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I giovani che dovrebbero fare notizia

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Altruisti, generosi, in cerca di senso: il ritratto dei ragazzi che scelgono di partire in missione racconta una generazione molto diversa da quella dei titoli di cronaca.

Oggi più che mai si sentono notizie negative sugli adolescenti e sui giovani. Superficialità, violenza, menefreghismo, individualismo: sono solo alcune delle parole che associamo alla società di oggi e, in particolare, al mondo giovanile.

In realtà esiste tutto un mondo di giovani – e sono convinto che sia la maggioranza – abitato da sentimenti buoni e da grandi aspirazioni.

Quest’anno, da quando mi è stato chiesto di seguire XAVI, il volontariato internazionale saveriano, ho incontrato tanti giovani. Mi sono confrontato con loro, li ho ascoltati e con molti ho fatto un pezzo di strada insieme, qui in Italia o direttamente in missione. Pensando a loro, le parole che mi vengono in mente sono altre: altruismo, generosità, semplicità, ricerca di profondità e di senso nella vita, desiderio di incontrare l’altro, curiosità, umanità.

Ho accompagnato i volontari partiti per alcuni mesi o per un anno nelle Filippine, in Bangladesh, Thailandia, Sierra Leone, Ciad e Mozambico. Passare del tempo con loro e ascoltare i racconti dei missionari e delle missionarie che li hanno ospitati mi ha aperto un mondo nuovo sui giovani.

Che cosa cercano questi ragazzi? Che cosa li spinge a partire? Che cosa abita nei loro cuori?

Il desiderio di pienezza

Prima di tutto c’è il desiderio di pienezza, che cercano attraverso l’esperienza in missione. Nella vita di molti giovani matura spesso la consapevolezza che quello che stanno facendo non basta. Un giorno, mentre ci confrontavamo, un ragazzo mi ha detto:

«Alex, sono felice, sto bene, ma allo stesso tempo sento che quello che faccio non mi basta. Sento di volere e di poter fare qualcosa di più, e penso che la missione sia ciò che fa per me».

È un po’ come ascoltare il giovane san Francesco, pronto a partire per terre lontane, o intravedere il desiderio del giovane san Guido Maria Conforti di essere missionario per il mondo.

La gioia del tempo donato

Accanto a questo desiderio, in ogni giovane che parte è evidente la gioia di dedicare tempo all’altro, gratuitamente. Una delle difficoltà più grandi di oggi, soprattutto per i giovani, è proprio trovare tempo: le giornate sono sempre più “riempite” da attività, incontri e appuntamenti, e dedicare tempo all’altro diventa una vera missione.

Vedere un ragazzo o una ragazza che dona mesi della propria vita, o anche un anno intero, che mette in pausa il percorso universitario o chiede un’aspettativa dal lavoro, è segno di uno spirito gratuito e disinteressato, rivolto al bene dell’altro. D’altronde, nella formazione dei volontari ripetiamo spesso: «Il dono più prezioso che portate in missione è il vostro tempo, il vostro stare gratuitamente insieme alla gente».

Una sete di spiritualità

Ma l’elemento forse ancora più presente nei giovani che partono è il bisogno di spiritualità e di profondità. Spesso non viene espresso in modo esplicito, ma lo si intravede nei discorsi, negli atteggiamenti e certamente nella scelta stessa di partire con noi, missionari consacrati che vivono la comunità, la preghiera e l’apostolato perché abitati dallo Spirito, vero protagonista della missione.

La vita comunitaria e la preghiera non sono elementi secondari dell’esperienza missionaria: ne sono il fondamento, il punto di forza, il motore che permette poi di fare missione.

Le fatiche e le ricchezze

Certo, in questo cammino le difficoltà non mancano. I dubbi di fede, la fatica di capire la cultura che li accoglie, le incomprensioni con la gente o con i membri della comunità, la stanchezza della quotidianità, a volte il sentirsi inutili, la solitudine e tanti altri limiti personali fanno parte della missione.

Ma anche tutto questo si impara ad affrontarlo. E quando si riesce ad andare oltre, ci si rende conto che partire vale la pena, perché la missione offre tante ricchezze: la bellezza di nuove culture, l’incontro con altre religioni, le relazioni profonde che nascono, i progetti che si realizzano e, soprattutto, il sentirsi parte della grande missione di Cristo: fare del mondo una sola famiglia.

