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BONARDI P. GIOVANNI (1881-1974), nella STORIA SAVERIANA

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BONARDI P. GIOVANNI (1881-1974), nella STORIA SAVERIANA

PREMESSA:

* Un  caro ricordo personale: all’inizio del Concilio Vaticano II a Roma, nella Comuntà save-riana di Viale Vaticano 90, P. BONARDI, il "Braccio destro del Fondatore", il "Patriarca dei Saveriani", è tuttora (già dal 1935!) Rettore della Comunità e Procuratore generale presso la Santa Sede.

A sorpresa, p. G. Castelli, Superiore generale (1956-1966) nomina P. Bonardi Rettore anche del nascente Collegio internazionale  Guido. M. Conforti nella nuova formula, inventata assieme al p. D. Mainini (Rettore dellaTeologia di PR), per inviare ogni anno a Roma, per il quadriennio semi-naristico normale di teologia,  un gruppetto di studenti professi saveriani, distaccato ma collegato con lo Studentato teologico di Parma.  Ed io, con il designato vice-rettore,  p. U. Domine, fummo i primi membri del nuovo Collegio Conforti, inviati a Roma in avanguardia a prepararne i locali.  Così, sorpresa delle sorprese, potei assistere di persona (on live!) a Roma alle storiche celebrazioni pubbliche di apertura del Concilio e ai discorsi epocali di Papa Giovanni 23°.

 In quei primi anni del Concilio Vaticano II furono ‘dirottati’ a Roma, come membri del nuovo Collegio Conforti, di  cui P. Bonardi era il Rettore:  nel 1962, 6 : Trettel, Marini, Uccelli, Cargnello, Pozzer e Piredda,  c/o l’Angelicum dei Domenicani;  nel 1963, 5: Munari V., Veronesi, Ciroi, Fenili, e Marras  c/o l’Urbaniana di Propaganda Fide;  nel 1964, 3: Rigali, Garau e Baravalle,  c/o la Gregoriana dei  Gesuiti.

            Così a Roma ho conosciuto da vicino p. Bonardi, un vero ‘nonno’, il Nonno dei Saveriani! Calmo, sereno, semplice e dignitoso, disponibile, aperto e paterno, senza protagonismi e senza volersi minimamente imporre. Non l’ho mai visto nervoso o inquieto, e tanto meno alterato o agitato. Non l’ho mai visto-sentito alzare le voce... Un nonno saggio, meraviglioso!

Almeno con noi del primo anno, scendeva una volta alla settimana per l’incontro settimanale portando  il grosso librone del ‘processo’ in corso per la beatificazione del Fondatore, e ci parlava sempre quasi solo di Lui, del Fondatore. Mi pare di ricordare che non entrava nelle cose pratiche della nostra vita comunitaria, di cui trattavamo invece con il vice-Rettore che era in mezzo a noi, il p. U. Domine.

* P. BONARDI è una figura bellissima e grandissima di Saveriano, che  ha marcato come nessun altro, credo, ma molto in sordina, molto discretamente, la storia saveriana, accanto e dopo il Fondatore. Ma l’ha fatto, modestamente e coscientemente, molto in sordina, attento a non fare la minima ombra al Fondatore!

            Una figura ancora tutta assolutamente da riscoprire, a mio parere, e da sistemare in bella evidenza, come si merita, nella vita e nella storia saveriaana. (Se mi è lecito fare dei  paragoni assurdi, P. Bonardi è da mettere in evidenza assai più e prima di molte altre bellissime figure di Saveriani, compresi i ‘santi’ pp. Uccelli e Amato Dagnino).

            Non posso evidentemente ora, e non pretendo assolutamente colmare il grosso buco nero che esiste ancora oggi attorno alla figura importantissima di p. Bonardi, ma solo identificare quelli che mi sembrano essere i quattro momenti fondamentali della sua vita e della sua azione, che hanno marcato per sempre, credo, la Storia saveriana.

