P. Fiorindo D'Alessandri
Montopoli Sabina (Rieti), 15 agosto 1925
Gisanze, Burundi, 1 luglio 1992
Parroco. Missionario in Burundi per 26 anni. Di anni 66. Sepolto a Gisanze, Burundi
Padre Fiore D’Alessandri è nato a Montopoli di Sabina il 15 agosto 1925 da una modesta famiglia di agricoltori, da Angelo Amedeo e Poeta Ersilia. Quarto di otto fratelli, tre maschi e cinque femmine delle quali ben tre si sono fatte suore.
Entrato nel seminario minore di Magliano Sabina, è poi passato a quello di Anagni, fu ordinato presbitero ad Anagni il 14 luglio 1951 ed ha celebrato la sua prima messa in Montopoli il 22 luglio, alla presenza del card. Clemente Micara, allora Vicario in Roma. A Montopoli rimase come vice parroco e poi parroco dal 1951 al 1964-
Fin dagli anni del seminario, il suo più vivo desiderio, fu quello di partire missionario, ma - per una promessa fatta al padre - rinunciò a prendere questa decisione.
Morto il padre, chiese insistentemente e ripetutamente al suo Vescovo il permesso di lasciare la parrocchia ed entrare in una congregazione missionaria. Dopo tante insistenze, Mons. Caliaro concesse il nulla osta ed egli fu accolto dai Missionari Saveriani.
Dopo un anno di noviziato in Ravenna, ed un periodo in Belgio per apprendere la lingua francese, i superiori lo inviarono in Burundi. Partì dall’aeroporto di Fiumicino il 6 luglio 1966 e giunse a Bujumbura il giorno seguente, dopo un lungo viaggio aereo notturno, in cui scrisse una bellissima e struggente lettera-diario; uno degli scritti più belli che ci ha lasciato.
In Burundi, tranne i periodici congedi di sosta in Patria, rimase fino alla morte avvenuta il 1° luglio 1992. Ora riposa, come desiderava, a Gisanze, nella nuda terra dove fu sepolto, letteralmente ricoperto di fiori, "Fiore" tra i fiori, da una autentica marea di popolazione locale riconoscente.
In Burundi ha condotto una vita poverissima, condividendo con i più poveri gli stenti e le privazioni. Nelle diverse parrocchie nelle quali è passato, ha realizzato grandi opere (acquedotti, chiese, dispensari, scuole, ecc.) ma soprattutto, sostenuto da una fede incrollabile, ha svolto un'opera di apostolato amoroso, attento alla dignità della persona, ed una capillare opera di evangelizzazione.
La morte lo ha colto nel sonno, stroncato dalle fatiche materiali e dalle sofferenze che pativa profondamente nell'animo di fronte alle atrocità di una guerra civile che sembrava infinita.
Oltre all’esempio di una vita integerrima, interamente dedicata al Signore, ed all’evidenza di rilevanti opere realizzate in Montopoli ed in Africa, ci ha lasciato un grande patrimonio di scritti: corrispondenza intrattenuta con gli amici, con i benefattori, con i superiori. Pensieri vergati con un mozzicone di matita che aveva sempre con sé e scritti su qualunque pezzo di carta avesse a disposizione (anche sui biglietti del tram!).
Questi appunti sono ora custoditi da Mons. Carmelo Cristiano, già parroco di Montopoli, che li ha catalogati, studiati, e raccolti in opuscoli ciclostilati e distribuiti ai parrocchiani.
