Contributo per il Capitolo Generale
Caro Capitolo,
da quasi due anni, ho il piacere e l’onore di dirigere il mensile “Missionari Saveriani”, dove ho iniziato come ‘apprendista’ circa 20 anni fa, sotto la direzione di p. Marcello Storgato. Non sono solo, ho al mio fianco p. Gianni Brentegani, attento studioso del mondo Chiesa, dell’Africa, dove ha vissuto per molti anni, e del mondo missionario in generale. Oltre a lui, ci sono i redattori delle comunità saveriane d’Italia, che contribuiscono all’uscita di quello che è conosciuto come il giornale della congregazione, almeno per la Regione Italia.
È un lavoro molto cadenzato e serrato che ci impone il rispetto di tempistiche precise, anche per prevenire ritardi ed errori cronici nella consegna ai nostri lettori da parte di Poste Italiane.
In 20 anni, il mondo dell’editoria è notevolmente cambiato. Possiamo dire che l’avvento di internet ha mandato in crisi il modello della stampa cartacea, che pure resiste perché ha una sua specificità e unicità, a nostro avviso, insostituibili. Editori celebri pensavano di aver scoperto l’Eldorado. In internet i giornali e le notizie, dovevano esserci… a qualunque costo, anzi liberi per tutti, perché il web era la nuova frontiera da colonizzare, priva di vincoli, lacciuoli e… tasse. Tutto questo nonostante l’inevitabile penalizzazione del vecchio quotidiano, sempre più privato di introiti pubblicitari e quindi di sostegni economici. Ora, si sta assistendo a una rapida e tardiva marcia indietro (i quotidiani anche online sono per lo più a pagamento, anche se a costi irrisori).
L’avvento dei social, poi, ha dato la mazzata definitiva alla professione giornalistica. Tutti si sono sentiti scrittori, autori, fotografi, operatori di ripresa e montatori grazie alla tecnologia. Ma, soprattutto, molti non sentono più l’esigenza di acquistare un organo di informazione perché quello che vogliono sapere possono apprenderlo da Facebook, Twitter, Instagram e via discorrendo… “Le notizie mi arrivano sul telefonino”, si dice.
Il professionista della notizia è sparito, inghiottito da algoritmi di news più o meno fake, o da rilanci di notizie dei giornali sui social, senza riconoscimento (non solo economico) per chi le ha scritte, prodotte e verificate. Le leggi promulgate in ritardo, anche a livello europeo, per arginare questo e altri problemi hanno il sapore dei buoi scappati dalla stalla. Indietro è difficile tornare.
La contrazione dei ricavi ha portato a chiusure e a riduzione degli investimenti. Anche nel mondo missionario, abbiamo assistito a scelte dolorose, come la chiusura dell’agenzia di notizie MISNA, solo per citarne una. Tutte le congregazioni hanno fatto i conti con ridimensionamenti e tentativi di rilancio. Nel nostro piccolo, ricordiamo la rinuncia a Cem Mondialità e Videomission (oltre che alla Libreria dei popoli) o lo ‘snellimento’ della struttura e della produzione della casa editrice EMI.
Al di là della collaborazione estemporanea nei ‘Festival’, manca una sinergia più affettiva e non solo effettiva tra Istituti missionari, forse ancora troppo ancorati alla cura del proprio ‘orticello’, che priva il mondo dell’informazione e la Chiesa italiana di una comunicazione più implicante.
Il mondo saveriano ha investito affinché i siti internet delle varie Regioni potessero avere uno stile e una chiarezza inequivocabili, grazie al prezioso lavoro di p. Gabriel Arroyo e della sua équipe. E non si possono dimenticare le galassie di profili social privati o comunitari che costellano il mondo del web saveriano e che, in molti casi, danno un’impronta personale e anche più rapida rispetto agli organi istituzionali.
