… dalla Colombia
PRIMA DI FORMARTI NEL GREMBO MATERNO IO TI HO CONOSCIUTO E TI HO STABILITO PROFETA DELLE NAZIONI!
Per molto tempo nella mia gioventù e fino a dopo la ordinazione sacerdotale, la idea che ero stato chiamato e predestinato alla vita religiosa sacerdotale fin dal seno di mia madre, mi ha dato fastidio perché appunto in qualche modo mi puzzava un po’ troppo da predestinato, da obbligato, quasi togliendomi la libertà e la decisione personale. Con il crescere dell’età, e se Dio vuole anche con un po’ piú di maturità e libertà spirituale, la cosa ha incominciato a piacermi ed ora ringrazio il Signore. Per aver sempre pensato in me e avermi chiamato ad essere “suo” fino dal ventre di mia madre!!!
Sono l’ultimo di sette fratelli e mi chiamo Claudio perché il primo, che mori per una iniezione troppo forte da parte del medico, (a quei tempi i poveri non presentavano reclami ma solo chinavano il capo) appunto si chiamava Claudio.
Quando mia mamma si rese conto di essere incinta il primo pensiero fu: “Signore questo é per voi”!
Mi battezzò la domenica della Madonna del Rosario (sette di Ottobre) un missionario sconosciuto che era di passaggio e che disse: “Questo sará un grande missionario”. Naturalmente queste cose me le ha raccontate mia mamma in diverse occasioni.
Se c’é un periodo della mai vita particolarmente felice per me é stata la fanciullezza! Sì, la fanciullezza me la sono goduta tutta e in pieno!! Giocare era la mia ùnica vocazione e l’ho realizzata in pieno!! Ero il capo di una banda di ragazzi composta da vent’un elementi, ognuno con il suo fucile, avendo rubato le assi nella segheria e fatti poi a regola d’arte. Nostro passatempo era giocare alla guerra e le grandi scorrerie ben organizzate a razziare ciliege, meloni, angurie, mele, pere e tutta la frutta di stagione e grazia a Dio ogni stagione ha i suoi frutti!!!
La scuola non era un problema perché avevo due bimbe che prima di entrare in classe, là sul ponticello della scuola, dovevano farmi i compiti, una di matemática e l’altra i temi di italiano. Che proprio non mi interessasse la scuola lo dimostra il fatto che ho anche perso un anno, ora non ricordo bene se quello di seconda o quello di terza elementare.
Ci sono due fatti decisivi di questo periodo. Una domenica alla messa, ero credo in terza elementare, venne un missionario che parlò delle missioni chiedendo poi aiuti e mandando i sacchetti per le famiglie a raccogliere frumento o granoturco, e a noi ragazzi passò un fogliettino con la domanda: “Ti piacerebbe farti missionario?” Io risposi un bel si ma poi mi dimenticai completamente di tutto questo.
Un secondo episodio circa di quel periodo fu la visione per televisione del film “Eroi senza Gloria”. Purtroppo anche se ho fatto poi diverse ricerche non sono più riuscito a ritrovarlo. Mi ricordo che in paese c’erano due televisioni: una nella ACLI il centro dei cattolici, …ma si doveva comprare qualche cosa per poter entrare a vederla… e l’altra televisione si trovava nel ENAL che era il centro dei comunisti… e questi non facevano pagare niente. Così nel centro comunista ho visto questa pellicola. Narrava di un missionario che in India lavorava con i lebbrosi, con i fuori casta e alla fine moriva di stenti, senza che nessuno lo sostituisse. La ultima scena che ho fissata in mente é proprio quella della capanna che serviva da Chiesa coperta all’intorno di erbe… come a dire “tutto é finito”. Allora io dissi a me stesso; “io andrò a sostituirlo” e da quel momento ho pensato seriamente ad essere missionario.
In quinta elementare si presentò il missionario a casa mia con il famoso fogliettino ed io ho dato subito la mia adesione facendo molto felice mia mamma e mio papà.
Il parroco un giorno ci portò in macchina a vedere il seminario di Castelerio (il seminario minore della diocesi di Udine) situato su una collina, con il campo da calcio circondato da imponenti cedri del Libano e da abeti e poi anche il seminario de Saveriani, e anche loro avevano un campo scavato nella terra con gli argini attorno che nella mia fantasia davano la idea di uno stadio. E dato che in seminario si giocava al calcio solo il giovedì e dai saveriani tutti i giorni, vocazione sicura, missionario!!!!
In quell’anno siamo entrati in 19 dei quali siamo rimasti in quattro di cui, p. Roberto Dal Forno già arrivato alla casa del Padre a formare la famiglia gloriosa dei Saveriani attorno a San Guido Maria Conforti.
Certo non brillavo nelle materie scolastiche pero la passione e la buona volontà erano grandi. É fin dall’inizio é incominciata quella relazione personale con Cristo che é andata crescendo e che forma l’essenza della vita consacrata e missionaria.
In noviziato ho rischiato persino l’esaurimento per eccesso di buona volontà… nove o dieci rosari al giorno, una applicazione esagerata pensando che era l’anno della santità poi ho capito che questa é un problema di tutta una vita e quindi …. l’ho presa con più calma!!!
Ricordo con gioia la prima professione (avevo sedici anni compiuti però sapevo bene quello che stavo facendo!!!) come ricordo con simpatia gli anni del liceo a Tavernerio, un clima comunitario fraterno e santamente esigente…; sinceramente non posso lamentarmi di niente e di nessuno.
