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Zennari P. Silvano

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P. Silvano Zennari

Villanova di San Bonifacio (Verona) 1 luglio 1932
Parma, 26 novembre 2005

Alle 15,35 del 26 novembre 2005, all’Ospedale Civile di Parma è morto il P. Silvano Zennari. Rientrato in Italia dal Brasile ai primi di ottobre per la rottura del femore e conseguenze varie, mercoledì, 16 novembre, era stato colpito da ictus cerebrale.
Aveva 73 anni compiuti essendo nato a Villanova di San Bonifacio (VR Italia) il giorno 1.7.1932.

P. Silvano entrò tra i Saveriani nella comunità di Vicenza e frequentò le prime due classi delle medie a Sovizzo, una località a 8 chilometri da Vicenza, dove i Saveriani soggiornarono dall’ottobre del 43 al settembre del 45 a causa della Seconda Guerra Mondiale. Proseguì il suo cammino formativo a Grumone (45-48: terza media e ginnasio). Passò quindi a S. Pietro in Vincoli per il Noviziato, concluso con la Prima Professione (13.9.49). Nella domanda di ammissione ci tenne a scrivere, lui così timido e riservato: “L’acquisto [per la Congregazione] non è certo prezioso, ma da parte mia cercherò di corrispondere alle grazie che il Signore mi concederà e rendermi utile un giorno, per quanto mi sarà possibile, alle anime per le quali tutto, anche se poco, ho lasciato”(5.8.49). Fece poi il Liceo a Desio (49-51), il prefettato a Nizza Monferrato (52-53) e la Teologia a Piacenza (53-57) dove fu ordinato presbitero il 16.3.1957.

Nel presentarlo per i ministeri ordinati i suoi formatori avevano evidenziato, tra l’altro: “Ha buona volontà e anche buon spirito di sacrificio, quantunque non troppo espansivo. Ha capacità pratiche e riesce bene con i ragazzi” (9.10.56). Fu pertanto destinato alla Casa di Ancona come insegnante e due anni dopo ad Alzano come P. Spirituale.

Nel 1961 fu destinato al Bangladesh, allora Pakistan Orientale. Giunse a Khulna nel febbraio del ‘62 e dopo lo studio della lingua lavorò nella pastorale e nelle scuolette di Satkhira (‘63) e poi di Karpasdanga (‘64). Tutto questo però in un contesto di obiettive difficoltà, sia dal punto di vista psicofisico, come da quello sociale e comunitario. Al punto che il 31 maggio 64 scrisse al P. Generale: “Chiedo in carità di essere richiamato dal Bengala. Non me la sento più di continuare a rimanere, incapace di reagire alle difficoltà morali e fisiche”.

In un “clima di reciproca fiducia – come gli scrisse P. Garbero il 15.8.64 – di mutua comprensione, di filiale dipendenza e di paterna assistenza” fu destinato al Brasile.

P. Silvano raggiunse il nuovo campo di lavoro il 5 febbraio 1965 e vi rimase per tutto il resto della sua vita. Fu parroco della Parrocchia di S. José di Jaguapità (66-70) e poi vice parroco a Curitiba, Parrocchia Bom Pastor (71-80), a Laranjeiras do Sul, Parrocchia Sant’Ana (80-93), impegnato nel ministero a Vista Alegre-Curitiba (93-96), vice parroco a Laranjeiras do Sul, Parrocchia Sant’Ana (96-05). Sostenuto dalla bontà della gente, “buona gente che con la sua cordialità e corrispondenza alimenta e stimola il nostro zelo” (15.2.66), visse 40 anni “abbastanza intensi, spesi in cose che, mancando io, nessuno avrebbe fatto” (28.2.75), specialmente nelle comunità della periferia di Laranjeiras, negli ospedali e tra i carcerati; “seguendo questa norma: cercare di fare quello che l’altro, o per mancanza di tempo o per difetto di disposizione, non fa. Così mi considero un curato ‘realizzato’” (Lett. 10.7.86).

Pure con qualche hobby: collezione di monete varie e di utensili in pietra degli aborigeni del Brasile; e una serie significativa di racconti dedicati agli italiani immigrati in Brasile, con protagonisti “persone semplici che apparentemente non hanno nulla da raccontare, ma che improvvisamente offrono un perla [linguistica o di umanità]” (Lett 38.8.01).

