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Dalla visione alla passione

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Mi piace partire dalla parola animazione: “dare un’anima missionaria” alla nostra ‘azione’, dare un’ ‘anima’ al nostro fare missione, ma anche al nostro essere missionario! Sembra strano richiamare l’ ‘anima missionaria’ a noi stessi che ci dichiariamo missionari! Invece, qualche nostra azione e nostro modo di fare missione non sono per niente missionari, cioè non sono evangelici! È ancora presente una certa mentalità di ritornare alla gloria passata (dei numeri e delle modalità), ma per il mondo di oggi non è per niente un approccio adeguato. E questo lo affermo per citare una delle contraddizioni esistenti nella nostra mentalità!

Con “dare un’anima missionaria” al nostro fare missione, intendo, prima di tutto, indicare l’essere e il fare di Gesù. E questo comprende la sua mentalità, il suo spirito e le sue modalità. Nell’inaugurare la sua missione terrena, Gesù costituisce un gruppo di Apostoli: “ne costituì Dodici che stessero con lui” (Mc 3,14). Gesù li chiama a sé, li prepara, li rende capaci/li abilita ad acquisire la visione di Lui - Figlio amato -  di noi e di tutti gli uomini, suoi figli amati, non servi-sudditi! ‘Stando’ con Lui, Egli li rende capaci dalla passione per Dio Padre e per i fratelli! Gesù, quindi, che è il Figlio di Dio, ha bisogno di collaboratori: li forma, li coinvolge e con i quali promuove la fraternità universale basata sulla fede in Dio Padre.

Nel prossimo Capitolo Generale, desidero che venga promossa la visione della necessità di collaboratori, non solamente religiosi/consacrati ma anche laici, per ampliare la visione saveriana della missione. Concretamente è bello che il Consiglio Generale abbia cominciato già a dare voce e promuovere il Laicato Saveriano. Sarebbe ancora meglio rendere partecipi/coinvolti tutti Saveriani in questa direzione, perché finora solo alcuni Saveriani hanno questa visione e passione di formare i laici alla saverianità.

Una delle cose che ho imparato dalla Chiesa italiana, in questi anni di missione, è lo spazio di comunione della vocazionale laicale, per esempio nell’ambito della catechesi ai bambini-giovani, nella formazione liturgica, missionaria e spirituale dei seminaristi e anche dei sacerdoti, e in tanti altri spazi/ambiti.

Papa Francesco, in questi ultimi anni, ha affidato alcuni incarichi importanti ai laici in Vaticano. Non è una questione di politica, ma di una chiamata a partecipare alla vita-vitalità della Chiesa. Dobbiamo saper leggere i segni dei tempi. Come pure la missione non appartiene solo ai missionari religiosi/consacrati.- Tale responsabilità è anche dei laici, in quanto battezzati. Quando avverrà il momento in cui li avremo più participi e responsabili nell’annuncio, nella testimonianza? Di sicuro non è una buona modalità quella di delegare i compiti già decisi dall’alto e che i laici devono semplicemente eseguire!  Credo che sia questo il momento opportuno per i Saveriani di fare spazio ai laici affinché partecipino della mentalità saveriana della missione. Noi abbiamo i dipendenti che lavorano nelle nostre case per ‘servirci’ e li paghiamo. Perché non assumiamo e prepariamo i laici per diffondere il nostro carisma di annunciare Cristo ai non cristiani? È una questione di formazione, di abilitazione, di condivisione della nostra specificità. È una realtà anche del Vangelo. Infatti, se Gesù - nella sua missione salvifica affidatagli dal Padre - avesse fatto tutto da solo senza coinvolgere i dodici apostoli-altri discepoli, la Chiesa sarebbe arrivata anche a noi? L’ ‘ingenuità’ di Gesù è stata quella di rendere gli uomini capaci di Dio e di uomini . Non è stata una scelta fatta solamente per alcuni (gli eletti/i puri/i religiosi), ma per TUTTI! Ha coinvolto tutti  affinché avessero la capacità e lo spirito dello stesso Gesù. Sembra, però, che ci siano ancora tra di noi, quanti si sentono ‘élite’, speciali, prescelti per la missione.

