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Annunciare il Vangelo per riformare la Chiesa

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Questo articolo di don Paolo Boschini è stato pubblicato nel dossier di Missione Oggi, 02/2021, che raccoglie gli atti del Convegno 2020 della stessa rivista, intitolato: Riforma Missionaria della Chiesa. Come leggiamo nell’introduzione al dossier, “soltanto una riforma missionaria può restituire giovinezza alla Chiesa togliendone le rughe e rendendola di nuovo attraente”.

Negli ultimi anni si è riaccesa in Italia la discussione tra sociologi e teologi sulla riformabilità della Chiesa cattolica. Sin dai suoi esordi, il pontificato di Francesco ha generato grandi aspettative tra coloro che auspicavano una più decisa attuazione degli orientamenti conciliari. 

I MOLTI SIGNIFICATI DELLA PAROLA “RIFORMA”

Nel vocabolario di Francesco la parola riforma ha assunto significati differenti. A livello organizzativo, è una trasformazione strutturale mirata: ad esempio, la ristrutturazione della curia; oppure è l’avvio su scala mondiale di processi locali, come i percorsi di riconciliazione previsti dal cap. VIII di Amoris laetitia. C’è poi una riforma che tocca l’ambito della spiritualità e testimonianza: la ripetuta richiesta di Francesco a preti e vescovi perché assumano uno stile di vita più evangelico; l’adozione di una pastorale della compassione e misericordia. S’incontra anche un’accezione culturale, che consiste nel deciso rilancio della mentalità riformatrice del Concilio, attivando pratiche sinodali che favoriscano la partecipazione alla vita ecclesiale, ma anche avviando percorsi di decentralizzazione decisionale.  Si può parlare di riforma a livello comunicativo, a proposito del rinnovamento del linguaggio ecclesiale all’insegna del primato del gesto sulla parola e dell’incontro fraterno sul confronto dottrinale.

RIFORMA DELLA COMUNICAZIONE O COMUNICAZIONE DELLA RIFORMA?

La riforma della Chiesa, più volte invocata da papa Francesco, è anzitutto una riforma della comunicazione del Vangelo: attraverso gesti a alto contenuto simbolico, trasmessi in mondo-visione, appare il nuovo volto della Chiesa cattolica. Così si innescano al suo interno processi di autotrasformazione, soprattutto a livello locale, dove i vincoli istituzionali sono più flessibili. La via del dialogo riforma la comunicazione della Chiesa e perciò trasforma la sua immagine pubblica, ma spesso produce effetti divisivi a livello di comunione ecclesiale. Senza una coerente riforma a livello centrale, questa strategia comunicativa finisce per acuire le spinte centrifughe verso un imbarbarimento del pluralismo teologico, etico e pastorale tra i cattolici. Inoltre, non sembra capace di ridurre il clericalismo e l’alto tasso di personalismo carismatico, che ancora connota la leadership all’interno del variegato mondo cattolico.

IL DIBATTITO ODIERNO SULLA RIFORMABILITÀ DELLA CHIESA

Un’imminente riforma della curia romana e dei suoi rapporti con le conferenze episcopali nazionali e continentali; l’istituzione di commissioni di lavoro per un deciso cambiamento di rotta nell’amministrazione economica del Vaticano; l’adozione di regole rigorose nella complessa casistica legata agli abusi sessuali da parte di membri del clero. Annunciate a gran voce sui media, queste iniziative hanno suscitato tra i cattolici reazioni contrastanti, che vanno dall’entusiasmo a un neanche troppo nascosto pessimismo sull’effettiva riuscita di questi cambiamenti. Senza contare che molti cattolici più tradizionalisti ritengono questa nuova linea di condotta una pericolosa concessione alle ricorrenti critiche laiciste contro la santità della Chiesa. Com’era prevedibile, il dibattito è uscito dall’ambiente ecclesiale. Ci sono sociologi dell’organizzazione e scienziati delle religioni che hanno sollevato parecchie riserve sull’effettiva consistenza del progetto riformista di papa Bergoglio. Il dibattito, che ne è nato, si articola in tre posizioni fondamentali: 

L’ecclesio-scetticismo: un riformatore è tale solo se è effettivamente in grado di modificare in profondità la struttura della Chiesa, intervenendo sugli aspetti strutturali che oggi sono maggiormente intaccati dalla crisi. Ma siccome quella di Francesco è stata finora una “riforma solo annunciata”, alla fine dei conti ci si può aspettare da lui una “semplice manutenzione e messa a punto dell’oliata macchina vaticana” (M. Marzano, La Chiesa immobile. Francesco e la rivoluzione mancata, Laterza 2018, pp. 22-27).