            Colgo i dati essenziali della sua biografia dal ricordo In Memoriam di p. Bonardi, per notare subito che la sua grande apertura di orizzonti e di cuore si deve forse,  almeno in parte, anche alla sua nascita e alla sua fanciullezza transcontinentale:  Nato a Boston, Mass. (U.S.A.) l'11.II.1881 da genitori parmensi colà emigrati, all'età di sei anni venne in Italia, assieme alla famiglia rimpatriata a Berceto. Dopo aver frequentato il ginnasio e la prima liceale nel Seminario, entrò nell'Istituto (a Borgo Leon d’Oro) il 18.VII.1898.

 

QUATTRO MOMENTI ESSENZIALI DELLA VITA E DELL’AZIONE di P. G. BONARDI, che  hanno marcato la storia saveriana: un ruolo fondamentale, il suo, accanto e dopo il Fondatore

1°- 1898 >>1911: IL GIOVANE BONARDI È PARTECIPE del PRIMO, LENTO, CON-TRASTATO SBOCCIARE NELLA STORIA dell’AUDACE DISEGNO DEL FONDATORE, sia a Parma che nella nascita della definitiva Missione saveriana in Cina.

            Ancor giovane seminarista liceista, Bonardi, fin dalla sua entrata nel 1898 nella piccola e fragile istituzione missionaria di mons. Guido Conforti a Borgo Leon d’Oro, Bonardi partecipa con emozione alla imprevvista, affrettata partenza per la Cina con mons. Fogolla OFM, dei primi due Saveriani, il p. Caio Rastelli e il chierico Manini Odoardo. E sempre vicino al Fondatore, Bonardi segue poi con giovanile passione le loro drammatiche traversie nella persecuzione dei Boxers, fino alla tragica fine di quella prima missione saveriana in Cina con la morte del p. Rastelli.

            Passato poi con pochissimi altri nella nuova sede di Campo Marte (1901), Bonardi è parte viva nel ‘piccolo resto’ che da forza e coraggio indomito al  Fondatore anche nei difficili, incerti e perfino contrastati tentativi per difendere, rinforzare e dare un volto particolare, chiaramente missionario all’Istituto, cercando l’approvazione giuridica vaticana (che verrà solo nel 1906, con il Decretum Laudis) e un territorio autonomo di missione (com’era allora la norma), preferibilmente in Cina.

            Sembra incredibile, pensando ai campi immensi biondeggianti di messi allora come oggi, ma il Fondatore e con lui ‘il quartetto’ di giovani che scalpitavano per partire, tra cui primeggiava anche il poco più che ventenne p. Bonardi, (nel frattempo ordinato Sacerdote a Ravenna il 14.6. 1903 da Mons. Conforti) dovettero attendere molto, tra  incertezze e delusioni ripetute, prima di ricevere il via libera per la Cina, grazie finalmente all’accoglienza dei missionari di Milano (PIME), con la promessa di far poi loro spazio con un territorio a parte, nello stesso Honan.

            Così finalmente il 21 gennaio 1904 p. Bonardi poté partire con i compagni pp. Calza,

Sartori e Brambilla, guidati da mons. S. Volonteri, e il 24 marzo 1904 arrivarono nella tanto

sognata missione della Cina, nell’Honan.

Dice il ricordo In memoriam : “Dopo aver appreso la lingua, passò nel 1906 alla Residenza di Hsianghsien con l'incarico di Procuratore della nuova Missione (destinata ai Saveriani, ndr), e quindi nel Distretto di Shuchow: percorse in infaticabili viaggi (a piedi, a cavallo, in bicicletta - egli per primo introdusse in Cina il "cavallo di ferro"!) quasi tutto il Territorio delle future Diocesi di Cheng-chow e Loyang.”

Nel quartetto partito per la Cina nel 1904, p. Bonardi è indicato sempre come secondo o terzo, dietro p. Calza. Ma... chi è il più vivace e il più duttile nell’immersione missionaria cinese? (Ricerca da fare, ma vari indizi, ben oltre la simpatica introduzione (in Cina!) del ‘cavallo di ferro’,  puntano chiaramente il dito, mi sembra, verso p. Bonardi).

Ma forse padre Bonardi è tenuto sempre prudentemente come ‘secondo’, credo, anche per un altro motivo: il Fondatore ha infatti già chiaramente messo gli occhi su di lui, per averlo il più presto possibile in Italia come suo fidato braccio destro. E infatti, appena possibile, dopo solo sette anni di missione, lo  richiama, molto perentoriamente, in Italia, per darGli man forte nella direzione dell’ancor fragile Nido degli acquilotti. Comincia allora una seconda grande tappa nella vita di p. Bonardi (1911).