Saveriani interreligiosi e interculturali

Dal punto di vista della modalità, noi abbiamo una carta convincente sulla quale vale la pena entrare in gioco col mondo attuale: il dialogo interreligioso e interculturale.  Questa è la modalità attraverso la quale diffondiamo l’attualità del Vangelo anche perché già da tempo ci accorgiamo che la con-presenza di culture e di religioni non si trova solo in Asia ed Africa, ma è già diffusa anche in Europa e America. È necessario l’approccio interreligioso e interculturale, per cui ci vogliono saveriani interreligiosi e interculturali. Non è sufficiente avere solo dei professori per tali questioni!

Chiedo al Capitolo Generale che insista di più sulla capacità interreligiosa e interculturale, tra di noi, perché considero entrambe come ‘modalità’ e ‘contenuto’ della nostra missione.

Dal punto di vista del contenuto, l’interreligiosità e l’interculturalità contengono già il messaggio da trasmettere secondo il nostro carisma. Un tempo, il fine della missione era quello di allargare i confini della Chiesa tramite il battesimo, accompagnato dallo spirito di portare ‘civiltà’ e ‘progresso’ alle nazioni d’accoglienza. Era un’azione monodirezionale nella quale il missionario doveva solo imporre la sua sull’altra. Ora questa visione è cambiata.  Il cambiamento è causato dal contesto attuale che richiede un adattamento non solo della concezione del missionario, ma soprattutto della concezione della ‘salvezza’ come fine della missione. Non viene più concepita solamente una salvezza dell’anima dopo la morte ma è una salvezza esistenziale nel senso di pienezza umana concreta e reale della vita di ciascun uomo.

 Il nostro grande e saggio confratello, p. Francesco Marini, ce la descrive così: “Cristo non è venuto a salvare anime, ma ad insegnarci a diventare umani e a riempire questa umanità con la sua presenza. La salvezza è che l’uomo viva in pianezza, già fin d’ora, nel pieno sviluppo delle sue potenzialità migliori; non è quindi solo liberazione dalla dannazione eterna. E il Vangelo ci indica la via per una vita pienamente umana” (Cordialmente vostro. Lettere ai missionari 2, p.62). Seguendo questo pensiero, a me sembra che il dialogo interreligioso e interculturale siano un tramite ossia un ‘sacramento’ per far conoscere Gesù, l’Uomo perfetto, ai non cristiani e per rendere la loro vita conforme alla vita di Cristo. L’umanità di Gesù è ‘veicolo’/ trasparenza/sacramento per eccellenza attraverso il quale la divinità/paternità di Dio Padre viene rivelata e l’umanità dell’uomo proiettata verso il suo compimento definitivo. L’uomo saveriano, allora, dovrebbe essere capace di proiettare l’uomo a Cristo. Per di più, l’approccio dialogico ci fa capire che la nostra vita appartiene all’altro; è una pienezza relazionale. Incoraggio ognuno di noi a curare sempre di più il volto umano interreligioso e interculturale dell’essere saveriani per poter diventare sempre di più la presenza di Cristo nel mondo di oggi.  

P. Supandri Ferdinandus, sx


From vision to passion

Saya mengawali tulisan ini dari kata kunci ‘animazione’ (animasi); berasal dari dua kata berbeda ‘anima’ (spirit/semangat) dan ‘azione’ (aksi-perbuatan); yang dapat diartikan meresapkan/memberikan spirit/semangat misioner ke aksi/kegiatan misi kita. Tampaknya aneh membicarakan hal ini kepada kita sendiri kaum misionaris! Dalam kenyataannya ada beberapa cara juga mentalitas bermisi kita yang tidak sesuai dengan semangat misioner-injili. Salah satu contohnya adalah kecenderungan kita dalam mengulangi cara bermisi masa lalu pada zaman sekarang.

