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I consigli del “Padre” ai “figli”

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Da giovane, quando leggevo la Lettera Testamento (LT), avevo l’impressione che fosse una lettera eccessivamente negativa. Il Fondatore parla dei voti ma sviluppa molto la parte dei pericoli; e poi dà una lunga serie di consigli per metterci in guardia contro di essi. Adesso ho qualche anno in più, ed avendo visto ciò che succede attorno a me ed anche dentro di me, mi rendo conto della necessità di queste frasi piuttosto severe e disciplinari, ma anche molto aderenti alla realtà. Il linguaggio è un po’ superato ma l’essenza è ancora attuale. Il Fondatore ci tiene molto ai voti religiosi, almeno quanto alla missione, e li considera una condizione indispensabile per essere tutto di Dio e della missione.

Tutti i genitori danno consigli ai loro figli, e questi non ne vogliono sapere di ascoltare quelle parole che sembrano mettere limiti alla loro libertà. I figli pensano ingenuamente che tutto sia facile e bello, e che sono capaci di cavarsela comunque. La vita di fatto è molto più complicata e complessa di come i figli pensano. I genitori capiscono che devono aiutare i figli anche con i consigli ritenuti inopportuni. In questi consigli c’è il cuore concreto dei genitori che si è fatto parola; queste parole sono basate sulla loro esperienza di vita e saggezza. Anche se non ascoltati rimangono nel cuore, ed al momento opportuno, anche dopo tanti anni, tornano fuori e sono capaci di aiutare a dirigere. Ogni missionario è come un vaso di terracotta molto fragile che racchiude il prezioso tesoro del Vangelo. Il nostro Fondatore ci insegna che dobbiamo avere grande cura nel proteggerlo. C’è tutta una serie di precauzioni ed attenzioni da mantenere che solo l’esperienza può insegnare. Con il passare degli anni ho cominciato a capire meglio le parole della LT.

In essa, ci sono frasi molto belle ed entusiasmanti sui veri valori. Siamo sicuri che Dio fa bene la sua parte, ma non siamo sicuri di fare la nostra. Bisogna preoccuparci di essere sempre ben ancorati in Lui con la nostra piccola barchetta, altrimenti facilmente andiamo alla deriva nel grande mare della vita. C’è bisogno di molta disciplina spirituale, di controllo di sé, di lavoro continuo e costante per riaggiustare la rotta da mantenere. Il Fondatore dice che addirittura è una specie di martirio:

“I voti religiosi sono vincoli santi che vieppiù ci stringono al divin servizio, sono una totale emancipazione dal Demonio, dal mondo e dalla carne; sono una continua aspirazione a cose sempre migliori; sono una specie di martirio, a cui se manca l’intensità dello spasimo, supplisce la continuità di tutta la vita”.

A vent’anni capivo solo intellettualmente cosa volesse dire una frase del genere. Ora che ho già passato i sessant’anni, capisco molto meglio e non solo con la testa. I voti si vivono dal di dentro, non sono una cosa esterna che va in automatico. Tutto dipende dal mio cuore e dalle mie scelte quotidiane, dalla mia autodeterminazione e libertà, dalla mia fede e dall’amore che riesco effettivamente ad avere ogni giorno per Cristo Gesù e per i fratelli nelle varie situazioni concrete.

Di soldi me ne passano tanti tra le mani, la sfida è non usarli mai per me. Ho visto missionari maneggiare ingenti quantità di denaro con una disinvoltura spaventosa. È facilissimo pensare di avere diritto ad una piccola parte di essi per i propri progetti. Invece i soldi sono sempre tutti e solo per i progetti di Dio secondo l’intenzione dell’offerente e le regole della nostra congregazione. Qui ci vuole un certo radicalismo nel distacco, altrimenti si cade facilmente nella trappola borghese che rende insignificante un missionario. Si capisce subito se uno cerca soldi o se è attaccato ad essi. Preferire l’essenzialità e la frugalità, non avere molti strumenti, vivere la povertà non è una cosa facile. Quanti bravi confratelli mostrano di essere andati alla deriva vivendo una vita più comoda e rilassata rispetto alla gente comune! Circondati da persone che li servono in tutto, e con ogni strumento moderno a loro esclusiva disposizione. Avere la guardia sempre alta nel campo della povertà volontaria, nel privarsi anche di ciò che sembra necessario, ma che di fatto non lo è, non è facile. Anzi è normale pensare di avere quello che hanno tutti. Ma, facendo in questo modo, io missionario divento insignificante, perché mi viene a mancare quella carica spirituale che mi permette la testimonianza del Vangelo. Non devo dialogare con il mondo materialista ed ingiusto. Bisogna che viva felice, ignorandolo. In Giappone ho imparato che tanta gente, sia benestante (relativamente alla situazione locale) che povera, è sfiancata per la mancanza di carica spirituale, di energia psicologica, di forza… tutti aspetti che vengono da convinzioni profonde. Queste cose ovviamente non si trovano adeguandosi al modo di vivere materialista e al pensiero unico e superficiale proposto dalla società. Ho comunque avuto modo di conoscere alcuni giapponesi, a dire il vero pochi, radicalmente controcorrente con profonde convinzioni umane e religiose, capaci di sfidare serenamente il mondo con il loro modo frugale di vivere, col distacco, con quella che una volta si chiamava parsimonia, con amore alla natura e fuga dalla città di Babele fatta solo di vuoto spinto e sogni illusori. La società giapponese è ferrea su ciò che riguarda i soldi, e grazie anche a questo i nostri conti sono sempre a posto e la cassa comune effettiva è una realtà decisamente scontata da decenni.

