Avendo partecipato a ben 5 Capitoli Generali (tra i quali quelli che redassero le nuove Costituzioni nel 1983 e la Ratio Missionis Xaveriana nel 2001), sono convinto che i CG siano momenti forti, importanti, vitali della storia della nostra Famiglia Religiosa. Mi aspetto che anche il prossimo (XVIII) CG sia innanzitutto un momento di gioiosa e intensa esperienza fraterna, saveriana, per i partecipanti, che, guidati dallo Spirito Santo e fedeli alla eredità storica (il ‘DNA’) del Fondatore, San Guido Maria Conforti, sappiano cogliere le nuove istanze della missione della Chiesa nel mondo oggi, e suggerire alla nostra Congregazione le risposte giuste, per continuare con coraggio e parresia la nostra specifica partecipazione a questa missione, ossia “l’annuncio della buona novella del Regno di Dio ai non cristiani” (C 2).
“Quali sono le scelte urgenti per indicare alla nostra Famiglia missionaria la direzione del cammino per il prossimo futuro?”
Il momento storico attuale della vita della nostra Congregazione, in cui si colloca il XVIII CG, chiede – a mio parere – che, in continuità con i precedenti CG, ci si concentri su due settori o ambiti:
- La fedele trasmissione dello `spirito` del Fondatore come fonte e modalità tipica del nostro modo di essere e di fare missione, specialmente nel campo della formazione (di base e permanente), valorizzando e rilanciando i risultati dell’anno centenario della Lettera Testamento.
L’epoca in cui viviamo è caratterizzata da una grande soggettivizzazione della percezione della realtà, anche della realtà storica. E ciò all’interno di, o in concomitanza con, un processo di individualismo esasperato. In questo “contesto psicologico”, il cambiamento è considerato valido e giustificato proprio in quanto tale. Questo modo di pensare e di concepire la realtà, anche la storia, penetra senza che ce ne accorgiamo nel modo di giudicare e di valutare le cose. Occorre equilibrare questa tendenza che porta alla vanificazione delle dimensioni oggettive della realtà, anche della realtà storica. Applicando a noi Saveriani oggi questa constatazione, sembra necessario dare maggior importanza nella nostra ‘formazione’ (ossia nel “formare” il nostro modo di pensare e di agire) alla “realtà storica” originaria della nostra identità. Per essere concreti, occorre prendere sul serio e mettere in pratica il 1° articolo delle Costituzioni. Ossia, la nostra formazione deve attingere alla “testimonianza” e alle “parole” del Fondatore. Non si può dire: “erano altri tempi” per disfarci di una eredità di pensiero, direttive chiare e precise, esempi eloquenti che San Guido Maria Conforti ci ha lasciato.
Le scienze moderne (psicologia e sociologia incluse) hanno il loro ruolo, certamente, per capire e spiegare, e, se occorre, “tradurre” e “adattare”, gli insegnamenti e la testimonianza di vita del “Padre”, ma nel definire e formare la nostra identità “saveriana” gli esempi e gli insegnamenti del Fondatore devono avere il ruolo “fondamentale”, decisivo, vitale.
- La chiara determinazione della nostra specifica ‘parte’ nella ampia gamma di attuazioni della ‘missione della Chiesa nel mondo’, ossia l’annuncio della Buona Novella ai non cristiani!
I cambiamenti che hanno avuto luogo in questi tempi recenti, e con i quali il CG deve confrontarsi, non riguardano solo fattori sociali e culturali che influiscono sul nostro modo di pensare in quanto “cittadini di questo mondo e di questa epoca”, ma anche situazioni concrete, geografiche e strutturali. Per esempio, come spesso si fa notare, la distinzione tra “Paesi di missione” e “Paesi che inviano missionari” è ormai anacronistica; il Concilio Vaticano II ha chiaramente indicato le Chiese locali come responsabili della evangelizzazione della società in cui vivono; le “vocazioni” alla vita religiosa e missionaria hanno cospicuamente subito un cambiamento di matrice nazionale... Questo ‘smottamento’ della situazione concreta in cui la missione della Chiesa si svolge causa diversi “problemi” e domanda “adattamenti” di metodo, cambi di strategie ecc.