Semangat/spirit misioner yang saya maksud, pertama-tama, merujuk pada cara hidup, tindakan dan semangat Yesus sendiri. Dalam memulai misinya Yesus memilih Para Rasul “Ia menetapkan dua belas orang untuk menyertai Dia dan untuk diutus-Nya memberitakan Injil” (Markus 3,14). Yesus memanggil mereka, mempersiapkan mereka dan memampukan mereka untuk menyerap visi-Nya (tentang diri-Nya) sebagai Anak yang dikasihi Allah maupun tentang sesama juga sebagai anak-anak yang dikasihi Allah. Yesus mengarahkan passion-nya para Rasul kepada Allah dan sesama dengan cara membiarkan mereka hidup bersama-Nya dan terlibat dalam kegiatan misi-Nya. Jadi, Yesus, yang adalah Anak Allah, memerlukan rekan kerja, memberdayakan mereka, melibatkan mereka dalam misi mewartakan persaudaraan universal berdasarkan iman akan Allah Bapa. Saya berharap agar para kapitolaris dalam kapitel jendral bersedia mengadopsi cara dan mentalitas Yesus dalam bermisi: memberdayakan baik para xaverian religius maupun para awam dalam semangat misi xaverian. Sudah merupakan langkah baik ketika direksi jendral telah memberi ruang dan suara kepada kaum awam untuk menghidupi semangat misioner xaverian. Akan menjadi lebih baik lagi ketika direksi jenderal mampu melibatkan semua xaverian untuk mempunyai kepedulian/perhatian serupa dalam mempersiapkan, memampukan, melibatkan umat-awam dalam cara bermisi xaverian.

Satu dari banyak hal yang saya pelajari dari Gereja Italia adalah ruang terbuka yang diberikan kepada kaum awam dalam hidup menggereja mulai dari kegiatan katekismus untuk anak dan remaja, maupun dalam memberi formasi liturgis, misioner dan spiritual kepada para seminaris maupun imam; dan masih banyak bidang lainnya. Paus Fransiskus, dalam beberapa tahun terakhir, telah mengangkat dan mempercayakan beberapa awam dalam memimpin beberapa bidang hidup menggereja di Vatikan. Ini bukan soal politik melainkan menyangkut panggilan untuk turut andil dalam hidup menggereja; merupakan cara mengerti tanda jaman. Hal serupa perlu terwujud dalam dunia misi di mana yang menjadi misionaris bukan hanya tanggung jawab kaum hidup religius melainkan semua umat beriman berdasarkan sakramen pembaptisan. Kapan kita memberi dan melibatkan kaum awam dalam misi? Yang jelas tidak etis menjadikan mereka eksekutor saja dari keputusan yang telah kita ambil. Tampaknya sudah tiba saatnya di mana kita, xaverian, melibatkan-memberdayakan kaum awam untuk bermisi menurut kharisma kita. Kita memiliki banyak karyawan yang bekerja ‘melayani’ kebutuhan-kebutuhan kita dan kita menggaji mereka. Mengapa kita tidak mempersiapkan dan mengangkat kaum awam untuk menghidupi dan kemudian menyebarluaskan kharisma kita! Hal ini sangat penting karena menyangkut formasi, pemberdayaan dan penyebaran spiritualitas kita. Juga merupakan hal injili karena jika Yesus, dalam misi-Nya yang dipercayakan Bapa kepada-Nya, melakukan semuanya sendiri tanpa melibatkan para rasul dan murid-murid lain maka, pertanyaannya, apakah Gereja bisa sampai ke jaman kita. Kejeniusan Yesus adalah memberdayakan orang tentang hal-hal ilahi dan manusiawi tidak hanya sekelompok orang pilihan (kudus, tak bercela, orang terpilih), tetapi semua! Dia melibatkan semua agar mereka memiliki kemampuan visi dan misi seperti yang dimiliki oleh Yesus sendiri. Nampaknya di antara kita masih ada mentalitas tertutup ini yang merasa diri sebagai kelompok terpilih untuk bermisi.

Xaverian interreligius dan antarbudaya

Dari cara bermisi, kita memiliki model relevan dengan tuntutan dunia sekarang. Dialog intereligius dan antarbudaya merupakan dua cara efektif untuk mengaktualkan Injil karena sudah lama kita menyadari bahwa keanekaragaman agama dan budaya tidak hanya berada di Asia dan Afrika melainkan sudah menjadi realitas juga di Eropa dan Amerika. Dalam keberagaman itu dibutuhkan pendekatan interreligius dan interkultural maka butuh para xaverian yang memiliki jiwa/semangat dalam kedua bidang itu. Saya berharap agar para kapitolaris jendral concern menggugah para xaverian untuk membentuk mentalitas intereligius dan interkultural dalam cara hidup misionernya.