Il Fondatore ha delle belle affermazioni molto utili sulla povertà; esse dovrebbero essere rilette spesso.

Circa la castità, Monsignor Conforti si esprime con il linguaggio del suo tempo, ma ciò che dice è vero anche oggi. Penso a tanti volti di ex confratelli che erano intelligenti, buoni, preparati, determinati, devoti, ecc… e che “sono scivolati su una buccia di banana” (mi si perdoni l’espressione poco rispettosa). Il pansessualismo egoista e strisciante, in cui vive la società moderna, mi deve vedere decisamente all’opposto, gioiosamente felice di vivere tutte le relazioni umane centrate su Gesù Cristo, con il massimo di amore cristiano per ogni persona che incontro, fratello o sorella che sia. I giapponesi che sono permissivi e raffinati, sanno lodare i saveriani per la limpidezza e bellezza nella relazione con loro. La castità ci rende veramente liberi di incontrare chiunque, e nel modo migliore. Questo è in un certo senso la nostra garanzia. E la gente comune, con la testa sulle spalle, apprezza molto la castità e la fedeltà, in barba a quello che i media ed il mondo vogliono farci credere e cercano di imporre a tutti. Nel campo della castità ho l’esempio luminoso di relazioni cristiane veramente libere e gioiose di alcuni bravi confratelli che supera di molto lo scandalo (sì, perché per me è uno scandalo!) datomi dalla sciatteria e volgarità di altri. Non si tratta solo di relazione con le donne o la sfera della sessualità in modo corretto e delicato, ma di un modo rispettoso e pieno di amore di mettersi in relazione dove il voler dominare, prevalere, asservire, controllare, manipolare, spiare, giudicare, usare l’altro, ecc… sono severamente banditi per far posto a sentimenti, pensieri e comportamenti molto superiori. Sono tutte cose che non si inventano in un giorno: ci vuole il lavoro di una vita per costruirle.

A volte mi chiedo perché il Fondatore insista così tanto nella LT sull’obbedienza. Forse perché è la realtà più problematica e difficile. I modi di intendere l’obbedienza sono molto cambiati all’interno della chiesa. Nel campo dell’obbedienza, come in passato tra noi, c’è chi delega il novanta per cento della responsabilità al superiore assumendosene personalmente un mero dieci per cento. Come c’è, invece, chi vive l’obbedienza assumendosi il novanta per cento della responsabilità e delegando al superiore solo il dieci per cento. Comunque sia, ciascuno di noi per obbedire a Dio deve tener conto di ciò che dicono e propongono i legittimi superiori. Il distacco da sé, la rinuncia alla propria volontà è forse lo scoglio più difficile da superare, perché è come dover morire.

È forse per questo che subito dopo nella LT c’è, secondo me, la pagina più bella, ovvero il capitolo 7, che è un autentico gioiello. Comincia con le parole “...procuriamo sempre di vivere quella vita di fede…la quale ci porti cercare e volere il beneplacito di Dio e non il nostro.” e continua insistendo solo ed unicamente sulla fede. Perché in fin dei conti si tratta solo di questo: “la fede”. È solo in questa fede che la nostra vita di missionari ha senso e significato. In barba a ciò che pensa e dice il mondo, io che annuncio il Vangelo di Gesù Cristo ai Giapponesi ho bisogno soprattutto di coerenza e la LT con i suoi consigli ed il suo spirito, mi aiutano non poco. 

