P. Silvestro Volta
Rivarolo Mantovano (Mantova), 26 febbraio 1910
Parma, 31 ottobre 1979
Missionario e Medico in Cina, Sierra Leone, Zaire e Brasile, di anni 69. Sepolto al Paese d'origine
Nato a Rivarolo Mantovano il 26.II.1910 e compiuto il Liceo nel Seminario di Cremona, a 17 anni entrava nell'Istituto Saveriano, emettendovi la Professione religiosa il 7.X.1927. Ordinato Sacerdote il 7.I.1934, dopo 13 anni partiva per la Cina, rimanendovi fino al 1951.
Anche se zoppo ad un piede, tutti lo ricordano come il missionario sempre slanciato in avanti, premuto dalle urgenze della carità e del lavoro. A Parma molti conoscevano questo pellegrino irrequieto che appariva sulle strade più impensate con la sua '500 targata MN. Questo missionario che ha lavorato in tre continenti parlava con gusto il dialetto della sua Rivarolo, predicava con le parole prese dalla terra e, come medico, si rifaceva sempre all'esperienza dei suoi anziani.
A quasi settant'anni aveva ancora tanta voglia di camminare, di lavorare, di progettare. Per tutta la sua vita si è tenuto in allenamento.
I suoi primi anni di sacerdozio li visse a Parma tra i "Capannoni" d'Oltretorrente, tra i carcerati di S. Francesco e a Capriglio, la Parrocchia sull'Appennino parmense che contava più metri che anime. Fu tra questa gente che si sentì subito sollecitato a scrivere "Il Volto d'ognuno", forse il suo libro più caratteristico, che vede i grandi e i piccoli drammi di ogni uomo alla luce di un Cristo che si è preso a carico le sofferenze di tutti.
Con due lauree, in teologia e in medicina, era partito per la Cina: più che alla predicazione diretta egli si dedicò a curare i malati. Accanto a lui c'erano altri Confratelli che davano una mano per aprire alla luce della fede cristiana coloro che accorrevano al suo dispensario.
L'avvento del comunismo interruppe la sua esperienza, ma non fiaccò la sua disponibilità. Dopo qualche anno lo troviamo in Sierra Leone, una delle Missioni più dure per il clima. Anche questa volta colui che si era fatto medico di migliaia di persone dovette battere in ritirata prostrato da una malaria che lo aveva portato in pericolo di morte.
Dopo un certo assestamento fisico, egli provò ancora in un'altra Missione, prima in Tanzania e poi in Zaire ed in Brasile. Egli sognava di portarsi in Amazzonia come medico viaggiante sui fiumi con una nave-ospedale. Stava preparando anche un manuale pratico di medicina per i missionari, proprio perché era convinto che l'equipaggiamento missionario non comportasse solo lo studio della teologia ma anche un po' di arte medica.
P. Silvestro fu un "buon samaritano" tutto "sui generis". Nella sua vita operosa spaziò nella teologia, nella filosofia, nella medicina, nella letteratura infantile, nel romanzo e nel dramma. Era un uomo a cui non bastava una sola missione né una sola professione, perché sentiva di avere una sensibilità troppo vasta. Arguto, attento agli altri, sentiva una grande passione di narrare, di comunicare, di guarire, di donare. Talora passava con una sporta come un vecchio nonno che porta dei doni ai nipotini.
Uomo paradossale, sempre in tensione per scoprire la verità, in questi ultimi anni, era giunto a dire: "Ho appena cominciato a credere a Cristo". Per questo aveva scritto una originale vita di Cristo: Messia, Figlio dell'uomo, dove si avverte ancora il suo tormento di scoprire in Cristo il Dio che cammina accanto all'uomo.
"Ognuno ha diritto di dargli un volto, dacché è venuto nel nostro mondo di libertà" ha scritto P. Volta. È il suo testamento.
Morì a Parma il 31.X.1979.
Fr. Silvestro Volta
Rivarolo Mantovano, 26 febbraio 1910
Parma, 31 ottobre 1979
Fr. Silvestro Volta died at the Piccole Figlie Hospital of Parma on Oct. 31 1979, following a heart attack. He was 69 years old, born at Rivarolo Mantovano (Mantova) on Feb. 26 1910.
After studies at the diocesan Seminary in Cremona, he entered the Xaverians at age 17, and professed first vows on Dec. 7 1927 at Parma. He was ordained a priest on Jan. 7 1934, and served initially in Italy. He served in China from Dec. 12 1947 until his expulsion in 1951.
He limped all of his life, but everyone remembers him as a forward-looking missionary, pressed by the urgency of charity and work. Many would remember him driving his Fiat 500 in impossible roads of Parma’s diocese. He worked in three continents, and was proficient in languages, yet he would not forget his own dialect from Rivarolo. He would preached with simple words taken from the common people he served, and cured the sick as a doctor who depended more on the wisdom of the aged than from books.
His first years of priesthood were spent in the “tents” across the river, amidst the prisoners of S. Francesco and the few parishioners at Capriglio. These people gave him the inspiration for writing his book “Il volto d’ognuno” (Everyone’s face), a singular book which tells the simple and great events of those days, illumined by the Crucifix who carries the pains of all.
He had two doctorates, one in Theology, and the other one in Medicine. With these under his skin, he left for China, giving himself for the cure of the sick there. Together with other Xaverians, he brought many to see the light of Christ, even in their sufferings. Unfortunately, the advent of Communism shortened his missionary experience, but that did not affect his spirit. After a few years, he departs for Sierra Leone on April 5 1959, where he can again practice in the medical field, while experiencing himself the normal bouts of malaria. He even tried other mission fields, such as Tanzania, Zaire and Brazil, with the hope to reach the Amazons, and establish there a boat-clinic, which would reach the farthest peoples spread across the villages of the Amazons. He was also preparing a brief medical manual for missionaries, for he was convinced that missionaries needed more than “theology” books in order to bring Christ’s message to the nations.
Fr. Silvestro Volta was a “good Samaritan” in his own way. In his life, he could converse on many subjects (theology, philosophy, medicine, child literature, romances and drama). He was a missionary with many missions and professions. Sharp and intelligent, he was ever concern on others, and with great passion would tell stories, communicate, heal and give, as if he was a grandpa ready to share his gifts with his grandchildren.
Later on in life, he used to say that he “had just begun to believe in Christ,” a thought he expressed well in his book “Messia, Figlio dell’Uomo” (Messiah, Son of Man), in which he describes his yearning to seek in Christ the God who walks close to us. “Everyone has the right to give a face to God, since he came in this world of freedom,” he wrote.
In his almost 70 years, he still wanted to walk, to work, to plan… for all his life was a training ground for the final race. He suffered a heart attack, and died at Parma on Oct. 31 1979.
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