Proprio la tempestività sembra essere la cifra del modo di comunicare oggi. Ciò non significa fretta, ma esserci al momento giusto per un commento, un articolo, una considerazione. Dobbiamo ammettere che i saveriani in questo ancora faticano per mentalità, sovrastrutture, scelte e carisma. Sicuramente migliore e d’eccellenza è il lavoro di studio, riflessione, analisi, approfondimento che poi viene offerto alla società e alla Chiesa.
In un contesto di più libri che lettori, di un invecchiamento della popolazione, di un sempre minore interessamento alle tematiche ecclesiali a favore di quelle sociali, in un contesto in cui i vecchi sostenitori e amici ci lasciano e figli e nipoti non raccolgono l’eredità di ricevere a loro nome il giornale, come possiamo parlare, farci conoscere, trasmettere il pensiero di san Guido Maria Conforti, illustrare opere ed azioni dei saveriani nel mondo? C’è ancora la forza, l’entusiasmo per proporre la stampa missionaria da parte delle comunità e dei singoli saveriani? Come affrontare la complessità del mondo attuale senza cedere alla superficialità e alla semplificazione riduttiva? Siamo un’appendice piuttosto che un megafono, un lavoro di più a cui pensare piuttosto che un amplificatore del carisma saveriano? Il canale social privato è preferibile perché mi fa raggiungere prima un obiettivo?
E se il futuro non sarà nella carta (ma non ne abbiamo la certezza, anzi), perché non sviluppare ed esplorare strumenti comunicativi come il Podcast o la creazione di un’App saveriana tutta da pensare, studiare e riempire di senso e contenuti? Come collegare i mondi saveriani, all’interno di una congregazione sempre più internazionale? Come condividere ciò che si fa in Thailandia con l’America Latina e viceversa? Come può “Missionari Saveriani” continuare a raccontare e a raccontarci se la platea di lettori si restringe per mille ragioni? Quali strumenti alternativi vanno messi in campo e in che modo? Anche tra saveriani manca, forse, un coordinamento tra regioni per condividere contenuti e notizie, considerato il mondo globale con i suoi problemi che sono anch’essi globali.
Caro Capitolo, tra le numerose aree tematiche che affronterai, ci auguriamo che uno spazio importante tu lo possa dedicare al mondo dell’informazione e della comunicazione saveriana, senza scorciatoie o soluzioni di comodo. Perché il futuro passa anche da qui.
Diego Piovani
p. Gianni Brentegani, sx
Dicembre 2022
Communication, information et web
Contribution pour le Chapitre Général
Cher Chapitre,
Depuis presque deux ans, j'ai le plaisir et l'honneur de diriger le mensuel "Missionnaires Xavériens", où j'ai commencé comme "apprenti" il y a une vingtaine d'années, sous la direction du Père Marcello Storgato. Je ne suis pas seul, j'ai à mes côtés le père Gianni Brentegani, un spécialiste attentif du monde ecclésial, de l'Afrique, où il a vécu de nombreuses années, et du monde missionnaire en général. A côté de lui, il y a les rédacteurs des communautés xavériennes d'Italie, qui contribuent à la publication de ce qui est connu comme le journal de la congrégation, au moins pour la Région d'Italie.
Il s'agit d'un travail très cadencé et très serré qui nous oblige à respecter des délais précis, mais aussi à éviter les retards chroniques et les erreurs de livraison à nos lecteurs par la Poste italienne.
En 20 ans, le monde de l'édition a considérablement changé. Nous pouvons dire que l'avènement de l'Internet a mis en crise le modèle de la presse écrite, bien qu'il résiste encore parce qu'il a sa spécificité et son unicité, à notre avis, irremplaçable. Les éditeurs de renom pensaient avoir découvert l'Eldorado. Sur internet, les journaux et les informations devaient être là... à tout prix, ou plutôt gratuitement pour tous, car le web était la nouvelle frontière à coloniser, sans contraintes, sans attaches et... sans impôts. Et ce, malgré l'inévitable pénalisation du vieux journal, de plus en plus privé de recettes publicitaires et donc de soutien économique. Aujourd'hui, nous assistons à un retournement rapide et tardif (les journaux, même en ligne, sont majoritairement payants, mais à un coût dérisoire).
