Almeno 61 conflitti attivi, 233.000 persone uccise in episodi di violenza armata, vale a dire una media di 638 vittime al giorno, una ogni due minuti e più di 123 milioni di civili costretti a fuggire. È un quadro drammatico quello richiamato dalla Cooperazione Internazionale che, riprendendo la stima sul 2024 dell’Uppsala conflict data program, il programma di monitoraggio sui conflitti dell’università di Uppsala (Svezia), constata come nell’ultimo anno il mondo abbia assistito a un drammatico aumento di crisi armate che ha determinato una altrettanto drastica crescita del bisogno umanitario.
L’organizzazione umanitaria, che opera in 33 Paesi, tra cui Sudan, Siria, Libano, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Ciad e Niger, evidenzia come siano oltre 300 milioni le persone che, in tutto il mondo, risultano in condizioni di necessità di assistenza umanitaria e protezione.
Violenze, atrocità, sfollamenti di massa — almeno 6,9 milioni gli sfollati interni, di cui oltre 5 milioni nelle province orientali del Nord Kivu, del Sud Kivu e dell’Ituri caratterizzano lo scenario di guerra nell’est della Repubblica Democratica del Congo. L’emergenza è quotidiana, in un contesto che vede consumarsi non soltanto gli scontri tra ribelli M23 ed esercito di Kinshasa ma anche le azioni sanguinose di altri gruppi di ribelli, formazioni locali, che non sono assolutamente controllabili: il riferimento è a vessazioni e violenze nei riguardi dei civili, comprese violenze sessuali. Nella città di Goma, presa a fine gennaio dai ribelli M23, si assiste quasi quotidianamente a rapine e atti di banditismo. Proprio in quelle zone dell’est del Paese, dove l’insicurezza regna sovrana, c’è bisogno di dare un primissimo appoggio alle popolazioni, con opere di protezione,shelter, sostegno alimentare e alla maternità. Solo successivamente si potrà pensare a iniziative più di sviluppo o di ripresa delle attività di sussistenza, anche economiche, nonché di educazione, perché in tutte queste aree i bambini perdono anni e anni di scuola a causa dell’instabilità.
English
NORTH KIVU - SOUTH KIVU AND ITURI – D.R.C.
Cooperazione Internazionale (International Cooperation), a humanitarian organization that operates in 33 Countries – including Sudan, Syria, Lebanon, the Democratic Republic of the Congo, the Central African Republic, Chad and Niger –, has recently drawn attention on 61 active conflicts, 233.000 people killed in incidents of armed violence (i.e., 638 victims every day, one every two minutes), and the more than 123 million civilians forced to flee. Compared with the estimates for 2024 by the Uppsala Conflict Data Programme (a programme of Uppsala University, Sweden, which monitors conflicts), in the last year the world witnessed a dramatic increase in armed conflicts which has brought about an equally drastic growth of humanitarian needs. Cooperazione Internazionale emphasizes the fact that over 300 million people worldwide are in need of humanitarian assistance and protection.
The war scenario in the eastern part of the Democratic Republic of the Congo is characterised by violence, atrocities, and mass displacement – at least 6.9 million are the internally displaced, among whom over 5 million are in the oriental provinces of North Kivu, South Kivu and Ituri. These experience daily emergencies, in a context of clashes between the M23 rebels and the army of Kinshasa, as well as of bloody actions by other groups of rebels and locals formations which cannot be fully controlled. Harassments and violence against the civilian population are numerous and include also sexual violence. In the city of Goma, which was captured by the M23 rebels at the end of January, robberies and acts of banditry occur almost daily. It is precisely in those areas in the east of the country, where insecurity reigns supreme, that there is a need to provide immediate support to the population, with protection, shelter, food aid and maternity care. Only later on it will be possible to plan initiatives aimed at developing or resuming subsistence activities, including economic ones, as well as education, for in all these areas children are losing years and years of schooling due to instability.
