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CIAD: “una delle aree più instabili dell’Africa”

17 July 2026

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L’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) ha affermato che nel bacino del lago Ciad, una delle aree più instabili dell’Africa, l’escalation delle violenze ha provocato oltre 5.700 vittime dall’autunno 2025 e costretto milioni di persone ad abbandonare le proprie case. Oggi più di 3,5 milioni di individui risultano sfollati, mentre 8,2 milioni necessitano di assistenza umanitaria. Se l’insicurezza alimentata dai gruppi jihadisti che operano nell’area del lago Ciad continua a rappresentare una grave minaccia, è soprattutto la guerra in Sudan ad aver trasformato il Ciad nell’epicentro di una delle più grandi crisi di rifugiati del continente africano. Da oltre tre anni il conflitto sudanese continua a spingere centinaia di migliaia di persone oltre il confine orientale ciadiano, dove i profughi si sommano ai rimpatriati ciadiani costretti anch’essi ad abbandonare le proprie abitazioni. La guerra in Sudan ha provocato un movimento enorme di popolazioni e coinvolge sia cittadini sudanesi, sia quelli ciadiani costretti a rientrare nel proprio Paese. L’est del Ciad è diventato una gigantesca area di accoglienza, ma le strutture sono ormai al limite e la gestione quotidiana dei rifugiati è sempre più difficile. Il Paese vive una crisi politica ed economica molto profonda. La corruzione è diffusa e manca un'organizzazione statale capace di coordinare efficacemente gli interventi. Ci si interroga persino sulla gestione degli aiuti economici internazionali e sulla reale destinazione di parte delle risorse che arrivano nel Paese. Uno scenario nel quale rischiano di essere strumentalizzate anche le appartenenze religiose. Negli ultimi mesi, infatti, starebbero riemergendo tensioni tra comunità cristiane e musulmane, alimentate in maniera strumentale da chi vuole sfruttare le difficoltà del Paese. È un rischio molto serio. Si cerca di attribuire le responsabilità della crisi a gruppi religiosi o etnici, quando invece il problema è innanzitutto politico e riguarda la cattiva gestione dello Stato. Alimentare divisioni tra cristiani e musulmani significa spostare l’attenzione dalle vere cause della crisi e compromettere ulteriormente la convivenza.


English

CHAD: “one of the most unstable regions in Africa”

The UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) has stated that in the Lake Chad Basin, one of the most unstable areas in Africa, the escalation of violence has claimed over 5,700 lives since autumn 2025 and forced millions of people to flee their homes. Today, more than 3.5 million people are displaced, while 8.2 million are in need of humanitarian assistance. And while the insecurity fuelled by jihadist groups operating in the Lake Chad region continues to pose a serious threat, it is above all the war in Sudan that has turned Chad into the epicentre of one of the largest refugee crises on the African continent. For over three years, the Sudanese conflict has continued to drive hundreds of thousands of people across Chad’s eastern border, where refugees join Chadian returnees who have also been forced to leave their homes.

The war in Sudan has triggered a massive displacement of people, affecting both Sudanese citizens and Chadians forced to return to their own country. Eastern Chad has become a vast reception area, but the facilities are now stretched to breaking point and the day-to-day management of the refugees is becoming increasingly difficult. The country is experiencing a very deep political and economic crisis. Corruption is rife and there is no state organisation capable of effectively coordinating relief efforts. Questions are even being raised about the management of international financial aid and the current destination of some of the resources arriving in the country. It is a situation in which religious affiliations are also at risk of being exploited.

In recent months, in fact, tensions between Christian and Muslim communities appear to be resurfacing, deliberately fuelled by those who wish to exploit the country’s difficulties. This is a very serious risk. Attempts are being made to attribute responsibility for the crisis to religious or ethnic groups, when in fact the problem is primarily political and stems from the state’s mismanagement. Fomenting divisions between Christians and Muslims serves to divert attention from the real causes of the crisis and further undermines peaceful coexistence.