L'avènement des reseaux sociaux a ensuite donné le coup de grâce à la profession de journaliste. Grâce à la technologie, tout le monde est devenu écrivain, auteur, photographe, caméraman et éditeur. Mais, surtout, beaucoup ne ressentent plus le besoin d'acheter un organe de presse car ce qu'ils veulent savoir, ils peuvent l'apprendre sur Facebook, Twitter, Instagram, etc... " J'obtiens mes nouvelles sur mon téléphone portable ", disent-ils.
Le professionnel de l'information a disparu, englouti par des algorithmes de fake news plus ou moins nombreuses, ou par des relances de nouvelles de journaux sur les réseaux sociaux, sans reconnaissance (pas seulement économique) pour ceux qui les ont écrites, produites et vérifiées. Les lois adoptées tardivement, même au niveau européen, pour endiguer ce problème et d'autres ont le goût des bœufs échappés de l'étable. Par ailleurs, il est difficile de revenir en arrière.
La baisse des revenus a entraîné des fermetures et une réduction des investissements. Même dans le monde missionnaire, nous avons assisté à des choix douloureux, comme la fermeture de l'agence de presse Misna, pour n'en citer qu'un. Toutes les congrégations ont dû faire face à des réductions d'effectifs et à des tentatives de revitalisation. Rappelons, à notre manière, le renoncement à Cem Mondialità et Videomission (ainsi qu'à la Libreria dei Popoli) ou la "rationalisation" de la structure et de la production de la maison d'édition EMI.
Au-delà de la collaboration occasionnelle dans les "Festivals", il manque une synergie plus affective et pas seulement efficace entre les instituts missionnaires, peut-être encore trop engagés dans le soin de leur propre "petit jardin", ce qui prive le monde d'informations et l'Eglise italienne d'une communication plus consistante.
Le monde xavérien s'est investi pour que les sites web de différentes Régions aient un style et une clarté sans équivoque, grâce au précieux travail du père Gabriel Arroyo et de son équipe. Sans oublier les galaxies de blogs sociaux privés ou communautaires qui parsèment le monde du web xavérien et qui, dans bien des cas, donnent une impression personnelle et encore plus rapide que les organes institutionnels.
C'est précisément l'opportunité qui semble être la marque de la communication aujourd'hui. Cela ne veut pas dire se précipiter, mais être là au bon moment pour un commentaire, un article, une considération. Nous devons admettre que les Xavériens peinent encore à être la hauteur à cause de la mentalité, les superstructures, des choix et du charisme. Certainement la meilleure et excellente façon est le travail d'étude, de réflexion, d'analyse, d'approfondissement qui est ensuite proposé à la société et à l'Église.
Dans un contexte où il y a plus de livres que de lecteurs, où la population vieillit, où l'intérêt pour les questions ecclésiales diminue au profit des questions sociales, où les anciens sympathisants et amis nous quittent et où les enfants et petits-enfants n'assument pas l'héritage de recevoir la revue en leur nom, comment parler, se faire connaître, transmettre la pensée de saint Guido Maria Conforti, illustrer les œuvres et les actions des Xavériens dans le monde ? Y a-t-il encore la force, l'enthousiasme pour proposer la presse missionnaire de la part des communautés et des Xavériens individuels ? Comment faire face à la complexité du monde d'aujourd'hui sans céder à la superficialité et à la simplification réductrice ? Sommes-nous un appendice plutôt qu'un mégaphone, un travail de réflexion supplémentaire plutôt qu'un amplificateur du charisme xavérien ? Le blog social privé est-il préférable parce qu'il me permet d'atteindre un objectif plus rapidement ?
