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La biblista Rosanna Virgili racconta il volto umano di Gesù

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CASA MADRE – Un figlio senza padre, nato in un posto che non lo aspettava. Un uomo senza casa, senza discendenza, morto giovane e in croce. Eppure, capace di far risorgere un amico con le lacrime, di incontrare una straniera al pozzo e cambiarle la vita, di lavare i piedi a chi lo stava per tradire. È il Gesù che Rosanna Virgili ha portato al centro della quinta giornata del convegno sul “Volto umano del Saveriano”, un ritratto biblico che ha sorpreso, commosso e fatto pensare.

Biblista di fama, Virgili ha guidato i partecipanti in un percorso esegetico serrato: non la teologia astratta del Verbo incarnato, ma i tratti concreti, relazionali, persino scomodi di quest'uomo di Nazaret. Un volto che non si può vedere da soli. Si incontra solo attraverso le relazioni che Gesù ha vissuto.

Un Figlio Anomalo

Il primo tratto che Virgili mette a fuoco è quello della nascita. Gesù nasce da una situazione imprevista, fuori dai canoni. “Non è un figlio di papà”, dice la biblista, “è un figlio di mamma”. Nel mondo ebraico del I secolo, il figlio maschio era la “memoria del padre”, la sua continuazione. Gesù, invece, sulla terra non ha un padre biologico. Nasce da una ragazza madre.

Questo “non essere atteso” non è un dettaglio biografico secondario. Forma il carattere. Genera in Gesù qualcosa di prezioso: la gratuità. Gesù sa dal primo momento che la sua presenza nel mondo non è scontata, non è dovuta, non è acquistata. È un dono. E questa consapevolezza attraverserà tutta la sua vita.

Maria, che dice sì all'angelo con un coraggio fuori dal comune, inaugura una maternità “vergine” nel senso più profondo: completamente gratuita, senza aspettative di ritorno. Giuseppe, dal canto suo, reinventa la paternità: non più possesso di un figlio, ma cura di una persona che non gli appartiene.

“Giuseppe inaugura la paternità come prendersi cura”, ha detto Virgili, “non come proprietà sul figlio”.

Per i saveriani, questo è un primo specchio potente. La missione nasce anch'essa da una gratuità senza garanzie. Non si va nel mondo perché si è i più forti, i più attrezzati, i più preparati. Si va perché si è stati chiamati, e si risponde sì.

L'uomo più “maledetto” secondo la sua cultura

Gesù nasce povero, muore giovane e in croce, non lascia una discendenza. Rosanna Virgili lo dice senza giri di parole: secondo le categorie del suo tempo, Gesù è l'uomo più sfortunato che si possa immaginare. 

Il Siracide scriveva che infelice è l'uomo senza moglie. La Torah insegnava che “maledetto è chi è appeso al legno”. Morire senza figli significava non avere nome, non avere memoria, non avere futuro.

Eppure, è proprio da questa povertà radicale che Gesù parla al mondo. Non ha niente da difendere, nessun titolo da proteggere, nessuna discendenza da garantire. “Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo”, e questa mancanza di radici terrene lo rende paradossalmente libero di essere ovunque, di appartenere a tutti.

È una provocazione diretta per il missionario. La tentazione di assicurarsi risultati, visibilità, numeri, strutture solide è reale. Ma Gesù indica un'altra strada: quella di chi non possiede niente e proprio per questo può dare tutto.

La sete di Gesù: l'incontro con la samaritana

Tra gli episodi evangelici più ricchi analizzati da Virgili, l'incontro al pozzo di Sicar occupa un posto centrale. Gesù è stanco, seduto al bordo del pozzo a mezzogiorno, senza un'anfora. Non può nemmeno darsi da bere da solo. Chiede aiuto a una donna samaritana — gesto scandaloso per un giudeo dell'epoca.

“Gesù vive l'impotenza umana” — ha sottolineato la biblista.

