P. Aldo Vagni
Piticchio di Arcevia (Ancona) il 14 febbraio 1931
Borgotaro (Parma), 14 dicembre2008
Il 14.12.2008, alle ore 21,30 circa, all’ospedale di Borgotaro (PR), dove si trovava da qualche giorno per riabilitazione cardiaca, è morto per infarto il P. Aldo Vagni.
Aveva 77 anni compiuti, essendo nato a Piticchio di Arcevia (AN) il 14.2.1931.
Allievo del Seminario di Senigallia sino alla fine del Liceo, entrò tra i Saveriani nel 1952, a S. Pietro in Vincoli per l’anno di noviziato: «spicca per l’incondizionata obbedienza, per criterio pratico, laboriosità e spirito di pietà» (P. Illuminati, 31.7.52).
L’anno successivo, 18.10.53, il P. Aldo emise la Prima Professione. Fece quindi la Teologia a Piacenza dove fu ordinato presbitero il 16 marzo 1957. Convintamente positivi i giudizi dei formatori. Questo è di un insegnante: «Non ho alcun biasimo da muovergli, ma solo molte lodi. Mi pare di pietà sentita e profonda… È un lavoratore indefesso, dotato di notevoli capacità in agibilibus. Molto generoso, non si risparmia, non calcola. Il bel tutto è avvolto in un’espressione di modestia che gli concilia facilmente gli animi di tutti».
Dopo l’ordinazione fu assegnato alla Casa apostolica di Ancona come economo della comunità. Vi rimase soltanto un anno: nel giugno ’58 fu scelto a far parte del gruppo dei primi sei saveriani destinati alla Repubblica democratica del Congo. Arrivò in Africa alla fine di ottobre dello stesso anno. Vi rimase fino al giugno 1996. Quasi quarant’anni, durante i quali vide e visse l’indipendenza del paese (1960), la rivolta mulelista (63-65), il regime di Mobutu (65-97), la conquista del potere da parte di Kabila. Vide e prestò instancabile aiuto alle masse di profughi che, particolarmente nel 62, 72 e 94 dilagarono nella zona di Uvira. Fu, per periodi relativamente brevi, responsabile della pastorale nelle missioni di Kamituga, Baraka e Luvungi. Ma fu sopratutto l’infaticabile e generoso economo, amministratore e procuratore di Uvira.
«È stato un grande lavoratore. Non si sporcava solo le mani, ma dalla testa ai piedi quando doveva far uscire dal fango i camion nei numerosi viaggi di rifornimento alle missioni. Avrebbe potuto mandare il materiale e starsene nel suo ufficio. Non ci stava perché credeva che oltre a mandare le cose, bisognava anche incontrare i missionari, che lo aspettavano per parlargli.
Ha lavorato moltissimo, ma non si è mai perso nel vuoto attivismo. Oltre l'enorme lavoro di amministratore di una diocesi, egli aveva delle comunità cristiane che serviva regolarmente, e non c'era stanchezza che lo tenesse» (P. Veniero, 16.12.08).
Nel 1997, a causa di gravi problemi cardiaci, dovette abbandonare la missione e rientrare in Italia.
Fu destinato alla comunità di Ancona dove, nella misura in cui le ricorrenti crisi cardiache glielo consentivano, continuò il suo generoso servizio pastorale, privilegiando le visite agli ammalati, l’animazione missionaria e l’accompagnamento delle comunità neocatecumenali.
«Il P. Aldo –ha scritto il P. Brentegani, 16.12.08– è stato un uomo capace di lavorare con la stessa intensità, capacità e zelo sia nel servizio dell'amministrazione che nella animazione delle comunità cristiane; sia in zone urbane che di foresta; sia in periodi di guerra che di pace.
È stato un uomo dal cuore grande come il paese che ha servito; capace di perdonare, fino al punto di dare lavoro a coloro che nel 1964 erano stati gli aguzzini nei cinque lunghi mesi di prigionia. Un uomo raro per il servizio ai confratelli; servizi fatti in situazioni disagiate, che difficilmente qualcun altro avrebbe potuto accettare come "dovere normale".