2°-  1911>>1931: BONARDI, AGILE FEDELE INTELLIGENTE E CREATIVO ‘BRACCIO DESTRO’ PER VENT’ANNI, IN SINTONIA FILIALE PERFETTA, CON IL FONDATORE

In tutto questo periodo p. Bonardi si mostra discreto attento e devoto, nell’accompagnare e talvolta, certamente, anche nell’ispirare filialmente il Fondatore, e nel concretizzare e attuare fedelmente, con piena filiale adesione d’intelligenza e di cuore, la Sua azione e le Sue direttive, nel cammino accidentato della realizzazione e crescita lenta e delicata dell’ ‘audace disegno’ confortiano, in Italia e, indirettamente, anche in Cina.

Il suo ricordo In memoriam traccia rapidamente le molteplici linee creative della sua prodi-giosa attività di formazione e di animazione missionaria in Italia, nella direzione della prima espan-sione della comunità saveriana in  Italia, nel ventennio di collaborazione stretta con il Fondatore, sottolineando ripetutamente che tutto ciò era realizzato proprio in ‘collaborazione diretta con il Fondatore’:

                Richiamato in Italia da Mons. Conforti nel 1911 per essere proposto alla direzione della Casa Madre in Parma, iniziò quella ventennale collaborazione diretta con il Fondatore che terminò solo con la morte del Padre nel 1931. I problemi di reclutamento, di formazione, quelli disciplinari e finanziari, le direttive, le proposte, le speranze, i timori, le gioie e i dolori... tutto passò attraverso le due anime nei colloqui quotidiani nella Sala Rossa dell'Istituto o nel Vescovado di Parma.

Visse con il Fondatore il problema fondamentale dell'approvazione delle Costituzioni (nel 25°  dell'Istituto), dell'apertura delle prime Scuole Apostoliche di Vicenza (1919), di Poggio San Marcello (1925), di Vallo della Lucania (1930), di Grumone (1930).

Collaborò con P. Manna e Mons. Conforti alla fondazione, approvazione e consolidamento dell'Unione Missionaria del Clero.

D'accordo e con la benedizione di Mons. Conforti, diede impulso alla cinematografia save-riana realizzando (con i soli apporti interni dell'Istituto come registi, operatori, artisti) ben tre films: "Il Nido degli Aquilotti" (1924), "Fiamme" (1929) e "Africa Nostra" (1931).

Per molti anni Direttore di "Fede e Civiltà", "Voci d'Oltremare" e "Vita Nostra", scrisse molti articoli in queste Riviste e su vari giornali e periodici. Scrisse anche la prima Biografia di Mons. Conforti. Fu pure Direttore apprezzato del Museo Etnografico Cinese di Parma, iniziato dallo stesso Fondatore.

Nel 1928 accompagnò il Fondatore nella Visita Canonica ai Missionari della Cina, viaggiando via mare all'andata e per Transiberiana al ritorno. Discretamente, versato nelle lingue, era di piacevole conversazione in cinese, francese, inglese ed esperanto. Di quest'ultima lingua era entusiasta e fin dal 1923 ne introdusse lo studio regolare nell'Istituto.

* Sì, p. Bonardi è stato sempre devotissimo del Fondatore, ma in modo filiale, modesto, senza mai vantare la sua ventennale vicinanza e collaborazione stretta e in piena sintonia con Lui a Parma, nella ‘direzione’ dell’Istituto dall’1911 alla morte (1931). Non risulta che siano mai emersi contrasti  o incomprensioni importanti, tanto meno pubblicamente, tra i due. E’ forse proprio questa straordinaria sintonia ideale e pratica che ha fatto nascere nel gruppetto cinese del Memoriale il sospetto, assolutamente infondato, che Bonardi avesse presuntuosamente preso la mano al Conforti e che decidesse lui, da solo, la direzione da prendere?! Ciò vorrebbe dire di non conoscere affatto, assolutamente, né l’Uno né l’altro!  