Mi piacerebbe che questi giovani occupassero sempre più spesso la prima pagina dei giornali. Sono loro i giovani che dovrebbero fare notizia, e sono loro a rispecchiare davvero la realtà dei giovani di oggi.

The Young People Who Should Make the News

Selfless, generous, searching for meaning: the portrait of the young people who choose to leave on mission tells of a generation very different from the one in the headlines.

Today more than ever, we hear negative news about teenagers and young people. Shallowness, violence, indifference, individualism: these are just some of the words we associate with today’s society and, in particular, with the world of young people.

In reality, there is a whole world of young people – and I am convinced they are the majority – filled with good feelings and great aspirations.

This year, ever since I was asked to look after XAVI, the Xaverian international volunteer programme, I have met many young people. I have talked with them, listened to them, and walked part of the way together with many of them, here in Italy or directly on mission. When I think of them, very different words come to mind: selflessness, generosity, simplicity, a search for depth and meaning in life, a desire to encounter others, curiosity, humanity.

I have accompanied volunteers who left for a few months or for a year to the Philippines, Bangladesh, Thailand, Sierra Leone, Chad and Mozambique. Spending time with them and listening to the stories of the missionaries – men and women – who hosted them has opened up a whole new world to me about young people.

What are these young people looking for? What drives them to leave? What dwells in their hearts?

The desire for fullness

First of all, there is the desire for fullness, which they seek through their experience on mission. In the lives of many young people, an awareness often grows that what they are doing is not enough. One day, as we were talking, a young man said to me:

“Alex, I’m happy, I’m fine, but at the same time I feel that what I do isn’t enough for me. I feel that I want to, and can, do something more, and I think mission is the right thing for me.”

It is a bit like listening to the young Saint Francis, ready to set out for distant lands, or catching a glimpse of the young Saint Guido Maria Conforti’s desire to be a missionary to the world.

The joy of time given

Alongside this desire, every young person who leaves shows a clear joy in giving time to others, freely. One of the greatest difficulties today, especially for young people, is precisely finding time: days are increasingly “filled” with activities, meetings and appointments, and giving time to others becomes a true mission.

Seeing a young man or woman give months of their life, or even a whole year, putting their university studies on hold or taking leave from work, is a sign of a free and selfless spirit, directed towards the good of others. After all, in the volunteers’ training we often repeat: “The most precious gift you bring to the mission is your time, your simply being with the people, freely.”

A thirst for spirituality

But perhaps the element even more present in the young people who leave is the need for spirituality and depth. It is often not expressed explicitly, but it can be glimpsed in their conversations, in their attitudes and certainly in the very choice to leave with us, consecrated missionaries who live community, prayer and apostolate because we are inhabited by the Spirit, the true protagonist of mission.

Community life and prayer are not secondary elements of the missionary experience: they are its foundation, its strength, the engine that makes mission possible.

Struggles and riches

Of course, there is no shortage of difficulties along this journey. Doubts of faith, the effort of understanding the culture that welcomes them, misunderstandings with the people or with members of the community, the weariness of daily life, sometimes feeling useless, loneliness and many other personal limitations are all part of mission.

But one learns to face all this too. And when they manage to move beyond it, they realise that leaving is worth it, because mission offers so many riches: the beauty of new cultures, the encounter with other religions, the deep relationships that are born, the projects that come to life and, above all, the sense of being part of Christ’s great mission: to make the world one family.

I would love to see these young people on the front pages of newspapers more and more often. They are the young people who should make the news, and they are the ones who truly reflect the reality of young people today.

Les jeunes qui devraient faire la une

Altruistes, généreux, en quête de sens : le portrait des jeunes qui choisissent de partir en mission raconte une génération bien différente de celle des gros titres.

Aujourd’hui plus que jamais, on entend des nouvelles négatives sur les adolescents et les jeunes. Superficialité, violence, indifférence, individualisme : ce ne sont là que quelques-uns des mots que nous associons à la société actuelle et, en particulier, au monde des jeunes.

En réalité, il existe tout un monde de jeunes – et je suis convaincu qu’ils sont la majorité – habité par de bons sentiments et de grandes aspirations.