Pur amministrando somme ingenti, ha sempre vissuto con uno stile semplice e povero. Ha sempre mostrato grande disponibilità sia ad accettare incarichi a livello diocesano, a volte anche pesanti, come a lasciare quelli che potevano essere affidati ai preti diocesani da lui formati. Tutto era frutto di una grande umiltà, che è stata tra le caratteristiche che più l'hanno distinto».
Il Signore accolga nel suo regno questo suo servo generoso e fedele.
Fr. Aldo Vagni
Piticchio di Arcevia (Ancona) il 14 febbraio 1931
Borgotaro (Parma), 14 dicembre2008
Fr. Aldo Vagni died of a heart attack on December 14 2008, at the hospital of Borgotaro (Parma), where he had been receiving treatment for heart problems.
Born in Piticchio di Arcevia (Ancona, Italy) on Feb. 14 1931, he was 77 years old.
He studied at the seminary of Senigallia until the end of the Liceo, before joining the Xaverians in 1952 at St. Pietro in Vincoli, for Novitiate: «he stands out for his unconditional obedience, common sense, industriousness and piety» (P. Illuminati, July 31, 1952).
Fr. Aldo made his First Profession on Oct. 18 1953. He then studied Theology at Piacenza, where he was ordained priest on March 16 1957. His formators were very positive in their assessment. A teacher, for example, had this to say: «I have nothing but praise for him. He has a sincere and profound piety… He is a tireless worker, with many talents for practical things. He is very generous and does not spare himself. To top it all, he has an expression of modesty that wins over the hearts of all».
After ordination, Fr. Aldo was assigned to the junior seminary of Ancona as administrator of the community. He remained there just one year: in June 1958 he was chosen as one of the fist six Xaverians to be assigned to the Democratic Republic of Congo. He arrived in Africa at the end of October of the same year and remained there until June 1996, almost forty years, during which time he witnessed the country’s independence (1960), the Mulela rebellion (1963-65), the Mobutu regime (1965-97) and the conquest of power by Kabila. He was tireless in his efforts to help the masses of refugees who swamped the area of Uvira, especially in 1962, 1972 and 1994. He was, for relatively brief periods, responsible for the pastoral ministry of the missions of Kamituga, Baraka, and Luvungi, but above all he was the tireless and generous administrator and procurator at Uvira.
«He was a great worker. He not only got his hands dirty, he was sometimes completely covered in mud from cleaning the truck after many supply journeys to the missions. He could have sent the material and remained in his office, but he did not do this because he believed that, besides sending the supplies, he also had to meet the missionaries who were waiting to speak to him. He worked a great deal, but he never got lost in empty, frenetic activity. In addition to his enormous amount of work as diocesan administrator, he regularly served some Christian communities and tiredness never held him back» (Fr. Veniero, Dec. 16, 2008).
In 1997, as a result of some serious heart problems, Fr. Aldo had to leave the mission and return to Italy. He was assigned to the community of Ancona, where he continued to work generously in the pastoral ministry as far as his health allowed him to do so. He gave priority to visiting the sick, missionary animation and the accompaniment of neo-catechumenate communities.
Fr. Brentegani wrote: «Fr. Aldo was a man capable of working with the same intensity, ability and zeal in the administration and the animation of the Christian communities, in urban and in forest areas, in times of war and in times of peace. He was a man with a big heart like the country he served; he was capable of forgiveness, even to the point of giving work to those who had been his torturers in 1964, during five long months of imprisonment. Rarely has anyone served the confreres as he did; he served in situations of hardship that few others would have been able to accept as “normal duty.”
Although he administered huge sums of money, he always lived a simple and poor lifestyle. He always showed a great willingness to accept even demanding tasks at diocesan level, as well as leaving those that could be entrusted to the diocesan priests he had formed. Everything he did was the fruit of a great humility, which was one of his most distinguishing characteristics» (Dec. 16, 2008)
May he rest in peace.
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