Questa mutata ‘situazione’ della missione della Chiesa nel mondo deve, ovviamente, trovare risposte, o tentativi di risposta adeguati. Per noi Saveriani può anche costituire un pericoloso tranello. Ossia: se noi siamo inviati ai non cristiani per offrire loro il dono del Vangelo di Cristo, ed ora questi non cristiani sono in casa nostra, proprio nella stessa città, perché andare altrove ad esercitare il nostro servizio ‘missionario’? Qui occorre avere il coraggio di una interpretazione del nostro carisma che attinga alla originaria intuizione del Fondatore. Certamente la situazione è cambiata, ma il nostro cambiamento in risposta ad essa deve essere fedele al nostro specifico carisma. Sarà forse necessaria una modifica del testo stesso delle Costituzioni, o, comunque, sarà utile una chiara precisazione in sede capitolare, riguardo al fatto che noi Saveriani siamo inviati ad annunciare il Vangelo del Regno ai non-cristiani là dove la Chiesa locale, prima responsabile della evangelizzazione, non ha la consistenza, la capacità concreta, le forze o i mezzi, per attuare questo suo compito. È qui che noi come “Saveriani”, in collaborazione con la Chiesa locale, siamo chiamati ad operare secondo il nostro specifico carisma. Questa precisazione potrebbe addirittura condizionare una applicazione ‘assolutizzante’ del nostro “ad extra”, secondo il precedente dato dallo stesso Fondatore che prevedeva un impegno dei nostri eventuali confratelli Cinesi proprio nel loro stesso Paese! Il criterio decisivo, insomma, delle nostre scelte, di dove far missione, di quale missione potenziare o meno, di dove inviare maggiori forze, ecc. sia a livello generale di Congregazione sia a livello locale di Circoscrizione, deve essere quello di raggiungere i non cristiani con il dono inestimabile del Vangelo di Gesù non “là dove ce ne sono”, ma là dove, di fatto, per circostanze concrete, la Chiesa locale non riesce ad esercitare questo suo vitale servizio.
Shinmeizan, 6 agosto 2022,
Festa della Trasfigurazione del Signore Gesù
P. Franco G. Sottocornola, sx
The Xaverians and the Church’s Mission in the World
I have participated in as many as five General Chapters (including those that edited the new Constitutions in 1983 and the Ratio Missionis Xaveriana in 2001). As a result, I am convinced that the General Chapters are powerful, important and vital moments in the history of our Religious Family. I expect the upcoming XVIII General Chapter to be, above all, a joyful and intense experience of Xaverian fraternity for its participants; I also expect that, under the guidance of the Holy Spirit and by remaining faithful to the historical legacy (the “DNA”) of the Founder, St Guido Maria Conforti, participants will be able to fathom out the new demands of the Church’s mission in the world today, and will suggest to our Congregation the right answers for continuing with courage and parresia our specific participation in this mission, namely “to proclaim the Good News of the Kingdom of God to non-Christians” (C 2).
“Which urgent choices will map out for our missionary Family the direction of its journey in the near future?”
The present historical period in the life of our Congregation – period during which the XVIII General Chapter takes place – requires, in my opinion, that while keeping in line with previous General Chapters, we focus on two sectors or spheres:
- The faithful transmission of the Founder’s ‘spirit’, especially in the field of formation (initial and on-going one), as the source and typical modality of our being missionaries and doing mission; such transmission should be carried out by capitalising on and reviving the fruits of the centenary of the Testament Letter.