* Bonardi scrisse una prima rapida biografia del Fondatore: G. Bonardi, Guido Maria Conforti. Parma 1936: stupisce il suo stile sobrio, quasi distaccato, come se fosse di uno storico estraneo ai fatti, quando invece, di fatto, proprio lui, Bonardi, era spesso proprio al fianco del Fondatore (cfr la Visita in Cina nel 1928), e il suo più stretto fedele collaboratore, e certe volte, certamente anche l’‘ispiratore’ segreto di certe scelte. Ma egli non appare mai nel suo racconto dei fatti! Quanta modestia, umiltà, amore filiale e rispetto per la figura del Padre amato!

3°- 1932>1946: CHIAROVEGGENTE, SAGGIO, DISTACCATO E GENEROSO, in fedeltà assoluta al Progetto del Fondatore e per amore appassionato della Congregazione, accetta eroicamente di ‘ritirarsi’ silenziosamente nel passaggio critico al ‘dopo-il-Fondatore’.

P. Bonardi fu molto probabiilmente l’unico saveriano a conoscere e a condividere molto da vicino, filialmente, le nubi oscure e preoccupanti che si addensavano all’orizzonte dell’Istituto e che fecero soffrire molto il  Fondatore nell’ultimo tratto della sua vita, a partire soprattutto dal tristo Memoriale giuntogli  dalla Cina, subito dopo la sua generosa e faticosa Visita del 1928.      

E’ quanto è confermato, credo, da una testimonianza raccolta da me a Roma (in Viale Vaticano 90, nel 1962ss) riferitami a voce direttamente, credo, da p. Luigi Ferrari, quando p. Bonardi era ancora Procuratore generale ed era stato nominato da p. Castelli anche Rettore del nostro piccolo gruppo di stuudenti teologi del Collegio Conforti, ma non ci parlava mai di queste vicende storiche dolorose.  

Ecco, secondo questa testimonanza, la previsione preoccupata del Fondatore sul futuro dell’Istituto, dopo l’arrivo del triste Memoriale della Cina. Il Fondatore avrebbe confidato infatti a p. Bonardi negli ultimi mesi della sua vita:

“Lei sarebbe il mio naturale successore. Ma non sarà così ! E avrà anzi molto da soffrire... Temo per l’avvenire della nostra umile Famiglia... Ho paura che dopo la mia morte essa sia preda di contrasti e di divisioni tra i suoi membri che possono portarla alla rovina totale...   Una cosa sola desidero e chiedo insistentemente al Signore per la nostra umile Famiglia missionaria dopo la mia morte: che non abbia a dividersi in fazioni ostili e spaccarsi con grande scandalo dei fedeli e danno irreparabile per la missione...  Meglio sarebbe che scompaia prima!”

Il suo ricordo In memoriam dice tranquillamente che p. Bonardi “Ri-eletto, dopo la morte del Fondatore, Vicario Generale ed Economo Generale, si trattenne a Parma fino al 1935 quando, per la malattia e la morte del P. Popoli gli fu affidata la carica di Procuratore Generale presso la Santa Sede, carica che tenne ininterrottamente per trent'anni (!).

Una enorme mistificazione della storia vera! P. Bonardi non fu allora ‘Ri-eletto Vicario...’  perchè, prima, con il Fondatore, non era ‘vicario’, ma ben altra cosa! In ogni caso nel CG del 1932 non fu... ri-eletto, ma piuttosto dimesso da naturale successore del Fondatore, e accettò con immenso senso di umiltà e di sacrificio di apparire ‘vicario’ non del Fondatore, ma (un ruolo assolutamente diverso!) del primo successore problematico del Fondatore. ‘Ad usum Delphini’ anche il seguito: “Si trattenne a  Parma fino al 1935...”! 

