In questa drammatica situazione di pandemia che il mondo sta attraversando, si è sentito spesso ripetere e scrivere sui giornali questo ritornello: “questa situazione non risulti un’occasione persa”. In altri termini, non vogliamo ritornare come eravamo prima. Una tale affermazione porta a riflettere, e a chiedersi cosa ci abbia rivelato il Covid oltre al terrore e al dolore seminato.
Secondo vari analisti, il Covid ha svelato un insieme di problematiche in diversi ambiti che avevamo per molti anni ignorato sia volontariamente, sia per disattenzione, oppure per desiderio di perseguire altri scopi. Partendo da temi ambientali, educativi, toccando la famiglia, il mondo del lavoro, fino alla solidarietà internazionale, sono sorte questioni molto serie. Sono tutte problematiche che meriterebbero uno studio approfondito. Nel quadro del nostro elaborato abbiamo orientato l'attenzione al mondo del lavoro, ossia al senso profondo del lavoro perché è un campo da valorizzare al meglio. Anzi, il lavoro umano, vissuto nella sua essenza cioè dono ricevuto e dono donato, diventa la palestra importante di espressione della vita cristiana; il luogo concreto della manifestazione del Vangelo della famiglia.
Nessuno è in grado di negare il disastro causato e messo in evidenza dalla pandemia nell’ambito lavorativo: licenziamenti, chiusura dell’attività per liberi professionisti e negozianti, cassa integrazione in alcuni paesi per lo più strutturati, disoccupazione generale. Esso ha messo in luce l’insufficienza di molti principi quali la produttività, l’efficienza, il profitto, il capitale, che avevano fino ad ora orientato in generale le nostre società. Infatti, il Covid ha sconvolto tutto! A nostro avviso il momento, anche se “inadeguato”, può costituire il richiamo ad una riflessione sul valore intrinseco del lavoro umano. Il compendio della Chiesa Cattolica, ricorda che “Il lavoro appartiene alla condizione originaria dell'uomo (…)[1]”. Ne segue che il lavoro appartiene alla vocazione di ogni persona umana; infatti l’uomo si esprime e si realizza attraverso l’attività del lavoro[2]; è parte della chiamata della persona, non è forma di auto-redenzione, di auto-salvezza, bensì uno strumento essenziale. “Il lavoro è essenziale, ma è Dio, non il lavoro, la fonte della vita e il fine dell'uomo.[3]”
La separazione costruita un tempo tra lavoro e vita cristiana oggi deve essere superato. Alcuni elementi del passato, la vicenda dei preti operai, l’impegno dei cristiani nella vita politica, alcuni documenti del magistero della Chiesa, hanno favorito la riduzione del divario; ma non solo, hanno ribadito come il lavoro è una delle opere di giustizia che con tutta la nostra forza dobbiamo compiere.
Pensiamo che oggi affermare il lavoro umano come strumento di identificazione a Cristo non sia solo una affermazione; si tratta di un paradigma da non solo capire, ma da integrare nella società odierna. Come afferma Giovanni Paolo II, il lavoro è la via offerta all’uomo da Dio per maturare la sua identità personale. Il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro; il suo scopo in qualunque situazione e circostanza dovrebbe rimanere sempre l’uomo. Una Chiesa ospedale da Campo, una Chiesa in Uscita non può trascurare il lavoro umano come luogo di santificazione della persona. È un processo che richiama la conversione da parte della Chiesa, cioè comprendere il lavoro umana e la fede cristiana in una visione complementare; allo stesso tempo, richiama l’essere profeta della Chiesa, cioè richiamare con tutte le sue forze, la centralità della persona, la protezione dell’ambiente, il servizio economico al servizio dell’uomo nel mondo del lavoro. È un percorso complesso ma non impossibile!
Il 20 marzo 2014 in un incontro con i dirigenti e gli operai delle acciaierie di Terni e con i fedeli della diocesi di Terni-Narni-Amelia, Papa Francesco conclude il suo discorso con queste parole: “Cari fratelli e sorelle, non smettete mai di sperare in un futuro migliore. Lottate per questo, lottate. Non lasciatevi intrappolare dal vortice del pessimismo, per favore! Se ciascuno farà la propria parte, se tutti metteranno sempre al centro la persona umana, non il denaro, con la sua dignità, se si consoliderà un atteggiamento di solidarietà e condivisione fraterna, ispirato al Vangelo, si potrà uscire dalla palude di una stagione economica e lavorativa faticosa e difficile. In seguito Papa Francesco nella lettera enciclica Fratelli Tutti, dedicata alla fraternità e all'amicizia sociale, afferma: “Il lavoro è il migliore aiuto per un povero, la via migliore verso un’esistenza dignitosa” (Fratelli Tutti, n.162). Infatti, aiutare un povero con il denaro deve essere sempre un rimedio provvisorio. “Il lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita sociale; non è solo un modo per guadagnare il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere sé stessi, per condividere doni, per sentirsi corresponsabili nel miglioramento del mondo e, in definitiva, per vivere come popolo. Quindi, Il lavoro umano è un paradigma della missione.
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[1] PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, LEV, Città del Vaticano 2004, n. 256.
[2] Leone XIII, L’enciclica sociale, Rerum Novarum, Roma, 15 maggio 1891, n. 14.
[3] PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, op.cit., n. 257.
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