Il P. Gianni Pedrotti, suo Superire al momento della morte, ci ha lasciato questa testimonianza:
“P. Fiore era un uomo di Dio, un cristiano per cui Cristo era veramente “tutto”, come per Paolo; un missionario “zelante”; di uno zelo che noi giudicavamo “esagerato”; ma aveva ragione lui, perché nello zelo, come nell’amore, non ci sono misure, non ci può essere “esagerazione”. A volte si faceva fatica a vivere con lui, ma mi domando se questo era dovuto a certi limiti temperamentali reciproci o, invece, alla nostra mediocrità che faceva fatica a seguirlo nella radicalità della sua sequela Cristi. Era un’anima francescana; amava le cose semplici come l’acqua, il pane, il vino, l’olio, la natura, il camminare a piedi come la gente semplice. Era un vegetariano frugale, semplice. Desiderava costruire per il “suo Dio” delle grandi chiese, delle cattedrali che fossero segno della immensità e della bellezza di Dio. Quando si metteva a dirigere una costruzione gli piaceva ricordare che in lui scorreva sangue del popolo romano, un popolo che aveva costruito grandi templi, strade, acquedotti… Era un uomo di preghiera; certe notti le passava seduto su una poltrona alternando “sonnellini” a sospiri che erano preghiere, giaculatorie. Credeva nella misericordia infinita di Dio e per questo, sebbene fosse cattolico-romano, faceva fatica a credere che ci fosse un inferno eterno e non gli dispiaceva l’ipotesi che, alla fine, Gesù avrebbe fatto un’amnistia generale e tutti i suoi fratelli sarebbero tornati a casa. Ricordo la ripugnanza perfino fisica di fronte ai massacri del 1972; gli sembrava impossibile che l’uomo fosse capace d tanta cattiveria. Odiava il male, l’ingiustizia, la menzogna visceralmente, ma non odiava mai l’uomo. Fratello Fiore, penso che dobbiamo chiederti perdono per non averti capito in tutti quei grandi valori che portavi in te e che ci donavi. Grazie, fratello Fiore, perché sei vissuto da “grande” cioè da “evangelico” con noi, e questa tua grandezza forse cominceremo a scoprirla solo ora che non ci sei più. Ma questa scoperta spero ci aiuti ad assomigliare un po’ più a Cristo. Da tanti anni avevi i capelli bianchi, ma dentro io ti ho visto giovane, entusiasta, coraggioso. Desideravi morire in missione, in piedi, come il servo fedele che aspetta l’arrivo del suo signore, e Dio telo ha concesso, perché te lo meritavi. Grazie, fratello Fiore, e scusaci se non ti abbiamo amato come meritavi.”
Fr. Fiorindo D'Alessandri
Montopoli Sabina (Rieti), 15 agosto 1925
Gisanze, Burundi, 1 luglio 1992
Fr. Fiorindo D’Alessandri died at Gisanze (Burundi) on July 1 1992, of heart attack. He was 66 years old, born at Bocchignano di Montopoli Sabina (Rieti) on Aug. 15 1925.
Fr. Fiore, as everyone called him, studied and was ordained a priest of the diocese of Magliano Sabina on July 14 1951, and was assistant (1951-55) and then pastor (1956-64) of Montopoli Sabina. While in the diocesan Seminary, he was president of the Missionary Circle. This is probably the reason of his mission call. Through repeated requests to his Bishops and insistence with the superiors of the Xaverians, Fr. D'Alessandri entered the Xaverian Novitiate at S. Pietro in Vincoli in October 1964, and made his First Profession on Oct. 3 1965, when he was 40 years old.
After an accelerated course in French, he was assigned to Burundi in 1966 where he stayed for a period of 26 years, since he was one of the few who was not expelled from Burundi. He worked in different mission posts entrusted to the Xaverians, taking care of the pastoral activities as well as the human promotion of those marginalized. He worked at Makamba (1966), Rumonge (1967-70), Rutana (1971), Bujumbura (1972), Gitega (1973-74), Mumuri (1975-78), Gasorgwe (1979-86), Murore (1987-90), and finally Gisanze (1991-92). Many were the positive characteristics of Fr. Fiore, even though he tended to be "on his own" with his own projects. Among the positives were his zeal, his lifestyle of poverty, his spirit of sacrifice and mortification about food, his charity and love for the ministry, his care of the sick, needy and poor. He spent a lot of time for personal prayer. And in the last few years of his life he chose as priority the human and social promotion of the Batwa (pigmies). He received lots of financial help from his own former parishioners in Montopoli for this project.
Fr. Modesto Todeschi wrote of him: “Fr. Fiore lived a very sober and poor lifestyle, yet with great witness and scrupulous vigor. His daily food was bread, oil, and some tomatoes… He’s the first Xaverian to die in Burundi. We believe that our dear confrere, now seated at the power of God, will intercede with peace and fraternity for this martyred country which experiences wars and divisions.”
Unfortunately these 27 years of missionary activity made their presence known on his health, so much that he check himself in a clinic run by German nurses on June 27 1992... but did not follow-up with a scheduled second visit three days later. He died of heart attack on July 1 1992, in the parish mission at Gisanze, as he always wanted, without disturbing no one. He was laid to rest among his own people at Gisanze cemetery. May he rest in Peace.
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