 

Dalla sperduta missione di Kikuchi in Giappone
2019-6-26
P. Da Roit Silvano sx


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Les conseils du "Père" aux "enfants"

Quand j’étais jeune, pendant que j’en faisais la lecture, j’avais l’impression que c’était une lettre excessivement négative. Le Fondateur parle des vœux mais développe beaucoup la partie des dangers ; et puis il donne une longue série de conseils pour nous mettre en garde contre eux. J’ai maintenant quelques années de plus, et ayant vu ce qui se passe autour de moi et en moi, je me rends compte de la nécessité de ces phrases assez sévères et disciplinaires, mais aussi très proches de la réalité. Le langage est un peu dépassé mais l’essence est encore actuelle. Le Fondateur tient beaucoup aux vœux religieux, au moins quant à la mission, et les considère comme une condition indispensable pour être totalement consacré à Dieu et à la mission.

Tous les parents donnent des conseils à leurs enfants, et ceux-ci ne veulent pas entendre ces mots qui semblent mettre des limites à leur liberté. Les enfants pensent naïvement que tout est facile et beau, et qu’ils sont capables de s’en sortir de toute façon. La vie est en fait beaucoup plus compliquée et complexe de ce que pensent les enfants. Les parents comprennent qu’ils doivent aider leurs enfants même avec des conseils qu’ils jugent inappropriés. Dans ces conseils, il y a le cœur concret des parents qui se traduit en paroles ; ces paroles sont fondées sur leur expérience de vie et de sagesse. Même s’ils ne sont pas écoutés, ces conseils restent dans leur cœur, et au moment opportun, même après tant d’années, ils reviennent et sont capables d’aider à orienter. Chaque missionnaire est comme un vase de terre cuite très fragile qui renferme le précieux trésor de l’Evangile. Notre Fondateur nous enseigne que nous devons prendre grand soin de le protéger. Il y a toute une série de précautions et d’attentions à maintenir que seule l’expérience peut enseigner. Avec les années qui passent, j’ai commencé à mieux comprendre les paroles de la Lettre Testament.

Dans la Lettre Testament, il y a des phrases très belles et passionnantes sur les vraies valeurs. Nous sommes sûrs que Dieu fait bien sa part, mais nous ne sommes pas sûrs de faire la nôtre. Il faut s’inquiéter d’être toujours bien ancré en Lui avec notre petite barque, sinon nous allons facilement à la dérive dans la grande mer de la vie. Il faut beaucoup de discipline spirituelle, de contrôle de soi, de travail continu et constant pour réajuster le cap à maintenir. Le Fondateur dit même que c’est une sorte de martyre :

« Les vœux religieux sont des liens saints qui nous attachent toujours plus étroitement au service divin ; ils sont un affranchissement total du démon, du monde et de la chair ; ils manifestent une as­piration continue à des choses toujours meilleures. Les vœux religieux sont une sorte de martyre de toute une vie dont la durée supplée à l’intensité de la souffrance si cette dernière fait défaut » 

Quand j’avais 20 ans, je ne comprenais qu’intellectuellement ce que signifiait une telle phrase. Maintenant que j’ai 60 ans, je comprends mieux et pas seulement avec ma tête. Les vœux se vivent de l’intérieur, ils ne sont pas une chose extérieure qui fonctionne automatiquement. Tout dépend de mon cœur et de mes choix quotidiens, de mon autodétermination et de ma liberté, de ma foi et de l’amour que je parviens effectivement à avoir chaque jour pour le Christ Jésus et pour mes frères dans les diverses situations concrètes.

Des grandes sommes d’argent passent par mes mains. Le défi est de ne jamais les utiliser pour moi. J’ai vu des missionnaires manipuler de grandes quantités d’argent avec une aisance effrayante. Il est très facile de penser avoir droit à une petite partie de cet argent pour ses propres projets. Au contraire, l’argent est toujours totalement et seulement pour les projets de Dieu selon l’intention du donateur et les règles de notre congrégation. Il faut ici un certain radicalisme dans le détachement, sinon on tombe facilement dans le piège bourgeois qui rend insignifiant un missionnaire. On sait vite si quelqu’un cherche de l’argent ou s’il y est attaché. Préférer l’essentialité et la frugalité, ne pas avoir beaucoup d’instruments, vivre la pauvreté n’est pas une chose facile. Combien de bons frères montrent qu’ils sont partis à la dérive en vivant une vie plus confortable et détendue que les gens ordinaires ! Entourés de gens qui les servent en tout, et avec chaque instrument moderne à leur disposition exclusive. Rester attentif et éveillé dans le domaine de la pauvreté volontairement choisie, en se privant également de ce qui semble nécessaire, mais qui en fait ne l’est pas, n’est pas facile. C’est normal de penser avoir ce que tout le monde a. Mais, en faisant ainsi, moi missionnaire je deviens insignifiant, car la charge spirituelle qui me permet de témoigner de l’Evangile me fait défaut. Je ne dois pas dialoguer avec le monde matérialiste et injuste. Je dois vivre heureux, en l’ignorant. Au Japon, j’ai appris que beaucoup de personnes, riches (par rapport à la situation locale) et pauvres, s’épuisent par manque de charge spirituelle, d’énergie psychologique, de force... Tous étant des aspects qui viennent de convictions profondes. Ces choses ne se trouvent évidemment pas en s’adaptant au mode de vie matérialiste et à la pensée unique et superficielle proposée par la société. J’ai cependant eu l’occasion de connaître quelques Japonais, en fait peu, radicalement contre-courant avec des convictions humaines et religieuses profondes, capables de défier sereinement le monde par leur façon frugale de vivre, avec le détachement, avec ce qui s’appelait jadis parcimonie, avec amour de la nature et fuite de la ville de Babel faite seulement de vide poussé et rêves illusoires. La société japonaise est ferme en ce qui concerne l’argent, et grâce à cela aussi nos comptes sont toujours en place et la caisse commune réelle est une réalité décidément acquise depuis des décennies.