Dari sudut pandang makna/isi dialog intereligius dan antarbudaya itu sendiri sudah mengandung pesan yang perlu diwartakan. Dulu tujuan misi adalah memperluas teritori Gereja melalui pembaptisan yang disertai dengan keinginan untuk memperkenalkan peradaban dan kemajuan, tapi yang sifatnya monodireksional di mana sang misionaris, dengan sudut pandangnya, menentukan semua cara termasuk isinya yang harus diterima oleh audiens. Sekarang pemahaman ini sudah berubah seiring dengan perubahan konteks aktual di mana dibutuhkan penyesuaian konsep baik tentang identitas misionaris juga terkait tujuan misi. Tujuan misi tidak hanya menyangkut keselamatan jiwa setelah kematian melainkan juga keselamatan eksistensial konkret sejak masih hidup. Konfrater kita yang bijak, p. Francesco Marini, mendeskripsikan hal ini sebagai berikut: “Kristus tidak datang untuk menyelamatkan nyawa melainkan mengajarkan bagaiamana menjadi manusia sesungguhnya dan membiarkan hidupnya diisi oleh kehadiran Kristus. Keselamatan adalah ketika manusia hidup secara penuh, sejak sekarang, sesuai dengan semua potensinya yang dapat dikembangkan; jadi bukan pembebasan dari kutukan kekal. Injil adalah petunjuk jalan menuju kepenuhan hidup manusia” (Cordialmente vostro. Lettere ai missionari 2, p.62). Dari perspektif ini, menurut hemat saya, dialog intereligius dan antarbudaya bisa dianggap sebagai sebuah perantara/sakramen ala xaverian untuk memperkenalkan Yesus, sebagai manusia sejati, kepada orang non kristiani sekaligus memungkinkan hidup mereka serupa dengan hidup Yesus. Maksudnya sebagaimana kemanusiaan Yesus adalah perantara/transparansi/sakramen di mana keilahian juga kebapaan Tuhan disingkapkan/diinkarnasikan sekaligus kemanusiaan manusia diproyeksikan pada kepenuhannya maka diharapkan agar dengan melihat hidup seorang xaverian orang terbawa pada Yesus sendiri. Jadi, wajah intereligius dan antarbudaya dari cara hidup xaverian perlu dibentuk secara intens, karena melalui hal itu kita menghadirkan Kristus dalam dunia kita sekarang ini.

Ferdinandus Supandri,sx


De la visión a la pasión

Me gusta empezar con la palabra “animación”: dar un ‘alma’ misionera a nuestra “acción’, dar un ‘alma’ a nuestro hacer misión; también a nuestro ser misionero. Parece extraño recordar el ‘alma misionera" a quienes nos declaramos misioneros. En cambio, algunas de nuestras acciones y nuestra forma de hacer misión no son en absoluto misioneras, es decir, ¡no son evangélicas! Sigue presente una cierta mentalidad de volver a la gloria del pasado (de los números y las formas), pero para el mundo de hoy no es un enfoque adecuado en absoluto. Digo esto para citar una de las contradicciones existentes en nuestra mentalidad.

Al decir “dar un ‘alma’ misionera” a nuestro hacer misión, me refiero, en primer lugar, a señalar el ser y el hacer de Jesús. Y esto incluye su mentalidad, su espíritu y sus maneras. Al inaugurar su misión terrenal, Jesús constituye un grupo de Apóstoles: “instituyó doce para que estuvieran con Él” (Mc 3,14). Jesús los llama, los prepara, los capacita/habilita para que adquieran la visión de Él -Hijo amado- de nosotros y de todos los hombres, sus hijos amados, no siervos-súbditos. “Estando” con Él, los capacita con la pasión por Dios Padre y por sus hermanos. De esta forma, Jesús, que es el Hijo de Dios, tiene necesidad de colaboradores: los forma, los involucra y con ellos promueve la fraternidad universal basada en la fe en Dios Padre.