L’ecclesio-critica: nonostante Francesco, la Chiesa cattolica non è ancora capace di “dire le ragioni teologiche della Chiesa nel comune della vita quotidiana degli uomini e delle donne del nostro tempo”. Essa si ostina a conservare il monopolio del sacro, quando invece dovrebbe “lavorare per inventare nuove forme di una costruttiva partecipazione della religione plurale all’edificazione del tempo comune dell’umano” (M. Neri, Fuori di sé. La Chiesa nello spazio pubblico, EDB 2020, pp. 7-11). La voce di Francesco grida nel deserto: la “Chiesa in uscita” è ancora di là da venire.

L’ecclesio-speranza: il Vaticano II ha avviato un processo di continuo ripensamento della missione della Chiesa, che costringe le comunità cristiane a un incessante processo di adattamento del messaggio evangelico ai “contesti diversi e cangianti in cui essa si trova a vivere”. Una “Chiesa strutturalmente estroversa” è obbligata a una riforma continua, che sia l’attestazione pubblica della sua credibilità (R. Repole, La Chiesa e il suo dono. La missione fra teo-logia e ecclesiologia, Queriniana 2019, pp. 24-33).

RIFORMARE LA CHIESA A PARTIRE DAL “CAMBIAMENTO D’EPOCA”

La riforma della Chiesa non può prescindere dalla “metamorfosi del mondo”: globalizzazione, digitalizzazione, migrazioni, crescente pluralismo culturale, questioni di genere e problematiche bioetiche. Questi processi tra loro interconnessi stanno producendo un vero e proprio “mutamento antropologico”. La scena pubblica dei nuovi media ospita dibattiti sempre più accesi tra i cattolici su questi temi. Per non lacerare il tessuto ecclesiale, queste discussioni devono essere moderate da una riflessione teologica, che per papa Francesco dev’essere legata al contesto non solo ecclesiale, ma anche sociale e culturale. Diventa sempre più chiaro a molti che i processi di trasformazione del mondo e della Chiesa hanno cambiato verso: non più dall’alto verso il basso, ma dal basso verso l’alto. Francesco questo lo ha capito e auspica spesso una “rivoluzione culturale” interna al mondo cattolico. Certo, è utopistico pensare a cambiamenti strutturali della Chiesa che partano dal basso. Ma se prima la Chiesa non si sintonizza con il “cambiamento d’epoca” in corso, diventa difficile che essa trovi al proprio interno il consenso necessario per affrontare una stagione di riforme organizzative.                  

RIFORMA DELLA CHIESA E “NUOVO UMANESIMO”

Nel multiforme magistero di Francesco s’intravvedono tre itinerari, grazie a cui il processo di riforma della Chiesa può essere accolto anche dall’opinione pubblica, così da essere di stimolo per la generazione di un “nuovo umanesimo”. Non si possono riformare separatamente la Chiesa e il mondo, cose se fossero due entità a sé stanti: sono l’una dentro all’altro, come il vino e gli otri. 

Mai senza l’altro! Accogliere e pensare l’esistenza dell’altro come un appello alla ricerca della verità nel dialogo sincero. Solo una Chiesa che, grazie al dialogo, riscopre dentro di sé la passione per la verità su Dio e sull’uomo sarà capace di spendersi nell’attenzione premurosa per l’altro e lo tratterà sempre da fratello.

Cultura dell’accoglienza e della partecipazione. Accettare come virtuosa la dinamica pluralista delle società odierne e richiamare a una necessaria riflessione sui valori etici, che presiedono alla partecipazione attiva e solidale alla vita pubblica. Il pensiero e la prassi dei cristiani propongono di continuo valori, che stimolano un sentimento di appartenenza aperto e inclusivo.

Ecco tuo fratello! Di fronte alla riduzione dell’essere umano a individuo isolato, occorre congiungere intimamente l’evangelizzazione e la cura dell’umano. Cominciando dalle persone più vulnerabili e dai gruppi sociali più precari e marginalizzati, è necessario riscoprire la dimensione sociale, educativa e politica della persona.

PER UNA RIFORMA A PARTIRE DALL’ESPERIENZA EVANGELIZZATRICE

Bisogna essere realisti. I processi di riforma della Chiesa sono molto lenti e, presto o tardi, la loro fase nascente viene istituzionalizzata e perde la propria carica dirompente. Tuttavia la riforma viene costantemente alimentata dalla sua dimensione missionaria: l’evangelizzazione obbliga la Chiesa e la sua teologia a attuare la propria riforma, legandosi al contesto in cui vive. Aveva ragione Yves Congar: la riforma della Chiesa è possibile solo a livello locale, perché è qui che la Chiesa verifica quotidianamente la propria radicale inadeguatezza: rispetto al messaggio che porta e rispetto agli interlocutori a cui lo porta. 


Ecco il link per accedere all’articolo completo di Paolo Boschini, pubblicato nel dossier di Missione Oggi 02/2021:

https://saveriani.it/missioneoggi/archivio-mo/item/annunciare-il-vangelo-per-riformare-la-chiesa

 

 
Paolo Boschini
27 July 2021
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