Quella sete non è una metafora: è reale, è fisica, è vulnerabilità allo stato puro. E da quella vulnerabilità nasce uno degli incontri più profondi dei Vangeli. Sei botta e risposta in cui entrambi — Gesù e la donna — si scavano a vicenda, si svelano, si rivelano. Alla fine, lei lascia la brocca e va ad annunciare agli abitanti della città che ha incontrato qualcuno di straordinario. È lei la prima missionaria del Messia.

L'insegnamento per chi è in missione è limpido: non si evangelizza dall'alto, dall'abbondanza, dalla forza. Si evangelizza come Gesù al pozzo — mostrando la propria sete, chiedendo qualcosa all'altro, lasciando che l'incontro trasformi entrambi. La prima missionaria di Gesù non è un apostolo scelto: è una straniera, una donna, una persona con una storia complicata.

La compassione come stile di vita

Gesù è “intenerito dalla gente”. Virgili usa la parola “pietas”: quella capacità di sentire nel profondo ciò che l'altro prova. Con il lebbroso, tocca l'intoccabile. Con Lazzaro, piange davanti alla tomba dell'amico. Con la folla affamata, sente compassione prima ancora di moltiplicare i pani.

“La misericordia è la virilità della fede” — ha detto Virgili — ed è una forza che genera vita, non un sentimento vago.

Questa empatia radicale non è debolezza. È precisamente ciò che rende Gesù capace di entrare nelle vite delle persone più marginali: i lebbrosi, i posseduti, le vedove, i pubblicani, i peccatori. Non va da loro con un programma. Va da loro perché il cuore si scioglie. 

Per il missionario saveriano che lavora nelle periferie del mondo — geografiche e umane — questo è il modello: non l'efficienza organizzativa, ma il cuore che si lascia toccare dal dolore dell'altro.

Contro i numeri, contro l'ipocrisia

Due altri tratti del volto di Gesù colpiscono con forza. Il primo: Gesù non si innamora della folla. Le folle lo seguono, ma lui non si attacca a loro. Quando capisce di essere cercato solo per i pani e i pesci, lo dice apertamente, anche a rischio di restare solo.

“Non innamoratevi dei numeri” — il commento di Virgili è diretto e vale come monito per ogni forma di apostolato.

Il secondo tratto: l'ipocrisia è l'unica cosa che Gesù non riesce a sopportare. Con i peccatori è misericordioso. Con i farisei ipocriti è durissimo. “L'ipocrita mostra una cosa e ne vive un'altra”, e con lui non si può dialogare: bisogna rompere la maschera. 

Per la missione questo significa autenticità prima di tutto. Non si può annunciare un Vangelo che non si vive.

La solitudine dai propri

L'immagine più dolorosa che Virgili consegna ai partecipanti è quella dell'ultima cena. Gesù muore tra poche ore. I discepoli stanno litigando su chi sia il più grande tra loro. Lo abbandonano nel Getsemani. Giuda lo tradisce. Pietro lo rinnega. La folla che lo aveva acclamato la Domenica delle Palme ora grida «crocifiggilo!».

“Gesù non ha sperimentato la solitudine dai nemici”, afferma Virgili. “Ha sperimentato la solitudine da quelli che aveva scelto”.

Eppure, proprio lì, nell'ultima cena, Gesù trova ancora la forza di dare un'ultima lezione sul potere, di istituire l'eucaristia, di lavare i piedi — anche a Giuda. Come a dire: non ci riesco con le parole né con le opere, allora mangiatemi (il vero significato dell’Eucaristia).

Molti missionari conoscono questa solitudine: il confratello che non capisce, la struttura che blocca. Virgili suggerisce che forse è proprio qui, in questa solitudine, che si misura l'autenticità di una vocazione.

Il sorriso di Gesù

C'è un solo testo evangelico in cui si intravede il sorriso di Gesù — e Virgili non manca di citarlo. È quando i settantadue discepoli tornano dalla missione pieni di gioia. Gesù “esultò di gioia nello Spirito Santo” e lodò il Padre perché ha nascosto queste cose ai sapienti e le ha rivelate ai piccoli. Un momento di gioia pura, di gratitudine, di meraviglia.

