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Corda P. Vinio

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P. Vinio Corda

Soresina (Cremona) 11 maggio 1926
Padang (Indonesia) 30 gennaio 2015

Alla Biara di Padang, intorno alle 06.00 del 30 gennaio 2015, è morto P. Vinio Corda. Aveva 88 anni compiuti, essendo nato a Soresina (Cremona – Italia) il giorno 11.05.1926.

Terminata la scuola dell’obbligo P. Vinio fu avviato al lavoro: fu garzone di sarto e di imbianchino, poi fattorino e pietrista, infine, dai quindici ai 20 anni, tipografo compositore.

Nel 1946 entrò all'Istituto a Cremona, così presentato dal coadiutore di Soresina: «Il giovane è buono, pio, di una salda formazione spirituale e (più che tutto) divorato dal desiderio dell'apostolato sotto tutte le forme. Delegato Juniores e delegato delle buona Stampa ha fatto di questi suoi incarichi una missione» (22.11.45). Frequentò medie e ginnasio, in tre anni, a Grumone (‘46-‘49). Fece il Noviziato a S. Pietro in Vincoli dove emise la Prima Professione il 12.9.1950. Seguirono il Liceo Classico (‘50-‘53) a Desio, il Prefettato a Parma e i quattro anni di studi teologici a Piacenza. Sempre incoraggiato da P. Amato Dagnino. Il 22 marzo 1958 fu ordinato presbitero a Piacenza nella basilica di Santa Maria di Campagna.

Dopo l'ordinazione rimase un anno nella comunità della teologia come Propagandista. Fu quindi destinato all’Indonesia dove, esclusi brevi periodi di vacanze e di aggiornamento, trascorse tutta la sua vita: dal 1959 al 2015.

Dapprima lavorò alle Mentawai: Siberut, Sipora, Sikabaluan (‘60-‘75) tra «gente buona, di poche pretese, abituata al sacrificio» (27 agosto ’59). Nella regolare corrispondenza di quegli anni non manca mai l’informazione sull’impegno per la scolarizzazione, il catechismo e lo sviluppo integrale delle persone. «Trovami un buon gioco di bocce per i miei ragazzi» scriveva al fratello da Sipora 19.4.69. Per quanto riguarda la scuola, negli anni settanta la missione contava su una cinquantina di maestri catechisti, sparsi nei punti più impensati del territorio. Agli inizi dovette rimettersi alla macchina da cucire per confezionare pantaloni per la quindicina di ragazzi dell’internato. Come amministratore, imparò la fiducia nella Provvidenza: «sul più bello, quando proprio sembra che tutto sia esaurito, ecco arrivare lei per vie insperate e proprio al momento giusto! C’è da rimanere ‘esterrefatti’».

Con una punta di orgoglio ricordava la traduzione dei testi liturgici in mentawaiano, «Lavoro improbo, ma che ci ha dato la gioia impagabile di poter vedere i cristiani seguire e gustare le ricche funzioni della Settimana Santa come i più esperti latinisti di Roma» (19.4.69).

Dal 1976 al 2004 –esclusi 4 anni (‘79-‘83) trascorsi a Jakarta–lavorò a Padang nella pastorale (parroco di Padang Baru dal ‘95 al ‘03, nell’amministrazione e come Direttore del collegio (asrama) S. Giuseppe per catechisti (’76-‘04).

Scriveva, il 22.9.85: «Sono all’asrama dei catechisti facendo all’occasione … il muratore, l’imbianchino, il falegname, l’elettricista. … Piano piano tutto diventa più pulito, ordinato e accogliente e questo aiuta molto anche loro nella loro educazione e formazione … li vedo crescere, pieni di voglia di fare qualcosa per gli altri. […] La sera è dedicata alla piccola comunità del Seminario: insegnamento, messa e, dopo cena, direzione spirituale» (22.9.85).

Interrogandosi su questa modalità di vivere la missione, scriveva il 22.3.87: «potrebbe apparire un controsenso venire fin qui per fare il muratore! E invece la testimonianza data agli operai e a tanta gente di passaggio, credo sia valsa di più di tante prediche. E come al solito anch’io ho conosciuto meglio il loro mondo di fatica e povertà». Del resto «in Seminario e in collegio c’è anche questo lavoro da fare … luci che non si accendono, rubinetti rotti, tetti che perdono, sedie e armadi da riparare … La giornata è più che mai piena» (13.8.88).

