrire una nuova specialità carismatica, proprio quando nella Chiesa/e molti rivendicano oggi tale ‘specialità’... Ma anche perché l’aggiunta di ‘carismatica’ potrebbe voler indicare che si tratta di qualcosa di diverso, di più bello e più attuale/moderno di prima...
Come se la nostra Famiglia saveriana, fondata con dolore e sudore dal nostro Padre Fondatore Conforti, non fosse già, alla sua sorgente, la risposta e il frutto meraviglioso di una chiamata-dono=carisma missionario, particolare, del Signore! Essa non diventa ‘carismatica’ solo oggi, solo perché si allarga ora, speriamo!, a un numero più significativo di ‘laici saveriani’ o di giovani ‘volontari saveriani’: questo non è un nuovo ‘carisma’, ma solo un bel rifiorire ed espandersi del carisma originario ‘unico ed esclusivo’ confortiano-saveriano per la Missione ad Gentes, ‘donato’ già al Fondatore!
Mi piace poi anche lo sviluppo che fai dell’immagine del ‘ponte’, e la riflessione sul fondamentale e mai finito cammino, per noi missionari ad Gentes, di incarnazione-rinascita nel mondo socioculturale che ci accoglie spesso con tanto calore... e tanta pazienza! Antonio, non potrebbe essere proprio questo umile, lento e inevitabilmente anche doloroso cammino di incarnazione missionaria nel nuovo mondo socioculturale, ‘il grembo’ in cui si gestisce la ‘nuova nascita’ evangelica, possibile e necessaria per tutti coloro che vogliono entrare nel Regno di Dio, dice Gesù, e quindi tanto più per noi missionari, e anche i vecchi, se pur... ci lasciamo inquietare dalla Parola e restiamo all’ascolto e alla ricerca, anche di notte, come Nicodemo? Cosa ne dici?
Auguri e congratulazioni vivissime, quindi, carissimo p. Germano, per il tuo prossimo 50° traguardo storico proprio nella ‘immersione missionaria’ (tra i fuori-casta del Bd)! Lo dico arrossendo di me, è il cammino che forse la nostra Famiglia saveriana, finora, solo in minima parte ha intrapreso. Nelle Costituzioni, vecchie e nuove, è chiarissimo questo fine carismatico unico ed esclusivo, ma temo che non abbiamo ancora scoperto, formulato e assimilato sufficientemente, a partire dal Concilio e dall’Oggi della Storia, quale potrebbe e dovrebbe essere il nostro cammino comunitario e personale concreto (e anche il ‘metodo’) assolutamente nuovo della Missione ad Gentes, oggi. Il tuo esempio e la tua riflessione, come quelli di qualche altro saveriano, possono però scuoterci e aiutarci a ‘darci una mossa’ coraggiosa in questa direzione. Grazie quindi di cuore, carissimo Antonio! E coraggio!, sempre più... a fondo, finché il Signore vuole! Ti accompagno con il mio ricordo fraterno in Lui. (Antonio Trettel sx)
GRAZIE BUKAVU!
CARISMA
Dono soprannaturale straordinario concesso a una persona a vantaggio della comunità ecclesiale”.
Leggo sempre e, spesso, più volte gli scritti di pe. Antonio Germano “Das”. Le sue esperienze mi affascinano, ma non mi tolgono la libertà di dissentire, quando lo credo opportuno. Leggo e medito le sue testimonianze con un poco di invidia. Devo pur essere sincero. Nei suoi confronti io mi sento un imboscato. Credo che io abbia scelto i Saveriani, influenzato (anche) dagli incontri (e i ripetuti filmini) sulla Cina che almeno una volta all’anno i Saveriani realizzavano nella mia parrocchia. Sognavo l’oriente, ma ancora stavo vestendo i paramenti per l’ordinazione sacerdotale quando il Superiore Generale p. Castelli mi si fermò davanti e: “Abbiamo deciso ieri sera in consiglio, andrai in Brasile”.