En el próximo Capítulo General, me gustaría que se promoviera la visión de la necesidad de colaboradores, no sólo religiosos/consagrados sino también laicos, para ampliar la visión javeriana de la misión. Concretamente, es bueno que el Consejo General ya haya comenzado a dar voz y promover el Laicado Javeriano. Sería aún mejor hacer que todos los Javerianos participaran/se involucraran en esta dirección, porque hasta ahora sólo algunos Javerianos tienen esta visión y pasión de formar a los laicos javerianidad.

Una de las cosas que he aprendido de la Iglesia italiana, en estos años de misión, es el espacio de comunión que tiene la vocación laical, por ejemplo en el ámbito de la catequesis a los niños/jóvenes, en la formación litúrgica, misionera y espiritual, de los seminaristas y también de los sacerdotes, y en muchos otros espacios/áreas.

El Papa Francisco, en los últimos años, ha confiado algunos cargos importantes a los laicos en el Vaticano. No se trata de una cuestión política, sino de una llamada a participar en la vida/vitalidad de la Iglesia. Debemos ser capaces de leer los signos de los tiempos. De la misma manera: la misión no pertenece sólo a los religiosos/misioneros consagrados - ésta responsabilidad pertenece también a los laicos, ya que están bautizados. ¿Cuándo llegará el momento en que los tengamos más involucrados y responsables en el anuncio y en el testimonio? Seguramente no es una buena modalidad la de delegar tareas que han sido decididas desde arriba y que los laicos deben simplemente realizar. Creo que es el momento oportuno para que los Javerianos den cabida a los laicos a fin de que participen en la mentalidad javeriana de la misión. Nosotros tenemos empleados que trabajan en nuestras casas para ‘servirnos’ y les pagamos. ¿Por qué no asumimos y formamos a los laicos para que difundan nuestro carisma de anunciar a Cristo a los no cristianos? Se trata de una cuestión de formación, de empoderamiento, de compartir nuestra especificidad. También es una realidad del Evangelio. De hecho, si Jesús - en su misión salvífica que le encomendó el Padre - lo hubiera hecho todo por su cuenta sin involucrar a los doce apóstoles-otros discípulos, ¿habría llegado la Iglesia también a nosotros? La “ingenuidad” de Jesús ha sido aquella de hacer a los hombres capaces de Dios y de los hombres. No ha sido una decisión hecha sólo en favor de algunos (los elegidos/los puros/los religiosos), sino para TODOS. Se trataba de que todos tuvieran la capacidad y el espíritu del mismo Jesús. Sin embargo, parece que todavía hay entre nosotros quienes se sienten “élite”, especiales, favoritos para la misión.

Javerianos interreligiosos e interculturales

Respecto a la modalidad de hacer misión, tenemos una carta convincente que vale la pena jugar en el mundo actual: el diálogo interreligioso e intercultural.  Esta es la modalidad a través de la cual difundimos la relevancia del Evangelio, también porque nos hemos dado cuenta desde hace tiempo de que la con-presencia de las culturas y las religiones no se encuentra solamente en Asia y África, sino que ya está extendida en Europa y América. El enfoque interreligioso e intercultural es necesario, por lo que necesitamos javerianos interreligiosos e interculturales. No basta con tener sólo profesores para estas cuestiones.

Pido al Capítulo General que insista más en la capacidad interreligiosa e intercultural entre nosotros, porque considero ambas cosas como la “modalidad” y el “contenido” de nuestra misión.

En cuanto al contenido, la interreligiosidad y la interculturalidad ya contienen el mensaje a transmitir según nuestro carisma. En una época, el objetivo de la misión era ampliar las fronteras de la Iglesia mediante el bautismo, acompañado del espíritu de llevar la “civilización” y el “progreso” a las naciones de acogida. Era una acción unidireccional en la que el misionero sólo tenía que imponer lo suyo al otro. Ahora esta visión ha cambiado.  El cambio está provocado por el contexto actual que exige una adaptación no sólo de la concepción del misionero, sino sobre todo de la concepción de la “salvación” como fin de la misión. La salvación ya no se concibe sólo como una salvación del alma después de la muerte, sino como una salvación existencial en el sentido de plenitud humana concreta y real de la vida de cada hombre.