Cette année, depuis qu’on m’a demandé de suivre XAVI, le volontariat international xavérien, j’ai rencontré beaucoup de jeunes. J’ai échangé avec eux, je les ai écoutés et, avec beaucoup d’entre eux, j’ai fait un bout de chemin ensemble, ici en Italie ou directement en mission. En pensant à eux, ce sont d’autres mots qui me viennent à l’esprit : altruisme, générosité, simplicité, recherche de profondeur et de sens dans la vie, désir de rencontrer l’autre, curiosité, humanité.

J’ai accompagné les volontaires partis pour quelques mois ou pour un an aux Philippines, au Bangladesh, en Thaïlande, en Sierra Leone, au Tchad et au Mozambique. Passer du temps avec eux et écouter les récits des missionnaires, hommes et femmes, qui les ont accueillis m’a ouvert un monde nouveau sur les jeunes.

Que cherchent ces jeunes ? Qu’est-ce qui les pousse à partir ? Qu’est-ce qui habite leur cœur ?

Le désir de plénitude

Il y a avant tout le désir de plénitude, qu’ils recherchent à travers l’expérience en mission. Dans la vie de nombreux jeunes mûrit souvent la conscience que ce qu’ils font ne suffit pas. Un jour, alors que nous échangions, un jeune m’a dit :

« Alex, je suis heureux, je vais bien, mais en même temps je sens que ce que je fais ne me suffit pas. Je sens que je veux et que je peux faire quelque chose de plus, et je pense que la mission est faite pour moi. »

C’est un peu comme entendre le jeune saint François, prêt à partir pour des terres lointaines, ou entrevoir le désir du jeune saint Guido Maria Conforti d’être missionnaire pour le monde.

La joie du temps donné

À côté de ce désir, chez chaque jeune qui part, on voit clairement la joie de consacrer du temps à l’autre, gratuitement. L’une des plus grandes difficultés d’aujourd’hui, surtout pour les jeunes, est justement de trouver du temps : les journées sont de plus en plus « remplies » d’activités, de rencontres et de rendez-vous, et consacrer du temps à l’autre devient une véritable mission.

Voir un jeune homme ou une jeune femme donner des mois de sa vie, voire une année entière, mettre en pause ses études universitaires ou demander un congé à son travail, est le signe d’un esprit gratuit et désintéressé, tourné vers le bien de l’autre. D’ailleurs, lors de la formation des volontaires, nous répétons souvent : « Le don le plus précieux que vous apportez en mission, c’est votre temps, le fait d’être gratuitement avec les gens. »

Une soif de spiritualité

Mais l’élément peut-être encore plus présent chez les jeunes qui partent, c’est le besoin de spiritualité et de profondeur. Il n’est souvent pas exprimé de manière explicite, mais on l’entrevoit dans les conversations, dans les attitudes et certainement dans le choix même de partir avec nous, missionnaires consacrés qui vivent la communauté, la prière et l’apostolat parce qu’habités par l’Esprit, véritable protagoniste de la mission.

La vie communautaire et la prière ne sont pas des éléments secondaires de l’expérience missionnaire : elles en sont le fondement, le point fort, le moteur qui permet ensuite de faire mission.

Les difficultés et les richesses

Certes, les difficultés ne manquent pas sur ce chemin. Les doutes de foi, la peine à comprendre la culture qui les accueille, les incompréhensions avec les gens ou avec les membres de la communauté, la fatigue du quotidien, parfois le sentiment d’être inutile, la solitude et bien d’autres limites personnelles font partie de la mission.

Mais on apprend aussi à affronter tout cela. Et quand on parvient à aller au-delà, on se rend compte que partir en vaut la peine, car la mission offre tant de richesses : la beauté de nouvelles cultures, la rencontre avec d’autres religions, les relations profondes qui naissent, les projets qui se réalisent et, surtout, le sentiment de faire partie de la grande mission du Christ : faire du monde une seule famille.

J’aimerais que ces jeunes fassent de plus en plus souvent la une des journaux. Ce sont eux, les jeunes qui devraient faire l’actualité, et ce sont eux qui reflètent vraiment la réalité des jeunes d’aujourd’hui.

Los jóvenes que deberían ser noticia

Altruistas, generosos, en busca de sentido: el retrato de los jóvenes que eligen partir en misión describe una generación muy distinta de la de los titulares.