The epoch in which we live is characterised by a great subjectivation of the manner reality is perceived, including historical reality. This occurs within and concurrently with a process of extreme individualism. In this “psychological context”, change is considered valid and justified precisely as such. This way of thinking of and conceptualising reality, and even history, influences the way facts are judged and evaluated without us even noticing. It is necessary to balance this tendency which leads to the thwarting of the objective dimensions of reality, including historical realities. If we apply this assessment to us, the Xaverians today, it appears necessary to attach more importance to the original “historical reality” of our identity in our “formation” (that is, in “forming” the way we think and act). More concretely, the 1st article of the Constitutions must be taken seriously and put into practice. That is to say, our formation must draw upon the “witness” and the “words” of the Founder. One cannot simply say “Those were other times” as a way to get rid of a legacy of reflection, clear and precise guidelines and convincing examples bequeathed to us by St Guido Maria Conforti.
Certainly, modern sciences (among them psychology and sociology) have a role in explaining and interpreting, and, when necessary, “translating” and “adapting”, the teaching and life testimony of the “Father”; nevertheless, the Founder’s examples and teachings must play the “fundamental”, decisive and vital role in the definition and formation of our “Xaverian” identity.
- The clear demarcation of our specific “part”, which is “to proclaim the Good News to the non-Christians”, within the broad range of realisations of the “Church’s mission in the world”!
The changes that took place in recent times, and which the General Chapter will have to deal with, do not only concern social and cultural factors that have a bearing on our way of thinking as “citizens of this world and this age”, but also on concrete, geographical and structural situations. For instance: As it is often pointed out, the distinction between “mission Countries” and “Countries that send missionaries” is anachronistic; The Second Vatican Council has clearly stated that local Churches are responsible for the evangelisation of the society where they live; There has been a conspicuous change in the national origin of “vocations” to religious and missionary life; and so on. Such “sliding” of the concrete circumstances in which the Church’s mission occurs causes various “problems” and calls for methodological “adaptations”, changes of strategies, etc.
Needless to say, this altered “situation” of the Church’s mission in the world must find appropriate answers or attempts to answer. For us Xaverians, it may also constitute a hazardous trap. In other words: if we are sent to the non-Christians to offer them the gift of the Gospel of Christ, but now the non-Christians are in our house, in our same town, why then should we go elsewhere to carry out our “missionary” service? Here we must have the courage to provide an interpretation of our charism by drawing on the original intuition of the Founder. The situation has certainly changed, but our answer to such change must be loyal to our specific charism. Perhaps, an amendment of the text of the Constitutions would be necessary, or, in any case, a clarification during the chapter would be useful, that is, a clarification of the fact that we Xaverians are sent to proclaim the Gospel of the Kingdom where the local Church, although being the first responsible for the evangelisation, has no yet the solidity, the concrete capacity, the strength or the means, to accomplish this task. This is where we, as “Xaverians”, in collaboration with the local Church, are called to act in accordance with our own specific charism. A similar clarification may even restrict an “absolutizing” application of our ad extra, if one were to consider the precedent set by the same Founder who envisioned for prospective Chinese confreres a missionary commitment in their own Country! In sum, the decisive criterion for our choices, for the place of mission, for which mission must or must not be boosted, for where greater forces must be sent, etc., both at the general level of the Congregation and at the local level of Circumscriptions, must be that of reaching out to the non-Christians with the priceless gift of Jesus’ Gospel; however, not simply “where there are non-Christians”, but where, because of concrete circumstances, the local Church in unable to carry out this vital service.
Shinmeizan, August 6th, 2022
Feast of the Transfiguration of the Lord Jesus
P. Franco G. Sottocornola, s.x.
Les Xavériens et la mission de l’Église dans le monde
Je me souviens d’avoir participé à cinq Chapitres Généraux, dont ceux qui ont rédigé les nouvelles Constitutions en 1983 et la Ratio Missionis Xaveriana en 2001. Je suis convaincu que les CG sont des moments forts, importants, vitaux dans l’histoire de notre Famille Religieuse. Je m’attends à ce que le prochain (XVIII) CG soit aussi avant tout un moment de joie et d’intense expérience fraternelle et xavérienne, pour les participants, qui, guidés par l’Esprit Saint et fidèles à l’héritage historique (l’’ADN’) du Fondateur, Saint Guido Maria Conforti, puissent savoir saisir les nouvelles exigences de la mission de l’Église dans le monde d’aujourd’hui, et suggérer les bonnes réponses à notre Congrégation. Nous voulons continuer avec courage et parrhésie notre participation spécifique à cette mission, c’est-à-dire « l’annonce de la bonne nouvelle du Royaume de Dieu aux non-chrétiens » (C 2).