Et si l'avenir n'est pas au papier (mais nous n'en sommes pas sûrs, au contraire), pourquoi ne pas développer et explorer des outils de communication tels que le Podcast ou la création d'une App Xavérienne à penser, étudier et remplir de sens et de contenu ? Comment relier les mondes xavériens au sein d'une congrégation de plus en plus internationale ? Comment partager ce qui se fait en Thaïlande avec l'Amérique latine et vice versa ? Comment les "Missionnaires Xavériens" peuvent-ils continuer à raconter et à être racontés si le lectorat se réduit pour mille raisons ? Quels sont les outils alternatifs à mettre en place et comment ? Même parmi les Xavériens, il y a peut-être un manque de coordination entre les régions pour partager le contenu et les nouvelles, étant donné le monde global avec ses problèmes qui le sont aussi.
Cher Chapitre, parmi les nombreux domaines thématiques que vous aborderez, nous espérons qu'un espace important sera consacré au monde de l'information et de la communication xavérienne, sans raccourcis ni solutions commodes. Parce que l'avenir passe aussi par ici.
Diego Piovani
p. Gianni Brentegani, sx
Brescia, 2 Décembre 2022
Communication, Information and Web
Contribution for the General Chapter
Dear Chapter,
For almost two years now, I have had the pleasure and honor of directing the monthly magazine "Xaverian Missionaries", where I began as an "apprentice" some twenty years ago, under the guidance of Fr. Marcello Storgato, sx. I am not alone, I have at my side Fr. Gianni Brentegani, sx, an attentive specialist of the ecclesial world, of Africa, where he lived for many years, and of the missionary world in general. Alongside him are the editors of the Xaverian communities of Italy, who contribute to the publication of what is known as the journal of the congregation, at least for the Italian Region.
It is a very fast-paced, tightly-packed job that requires us to meet precise deadlines, but also to avoid chronic delays and errors in delivery to our readers by the Italian Post Office.
In 20 years, the publishing world has changed considerably. We can say that the advent of the Internet has put the print media model in crisis, although it still holds up because it has its own specificity and uniqueness, which we believe is irreplaceable. Leading publishers thought they had discovered the Eldorado. On the internet, newspapers and information had to be there... at any cost, or rather free for all, because the web was the new frontier to be colonized, without constraints, without ties and... without taxes. And this, despite the inevitable penalization of the old newspaper, increasingly deprived of advertising revenue and therefore of economic support. Today, we are witnessing a rapid and belated reversal (newspapers, even online, are mostly paid for, but at a derisory cost).
The advent of social media seems to have made the journalistic profession an easy task. Thanks to technology, everyone has become a writer, author, photographer, cameraman and editor. But most importantly, many no longer feel the need to buy a newspaper because what they want to know, they can get it on Facebook, Twitter, Instagram, etc... "I get my news on my mobile phone," they say.
The professional of information has disappeared, swallowed up by more or less numerous fake news algorithms, or by relaunches of on social media of news taken from newspaper, with no recognition (not only economic) for those who wrote, produced and verified them. The laws belatedly adopted, even at European level, to curb this and other problems taste like oxen escaped from the stable. Moreover, it is difficult to turn back the clock.
Declining revenues have led to closures and reduced investment. Even in the missionary world we have seen painful choices, such as the closure of the MISNA news agency, to name but one. All congregations have had to face downsizing and attempts to revitalize. Let us recall, in our own way, the abandonment of Cem Mondialità and Videomission (as well as the Libreria dei Popoli) or the 'rationalisation' of the structure and production of the publishing house EMI.
Beyond the extemporaneous collaboration in the "Festivals", there is a lack of a more affective and not only efficient synergy between the missionary institutes, perhaps still too much anchored in the care of their own "little garden", which deprives the world of information and the Italian Church of a more implicit communication.
The Xaverian world has invested a great deal of effort in ensuring that the websites of the various Regions have an unmistakable style and clarity, thanks to the valuable work of Father Gabriel Arroyo and his team. Not to mention the galaxies of private or community social blogs that are spread in the world of the Xaverian web and which, in many cases, give a personal and even faster impression than the institutional bodies.
Opportunity is precisely that seems to be the hallmark of communication today. This does not mean rushing but being there at the right time for a comment, an article, a consideration. We have to admit that Xaverians are still struggling to live up to this because of mentality, superstructures, choices and charism. Certainly, the best and excellent way is the work of study, reflection, analysis, deepening which is then proposed to the society and the Church.
