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“ET VERBUM CARO FACTUM EST ET HABITAVIT IN NOBIS” : Una riflessione del Fondatore, S. Guido Maria Conforti sul “Mistero dell’Incarnazione”

17 Enero 2025

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Suggeritoci dal nostro confratello p. Alfiero Ceresoli, proponiamo alla lettura e meditazione della famiglia Saveriana questo testo di straordinaria bellezza e verità, composto dal nostro Fondatore sul mistero dell’Incarnazione e la “grandezza della dignità umana”. Un pensiero affascinante e quanto mai “moderno”. Un particolare ringraziamento al confratello che ha tradotto il testo.

In noi, non v'ha dubbio, vi è la smania di elevarci, di nobilitarci, e, appunto per questo vivo desiderio di salire, noi ci sentiamo felici ed orgogliosi di poter essere tra gli amici e congiunti di persone sapienti, grandi e coperte di gloria. È certo che i vincoli dell'amicizia e del sangue creano una specie di solidarietà d'onore, di grandezza e di potenza che ognuno sente e riconosce. Ebbene quanta nobiltà, quanta gloria non si riverbera sul genere umano dall'Incarnazione? C'è un uomo, un figlio d'Adamo, un nostro fratello secondo la carne che è Dio! In noi c'è un bisogno prepotente, il bisogno dell'infinito.

Il bello, il buono, il vero creati non ci bastano. L'universo, mille universi non sazierebbero le nostre brame. Proprio così: noi tendiamo all'infinito. Chi ce lo darà? Il Verbo di Dio che è il candore della Luce eterna, la pienezza e la fonte del vero e del buono: discende e s'incarna. Ci si rende quindi accessibile; noi possiamo accostarci a Lui. Vedendo in Gesù Cristo l'uomo, vediamo Dio, toccando l'uomo, tocchiamo Dio, abbracciando l'uomo, abbracciamo Dio. Quanto è mai stato buono con noi il Signore!

Non contento delle comunicazioni fuori di sé che ha voluto fare a mezzo della creazione, imprimendo negli esseri in modo più o meno perfetto la sua immagine; non contento d'aver comunicato all'uomo la sua vita divina, a mezzo della grazia santificante sollevandolo per tal modo all'ordine della soprannatura: ha voluto pure unirsi alla natura umana con l'unione più stretta, la più intima che immaginar si possa; ha voluto che la Persona stessa del suo Figlio si congiungesse alla natura umana in guisa da poter dire: «Io e l'uomo siamo un solo essere, una sola cosa».

E questa unione, questo stretto amplesso, questo connubio ineffabile si è veramente effettuato per l'Incarnazione: Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis. Sì, il Verbo divino discende dalla sua altezza, si pone nel vertice, nel capo dell'umanità. La investe di sé, la unisce a sè in unità di persona, la irradia della propria luce, spande su di essa il suo proprio calore e la fa vivere della stessa sua vita. Mai come attraverso il mistero ineffabile dell'Incarnazione ci appare in tutto il fulgore della sua consolante verità la sublime definizione che di Dio ci ha dato l'apostolo prediletto allorché ispirato divinamente esclamava: Deus Charitas est!

Dio è carità, Dio è amore ! Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e fatto partecipe della divina natura non voler tralignare ritornando alla tua antica origine.

Noi siamo figli di Dio, dilettissimi fratelli, e questo è il più alto nostro privilegio; la bellezza e la gloria che Dio vuol dare al mondo mercé l'Incarnazione, si accumulano sulle nostre fronti. Non è agli angeli, bensì all'uomo che l'Eterno Genitore dice: Figlio mio! Fratelli di un Dio noi vediamo attuarsi i nostri sogni di grandezza, dice un eloquente scrittore moderno, e quelle rare apoteosi con le quali la nostra immaginativa un giorno si sforzava di paragonare gli eroi alla divinità diventano veramente l'eredità del più umile dei mortali. Coloro che proclamano l'elevazione della dignità umana come un portato dell'odierno progresso, hanno dimenticato la storia di 19 secoli: hanno dimenticato che a Cristo siamo debitori della grandezza della dignità umana! Noi siamo suoi fratelli ed abbiamo questo onore di vedere in Lui glorificata la nostra natura.