Indubbiamente P. Silvano è stato fedele al programma stilato il 3.4.48: “Nel mondo c’è posto per tutti per fare del bene. È questo il pensiero che mi consola e mi dà tanta speranza. Nella mia vita di tutti i giorni cerco di attuare questo programma: amare e portare a tutti un po’ di gioia, un po’ di bene. Spero, con la grazia del Signore, di poter essere sempre generoso e contento e realizzare nella mia vita un ideale di bontà”.

Riposi in pace.

English

Fr. Silvano Zennari

Villanova di San Bonifacio (Verona) 1 luglio 1932
Parma, 26 novembre 2005

Fr. Silvano Zennari died at 3.35 p.m., on Nov. 26 2005, at the “Ospedale Civile”, Parma. He had returned to Italy from Brazil at the beginning of October after breaking a thighbone and the onset of various complications. He then suffered a stroke on Wednesday, Nov. 16 2005.
Born in Villanova di San Bonifacio (Verona, Italy) on July 1 1932, Fr. Silvano was 73 years old.

He joined the Xaverians in Vicenza and attended the first two years of secondary school in Sovizzo (6 miles from Vicenza), where the Xaverians stayed in the period Oct. 1943 - Sept. 1945 because of the Second World War. He continued his formation curriculum in Grumone (1945-48: third year of secondary school and followed by high school). He then moved to S. Pietro in Vincoli for Novitiate and made his First Profession on Sept 13 1949. In his application for admission, this very timid and reserved man wrote: “I am not a precious addition to the team [the Congregation], but I shall do my best to respond to the graces the Lord will bestow upon me, and make myself useful one day, insofar as I can, for the good of the souls for whom I have given up everything” (Aug. 5, 1949). He then continued his high school studies at Desio (1949-51), was prefect for a year at Nizza Monferrato (1952-53) and studied Theology at Piacenza (1953-57), where he was ordained priest on March 16 1957. In presenting him for the ordained ministries, his formators wrote: “He is willing and possesses a good spirit of sacrifice, though he is not very expansive. He has practical skills and gets on well with the students” (Oct. 9 1956). Fr. Silvano was therefore assigned to the House of Ancona as a teacher and, two years later, he was sent to Alzano as Spiritual Director.

In 1961 he was assigned to Bangladesh (then East Pakistan) and he arrived in Khulna in February 1962. Upon completion of his language studies, he worked in the pastoral ministry and in the schools of Satkhira (1963) and Karpasdanga (1964). He worked in difficult conditions, which were caused by objective physical-psychological and social-community factors. This led to him to write to the Superior General on May 31 1964: “I ask to be recalled from the Bengala. I do not feel up to remaining here and I am unable to cope with the psychological and physical difficulties”.

Fr. Garbero wrote to him on Aug. 15 1964, informing him that he had been assigned to Brazil, in a “spirit of mutual trust and understanding, filial dependence and paternal support”.

Fr. Silvano arrived in Brazil on Feb. 5 1965 and he remained there for the rest of his life. He was parish priest of S. José, Jaguapità (1966-70), assistant priest at Curitiba, in the Bom Pastor Parish (1971-80), at Laranjeiras do Sul, Parish of Sant’Ana (1980-93), engaged in ministry in Vista Alegre-Curitiba (1993-96), assistant priest at Laranjeiras do Sul, Parish of Sant’Ana (1996-05). Supported by the kindness of the people, “good people who nourish us and stimulate our zeal with their cordiality and reciprocity” (Feb. 15 1966), he spent 40 “quite intense years in things that would never have been done by anyone else” (Feb. 28 1975), especially in the communities on the outskirts of Laranjeiras, in the hospitals and among prison inmates; “my norm is always to try and do whatever others, either through lack of time or inclination, do not do. This makes me feel 'fulfilled' as a priest” (Letter, July 10 1986). He also had some hobbies: a collection of coins and stone tools of the Brazilian aborigines; and a series of tales dedicated to the Italian immigrants in Brazil, in which “ordinary people, who apparently have nothing to tell, suddenly offer [linguistic or human] pearls of wisdom” (Letter, Aug. 3 2001).

There is no doubt that Fr. Silvano was faithful to the plan he drew up on April 3 1948: “The world offers everyone opportunities to do good. This thought consoles me and gives me great hope. I strive to fulfill this plan in my daily life: to love others and bring everyone a little joy and a little goodness. With the Lord’s help, I hope to be always generous and happy and fulfill in my life an ideal of goodness”.
May he rest in Peace.


DG
26 Noviembre 2005
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