Gesù si commuove non davanti ai grandi risultati, ma davanti alla semplicità che porta frutto. È un'immagine che vale per ogni saveriano in partenza o di ritorno: la missione non si misura dai successi, ma dalla fedeltà ai piccoli.

Biblical scholar Rosanna Virgili recounts the human face of Jesus

CASA MADRE – A son without a father, born in a place that wasn't expecting him. A man without a home, without descendants, who died young and on a cross. Yet capable of raising a friend with tears, of meeting a foreign woman at the well and changing her life, of washing the feet of the one about to betray him. This is the Jesus that Rosanna Virgili brought to the center of the fifth day of the conference on the 'Human Face of the Xaverian,' a biblical portrait that surprised, moved, and gave food for thought.

A renowned biblical scholar, Virgili led participants through a rigorous exegetical journey: not the abstract theology of the Incarnate Word, but the concrete, relational, even uncomfortable features of this man from Nazareth. A face that cannot be seen alone. It is encountered only through the relationships Jesus lived.

An Anomalous Son

The first feature Virgili brings into focus is that of birth. Jesus is born from an unexpected situation, outside the norm. 'He is not a father's son,' says the biblical scholar, 'he is a mother's son.' In the Jewish world of the first century, the male child was the 'memory of the father,' his continuation. Jesus, on the other hand, has no biological father on earth. He is born of a single mother.

This 'not being expected' is not a secondary biographical detail. It shapes character. It generates in Jesus something precious: gratuity. Jesus knows from the very first moment that his presence in the world is not taken for granted, not owed, not purchased. It is a gift. And this awareness will permeate his entire life.

Mary, who says yes to the angel with uncommon courage, inaugurates a 'virgin' motherhood in the deepest sense: completely gratuitous, without expectations of return. Joseph, for his part, reinvents fatherhood: no longer possessing a son, but caring for a person who does not belong to him.

'Joseph inaugurates fatherhood as taking care,' said Virgili, 'not as ownership of the son.'

For the Xaverians, this is a first powerful mirror. Mission is also born of a gratuity without guarantees. One does not go into the world because one is the strongest, the best equipped, the most prepared. One goes because one has been called, and one responds yes.

The man most 'cursed' according to his culture

Jesus is born poor, dies young and on a cross, leaves no descendants. Rosanna Virgili states it plainly: by the categories of his time, Jesus is the most unfortunate man imaginable.

Sirach wrote that unhappy is the man without a wife. The Torah taught that 'cursed is he who hangs on a tree.' To die without children meant having no name, no memory, no future.

Yet it is precisely from this radical poverty that Jesus speaks to the world. He has nothing to defend, no title to protect, no descendants to guarantee. 'The Son of Man has nowhere to lay his head,' and this lack of earthly roots paradoxically makes him free to be everywhere, to belong to everyone.

This is a direct provocation for the missionary. The temptation to secure results, visibility, numbers, solid structures is real. But Jesus points to another path: that of one who possesses nothing and for that very reason can give everything.

The thirst of Jesus: the encounter with the Samaritan woman

Among the richest gospel episodes analyzed by Virgili, the encounter at the well of Sychar holds a central place. Jesus is tired, sitting at the edge of the well at noon, without a jar. He cannot even get himself a drink. He asks for help from a Samaritan woman — a scandalous gesture for a Jewish man of that era.

'Jesus lives human helplessness' — the biblical scholar emphasized.

That thirst is not a metaphor: it is real, physical, vulnerability in its purest state. And from that vulnerability one of the deepest encounters in the Gospels is born. Six exchanges in which both — Jesus and the woman — dig into each other, unveil themselves, reveal themselves. In the end, she leaves her jar and goes to announce to the inhabitants of the city that she has met someone extraordinary. She is the first missionary of the Messiah.

