Il Camerun continua a essere teatro di una delle più gravi e meno raccontate crisi umanitarie del pianeta. Una crisi silenziosa, che costringe milioni di persone a vivere lontano dalle proprie case, private della sicurezza, dei mezzi di sussistenza e della prospettiva di un futuro dignitoso. Eppure, nonostante le dimensioni dell'emergenza, il Paese resta ai margini dell'agenda internazionale. Secondo il rapporto annuale del Norwegian Refugee Council (NRC) sulle crisi di sfollamento più trascurate al mondo, la nazione camerunese si colloca al settimo posto. Il Camerun è attraversato contemporaneamente da tre crisi che si alimentano a vicenda. Nel Far North continua a pesare il conflitto legato ai gruppi armati attivi nel bacino del Lago Ciad, responsabile da oltre un decennio di violenze, attacchi ai civili e continui spostamenti forzati. Nelle regioni anglofone del Nord-Ovest e del Sud-Ovest, lo scontro tra forze governative e gruppi separatisti continua a provocare vittime, distruzione di villaggi e interruzione dei servizi essenziali. A tutto questo si aggiunge l'arrivo di centinaia di migliaia di rifugiati provenienti dalla vicina Repubblica Centrafricana, in fuga da anni di instabilità e violenze. Il risultato è una pressione enorme sulle comunità ospitanti, spesso già fragili e prive delle risorse necessarie per affrontare un'emergenza così prolungata. Le conseguenze umanitarie sono drammatiche. Oltre un milione e mezzo di persone risultavano sfollate nel Paese entro la metà del 2025, mentre circa tre milioni necessitavano di assistenza umanitaria urgente. La scarsità di fondi produce effetti immediati e tangibili. Significa meno assistenza alimentare, meno cure mediche, meno programmi educativi, meno protezione per le persone più vulnerabili. Significa anche che migliaia di famiglie rimangono senza documenti, senza accesso ai servizi di base e senza alcuna possibilità concreta di ricostruire la propria vita.
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CAMEROON: A SILENT CRISIS
Cameroon remains the setting for one of the most severe yet underreported humanitarian crises on the planet. It is a silent crisis that forces millions of people to live far from their homes, deprived of safety, livelihoods, and the prospect of a dignified future. Yet, despite the scale of the emergency, the country remains on the margins of the international agenda. According to the Norwegian Refugee Council’s (NRC) annual report on the world’s most neglected displacement crises, Cameroon ranks seventh. The country is simultaneously grappling with three mutually reinforcing crises.
In the Far North, the conflict involving armed groups that are active in the Lake Chad basin continues to take a heavy toll, having caused violence, attacks on civilians, and ongoing forced displacement for over a decade. In the Anglophone Northwest and Southwest regions, clashes between government forces and separatist groups result in continuous casualties, the destruction of villages, and the disruption of essential services. Added to all this is the arrival of hundreds of thousands of refugees from the neighbouring Central African Republic, fleeing years of instability and violence. As a result, host communities – which are often already fragile and lack the resources needed to cope with such a prolonged emergency – find themselves under enormous strain. The humanitarian consequences are dire. By mid-2025, more than 1.5 million people had been displaced within the country, while approximately 3 million were in need of urgent humanitarian assistance. The shortage of funds has immediate and tangible effects, such as less food assistance, less medical care, fewer educational programs, and less protection for the most vulnerable people. Moreover, in this situation, thousands of families remain without documentation, without access to basic services, and without any real possibility of rebuilding their lives.