« Quels sont les choix urgents pour indiquer à notre Famille missionnaire la direction du chemin pour le futur proche ? »
Le moment historique actuel de la vie de notre Congrégation, dans lequel se situe le XVIII CG, demande - à mon avis - que, dans la continuité des CG précédents, nous nous concentrions sur deux secteurs ou domaines :
- La transmission fidèle de "l’esprit" du Fondateur comme source et modalité typique de notre manière d’être et de faire la mission, spécialement dans le domaine de la formation (de base et permanente), en valorisant et en relançant les résultats de l’année du centenaire de la Lettre Testament.
L’époque dans laquelle nous vivons se caractérise par une grande subjectivation de la perception de la réalité, voire de la réalité historique. Et cela dans, ou en conjonction avec, un processus d’individualisme exaspéré. Dans ce "contexte psychologique", le changement est considéré comme valide et justifié précisément en tant que tel. Cette façon de penser et de concevoir la réalité, voire l’histoire, pénètre sans qu’on s’en rende compte, dans la manière de juger et d’évaluer les choses. Il faut contrebalancer cette tendance qui conduit à l’annulation des dimensions objectives de la réalité, voire de la réalité historique. En appliquant cette observation à nous Xavériens d’aujourd’hui, il semble nécessaire d’accorder une plus grande importance dans notre « formation » (c’est-à-dire dans la « formation » de notre façon de penser et d’agir) à la « réalité historique » originelle de notre identité. Pour être concret, il faut prendre au sérieux et mettre en pratique l’article 1er des Constitutions. C’est-à-dire que notre formation doit puiser dans le "témoignage" et les "paroles" du Fondateur. On ne peut pas dire : « c’était une autre époque » pour se débarrasser d’un héritage de pensée, de directives claires et précises, d’exemples éloquents que San Guido Maria Conforti nous a laissés.
Les sciences modernes (y compris la psychologie et la sociologie) ont leur rôle, bien sûr, pour comprendre et expliquer, et, si nécessaire, « traduire » et « adapter » les enseignements et le témoignage de vie du « Père », mais en définissant et en formant notre identité « xavérienne », les exemples et les enseignements du Fondateur doivent avoir un rôle « fondamental », décisif, vital.
- La détermination claire de notre « rôle » spécifique dans le large éventail de réalisations de la « mission de l’Église dans le monde », c’est-à-dire l’annonce de la Bonne Nouvelle aux non-chrétiens !
Les changements qui ont eu lieu ces derniers temps, et auxquels le CG doit faire face, ne concernent pas seulement des facteurs sociaux et culturels qui affectent notre façon de penser en tant que "citoyens de ce monde et de cet époque", mais aussi des situations concrètes, géographiques et structurelles. Par exemple, comme on le fait souvent remarquer, la distinction entre « pays de mission » et « pays qui envoient des missionnaires » est désormais anachronique ; le Concile Vatican II a clairement désigné les Églises locales comme responsables de l’évangélisation de la société dans laquelle elles vivent ; les « vocations » à la vie religieuse et missionnaire ont manifestement subi un changement de matrice nationale... Ce « glissement de terrain » de la situation concrète dans laquelle se déroule la mission de l’Église pose divers « problèmes » et exige des « adaptations » de méthode, changements de stratégies, etc.