The teaching for those in mission is clear: one does not evangelize from above, from abundance, from strength. One evangelizes as Jesus at the well — showing one's own thirst, asking something of the other, allowing the encounter to transform both. The first missionary of Jesus is not a chosen apostle: she is a foreigner, a woman, a person with a complicated history.

Compassion as a way of life

Jesus is 'moved with tenderness by people.' Virgili uses the word 'pietas': that capacity to deeply feel what the other is experiencing. With the leper, he touches the untouchable. With Lazarus, he weeps before his friend's tomb. With the hungry crowd, he feels compassion even before multiplying the loaves.

'Mercy is the virility of faith' — said Virgili — and it is a force that generates life, not a vague feeling.

This radical empathy is not weakness. It is precisely what makes Jesus capable of entering the lives of the most marginalized people: lepers, the possessed, widows, tax collectors, sinners. He does not go to them with a program. He goes to them because his heart melts.

For the Xaverian missionary working on the peripheries of the world — geographical and human — this is the model: not organizational efficiency, but a heart that allows itself to be touched by the pain of the other.

Against numbers, against hypocrisy

Two other features of the face of Jesus strike with force. The first: Jesus does not fall in love with crowds. The crowds follow him, but he does not cling to them. When he understands he is being sought only for the loaves and fishes, he says so openly, even at the risk of being left alone.

'Do not fall in love with numbers' — Virgili's comment is direct and serves as a warning for every form of apostolate.

The second feature: hypocrisy is the only thing Jesus cannot bear. With sinners he is merciful. With hypocritical Pharisees he is very harsh. 'The hypocrite shows one thing and lives another,' and with him there can be no dialogue: the mask must be broken.

For mission this means authenticity above all. One cannot proclaim a Gospel that one does not live.

The loneliness from one's own

The most painful image Virgili entrusts to participants is that of the Last Supper. Jesus will die within hours. The disciples are arguing about who is the greatest among them. They abandon him in Gethsemane. Judas betrays him. Peter denies him. The crowd that had acclaimed him on Palm Sunday now cries 'crucify him!'

'Jesus did not experience loneliness from his enemies,' states Virgili. 'He experienced loneliness from those he had chosen.'

Yet, precisely there, at the Last Supper, Jesus still finds the strength to give a final lesson on power, to institute the Eucharist, to wash feet — even Judas's. As if to say: I cannot reach you with words or deeds, so eat me (the true meaning of the Eucharist).

Many missionaries know this loneliness: the fellow brother who doesn't understand, the structure that blocks. Virgili suggests that perhaps it is precisely here, in this loneliness, that the authenticity of a vocation is measured.

The smile of Jesus

There is only one gospel text in which the smile of Jesus can be glimpsed — and Virgili does not fail to cite it. It is when the seventy-two disciples return from mission full of joy. Jesus 'rejoiced in the Holy Spirit' and praised the Father because he had hidden these things from the wise and revealed them to the little ones. A moment of pure joy, gratitude, wonder.

Jesus is moved not by great results, but by simplicity that bears fruit. This is an image that applies to every Xaverian departing or returning: mission is not measured by successes, but by faithfulness to the little ones.

La biblista Rosanna Virgili cuenta el rostro humano de Jesús

CASA MADRE – Un hijo sin padre, nacido en un lugar que no lo esperaba. Un hombre sin hogar, sin descendencia, muerto joven y en cruz. Sin embargo, capaz de resucitar a un amigo con sus lágrimas, de encontrar a una extranjera en el pozo y cambiarle la vida, de lavar los pies a quien estaba a punto de traicionarlo. Es el Jesús que Rosanna Virgili puso en el centro de la quinta jornada del congreso sobre el «Rostro humano del Xaveriano», un retrato bíblico que sorprendió, conmovió e hizo reflexionar.

Biblista de renombre, Virgili guió a los participantes en un recorrido exegético riguroso: no la teología abstracta del Verbo encarnado, sino los rasgos concretos, relacionales, incluso incómodos de este hombre de Nazaret. Un rostro que no se puede ver en solitario. Solo se encuentra a través de las relaciones que Jesús vivió.