 Nuestro gran y sabio cohermano, el P. Francesco Marini, lo describe así: “Cristo no vino a salvar almas, sino a enseñarnos a hacernos humanos y a llenar esta humanidad con su presencia. La salvación consiste en que el hombre viva en plenitud, ya desde ahora, en el pleno desarrollo de sus mejores potencialidades; por tanto, no es sólo la liberación de la condenación eterna. Y el Evangelio nos muestra el camino hacia una vida plenamente humana” (Cordialmente vostro. Lettere ai missionari 2, p.62). Siguiendo esta línea de pensamiento, me parece que el diálogo interreligioso e intercultural es un vehículo, es decir, un ‘sacramento’ para dar a conocer a Jesús, el Hombre perfecto, a los no cristianos y hacer que sus vidas se conformen a la vida de Cristo. La humanidad de Jesús es el "vehículo"/transparencia/sacramento por excelencia a través del cual se revela la divinidad/paternidad de Dios Padre y se impulsa la humanidad del hombre hacia su realización última. El hombre javeriano, por consiguiente, debería ser capaz de proyectar al hombre hacia Cristo. Además, el enfoque dialógico nos hace ver que nuestra vida pertenece al otro; es una plenitud relacional. Animo a cada uno de nosotros a cuidar cada vez más el rostro humano interreligioso e intercultural del ser javeriano para ser cada vez más la presencia de Cristo en el mundo de hoy. 

P. Supandri Ferdinandus, sx


Da visão à paixão

Eu gosto de começar com a palavra 'animação': “dar uma 'alma' missionária” à nossa 'ação', dar uma 'alma' ao nosso fazer missão, mas também ao nosso ser missionário! Parece estranho reclamar uma 'alma missionária' à nós que nos declaramos missionários! Contudo, algumas de nossas ações e modalidades de missão não são nada missionárias, ou seja, não são evangélicas! Ainda persiste uma certa mentalidade de voltar à glória do passado (dos números e dos métodos), que para o mundo de hoje não é de modo algum uma abordagem adequada. E digo isto para citar uma das contradições existentes em nossa mentalidade!

Com "dar uma 'alma' missionária” ao nosso fazer missão, quero dizer, antes de mais nada, indicar o ser e o fazer de Jesus. E isto inclui sua mentalidade, seu espírito e sua maneira de agir. Ao inaugurar sua missão terrestre, Jesus constitui um grupo de apóstolos: "constituiu Doze para permanecerem com ele" (Mc 3,14). Jesus os chama para Si, prepara-os/capacita-os para adquirir a visão d’Ele - Filho amado - de nós e de todos os homens, Seus filhos amados, não servos-súditos! "Estando" com Ele, Ele os capacita  à paixão por Deus Pai e pelos irmãos! Jesus, portanto, que é o Filho de Deus, precisa de colaboradores: ele os forma, os envolve em seu ministério e com eles promove a fraternidade universal baseada na fé em Deus Pai.

No próximo Capítulo Geral, gostaria que fosse promovida a ideia da necessidade de que os colaboradores, não apenas religiosos/consagrados, mas também leigos, ampliem a concepção Xaveriana da missão. Concretamente, o Conselho Geral já está dando voz aos leigos promovendo sua presença no mundo xaveriano. Seria ainda melhor fazer com que todos os Xaverianos participassem, se envolvessem, nesta mesma direção, pois até agora apenas alguns Xaverianos têm a paixão de formar os leigos à maneira Xaveriana.

Uma das coisas que aprendi com a Igreja italiana, nestes anos de missão, é o espaço de comunhão da vocação leiga, por exemplo na área da catequese para crianças/jovens, na formação litúrgica, missionária e espiritual dos seminaristas e também dos sacerdotes, e em muitos outros espaços/áreas.