Cette « situation » changée de la mission de l’Église dans le monde doit évidemment trouver des réponses ou des tentatives de réponse adéquates. Pour nous Xavériens, cela peut aussi être un piège dangereux. C’est-à-dire : si nous sommes envoyés chez des non-chrétiens pour leur offrir le don de l’Évangile du Christ, et maintenant ces non-chrétiens sont dans notre maison, dans la même ville, pourquoi aller ailleurs pour exercer notre service « missionnaire » ? Il faut ici avoir le courage d’une interprétation de notre charisme qui puise dans l’intuition originelle du Fondateur. Certes, la situation a changé, mais notre changement pour y répondre doit être fidèle à notre charisme spécifique. Peut-être une modification du texte des Constitutions lui-même sera-t-elle nécessaire, ou, en tout cas, une clarification claire pendant le Chapitre sera utile, concernant le fait que nous, Xavériens, sommes envoyés pour annoncer l’Évangile du Royaume aux non-chrétiens où l’Église locale, première responsable de l’évangélisation, n’a pas la consistance, la capacité concrète, les forces ou les moyens pour mener à bien sa tâche. C’est ici que nous, "Xavériens", en collaboration avec l’Église locale, sommes appelés à travailler selon notre charisme spécifique. Cette clarification pourrait même conditionner une application « absolutisante » de notre « ad extra », selon le précédent donné par le Fondateur lui-même qui prévoyait un engagement de nos éventuels confrères chinois dans leur propre pays ! Bref, quelle sera le critère décisif de nos choix, tels que le lieu où effectuer la mission, quelle mission renforcer ou non, où envoyer plus de forces, aussi bien au niveau général de la Congrégation qu’au niveau local de la Circonscription ? Le critère décisif doit être celui d’atteindre les non-chrétiens avec le don inestimable de l’Évangile de Jésus non pas « là où il y en a », mais là où, en fait, en raison de circonstances concrètes, l’Église locale n’est pas en mesure d’exercer ce service vital.
Shinmeizan, le 6 août 2022,
Fête de la Transfiguration du Seigneur Jésus
P. Franco G. Sottocornola, sx
Los Javerianos y la misión de la Iglesia en el mundo
Habiendo participado en nada menos que en 5 Capítulos Generales (incluyendo los que redactaron las nuevas Constituciones en 1983 y la Ratio Missionis Xaveriana en 2001), estoy convencido de que los CG son momentos fuertes, importantes, vitales en la historia de nuestra Familia Religiosa.
Espero que también el próximo (XVIII) CG sea sobre todo un momento de gozosa e intensa experiencia fraterna, javeriana, para los participantes que, guiados por el Espíritu Santo y fieles a la herencia histórica (el “ADN”) del Fundador, San Guido María Conforti, sepan acoger las nuevas instancias de la misión de la Iglesia en el mundo de hoy, y sugerir a nuestra Congregación las respuestas adecuadas, para continuar con valentía y parresía nuestra específica participación en esta misión, a saber, “el anuncio de la buena noticia del Reino de Dios a los no cristianos” (C 2).
“¿Cuáles son las opciones urgentes que pueden indicar a nuestra Familia misionera la dirección del camino para el futuro próximo?”
El momento histórico actual de la vida de nuestra Congregación, en el que se enmarca la XVIII CG, pide – en mi opinión – que, en continuidad con los anteriores CG, nos concentremos en dos sectores o áreas:
- La fiel transmisión del ‘espíritu’ del Fundador como fuente y modalidad típica de nuestro modo de ser y de hacer misión, especialmente en el ámbito de la formación (básica y permanente), valorando y relanzando los resultados del año centenario de la Carta Testamento.
La época en la que vivimos se caracteriza por una gran subjetivación de la percepción de la realidad, incluso de la realidad histórica. Y esto sucede, dentro de, o en conjunción con, un proceso de individualismo exasperado. En este “contexto psicológico”, el cambio se considera válido y se justifica precisamente en cuanto tal. Esta forma de pensar y concebir la realidad, incluso la historia, penetra, sin que nos demos cuenta, en nuestra forma de juzgar y evaluar las cosas. Hay que equilibrar esta tendencia que lleva a anular las dimensiones objetivas de la realidad, incluso de la realidad histórica.
