Dalla dichiarazione finale dell’VIII Colloquio buddista-cristiano, sul tema: “Buddisti e Cristiani: lavorare insieme per la Pace attraverso la Riconciliazione e la Resilienza”, svoltosi dal 27 al 29 maggio a Phnom Penh (Cambogia), su iniziativa del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, in collaborazione con l’Università buddista Preah Sihanouk Raja e la Chiesa cattolica nel Regno di Cambogia. Il Colloquium ha riunito circa 150 partecipanti buddisti e cristiani provenienti da Cambogia, Hong Kong, India, Italia, Giappone, Laos, Malaysia, Mongolia, Myanmar, Singapore, Corea del Sud, Sri Lanka, Taiwan, Thailandia, Vietnam, Stati Uniti e Santa Sede:
“L’odio non cessa con l’odio, ma solo con l’amore; questa è la legge eterna” (Dhammapada 5). Traendo spunto dalla tradizione buddista, siamo ispirati dalle pratiche di Metta (benevolenza amorevole), Karuna (compassione) e distacco consapevole, cammini che coltivano la pace interiore e promuovono l’armonia all’interno della società. La vita e la testimonianza di innumerevoli praticanti buddisti, specialmente di Sua Santità Maha Ghosananda — venerato come il ‘Ghandi della Cambogia’ — ci ricordano che anche la ferita più dolorosa della storia può essere trasformata attraverso la compassione, la saggezza e la resilienza spirituale.
“Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo, 5 ,9). Nella tradizione cristiana troviamo forza nella chiamata del Vangelo al perdono e alla riconciliazione. L’invito di Gesù ad amare i propri nemici e a rispondere alla violenza con la misericordia continua a guidare l’impegno cristiano per la pace e la giustizia.
Insieme affermiamo che: la riconciliazione non è la cancellazione della memoria, ma un processo coraggioso di racconto della verità, di guarigione e di ricostruzione di rapporti; la resilienza è nutrita dalla forza interiore, radicata nella fede e sostenuta da comunità che tutelano la dignità di ogni persona; costruire la pace esige di affrontare le cause più profonde del conflitto: povertà, degrado ambientale, ingiustizia sociale e negazione dei diritti umani; le nostre rispettive tradizioni religiose offrono risorse etiche e spirituali profonde per affrontare le sfide attuali con compassione, coraggio e speranza.
Riconosciamo il ruolo essenziale dell’educazione nella formazione delle nuove generazioni ai valori della non-violenza, del dialogo e della cooperazione interreligiosa. Affermiamo anche la responsabilità delle comunità e dei leader religiosi d’incarnare la riconciliazione in modi concreti: stando accanto a chi soffre, promuovendo la giustizia e coltivando la pace interiore…
https://www.fides.org/it/news/76412-ASIA_CAMBOGIA_Buddisti_e_cristiani_insieme_per_la_riconciliazione_e_la_pace
English
FINAL DECLARATION OF THE 8TH BUDDHIST-CHRISTIAN COLLOQUIUM: “Working Together for Peace”
The 8th Buddhist-Christian Colloquium on the theme “Buddhists and Christians Working Together for Peace through Reconciliation and Resilience” was held from May 27th to 29th, in Phnom Penh, Cambodia, at the initiative of the Dicastery for Interreligious Dialogue, in collaboration with Preah Sihanouk Raja Buddhist University and the Catholic Church in the Kingdom of Cambodia.
The Colloquium gathered approximately 150 Buddhist and Christian participants from Cambodia, Hong Kong, India, Italy, Japan, Laos, Malaysia, Mongolia, Myanmar, Singapore, South Korea, Sri Lanka, Taiwan, Thailand, Vietnam, the United States, and the Holy See. Following is an excerpt from the Final Statement:
“Hatred does not cease by hatred, but only by love; this is the eternal law” (Dhammapada 5). Drawing from the Buddhist tradition, we are inspired by the practices of Metta (loving-kindness), Karuna (compassion), and mindful detachment—paths that cultivate inner peace and foster harmony within society. The life and witness of countless Buddhist practitioners, especially His Holiness Maha Ghosananda—revered as the “Gandhi of Cambodia”—remind us that even the most painful wounds of history can be transformed through compassion, wisdom, and spiritual resilience.
“Blessed are the peacemakers, for they shall be called children of God” (Matthew 5:9). From the Christian tradition, we find strength in the Gospel call to forgiveness and reconciliation. Jesus’ invitation to love one’s enemies and to respond to violence with mercy continues to guide Christian efforts toward peace and justice.
Together, we affirm that: Reconciliation is not the erasure of memory but a courageous process of truth-telling, healing, and the restoration of relationships; Resilience is nurtured by inner strength, rooted in faith and sustained by communities that uphold the dignity of every person; Building peace requires addressing the deeper causes of conflict: poverty, environmental degradation, social injustice, and the denial of human rights; Our respective religious traditions offer profound ethical and spiritual resources to face today’s challenges with compassion, courage, and hope.
We recognize the essential role of education in forming new generations in the values of nonviolence, dialogue, and interreligious cooperation. We also affirm the responsibility of religious leaders and communities to embody reconciliation in practical ways: by standing with
the suffering, promoting justice, and cultivating inner peace.”
https://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2025/05/30/250530e.html