Nel CG del 1932, infatti, il primo Capitolo generale dopo la morte del Fondatore, mentre i saveriani in generale, e i più giovani in particolare, attedevano l’elezione del p. G. Bonardi come ‘naturale’ successore del Fondatore, il gruppetto che con mons. Calza dirigeva la missione di Chengchow, autore del triste Memoriale a Conforti dopo la sua visita in Cina del 1928, vi è decisamente contrario e punta inizialmente all’elezione dello stesso vescovo Calza, ma non riesce a raggiungere la maggioranza qualificata necessaria per chiedere l’indulto del Vaticano necessario per un vescovo. - Il gruppetto ‘cinese’ punta allora all’elezione di p. Amatore Dagnino, che è in perfetta sintonia con loro (in occasione della visita del Fondatore ne avevano infatti imposto praticamente la nomina a primo superiore religioso, al posto del già designato p. Magnani). La manovra riesce solo perché a causa di lungo impasse nell’elezione, un giovane capitolare cambia casacca (forse il giovane delegato dalla Cina?).

Nel Capitolo generale intermedio del 1937, p. Amatore, ancora in tensione ideale con p. Bonardi, domanda un Moderatore ‘super partes’, l’Abate Em. Caronti osb, che alla conclusione dichiara: “Non si possono mettere  insieme due linee contrapposte di governo” (quelle di Amatore D., superiore gen., e quella di G. Bonardi, vicario gen.). E consiglia a p. Bonardi di dare le dimisssioni. Bonardi, per non rompere l’unità tanto auspicata dal Fondatore e per evitare ogni ombra o pretesto di scissione dell’Istituto, accetta senza recriminazioni e proteste di esser messo da parte, e in silenzio continua a servire amorosamente la Congregazione come procuratore generale a Roma.

Il preteso ‘consolidamento’ propugnato da Amatore Dagnino (1932-’44) era centrato unilateralmente e prioritariamente sulla ‘vita religiosa regolare’, cioè... conventuale!,  com’era la modalità generale uniforme della vita religiosa allora, piuttosto che sulla prioritaria dimensione carismatica missionaria ‘ad gentes’, com’era intesa con originalità nel progetto confortiano, portata avanti con convinzione entusiasta da p.  Bonardi (cfr il quarto voto => il primo voto, la Missione!).

Che la ‘linea di p. Amatore fosse assai divergente dal progetto confortiano, che Bonardi aveva ‘capito’ e fedelmente cercato di attuare in sintonia con il Fondatore, è comprovato anche dalla sorprendente testimonianza di don Osmida Pellegri, molto autorevole perché aveva collabo-rato con mons. Conforti per vari anni proprio nella direzione della Comunità saveriana, prima dell’arrivo di p. Bonardi: dopo una visita alla Casa Madre nel 1934, egli esclamò infatti stupito:

“Se volete fare dei frati, va bene. Ma non sono questi i figli di mons.Conforti !” (cfr L. Fontana, Fatti e ricordi dal vivo, in: Spiritualità saveriana - Pamplona, 1981 p.40).

P. Luca, pur ammettendo delle sottolineature e decisioni unilaterali di p. Amatore, ne difende la fedeltà fondamentale al Fondatore, e attribuisce il cambio di ‘impostazione formativa’

e le ‘strane riforme’ introdotte a Parma dopo il 1932, sopratutto, ma credo con troppo credito, al nuovo rettore p. Eugenio Morazzoni (vedi: Convegno di Spiritualità saveriana, Atti. Tavernerio 2006, pp.171ss). Per maggiori sviluppi e documentazione su questo periodo cfr: Antr. “Dal Fon-datore ad Amatore Dagnino. Il ruolo di p. Bonardi” (Sito DG, 30.12.’2024).

Ricordo ancora che quando a Roma (1962-‘65) p. Bonardi era Rettore anche del nostro piccolo gruppo di studenti teologi, agli incontri settimanali veniva sempre con il librone del processo apostolico del Fondatore, a cui aveva molto collaborato e di cui aveva iniziato anche le pratiche. E ci parlava molto di Lui, mai di sé! E non accennava mai ai momenti bui e difficili vissuti assieme a Lui!

Circa il misterioso, miserabile Memoriale inviato al Fondatore nel 1929 dalla Cina, vedi il testo  integrale (finalmente, 1995!) in: FCT 14, 912-921.        Cfr il commento di L. FONTANA, in Spiritualità Saveriana - Convegno di Pamplona 1980, EMI, pp. 44-49; e di A. MANFREDI, Guido M. Conforti, EMI 2010, pp. 578-581 (vedi sotto Annesso 1).