Aplicando esta constatación a nosotros, los Javerianos de hoy, parece necesario dar mayor importancia en nuestra ‘formación’ (es decir, en el “formar” nuestro modo de pensar y de actuar) a la “realidad histórica” originaria de nuestra identidad. Para ser concretos, ha de tomarse en serio y ponerse en práctica el primer artículo de las Constituciones. Es decir, nuestra formación debe basarse en el “testimonio” y las “palabras” del Fundador.
No podemos decir: “eran otros tiempos” para deshacernos de una herencia de pensamiento, de directrices claras y precisas, de ejemplos elocuentes que nos ha dejado San Guido María Conforti.
Las ciencias modernas (psicología y sociología incluidas) tienen su papel, ciertamente, en la comprensión y explicación, y, si es necesario, en la “traducción” y “adaptación”, de las enseñanzas y del testimonio de vida del “Padre”, pero en la definición y formación de nuestra identidad “javeriana”, los ejemplos y las enseñanzas del Fundador deben tener el rol “fundamental”, decisivo, vital.
- La clara determinación de nuestra “parte” específica en el amplio abanico de realizaciones de la “misión de la Iglesia en el mundo”, a saber, ¡el anuncio de la Buena Nueva a los no cristianos!
Los cambios que se han producido en los últimos tiempos, y con los que el CG tiene que lidiar, no sólo se refieren a factores sociales y culturales que afectan a nuestra forma de pensar como “ciudadanos de este mundo y de esta época”, sino también a situaciones concretas, geográficas y estructurales. Por ejemplo, como se señala a menudo, la distinción entre “Países de misión” y “Países que envían misioneros”, es ahora anacrónica; el Concilio Vaticano II señaló claramente a las Iglesias locales como responsables de la evangelización de la sociedad en la que viven; las “vocaciones” a la vida religiosa y misionera han sufrido manifiestamente un cambio de proveniencia nacional. Este “deslizamiento” de la situación concreta en la que se desarrolla la misión de la Iglesia provoca diversos “problemas” y exige “ajustes” de método, cambios de estrategias, etc.
Esta mudada “situación” de la misión de la Iglesia en el mundo debe, obviamente, encontrar respuestas, o intentos de respuestas apropiadas.
Para nosotros, Javerianos, también podría ser una trampa peligrosa. Es decir: si nosotros somos enviados a los no cristianos para ofrecerles el don del Evangelio de Cristo, y ahora estos no cristianos están en nuestra casa, exactamente en la misma ciudad, ¿por qué ir a otro lugar a ejercer nuestro servicio “misionero”? Aquí debemos tener la valentía de una interpretación de nuestro carisma que se inspire en la intuición original del Fundador.
Ciertamente la situación ha cambiado, pero nuestro cambio en respuesta a ello debe ser fiel a nuestro carisma específico. Tal vez sea necesario un cambio en el texto mismo de las Constituciones o, en todo caso, será útil una clara dilucidación a nivel capitular, sobre el hecho de que los Javerianos somos enviados a anunciar el Evangelio del Reino a los no cristianos allá donde la Iglesia local, primera responsable de la evangelización, no tiene la consistencia, la capacidad concreta, la fuerza o los medios, para llevar a cabo esta tarea propia de su misión. Es aquí donde nosotros, como “Javerianos”, en colaboración con la Iglesia local, estamos llamados a actuar según nuestro carisma específico.
Este esclarecimiento podría incluso restringir una aplicación “absolutista” de nuestro “ad extra”, según el precedente establecido por el mismo Fundador, que preveía un compromiso de nuestros eventuales hermanos chinos en su propio país.
En definitiva, el criterio decisivo de nuestras opciones, de dónde hacer misión, de qué misión potenciar o menos, de a dónde enviar más fuerzas, etc., tanto a nivel general de la Congregación como a nivel local de la Circunscripción, debe ser el de llegar a los no cristianos con el don inestimable del Evangelio de Jesús, no “donde ya los hay”, sino allá donde, de hecho, por circunstancias concretas, la Iglesia local no puede ejercer este vital servicio que es propio de su misión.
Shinmeizan, 6 de agosto de 2022,
Fiesta de la Transfiguración del Señor Jesús
P. Franco G. Sottocornola, sx
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