Si, tengo questa grande grazia che, pensando alla mia vita passata, non riesco a trovare persone negative tra gli educatori, ma sempre gente equilibrata e con buon senso. Ho sempre goduto la stima dei formatori che ho cercato di ricambiare con sincerità.
Ho tanti ricordi di quegli anni ma uno in particolare, diciamo una crisi di crescita. Il problema affettivo mi faceva dire: tutti i miei amici hanno già la morosa, hanno posti di responsabilità sul lavoro, ed io qui che ancora durante i tempi di studio, per andare al bagno, devo chiedere il permesso… no, devo fare qualche cosa che già mi dia la possibilità di sentire e realizzare la mia vocazione di apostolo. E feci la “grande scelta”, ossia rinunciai al gioco del calcio del giovedì per fare catechismo ai bambini della nostra cappella di Sant’Anna. Alla domenica poi con altri due in bicicletta andavamo nella parrocchia di Intimiano, vicina a Cantú, a seguire l’oratorio dei maschi, ben separato naturalmente da quello delle femmine.
Questa passione per la catechesi é divenuta direi la preoccupazione centrale della mia vita. Arrivando a Parma posso dire di essermi dato anima e corpo a questa attività nella parrocchia dello Spirito Santo a due passi da casa nostra, tanto che poi i formatori mi inviarono, dopo la ordinazione sacerdotale a perfezionare questa materia alla Università Pontificia Salesiana di Roma.
E gli studi? già ho detto che ho avuto la grazia di avere come confratello fin dalla prima media di Udine il padre Roberto Dal Forno figlio di pescatori di Marano Lagunare. Ebbene lui con una cura meticolosa e una applicazione férrea, scriveva tutto, però tutto quello che i professori di qualsiasi materia dicevano in classe e poi fedelmente, al pomeriggio trascriveva il tutto a macchina con tre coppie: una per lui, una per Jurman Emilio (l’altro confratello con me fin dagli inizi) e una per me. così io mi presentavo agli esami con tutto il malloppo del materiale (ostentandolo evidentemente) suscitando anche l’ammirazione degli insegnanti, e facilmente mi prendevo il trenta perché bastava dare una ripassatina … e sappiamo che un insegnate é ben contento quando gli si ripete fedelmente tutto quello che lui ha detto!!!
Dirò, a onor del vero, che in Roma davvero ho recuperato, ho passato tre anni studiando seriamente e con gusto. L’accordo con i superiori era che, terminati gli studi, io andassi prima in missione in Indonesia e poi, dopo una buona e larga esperienza di missione, sarei ritornato a Parma per un servizio come insegnante.
Ma come si dice “l’uomo propone e Dio dispone”. Il mio fratello maggiore, capo della famiglia e unico sostegno, fu operato d’urgenza per un tumore alla testa, conseguenza di una botta di tanti anni prima, e così io dovetti assisterlo per sette mesi in ospedale e poi fermarmi in Italia per vedere come procedevano le cose.
Per dieci anni insegnai a Parma e quando si presentava per la seconda volta la possibilità di partire, a mio fratello inspiegabilmente tornò a crescere il tumore questa volta di forma maligna. Nuova operazione e nove mesi di ospedale salendo quindi in carrozzella e muovendo solo il braccio destro. Fu giocoforza ritirarmi a casa mia per assisterlo avendo poi un secondo fratello con problemi. C’é stato un momento, credo sia durato un cinque minuti di crisi, in cui mi sono detto scoraggiato: “Il progetto di Dio é completamente fallito”, ma poi mi sono detto: “Che stupido che sei, la tua idea del progetto di Dio si é frantumata, ma Dio ora TI MOSTRA UN’ALTRO PROGETTO, devi solo viverlo!!!
E così sono rimasto per sedici anni a casa mia assistendo i miei due fratelli e mia madre, e contemporaneamente facendo una grande attività pastorale e vocazionale tanto che da quel periodo, insieme a molti matrimoni di giovani che ho seguito con cura, sono usciti quattro saveriani e tre preti diocesani!
Poi una sorella a cui era morto il marito e il cui figlio si é sposato, é venuta a sostituirmi e con l’andata al cielo di mia mamma, mi sono sentito libero di seguire la mia specifica vocazione realizzando l´ ad gentes.
In quel periodo il vescovo di Udine mi ha anche chiesto di prendere in mano l’ufficio missionario diocesano, cosa che ho fatto molto volentieri. Con il vescovo e insieme a un laico dell’ufficio missionario, abbiamo programmato negli anni, la visita alle missioni di Africa, di Asia e di America Latina, visitando tutti i missionari della sua diocesi.
Con una messa ad Aquileia, cuore della Chiesa udinese e goriziana, ho salutato tutti gli amici e parenti e sono approdato a Colombia a 51 anni suonati. E qui posso dire che ho passato i dieci anni più interessanti della mia vita. Infatti fui inviato a Buenaventura potendo finalmente mettere in pratica la esperienza pastorale che teoricamente avevo sempre insegnato.
Dopo attenta analisi abbiamo scelto come diocesi il metodo del SINE: “Sistema, Integral de Nueva Evangelización” che di fatto si basa essenzialmente sulle piccole comunità. Formare una parrocchia che sia una comunità ministeriale composta da piccole comunità! Una pastorale particolarmente interessante perché si rivolge agli adulti, mette in evidenza l’apostolato dei laici e valorizza particolarmente la donna.
Il mio sogno sarebbe proprio quello di poterci tornare e concludere là la mia vita…. con questo senza misconoscere che anche lavorare nella formazione, che possiamo definire “missione senza gloria” é molto importante ....
Insomma concludo con il proverbio che dice: “Chi vive sperando muore cantando”.
Claudio Bortolossi sx
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