4°- 1937>1965: BONARDI, FEDELE, DISCRETO, SERENO E ACCOGLIENTE anche nel successivo lungo silenzioso e premuroso servizio di Procuratore generale presso la Santa Sede, a Roma.

Dopo il CG del 1937, p. Luca dice che “P. Bonardi fu mandato a Roma come Procuratore

e si è chiuso nel silenzio. È ammirevole per aver accettato senza proteste di esser messo da parte. Rimase escluso per sempre dai compiti direttivi della Congregazione, ma continuò a servire umil-mente e amorosamente la Congregazione come Procurattore ggenerale”(Convegno Tavernerio 2006, Atti p.180). È detto tutto, e bene.

Si può forse aggiungere che, sopratutto da quando la Procura saveriana presso la Santa Sede arrivò in Viale Vaticano 90, P.  Bonardi accoglie con paterna bontà anche qualche Saveriano in difficoltà con la DG, ma senza mai creare tuttavia nemmeno l’ombra di una opposizione alla Direzione di Parma. Egli fu dignitoso, amorevole, semplice e discreto fino alla sua morte patriarcale, serena, in Casa Madre, a Parma (il 1° maggio 1974, a 93 anni).

P. Bonardi è stato sempre devotissimo del Fondatore, ma in modo filiale, modesto, quasi nascosto, senza mai vantare la sua ventennale vicinanza e collaborazione stretta con Lui a Parma dall’1911 alla morte (1931). Bonardi scrisse anche la prima rapida biografia del Fondatore, e stupisce il suo stile sobrio, quasi distaccato, come fosse di uno storico estraneo ai fatti, quando in realtà, proprio lui, Bonardi, era spesso al fianco del Fondatore, il suo più stretto collaboratore, e certe volte, certamente anche l’‘ispiratore’. Ma egli non appare mai nel suo racconto dei fatti di cui è spesso, invece, il solo testimone oculare! Quanta modestia, umiltà, amore filiale e rispetto per la figura del Padre amato! (Antr. sx, CM-Parma 5.5.'26)

 

ANNESSI:

ANNESSI: 1/- COMMENTO di A. MANFREDI, circa il MEMORIALE dalla Cina (in A. M., Guido M. Conforti, EMI 2010, pp. 578-581):

                Il primo punto insiste sul fatto che il nuovo superiore religioso si sottometta totalmente alle decisioni del vicario apostolico (Calza; ma già Amatore Dagnino # Magnani!)..... >Si accusano i giovani missionari di infrazioni alla povertà e all’uguaglianza, di poco zelo, di poca ‘gravitas’ (cfr facezie e vivacità giovanile di Vanzin e altri)..... >Emergono poi tre temi che erano stati oggetto di valutazioni differenti tra Conforti e Calza: la quesione del noviziato cinese; la questione economica; la conduzione del noviziato (e della formazione in  generale) in Italia, come non insistesse abbastanza sullo zelo missionario e sulla povertà..

                Una seconda parte, meno ordinata e per certi aspetti anche un pò più rozza, di “osservazioni, impressioni, proposte” (varie e strampalate!), incluse delle critiche aperte al  modo con cui Conforti e Bonardi avevano condotto la (recentissima e molto generosa!) visita in Cina. > Il testo del memoriale si concludeva con una minaccia di ricorso alla S. Sede qualora nel prossimo Capitolo generale fosse sanzionata qualche cosa che ledesse i diritti di quel vicariato cinese...

*CONFORTI RISPONDE (subito,1° febbraio 1929 - FCT 14,903) “con il suo stile fermo e chiaro fino alla durezza”:

“... sento di doverle esprimere l’impressione profondamente penosa che ha prodotto in me la sfiducia di cui esso è pervaso, da cima a fondo,  verso la Direzione generale del nostro Isttituto. Sfiducia che culmina nella minaccia esplicita, con cui terminna, di un ricorso alla Suprema Autorità qualora nel prossimo Capitolo...” 

E concludeva: “Ben m’avvedo che non mi resta che confidare unicamente in Colui che dispone delle menti e dei cuori e può far quello che noi poveri uomini non possiamo che desiderare ed invocare”. (Il testo completo della Lettera è citato anche da p. L. Fontana, in: Spiritualità Saveriana- Pamplona 1980, EMI, pp.45s).