Un hijo atípico

El primer rasgo que Virgili pone en foco es el del nacimiento. Jesús nace de una situación imprevista, fuera de los cánones. «No es un hijo de papá», dice la biblista, «es un hijo de mamá». En el mundo judío del siglo I, el hijo varón era la «memoria del padre», su continuación. Jesús, en cambio, no tiene padre biológico en la tierra. Nace de una madre soltera.

Este «no ser esperado» no es un detalle biográfico secundario. Forma el carácter. Genera en Jesús algo precioso: la gratuidad. Jesús sabe desde el primer momento que su presencia en el mundo no es algo dado por sentado, no es debida, no es comprada. Es un don. Y esta conciencia atravesará toda su vida.

María, que dice sí al ángel con un coraje fuera de lo común, inaugura una maternidad «virgen» en el sentido más profundo: completamente gratuita, sin expectativas de retorno. José, por su parte, reinventa la paternidad: ya no como posesión de un hijo, sino como cuidado de una persona que no le pertenece.

«José inaugura la paternidad como cuidado», dijo Virgili, «no como propiedad sobre el hijo».

Para los xaverianos, este es un primer espejo poderoso. La misión también nace de una gratuidad sin garantías. No se va al mundo porque se es el más fuerte, el más equipado, el más preparado. Se va porque se ha sido llamado, y se responde sí.

El hombre más «maldito» según su cultura

Jesús nace pobre, muere joven y en cruz, no deja descendencia. Rosanna Virgili lo dice sin rodeos: según las categorías de su tiempo, Jesús es el hombre más desafortunado que se pueda imaginar.

El Sirácide escribía que infeliz es el hombre sin esposa. La Torah enseñaba que «maldito es el que está colgado del madero». Morir sin hijos significaba no tener nombre, no tener memoria, no tener futuro.

Y sin embargo, es precisamente desde esta pobreza radical que Jesús habla al mundo. No tiene nada que defender, ningún título que proteger, ninguna descendencia que garantizar. «El Hijo del hombre no tiene donde reclinar la cabeza», y esta falta de raíces terrenales lo hace paradójicamente libre de estar en todas partes, de pertenecer a todos.

Es una provocación directa para el misionero. La tentación de asegurarse resultados, visibilidad, números, estructuras sólidas es real. Pero Jesús indica otro camino: el de quien no posee nada y precisamente por eso puede darlo todo.

La sed de Jesús: el encuentro con la samaritana

Entre los episodios evangélicos más ricos analizados por Virgili, el encuentro en el pozo de Sicar ocupa un lugar central. Jesús está cansado, sentado al borde del pozo al mediodía, sin cántaro. No puede ni darse de beber solo. Pide ayuda a una mujer samaritana — gesto escandaloso para un judío de la época.

«Jesús vive la impotencia humana» — subrayó la biblista.

Esa sed no es una metáfora: es real, física, vulnerabilidad en estado puro. Y de esa vulnerabilidad nace uno de los encuentros más profundos de los Evangelios. Seis intercambios en los que ambos — Jesús y la mujer — se ahondan mutuamente, se desvelan, se revelan. Al final, ella deja el cántaro y va a anunciar a los habitantes de la ciudad que ha encontrado a alguien extraordinario. Es ella la primera misionera del Mesías.

La enseñanza para quienes están en misión es clara: no se evangeliza desde arriba, desde la abundancia, desde la fuerza. Se evangeliza como Jesús en el pozo — mostrando la propia sed, pidiendo algo al otro, dejando que el encuentro transforme a ambos. La primera misionera de Jesús no es un apóstol elegido: es una extranjera, una mujer, una persona con una historia complicada.

La compasión como estilo de vida

Jesús se «enternece por la gente». Virgili usa la palabra «pietas»: esa capacidad de sentir en lo profundo lo que el otro experimenta. Con el leproso, toca lo intocable. Con Lázaro, llora ante la tumba de su amigo. Con la multitud hambrienta, siente compasión antes incluso de multiplicar los panes.

