DOUALA, CAMERUN – "Vivere dal vivo la visita del Papa in Africa è stato un dono grande". Con queste parole Lucia Citro, missionaria saveriana a Douala, descrive l'emozione per lo storico passaggio di Papa Leone XIV nella capitale economica del Camerun lo scorso 17 aprile. Un evento che, pur nella sua brevità, ha segnato profondamente il cuore della popolazione e della nostra famiglia missionaria.
Una fede che non inganna
La celebrazione eucaristica presso lo stadio di Japoma ha visto una partecipazione straordinaria. In un contesto segnato da sfide socio-politiche complesse, la comunità cristiana ha testimoniato una fede gioiosa e resiliente. "La Parola seminata nella nostra terra porterà frutto", ha commentato una fedele locale, "perché se si semina, la terra non inganna mai!".
Questa immagine del "seme" e della "terra" risuona con forza nel nostro carisma saveriano: il missionario è colui che getta il seme con fiducia, sapendo che la crescita è opera dello Spirito, ma anche della risposta generosa di un popolo che vive di preghiera e speranza.
L'eco del carisma confortiano
La visita del Santo Padre ha offerto spunti di riflessione che toccano da vicino l’identità saveriana. Durante l'omelia e nei messaggi rivolti alla nazione, il richiamo alla fratellanza universale è stato centrale. Leone XIV ha ricordato con forza: "Ricordatevi che siete fratelli!".
Queste parole richiamano quasi letteralmente il monito del nostro fondatore, San Guido Maria Conforti, che già nel 1908 esortava a non dimenticare mai che ogni lavoratore e ogni uomo è un fratello. Per noi Saveriani, la visita del Papa a Douala non è stata solo un evento ecclesiale, ma una riconferma della nostra missione: abbattere i muri per costruire una "casa comune" dove la dignità di ogni persona sia riconosciuta.
Oltre l'evento: una traccia indelebile
Nonostante il passaggio del Papa sia durato poche ore, la sua presenza ha rinvigorito la speranza in un futuro di pace per il Camerun. Per la Direzione Generale e per tutti i confratelli e le consorelle impegnati nelle periferie del mondo, la testimonianza che arriva da Douala è un invito a proseguire con rinnovato slancio.
Come ha sottolineato Lucia Citro, la commozione resta palpabile e la sfida ora è far sì che quella "dimensione universale" vissuta nello stadio di Japoma diventi quotidianità nelle nostre comunità e nel nostro servizio ai più lontani.
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