Dal 2004 al 2014 fece parte della comunità di Yoyakarta: confessore e ministero.

Ecco, secondo P. Vinio «le gioie e i crucci di questa nostra vita di banditori della buona novella; una vita assai umana e per nulla estranea alle sorti di tutti i mortali, ma insieme tutta divina, poiché divina è la Parola che annunciamo, divina è la Provvidenza che ci procura i mezzi con cui andiamo avanti, divini sono i fili invisibili che ci conducono là proprio dove non ci saremmo mai aspettati, divine sono le cose che lasciamo»!

Riposi in pace.

Da Soresina alle Mentawai. in Missionari Saveriani


English

Fr. Vinio Corda

Soresina (Cremona) 11 maggio 1926
Padang (Indonesia) 30 gennaio 2015

Fr. Vinio Corda died in the Biara of Padang, Indonesia, on 30 January 2015. Born on 11 May 1926, in Soresina (Cremona – Italy), he was 88 years old.

At the end of the compulsory school years, Fr. Was sent to work. He had various jobs: errand boy for a tailor’s shop, errand boy for a house painter, messenger, stonemason. Finally, between the ages of 15 and 20 he was a printer and typesetter.

He joined the Institute in 1946 at Cremona. The assistant priest of Soresina thus described him: «he is a good and devout young man with a solid spiritual formation and (more than anything else) he has an intense desire for the apostolate in all its forms» (22.11.45). He attended high school in Grumone (1946-49). He completed Novitiate in S. Pietro in Vincoli, where he made his First Profession on 12 September 1950. This was followed by three years of study in Desio (1950-53), one year as Prefect in Parma and four years of theology in Piacenza. He was ordained priest on 22 March 1958 in the Basilica of Santa Maria di Campagna in Piacenza.

After his ordination he spent a year in the theology community in Propaganda work. He was then assigned to Indonesia where, with the exception of some brief periods for vacations and aggiornamento, he was to spend the rest of his life (1959-2015).

He began by working in the Mentawai: Siberut, Sipora, Sikabaluan (1960-75) among «good and simple people who were well used to sacrifice and hardship» (27 August 1959). In his correspondence during those years he always informed his readers of his commitment to education, the catechism and the integral development of persons. During the 1970s, the mission had about fifty teachers-catechists spread throughout its territory. Initially, he had to personally make trousers for the fifteen children of the residential school. As administrator he learned to trust in Divine Providence: «just when you least expect it, and need it the most, help arrives!».

He proudly recalled the translation of liturgical texts into the Mentawai language, «a grueling task, but it gave us a happiness beyond price to see our Christians savor the joy of taking part in the Holy Week services, just like the most sophisticated Latin scholars in Rome » (19.4.69).

From 1976 until 2004 –with a four year gap (1979-83) in Jakarta–he worked in the pastoral ministry in Padang (parish priest of Padang Baru from 1995 until 2003, in administration work and as Director of the St. Joseph school for catechists (1976-2004).

On 22 September 1985, he wrote: «I am at the school for catechists, doing whatever jobs need to be done … bricklayer, painter, carpenter, electrician. … Slowly but surely, everything is coming together and we will have a clean, ordered and welcoming environment. This will help them in their education and formation … I watch them grow, full of enthusiasm and the desire to do something for the others. […] The evenings are dedicated to the small community of the Seminary: teaching, Mass and, after dinner, spiritual direction» (22.9.85).

Examining himself on this way of being a missionary, he wrote on 22 March 1987: «it might seem a contradiction to come here to work as a bricklayer! Yet I believe the example given to the workers and many people passing through is worth more than many homilies. I have also come to know better the people’s world of hard work and poverty». In any case «the Seminary and the school need this work to be done … there are lights that do not work, faucets that are broken, roofs that leak, chairs and cupboards in need of repair … The days are always full of work» (13.8.88).

From 2004 until 2014 he was a member of the community of Yoyakarta, where he served as confessor and in the pastoral ministry.

In his own words, «the joys and the worries of our life as heralds of the Good News; a very human life that is in no way alien to the destiny of all mortal human beings, but something that is divine because the Word that we proclaim is divine, just as the Providence that comes to our aid is divine, leading us also to places we never expected to go. Even the things we leave behind are divine»!

May he rest in peace.


DG
30 Enero 2015
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