«La misericordia es la virilidad de la fe» — dijo Virgili — y es una fuerza que genera vida, no un sentimiento vago.

Esta empatía radical no es debilidad. Es precisamente lo que hace a Jesús capaz de entrar en las vidas de las personas más marginadas: los leprosos, los endemoniados, las viudas, los publicanos, los pecadores. No va a ellos con un programa. Va a ellos porque el corazón se le derrite.

Para el misionero xaveriano que trabaja en las periferias del mundo — geográficas y humanas — este es el modelo: no la eficiencia organizativa, sino el corazón que se deja tocar por el dolor del otro.

Contra los números, contra la hipocresía

Otros dos rasgos del rostro de Jesús impactan con fuerza. El primero: Jesús no se enamora de las multitudes. Las multitudes lo siguen, pero él no se aferra a ellas. Cuando comprende que lo buscan solo por los panes y los peces, lo dice abiertamente, incluso a riesgo de quedarse solo.

«No os enamoréis de los números» — el comentario de Virgili es directo y vale como advertencia para toda forma de apostolado.

El segundo rasgo: la hipocresía es la única cosa que Jesús no puede soportar. Con los pecadores es misericordioso. Con los fariseos hipócritas es durísimo. «El hipócrita muestra una cosa y vive otra», y con él no se puede dialogar: hay que romper la máscara.

Para la misión esto significa autenticidad ante todo. No se puede anunciar un Evangelio que no se vive.

La soledad de los suyos

La imagen más dolorosa que Virgili entrega a los participantes es la de la última cena. Jesús morirá en pocas horas. Los discípulos están discutiendo sobre quién es el más grande entre ellos. Lo abandonan en el Getsemaní. Judas lo traiciona. Pedro lo niega. La multitud que lo había aclamado el Domingo de Ramos ahora grita «¡crucifícalo!».

«Jesús no experimentó la soledad de los enemigos», afirma Virgili. «Experimentó la soledad de quienes él había elegido».

Y sin embargo, precisamente allí, en la última cena, Jesús encuentra todavía la fuerza de dar una última lección sobre el poder, de instituir la eucaristía, de lavar los pies — también a Judas. Como si dijera: no lo consigo con las palabras ni con las obras, entonces comedme (el verdadero significado de la Eucaristía).

Muchos misioneros conocen esta soledad: el cofrade que no entiende, la estructura que bloquea. Virgili sugiere que quizás es precisamente aquí, en esta soledad, donde se mide la autenticidad de una vocación.

La sonrisa de Jesús

Solo hay un texto evangélico en el que se vislumbra la sonrisa de Jesús — y Virgili no deja de citarlo. Es cuando los setenta y dos discípulos regresan de la misión llenos de alegría. Jesús «se llenó de alegría en el Espíritu Santo» y alabó al Padre porque había ocultado estas cosas a los sabios y las había revelado a los pequeños. Un momento de alegría pura, de gratitud, de asombro.

Jesús se emociona no ante los grandes resultados, sino ante la sencillez que da fruto. Es una imagen que vale para cada xaveriano que parte o que regresa: la misión no se mide por los éxitos, sino por la fidelidad a los pequeños.

La bibliste Rosanna Virgili raconte le visage humain de Jésus

CASA MADRE – Un fils sans père, né dans un endroit qui ne l'attendait pas. Un homme sans maison, sans descendance, mort jeune et sur une croix. Et pourtant, capable de ressusciter un ami avec ses larmes, de rencontrer une étrangère au puits et de changer sa vie, de laver les pieds de celui qui allait le trahir. C'est le Jésus que Rosanna Virgili a placé au centre de la cinquième journée du colloque sur le « Visage humain du Xavérien », un portrait biblique qui a surpris, touché et donné à réfléchir.

Bibliste de renom, Virgili a guidé les participants dans un parcours exégétique rigoureux : non la théologie abstraite du Verbe incarné, mais les traits concrets, relationnels, voire inconfortables de cet homme de Nazareth. Un visage qu'on ne peut pas voir seul. On le rencontre uniquement à travers les relations que Jésus a vécues.

