Il Consiglio Indigenista MIssionario (organismo in seno alla Conferenza episcopale del Brasile), nel Rapporto 2025 sulla violenza contro i popoli indigeni in Brasile, ha presentato diverse sfide: difficoltà nel trasporto scolastico, infrastrutture inadeguate, mancata valorizzazione degli insegnanti indigeni, ma anche ostacoli all’accesso agli interpreti e ad adattare le procedure giudiziarie alle realtà culturali e linguistiche delle popolazioni native: non solo la denuncia dell’aumento delle violenze contro la persona e il patrimonio (omicidi, conflitti territoriali, estrazione mineraria illegale, disboscamento, occupazione abusiva). Una violenza più sottile, quasi invisibile, fatta di quotidiana disuguaglianza e indifferenza che investe settori quali l’istruzione, la sanità, la sicurezza, il libero accesso e godimento delle politiche statali, e che si traduce, per esempio, in una drammatica crescita dei suicidi e della mortalità infantile.
La violenza, si legge nel documento, si manifesta in molteplici forme: “Colpisce la terra, quando vengono ritardate le demarcazioni, consentite le invasioni o favorito lo sfruttamento illegale dei territori indigeni. Colpisce i corpi e le vite degli indigeni attraverso minacce, persecuzioni, assassinii, criminalizzazione dei leader, razzismo e discriminazione. Si manifesta nella mancanza di assistenza, quando le comunità rimangono prive di salute, istruzione, servizi igienico-sanitari di base, acqua potabile, alloggi dignitosi, sicurezza alimentare e protezione territoriale». E colpisce anche la natura, la cui distruzione compromette non solo gli stili di vita indigeni ma anche l’integrità dei biomi e le condizioni di vita delle generazioni future. Ogni violazione “produce altre violazioni, formando un ciclo continuo di esclusione e ingiustizia”.
English
C.I.MI. REPORT: MULTIPLE FORMS OF VIOLENCE AFFECT INDIGENOUS PEOPLES IN BRAZIL
Conselho Indigenista Missionário (C.I.MI or Indigenous Missionary Council), an agency under the Brazilian Bishop Conference, in its 2025 Report on the violence against the indigenous peoples of Brazil listed different challenges: difficulties with school transportation, inadequate infrastructure, a failure to recognize the value of indigenous teachers, as well as obstacles to accessing interpreters and adapting judicial procedures to the cultural and linguistic realities of indigenous populations – these issues go beyond mere reports of an increase in violence against people and property (murders, territorial conflicts, illegal mining, deforestation, and land grabs).
There is a more subtle, almost invisible form of violence, consisting of everyday inequality and indifference, that affects areas such as education, health care, public safety, and free access to and enjoyment of government policies – and that results, for example, in a dramatic increase in suicides and infant mortality.
Violence, the document states, takes many forms: “It affects the land when land demarcations are delayed, invasions are permitted, or the illegal exploitation of indigenous territories is facilitated. It affects the bodies and lives of indigenous peoples through threats, persecution, murders, the criminalization of leaders, racism, and discrimination. It manifests itself in a lack of assistance, when communities are deprived of health care, education, basic sanitation, drinking water, decent housing, food security, and territorial protection.” Nature is also affected, and its destruction undermines not only indigenous ways of life but also the integrity of biomes and the living conditions of future generations. Every violation “leads to further violations, creating a continuous cycle of exclusion and injustice.”