O Papa Francisco, nos últimos anos, confiou algumas tarefas importantes aos leigos no Vaticano. Não se trata de uma questão política, mas de um chamado para participar da vida da Igreja. Devemos ser capazes de ler os sinais dos tempos. A missão não pertence apenas aos missionários religiosos/consagrados - esta responsabilidade também pertence aos leigos, pois eles são batizados. Quando chegará o momento em que os teremos mais envolvidos e responsáveis na proclamação, no testemunho? E isso não apenas como executores de decisões vindas do alto!  Acredito que este seja o momento certo para os Xaverianos darem espaço para que os leigos participem efetivamente da maneira Xaveriana de viver a missão. Temos funcionários que trabalham em nossas casas para "nos servir" e nós os pagamos. Por que não contratamos e formamos leigos para difundir nosso carisma de proclamação de Cristo aos não-cristãos? É uma questão de formação, de capacitação e de partilha do específico do carisma xaveriano. É também uma realidade do Evangelho. De fato, se Jesus - em sua missão salvífica a ele confiada pelo Pai - tivesse feito tudo sozinho sem envolver os doze apóstolos e outros discípulos, a Igreja teria chegado até nós? A "ingenuidade" de Jesus era fazer os homens capazes de Deus e dos homens. Não foi apenas para alguns (os eleitos/puros/religiosos), mas para TODOS! Envolveu a todos para ter a capacidade e o espírito do próprio Jesus. Parece, entretanto, que ainda há entre nós, aqueles que se sentem "elite", especiais, escolhidos para a missão.

Xaverianos inter-religiosos e interculturais

Do ponto de vista da modalidade, temos uma carta convincente que vale a pena usá-la no mundo de hoje: o diálogo inter-religioso e intercultural.  Esta é a modalidade pela qual difundimos a relevância do Evangelho também porque já percebemos há algum tempo que a coexistência de diversas culturas e religiões não se encontra apenas na Ásia e na África, mas também já está difundida na Europa e na América. A abordagem inter-religiosa e intercultural é necessária, portanto, precisamos de Xaverianos inter-religiosos e interculturais. Não basta ter apenas professores para tais assuntos!

Peço ao Capítulo Geral que insista mais na capacidade inter-religiosa e intercultural entre nós, pois a considero 'modalidade' e 'conteúdo' de nossa missão.

Do ponto de vista do conteúdo, inter-religiosidade e interculturalidade contém em si a mensagem a ser transmitida de acordo com nosso carisma. Em um certo momento, o objetivo da missão foi o de expandir os limites da Igreja através do batismo, acompanhado pelo projeto de levar "civilização" e "progresso" às nações colonizadas. Foi uma ação em senso único, o missionário levava algo do seu ao outro. Agora esta visão mudou.  A mudança é causada pelo contexto atual que requer uma adaptação não apenas da concepção do missionário, mas sobretudo da concepção de "salvação" como o fim da missão. Não é mais concebida meramente como uma salvação da alma após a morte, mas como uma salvação existencial no sentido da plenitude humana concreta e real da vida de cada homem.

Nosso grande e sábio confrade, Pe. Francesco Marini, dizia: "Cristo não veio para salvar almas, mas para nos ensinar a nos tornarmos humanos e para preencher esta humanidade com sua presença. A salvação é para o homem viver em plenitude, já a partir de agora, no pleno desenvolvimento de seu melhor potencial; não é, portanto, apenas libertação da danação eterna. E o Evangelho nos mostra o caminho para uma vida plenamente humana" (Cordialmente Vostro. Lettere ai missionari 2, p.62). Seguindo esta linha de pensamento, parece-me que o diálogo inter-religioso e intercultural é um veículo, ou seja, um "sacramento" para que Jesus, o Homem perfeito, seja conhecido pelos não cristãos e fazendo com que suas vidas se conformem à vida de Cristo. A humanidade de Jesus é o "veículo"/transparência/sacramento por excelência através do qual a divindade/paternidade de Deus Pai é revelada e a humanidade do homem é projetada para sua realização final. O homem Xaveriano, então, deve ser capaz de projetar o homem para Cristo. Além disso, a abordagem dialógica nos faz perceber que nossa vida pertence ao outro; é uma plenitude relacional. Eu encorajo cada um de nós a cuidar cada vez mais do rosto humano inter-religioso e intercultural de ser Xaveriano, a fim de se tornar cada vez mais presença de Cristo no mundo de hoje. 

P. Supandri Ferdinandus, SX

Supandri Ferdinandus sx
21 Ottobre 2022
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