In a context where there are more books than readers, where the population is ageing, where interest in ecclesial issues is decreasing in favor of social issues, where former supporters and friends are leaving us, and where children and grandchildren are not taking on the heritage of receiving the magazine in their name, how can we speak, make ourselves known, transmit the thought of Saint Guido Maria Conforti, and illustrate the works and actions of the Xaverians in the world? Is there still the strength, the enthusiasm to propose the missionary press on the part of communities and individual Xaverians? How can we face the complexity of today's world without giving in to superficiality and reductive simplification? Are we an appendage rather than a megaphone, an additional reflection rather than an amplifier of the Xaverian charism? Is the private social media preferable because it allows me to achieve a goal more quickly?
And if the future is not paper (but we are not sure, on the contrary), why not develop and explore communication tools such as the Podcast or the creation of a Xaverian App to be thought, studied and filled with meaning and content? How to connect Xaverian worlds in an increasingly international congregation? How to share what is done in Thailand with Latin America and vice versa? How can the "Xaverian Missionaries" continue to tell and be told if the readership is shrinking for a thousand reasons? What are the alternative tools to be put in place and how? Even among Xaverians, there may be a lack of coordination between regions to share content and news, given the global world with its problems that are also global.
Dear Chapter, among the many thematic areas you will address, we hope that an important space will be dedicated to the world of Xaverian information and communication, without shortcuts or convenient solutions. Because the future also passes also through here as well.
Diego Piovani
p. Gianni Brentegani, sx
Brescia, 2 December 2022
Contribución para el Capítulo General
Comunicación, Información y Web
Estimado Capítulo,
Desde hace casi dos años, tengo el placer y el honor de dirigir el periódico “Misioneros Javerianos”, en el que empecé como “aprendiz” hace unos 20 años, bajo la dirección del P. Marcello Storgato. No estoy solo, tengo a mi lado al P. Gianni Brentegani, atento estudioso del mundo eclesiástico, de África, donde vivió muchos años, y del mundo misionero en general. Además de él, están los redactores de las comunidades javerianas de Italia, que contribuyen a la publicación de lo que se conoce como el periódico de la congregación, al menos para la Región de Italia.
Es un trabajo muy acompasado y ajustado que nos obliga a respetar plazos precisos, también para evitar retrasos y fallos crónicos en la entrega a nuestros lectores por parte de Correos de Italia.
En 20 años, el mundo editorial ha cambiado notablemente. Podemos decir que la llegada de internet ha puesto en crisis el modelo de la prensa escrita, aunque ésta aún resiste porque tiene su propia especificidad y singularidad, en nuestra opinión, insustituibles. Los editores famosos creían haber descubierto Eldorado. Los periódicos y las noticias tenían que estar en Internet... a cualquier precio, o más bien gratis para todos, porque la Red era la nueva frontera a colonizar, libre de ataduras, vínculos y… de impuestos. Todo ello a pesar de la inevitable penalización del viejo periódico, cada vez más privado de ingresos publicitarios y, por tanto, de apoyo económico. Ahora asistimos a un cambio rápido y tardío (los periódicos, incluso online, son en su mayoría de pago, aunque a un costo irrisorio).
La llegada de las redes sociales asestó entonces el golpe definitivo a la profesión periodística. Todo el mundo se ha sentido escritor, autor, fotógrafo, operador de cámaras y editor gracias a la tecnología. Pero, sobre todo, muchos ya no sienten la necesidad de comprar un órgano de prensa porque de lo que quieren saber se enteran por Facebook, Twitter, Instagram, etc... “Las noticias me llegan por el móvil”, dicen.
El profesional de la información ha desaparecido, engullido por algoritmos de noticias más o menos falsas, o por relanzamientos de noticias periodísticas en las redes sociales, sin reconocimiento (no sólo económico) para quienes las ha escrito, producido y verificado. Las leyes promulgadas tardíamente, incluso a escala europea, para frenar éste y otros problemas, tienen el sabor de los bueyes escapados del establo. Es difícil volver atrás.