Le Fondateur a de belles affirmations très utiles sur la pauvreté ; elles devraient être souvent relues.

Sur la chasteté, Mgr Conforti s’exprime dans le langage de son temps, mais ce qu’il dit est vrai aussi aujourd’hui. Je pense à tant de visages d’anciens confrères qui étaient intelligents, bons, préparés, déterminés, dévots, etc.… et qui « ont glissé sur une peau de banane » (pardonnez-moi l’expression peu respectueuse). Le pansexualisme égoïste et rampant, dans lequel vit la société moderne, doit me voir résolument à l’opposé, joyeusement heureux de vivre toutes les relations humaines centrées sur Jésus Christ, avec le maximum d’amour chrétien pour chaque personne que je rencontre, qu’il soit frère ou sœur. Les Japonais qui sont permissifs et raffinés, savent louer les Xavériens pour la clarté et la beauté dans leur relation avec eux. La chasteté nous rend vraiment libres de rencontrer n’importe qui, et de la meilleure façon. C’est en un certain sens notre garantie. Et les gens ordinaires, la tête sur les épaules, apprécient beaucoup la chasteté et la fidélité, au mépris de ce que les médias et le monde veulent nous faire croire et cherchent à imposer à tous. Dans le domaine de la chasteté, j’ai l’exemple lumineux de relations chrétiennes vraiment libres et joyeuses de quelques bons confrères qui surpasse de beaucoup le scandale (oui, parce que pour moi c’est un scandale !) qui m’est donné par la négligence et la vulgarité des autres. Il ne s’agit pas seulement de la relation avec les femmes ou la sphère de la sexualité d’une manière correcte et délicate, mais d’une manière respectueuse et pleine d’amour de se mettre en relation où la volonté de dominer, prévaloir, asservir, contrôler, manipuler, espionner, juger, utiliser l’autre, etc. ... sont sévèrement bannis pour faire place à des sentiments, des pensées et des comportements très supérieurs. Ce sont des choses qu’on n’invente pas en un jour : il faut le travail d’une vie pour les construire.

Je me demande parfois pourquoi le Fondateur insiste tant dans la Lettre de Testament sur l’obéissance. Peut-être parce que c’est la réalité la plus problématique et la plus difficile. Les façons de comprendre l’obéissance ont beaucoup changé au sein de l’église. Dans le domaine de l’obéissance, comme dans le passé entre nous, il y a des gens qui délèguent quatre-vingt-dix pour cent de la responsabilité au supérieur en s’en assumant personnellement un seul pour cent. Comme il y a, en revanche, celui qui vit l’obéissance en assumant 90 pour cent de la responsabilité et en déléguant au supérieur seulement 10 pour cent. Quoi qu’il en soit, chacun de nous pour obéir à Dieu doit tenir compte de ce que disent et proposent les supérieurs légitimes. Le détachement de soi, le renoncement à sa propre volonté est peut-être l’obstacle le plus difficile à surmonter, car c’est comme devoir mourir.

C’est peut-être pour cela que tout de suite après dans la Lettre Testament il y a, selon moi, la plus belle page, à savoir le chapitre 7, qui est un véritable bijou. Elle commence par les mots : « ... ayons constamment soin de vivre de cette vie de foi... Elle doit nous amener à cher­cher et à vouloir la volonté de Dieu et non la nôtre » et continue en insistant uniquement sur la foi. Car en fin de compte, il ne s’agit que de cela : « la foi ». C’est seulement dans cette foi que notre vie de missionnaires a un sens et une signification. En dépit de ce que pense et dit le monde, moi qui annonce l’Evangile de Jésus-Christ aux Japonais j’ai surtout besoin de cohérence et la Lettre de Testament avec ses conseils et son esprit, m’aident beaucoup.


De la mission perdue de Kikuchi au Japon
26 juin 2019
P. Da Roit Silvano sx

Silvano da Roit sx
14 October 2020
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