Hoy más que nunca se oyen noticias negativas sobre los adolescentes y los jóvenes. Superficialidad, violencia, indiferencia, individualismo: son solo algunas de las palabras que asociamos a la sociedad actual y, en particular, al mundo juvenil.

En realidad existe todo un mundo de jóvenes –y estoy convencido de que son la mayoría– habitado por buenos sentimientos y grandes aspiraciones.

Este año, desde que me pidieron acompañar XAVI, el voluntariado internacional javeriano, he conocido a muchos jóvenes. He dialogado con ellos, los he escuchado y con muchos he recorrido juntos un tramo del camino, aquí en Italia o directamente en misión. Pensando en ellos, las palabras que me vienen a la mente son otras: altruismo, generosidad, sencillez, búsqueda de profundidad y de sentido en la vida, deseo de encontrarse con el otro, curiosidad, humanidad.

He acompañado a los voluntarios que partieron durante algunos meses o un año a Filipinas, Bangladés, Tailandia, Sierra Leona, Chad y Mozambique. Pasar tiempo con ellos y escuchar los relatos de los misioneros y las misioneras que los acogieron me ha abierto un mundo nuevo sobre los jóvenes.

¿Qué buscan estos jóvenes? ¿Qué los impulsa a partir? ¿Qué habita en sus corazones?

El deseo de plenitud

Ante todo está el deseo de plenitud, que buscan a través de la experiencia en misión. En la vida de muchos jóvenes madura a menudo la conciencia de que lo que están haciendo no basta. Un día, mientras conversábamos, un chico me dijo:

«Alex, soy feliz, estoy bien, pero al mismo tiempo siento que lo que hago no me basta. Siento que quiero y puedo hacer algo más, y creo que la misión es lo mío».

Es un poco como escuchar al joven san Francisco, dispuesto a partir hacia tierras lejanas, o vislumbrar el deseo del joven san Guido María Conforti de ser misionero para el mundo.

La alegría del tiempo regalado

Junto a este deseo, en cada joven que parte se hace evidente la alegría de dedicar tiempo al otro, gratuitamente. Una de las mayores dificultades de hoy, sobre todo para los jóvenes, es precisamente encontrar tiempo: los días están cada vez más «llenos» de actividades, encuentros y citas, y dedicar tiempo al otro se convierte en una verdadera misión.

Ver a un chico o una chica que entrega meses de su vida, o incluso un año entero, que pone en pausa sus estudios universitarios o pide un permiso en el trabajo, es señal de un espíritu gratuito y desinteresado, orientado al bien del otro. Por otra parte, en la formación de los voluntarios repetimos a menudo: «El regalo más valioso que llevan a la misión es su tiempo, su estar gratuitamente con la gente».

Una sed de espiritualidad

Pero quizá el elemento aún más presente en los jóvenes que parten es la necesidad de espiritualidad y de profundidad. A menudo no se expresa de forma explícita, pero se intuye en las conversaciones, en las actitudes y, sin duda, en la decisión misma de partir con nosotros, misioneros consagrados que viven la comunidad, la oración y el apostolado porque están habitados por el Espíritu, verdadero protagonista de la misión.

La vida comunitaria y la oración no son elementos secundarios de la experiencia misionera: son su fundamento, su punto fuerte, el motor que permite luego hacer misión.

Las dificultades y las riquezas

Desde luego, en este camino no faltan las dificultades. Las dudas de fe, el esfuerzo por comprender la cultura que los acoge, los malentendidos con la gente o con los miembros de la comunidad, el cansancio de lo cotidiano, a veces el sentirse inútiles, la soledad y tantos otros límites personales forman parte de la misión.

Pero también a afrontar todo esto se aprende. Y cuando se logra ir más allá, uno se da cuenta de que partir vale la pena, porque la misión ofrece muchas riquezas: la belleza de nuevas culturas, el encuentro con otras religiones, las relaciones profundas que nacen, los proyectos que se realizan y, sobre todo, el sentirse parte de la gran misión de Cristo: hacer del mundo una sola familia.

Me gustaría que estos jóvenes ocuparan cada vez más a menudo la portada de los periódicos. Ellos son los jóvenes que deberían ser noticia, y son ellos quienes reflejan de verdad la realidad de los jóvenes de hoy.

Alex Brai, SX
02 outubro 2026
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