(1919,  8 Giugno; Omelie sul Credo, qui conceptus est de Spiritu Sancto, natus ex Maria in Beato Guido Maria Conforti, Omelie Catechetiche, Libreria Editrice Vaticana 1997, p. 217)


English

“ET VERBUM CARO FACTUM EST ET HABITAVIT IN NOBIS” : A reflection of the Founder, S. Guido Maria Conforti, on the Mystery of the Incarnation

At our confrere Fr. Alfiero Ceresoli’s suggestion, we propose to the Xaverian family the reading of this meditation composed by our founder. It is a text of extraordinary beauty and truth on the mystery of the Incarnation and the "greatness of human dignity." A fascinating thought, as "modern" and ... missionary as ever. Special thanks to the confrere who translated the text:

In us, no doubt, there is an urge to elevate ourselves, to ennoble ourselves, and precisely because of this keen desire to ascend, we feel happy and proud to be counted among the friends and relatives of wise, great, and outstanding people. And indeed, the bonds of friendship and blood create a solidarity of honor, greatness, and power everyone feels and recognizes. Then, much nobility and glory reflect upon humanity in the Incarnation! There is a man, a son of Adam, our brother in the flesh who is God! There is a compelling need in us, the need for the infinite.

The created beauty, goodness, and truth are not enough for us. The universe, a thousand universes, would not satisfy our cravings. Indeed: we yearn for the infinite. Who will give it to us? The Word of God, the purity of Eternal Light, the fullness and the wellspring of truth and goodness, descends and becomes incarnate. He thus becomes accessible; we can approach Him. By seeing in Jesus Christ the man, we see God; by touching the man, we touch God; by embracing the man, we embrace God. The Lord has been very good to us!

Not content with the interactions outside of Himself that He made through creation, by impressing his image in beings in a more or less perfect way; not content with having communicated to man his divine life through sanctifying grace, thus elevating him to the order of the supernatural: God also desired to unite himself with human nature in the most intimate and close-knit way possible; he wished that the very Person of his Son would be united to human nature in such a way as to be able to say: "Man and I are but one being, one thing."

And this oneness, this intimate embrace, this ineffable unity was truly achieved through the Incarnation: Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis (And the Word became flesh and made his dwelling among us.). Yes, the divine Word descends from his loftiness, placing himself at the summit, at the head of humanity. He surrounds it with himself, unites it with himself in the unity of one person, shines upon it with his own light, pours his own warmth upon it, and empowers it to live his own life. The definition of God given to us by the beloved apostle when, divinely inspired, he exclaimed: Deus Charitas est! has never appeared in all the brilliance of its consoling truth as through the ineffable mystery of the Incarnation.

God is charity; God is love! Acknowledge, O Christian, your dignity, and having been made partaker of the divine nature, do not fall back into your former state.

We are children of God, beloved brothers, and this is our highest privilege; the beauty and glory God wants to give the world through the Incarnation accumulate on our foreheads. It is not to the angels but to man that the Eternal Father says: “My son!” Brothers of a God, we see our dreams of greatness come to fruition, says an eloquent modern writer. The rare apotheoses with which our imagination once struggled to compare heroes to divinity truly become the legacy of the most humble of mortals. Those who proclaim the advancement of human dignity as an outcome of today's progress have forgotten the history of the last 19 centuries: they have forgotten that we owe the greatness of human dignity to Christ! We are his brothers, and we have the honor of seeing our nature glorified in him. (June 8th,  1919; “Omelie sul Credo: qui conceptus est de Spiritu Sancto, natus ex Maria,” in Beato Guido Maria Conforti, Omelie Catechetiche, Libreria Editrice Vaticana 1997, p. 217)