El descenso de los ingresos ha provocado cierres y una reducción de las inversiones. Incluso en el mundo misionero, hemos visto decisiones dolorosas, como el cierre de la agencia de noticias Misna, por citar sólo una. Todas las congregaciones han afrontado redimensionamientos e intentos de relanzamientos. En nuestro pequeño nivel, recordemos la renuncia a Cem Mondialità y Videomission (así como a la Libreria dei Popoli) o el ‘adelgazamiento’ de la estructura y la producción de la editorial EMI.
Más allá de la colaboración extemporánea en los ‘Festivales’, falta una sinergia más afectiva y no sólo efectiva entre los institutos misioneros, quizá todavía demasiado anclados en el cuidado del propio ‘jardín’, lo que priva al mundo de la información y a la Iglesia italiana de una comunicación más comprometedora.
El mundo javeriano ha invertido a fin de que los sitios web de las distintas Regiones tengan un estilo y una claridad inconfundibles, gracias al valioso trabajo del P. Gabriel Arroyo y su equipo. Y no podemos olvidar las galaxias de perfiles sociales privados o comunitarios esparcidos por el mundo de la web javeriana y que, en muchos casos, dejan su huella personal e incluso más rápida que los órganos institucionales.
Precisamente la rapidez parece ser el sello distintivo de la comunicación. Esto no significa precipitarse, sino estar ahí en el momento oportuno para un comentario, un artículo, una consideración. Debemos admitir que los Javerianos en esto todavía lidian con cuestiones de mentalidad, superestructuras, opciones y el carisma. Ciertamente es mejor y de excelencia el trabajo de estudio, de reflexión, de análisis, de profundización que luego se ofrece a la sociedad y a la Iglesia.
En un contexto de más libros que lectores, de envejecimiento de la población, de un interés cada vez menor por las cuestiones eclesiales y en favor de las sociales, en un contexto en el que los viejos partidarios y amigos nos dejan y los hijos y nietos no recogen la herencia de recibir el boletín en su nombre, ¿cómo podemos hablar, darnos a conocer, transmitir el pensamiento de San Guido María Conforti, ilustrar las obras y acciones de los Javerianos en el mundo? ¿Existe todavía la fuerza, el entusiasmo, para proponer la prensa misionera por parte de las comunidades y de los Javerianos individualmente? ¿Cómo afrontar la complejidad del mundo actual sin ceder a la superficialidad y a la simplificación reductora? ¿Somos un apéndice en vez de un megáfono, un trabajo de más al que hay que pensar, más que un amplificador del carisma javeriano? ¿Es preferible el canal social privado porque me hace alcanzar antes un objetivo?
Y si el futuro no es el de las publicaciones en papel (aunque esto no lo sabemos de seguro… al contrario), ¿por qué no desarrollar y explorar instrumentos de comunicación como el Podcast o la creación de una App javeriana, cuestión que hay que pensar, estudiar y llenar de sentido y contenido? ¿Cómo conectar los mundos javerianos dentro de una congregación cada vez más internacional? ¿Cómo compartir lo que se hace en Tailandia con América Latina y viceversa? ¿Cómo puede “Misioneros Javerianos” seguir relatando y refiriendo sobre nosotros si el número de lectores disminuye por mil razones? ¿Qué instrumentos alternativos deben ponerse en marcha y cómo? Incluso entre los Javerianos quizá falte coordinación entre las regiones para compartir contenidos y noticias, dado que el mundo es global y sus problemas también son globales.
Querido Capítulo, entre las muchas áreas temáticas que abordaréis, esperamos que puedas dedicar un espacio importante al mundo de la información y de la comunicación javeriana, sin atajos ni soluciones cómodas. Porque el futuro pasa también por aquí.
Diego Piovani
P. Gianni Brentegani, sx
Brescia, 2 de diciembre 2022
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