ANNESSI: 2/- LETTERA DEL CONFORTI per richiamare perentoriamente p. BONARDI IN AIUTO, IN ITALIA

                       (in: Lettere ai Saveriani - a cura di P. Franco Teodori, vol.2, pp.107s:

“Carissimo come Fratello in G.C.,questa mia Le recherà non poca sorpresa, ma Le dico innanzi tutto di non preoccuparsi e di  abbandonarsi intieramente alle  disposizionii della Divina Provvidenza.

Il signor Rettore don Ormisda, e per ragioni di salute ed anche per ragioni intime d’ordine materiale, è venuto nella determinazione di lasciare la Direzione del nostro Istituto,ad onta delle insistenze fattegli a rimanere. Ultimamente ha rinunciato per iscritto ed in modo sì formale e decisivo, da non lasciare più luogo a replica. Io quindi mi veggo co-stretto a dover provvedere alla sua sostituzione. Non è possibile trovare tra le file del nostro Clero chi voglia prestarsi, e quando pure fosse possibile, non sarebbe conveniente. Debbo dunque far cadere la scelta sopra di un membro Profes-so del nostro Istituto e questi sarebbe appunto Padre Bonardi, di Sua conoscenza. Immagino tutte le obbiezioni, tutte le eccezioni che Ella avrà da fare su tale scelta; ma Le dico senz’altro di non  voler dar corso a nessuna repplica.

                Salus publica suprema lex! Il bene del nostro Istituto domanda imperiosamente la di Lei venuta a Parma, e tanto deve bastare perché Ella si decida a venire tosto. Questa mia determinazione è frutto di lunga riflessione, di consigli chiesti e di preghiere fatte al Signore perché mi illuminasse in cosa di tanto momento. Anche Propaganda Fide, a cui candidamente ho esposto le attuali condizioni del nostro Istituto, ha approvato la deisione presa.

                 Assieme a Lei ritornerà a Parma il Padre Sartori, che dovrà disimpegnare l’ufficio di Direttore Spirituale. (...)

 A mezzo del signor Rettore Pellegri ho già trasmesso il denaro occorrente pel ritorno e spero di ricevere tra breve un di Lei scritto che venga non già a chiedermi dilazioni, ma bensì ad  avvertirmi dell’arrivo Suo e del Confratello. Affrettando col desiderio l’istante di rivederLa e di riabbracciarLa, me le confermo

Parma 4 Ottobre 1910                                                                        aff.mo in G.C. + Guido M. Arciv. Vesc.

> RISPOSTA DESOLATA di P. BONARDI al richiamo del FONDATORE dalla Cina (20 nov.1910):

                “Reduce da un lungo viaggio, trovo una lettera dell’Eccellenza V. Rev.ma, con cui mi comanda di ritornare in Italia. In  due anni non ho potuto abituarmi a questo pensiero e ho sempre paventato il giorno della terribile notizia che ora mi giunge mentre sperava che V.E. avrebbe aspettato almeno fin dopo la consacrazione del Rev.mo P. Calza. Confesso che l’ubbidienza non mi fu mai sì grave come questa volta. V.E. mi dice che indovina le mie difficoltà ed eccezioni, ciò mi dispensa dal dirle; voglia il Signore che non abbia a pentirsi di non averne tenuto conto. Sono così convinto della mia incapacità, che non posso non pensare che V.E. fa uno sbaglio, scegliendo me, mentre vi sono altri confratelli che avrebbero potuto fare molto più e meglio di me. V.E. compatisca a questa mia debolezza e mancanza di perfetta uniformità al Suo volere, e mi preghi dal Signore la grazia di fare quel che V.E. si aspetta e che io vorrei.

                Credo tuttavia, Eccellenza, che vengo animato dalle migliori intenzioni, quantunque frema al pensiero di dover essere guida agli altri e senta un vero schianto al cuore a dover lasciare questa Cina ed i miei studi appena cominciati. Credo che partiremo entro il mese di Gennaio (...).

p. Antonio Trettel sx
15 May 2026
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