Un fils atypique

Le premier trait que Virgili met en lumière est celui de la naissance. Jésus naît d'une situation imprévue, hors des normes. « Ce n'est pas un fils de papa », dit la bibliste, « c'est un fils de maman ». Dans le monde juif du premier siècle, le fils mâle était la « mémoire du père », sa continuation. Jésus, en revanche, n'a pas de père biologique sur terre. Il naît d'une mère célibataire.

Ce « ne pas être attendu » n'est pas un détail biographique secondaire. Il forge le caractère. Il engendre en Jésus quelque chose de précieux : la gratuité. Jésus sait dès le premier instant que sa présence dans le monde n'est pas évidente, n'est pas due, n'est pas acquise. C'est un don. Et cette conscience traversera toute sa vie.

Marie, qui dit oui à l'ange avec un courage hors du commun, inaugure une maternité « vierge » dans le sens le plus profond : entièrement gratuite, sans attente de retour. Joseph, pour sa part, réinvente la paternité : non plus la possession d'un fils, mais le soin d'une personne qui ne lui appartient pas.

« Joseph inaugure la paternité comme prendre soin », a dit Virgili, « non comme propriété sur le fils ».

Pour les Xavériens, voilà un premier miroir puissant. La mission naît elle aussi d'une gratuité sans garanties. On ne va pas dans le monde parce qu'on est les plus forts, les mieux équipés, les mieux préparés. On y va parce qu'on a été appelés, et qu'on répond oui.

L'homme le plus « maudit » selon sa culture

Jésus naît pauvre, meurt jeune et sur une croix, ne laisse pas de descendance. Rosanna Virgili le dit sans détour : selon les catégories de son temps, Jésus est l'homme le plus malchanceux qu'on puisse imaginer.

Le Siracide écrivait que malheureux est l'homme sans femme. La Torah enseignait que « maudit est celui qui est pendu au bois ». Mourir sans enfants signifiait n'avoir ni nom, ni mémoire, ni avenir.

Et pourtant, c'est précisément de cette pauvreté radicale que Jésus parle au monde. Il n'a rien à défendre, aucun titre à protéger, aucune descendance à garantir. « Le Fils de l'homme n'a pas où reposer sa tête », et ce manque de racines terrestres le rend paradoxalement libre d'être partout, d'appartenir à tous.

C'est une provocation directe pour le missionnaire. La tentation de s'assurer des résultats, de la visibilité, des chiffres, des structures solides est bien réelle. Mais Jésus indique un autre chemin : celui de celui qui ne possède rien et qui, pour cette raison même, peut tout donner.

La soif de Jésus : la rencontre avec la Samaritaine

Parmi les épisodes évangéliques les plus riches analysés par Virgili, la rencontre au puits de Sychar occupe une place centrale. Jésus est fatigué, assis au bord du puits à midi, sans cruche. Il ne peut même pas se désaltérer seul. Il demande de l'aide à une femme samaritaine — geste scandaleux pour un Juif de l'époque.

« Jésus vit l'impuissance humaine » — a souligné la bibliste.

Cette soif n'est pas une métaphore : elle est réelle, physique, vulnérabilité à l'état pur. Et de cette vulnérabilité naît l'une des rencontres les plus profondes des Évangiles. Six échanges dans lesquels tous les deux — Jésus et la femme — se creusent mutuellement, se dévoilent, se révèlent. À la fin, elle laisse sa cruche et va annoncer aux habitants de la ville qu'elle a rencontré quelqu'un d'extraordinaire. Elle est la première missionnaire du Messie.

L'enseignement pour ceux qui sont en mission est clair : on n'évangélise pas d'en haut, depuis l'abondance, depuis la force. On évangélise comme Jésus au puits — en montrant sa propre soif, en demandant quelque chose à l'autre, en laissant la rencontre transformer les deux. La première missionnaire de Jésus n'est pas un apôtre choisi : c'est une étrangère, une femme, une personne avec une histoire compliquée.