Ed eccomi ancora qui a celebrare il sessantesimo anno da quando sono arrivato la prima volta in Brasile. Confesso che più volte ho avuto a tentazione di andarmene per tentare di essere missionario altrove, come sognavo, come Antonio. Mi ha trattenuto un vescovo che mi chiese di studiare se, per caso, il mio Fondatore non avesse un carisma che valesse la pena conoscere, amare e vivere. Ecco, il carisma! L’enciclopedia Treccani lo definisce: “Dono soprannaturale straordinario concesso a una persona a vantaggio della comunità ecclesiale”. Grazia, missione, vocazione che conferisce alla persona che riceve tale dono (continua la Treccani) ascendente, fascino, prestigio.
Questo mi ha fatto permanere nella famiglia Saveriana: l’ascendente, il fascino, il prestigio di San Guido Maria Conforti che ha ricevuto un “dono soprannaturale straordinario”, ma… frequentemente sconosciuto. Rimasto nella famiglia carismatica saveriana, ma sempre sognando il giorno nel quale i Saveriani riconoscessero e dichiarassero che San Guido Maria Conforti, fondatore dei Missionari saveriani, è portatore di uno o più carismi a vantaggio della comunità cristiana e dell’umanità. Ho sempre creduto che San Guido avesse ottenuto un carisma, un “proprium” per dirla con il Vaticano II. La famiglia saveriana non è soltanto fornitrice di mano d’opera per la missione, è portatrice di doni/carismi che arricchiscono la Chiesa nella sua missione. I saveriani hanno carismi, “doni soprannaturali straordinari” da offrire alla Chiesa. È Famiglia carismatica saveriana. Grazie Bukavu!
Dio è infinito, i suoi misteri e le sue manifestazioni, anche. Così, nella Missione della Chiesa vi è il dono/carisma della missione ad gentes. A sua volta, la missione ad gentes, può essere vissuta in diversi modi, a partire da mille e una spiritualità.
Quando San Guido diceva ai partenti per a Cina di apprendere bene la lingua, di adattarsi ai costumi, di apprezzare gli utensili e le opere d’arte, non indicava certamente il modo di fare missione seguito dagli spagnoli e portoghesi venuti a fare missione qui in America Latina. Hanno distrutto tutto, anche la lingua! In queste indicazioni di metodo vedo il dono/carisma del “apprezzamento”, della “ammirazione”, della “capacità di ascolto”.
Pe. Antonio parla anche di “Spirito di Famiglia”, di “ospitalità”: non sta indicando i molteplici doni dello Spirito, non sono carismi?
Dice ancora della necessità di “perdere la propria identità”. Non è il modo migliore di fare missione indicato dal Fondatore “Il distacco da ogni cosa della terra e il sacrificio totale e irrevocabile di tutta la vita”? Non è un dono dello Spirito che noi dobbiamo tentare di vivere e di ricordare a tutta la Chiesa?
Mi piace ricordare ancora un dono/carisma ricevuto dal Conforti e trasmesso a noi: Il saveriano è inviato in altre terre e incontra fratelli e sorelle, quindi figli e figlie dello stesso Padre: l’umanità è una famiglia.
Mi permetto di ricordare: noi non siamo chiamati a “fare del mondo una sola famiglia”. Espressione che non ho mai trovato negli scritti di San Guido. L’umanità è famiglia. “Andando in Cina incontrate fratelli che già amate”. Sono fratelli prima del nostro arrivo, quindi siamo già famiglia: la famiglia umana. Ricordiamo a coloro che incontriamo che siamo famiglia, proclamiamo, anche con la testimonianza della nostra presenza, che ogni uomo e ogni donna sono miei fratelli e sorelle, e invitiamo questa famiglia a divenire “una unica famiglia cristiana che abbracci l’umanità”.
Siamo famiglia carismatica, abbiamo il dono dello Spirito di credere che l’umanità è una famiglia, tentiamo di vivere questa verità e di ricordarla alla Chiesa e al mondo, indicando loro l’amore de Padre che li vuole nel suo Regno. E qui concludo con Pe. Antonio:
“È il Regno di Dio, la Famiglia di Dio, punto terminale, in cui ogni essere umano trova il suo posto e la sua giusta collocazione senza complessi di superiorità o di inferiorità, ma con la comune coscienza di essere figli dello stesso Padre, che non fa distinzioni di sorta e abbraccia tutti con lo stesso e indivisibile amore”. (Alfiero Ceresoli sx)
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