La compassion comme style de vie

Jésus est « attendri par les gens ». Virgili utilise le mot « pietas » : cette capacité de ressentir profondément ce que l'autre éprouve. Avec le lépreux, il touche l'intouchable. Avec Lazare, il pleure devant la tombe de son ami. Avec la foule affamée, il ressent de la compassion avant même de multiplier les pains.

« La miséricorde est la virilité de la foi » — a dit Virgili — et c'est une force qui génère la vie, non un sentiment vague.

Cette empathie radicale n'est pas une faiblesse. C'est précisément ce qui rend Jésus capable d'entrer dans la vie des personnes les plus marginalisées : les lépreux, les possédés, les veuves, les publicains, les pécheurs. Il ne va pas vers eux avec un programme. Il va vers eux parce que son cœur s'attendrit.

Pour le missionnaire xavérien qui travaille dans les périphéries du monde — géographiques et humaines — voilà le modèle : non l'efficacité organisationnelle, mais un cœur qui se laisse toucher par la douleur de l'autre.

Contre les chiffres, contre l'hypocrisie

Deux autres traits du visage de Jésus frappent avec force. Le premier : Jésus ne tombe pas amoureux des foules. Les foules le suivent, mais il ne s'y attache pas. Quand il comprend qu'on le cherche seulement pour les pains et les poissons, il le dit ouvertement, même au risque de rester seul.

« Ne tombez pas amoureux des chiffres » — le commentaire de Virgili est direct et vaut comme avertissement pour toute forme d'apostolat.

Le second trait : l'hypocrisie est la seule chose que Jésus ne peut pas supporter. Avec les pécheurs il est miséricordieux. Avec les pharisiens hypocrites il est très dur. « L'hypocrite montre une chose et en vit une autre », et avec lui il ne peut y avoir de dialogue : il faut briser le masque.

Pour la mission, cela signifie l'authenticité avant tout. On ne peut pas annoncer un Évangile qu'on ne vit pas.

La solitude des siens

L'image la plus douloureuse que Virgili transmet aux participants est celle de la Cène. Jésus mourra dans quelques heures. Les disciples se disputent pour savoir qui est le plus grand parmi eux. Ils l'abandonnent à Gethsémani. Judas le trahit. Pierre le renie. La foule qui l'avait acclamé le Dimanche des Rameaux crie maintenant « crucifie-le ! ».

« Jésus n'a pas éprouvé la solitude des ennemis », affirme Virgili. « Il a éprouvé la solitude de ceux qu'il avait choisis ».

Et pourtant, précisément là, à la Cène, Jésus trouve encore la force de donner une dernière leçon sur le pouvoir, d'instituer l'eucharistie, de laver les pieds — même ceux de Judas. Comme pour dire : je n'y arrive pas avec les paroles ni avec les œuvres, alors mangez-moi (le vrai sens de l'Eucharistie).

Beaucoup de missionnaires connaissent cette solitude : le confrère qui ne comprend pas, la structure qui bloque. Virgili suggère que c'est peut-être précisément ici, dans cette solitude, que s'évalue l'authenticité d'une vocation.

Le sourire de Jésus

Il n'y a qu'un seul texte évangélique dans lequel on entrevoit le sourire de Jésus — et Virgili ne manque pas de le citer. C'est lorsque les soixante-douze disciples reviennent de la mission pleins de joie. Jésus « exulta de joie dans l'Esprit Saint » et loua le Père parce qu'il avait caché ces choses aux sages et les avait révélées aux petits. Un moment de joie pure, de gratitude, d'émerveillement.

Jésus est ému non devant les grands résultats, mais devant la simplicité qui porte du fruit. C'est une image qui vaut pour chaque xavérien qui part ou qui revient : la mission ne se mesure pas aux succès, mais à la fidélité aux petits.

Pietro Rossini, SX
22 Giugno 2026
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