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Consacrati nella nostra nuova missione: Thailandia

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… dalla Thailandia

Consacrati nella nostra nuova missione: Thailandia

Introduzione

In questo periodo, soprattutto quest’anno, dedicato alla vita consacrata, sono in tanti a scrivere sui valori, le difficoltà, le sfide e gli interrogativi su uno stile di vita che probabilmente, rispetto ad altri, non attira più di tanto soprattutto il mondo dei giovani. Si parla di crisi, si tenta di trovare i motivi che stanno alla base di questa crisi e si cerca di trovare nuove piste e proposte per rilanciare un tipo di vita che ancora può essere significativo all’interno della Chiesa e come testimonianza nel mondo.

Pur riflettendo anche noi, saveriani presenti in Thailandia, sulla vita consacrata, il nostro punto di partenza è un altro. In un contesto per tutti noi nuovo e molto diverso dai nostri luoghi di origine (Italia, Camerun, Brasile, Indonesia), cosa vuol dire essere religiosi, consacrati a Dio per la missione da Lui affidata, attraverso la nostra Congregazione Saveriana?

La parola consacrazione per quanto possa essere chiara per tutti noi, non è certo priva di confusione, fraintendimenti e punti interrogativi agli occhi di chi non ha radici cattoliche. Allo stesso tempo, forse anche noi non siamo sempre in grado di spiegare, dimostrare, testimoniare il valore, il significato e la profondità della vita consacrata.

Partendo dalla riflessione che abbiamo fatto tra di noi, per il momento, solo 5 saveriani, presenti in Thailandia, ho identificato 5 parole Chiave, con la C che rimandano ad alcuni aspetti che per noi, ma non solo per noi, sono legati al termine Consacrato.

Casa

No, non è una svista. So benissimo che il termine che ricorre sempre nei documenti della vita consacrata è comunità. Ma mi piace usure il termine Casa, perché richiama l’ambiante familiare, dove mamma e papà vivono sullo stesso tetto con i figli. Anche se le nostre “case” non sono abitate da mamme e papa, ma solo da fratelli, il clima che dovrebbe regnare tra di noi è proprio lo stesso che regna in ogni semplice famiglia, composta da membri che si vogliono bene, che condividono le gioie e i dolori di ognuno. Una casa, dove ognuno ha il proprio ruolo, i proprio compiti, con i proprio caratteri diversi e complementari. Una casa dove ognuno ha il proprio spazio privato e personale, ma dove c’è anche la possibilità di abitare spazi comuni e dove il Centro è Cristo. È la nostra casa, ma è anche la casa di Dio, essendo lui il Centro, il Cuore.

Condivisione

Nell’immaginario della gente e a volte anche nella nostra testa, c’è l’idea che noi andiamo in missione a dare, a portare, a distribuire. Ma il termine più adatto, lo sappiamo benissimo è Condivisione. Nel termine Condivisione sono presenti i due atti del dare e ricevere. La tentazione è quella di pretendere che si riceva a volte dimenticando che siamo chiamati anche a dare. Ma ancora più frequente è la realtà di coloro che affermano di dare lamentandosi di non ricevere e minacciando di non dare più se l’atteggiamento dell’altro non cambia. Condivisione è mettersi a disposizione dell’altro, indipendentemente dalle situazioni o dagli stati d’animo, è un atteggiamento che ha come base la Parola di Dio che ci porta verso l’Alto e l’altro.

Confini

Il mandato missionario è chiaro: ” Andate fini agli estremi confini della terra”. La grande difficoltà è capire quali sono questi confini o, più comunemente chiamati, periferie, dove noi siamo chiamati ad andare e ad annunciare… Per quanto le quattro mura della nostre case siano importanti per la nostra condivisione, la nostra vita spirituale e di preghiera, siamo chiamati ad uscire, ad andare verso chi Dio stesso ci manda. Tutti possono rappresentare i “confini” verso i quali siamo mandati, ma non possiamo dimenticarci di coloro che sono i privilegiati dell’annuncio di Gesù e di cui noi siamo portatori: gli ultimi, i bisognosi e coloro che ancora non hanno sentito parlare di Gesù Cristo.

Collaborazione

Questo termine richiama certamente il termine Condivisione. Ma in questo caso, anche rifacendomi all’invito che più volte ci è arrivato dalla Direzione Generale, l’ambito è quello dell’apostolato in comunione con gli altri operatori, preti, religiosi e laici. Collaborazione con gli altri significa dedicare del tempo per conoscere il lavoro degli altri e cercare di mettere le forze insieme e questo è valido in un contesto di missione di primo annuncio come anche nell’ambito di animazione missionaria. È l’immagine di una Chiesa unita e desiderosa di camminare insieme per l’unico scopo in comune, che pur se con carismi diversi, ci porta tutti verso Dio.

Colori

Questa parola mi è venuta in mente pensando al nostro Rosario missionario che anche qui in Thailandia stiamo ormai distribuendo ai nostri amici e conoscenti. Ci piace sottolineare l’invito del Conforti di “fare del mondo una sola famiglia”, ma non dobbiamo dimenticare che siamo prima di tutto noi immagine di un mondo fatto di tanti colori chiamato ad essere famiglia. È il nostro volto internazionale, i tanti colori della nostra congregazione. Se anche questo volto internazionale a volte può essere causa di incomprensioni e fraintendimenti, è prima di tutto e soprattutto è una grande ricchezza per la nostra congregazione e un elemento aggiuntivo nella vita consacrata. Noi siamo portatori del messaggio di Cristo che riguarda tutte le nazioni, che abbraccia tutti i popoli e che riunisce tutte le persone che pur parlando lingue diverse, possono incontrarsi, capirsi e accogliersi. Il migliore annuncio di questo messaggio è la diversità che è presente all’interno delle nostre case.

Conclusione

Come tutti sapete, qui in Thailandia, siamo agli inizi della missione e, come all’inizio di ogni nuova realtà, ci stiamo concentrando sullo studio della lingua, della cultura e di tutti quegli ambiti che ci possono aiutare a capire meglio dove ci troviamo e soprattutto a darci quegli elementi per impostare le basi della nostra missione. Non possiamo però dare per scontato il nostro stile di vita, il nostro essere missionari, religiosi, consacrati pensando che tanto su questo punto abbiamo ormai le idee chiare e siamo ben avviati. Il nostro fondatore, San Guido Maria Conforti, ha spesse volte ribadito e sottolineato il valore e l’importanza della vita consacrata nella nostra Congregazione Missionaria.

Essere consacrati vuol dire vivere il nostro essere Missionari in Casa-Comunità, saper Condividere, andare verso i Confini, Collaborare con tutti e far risplendere la bellezza dei tanti Colori della nostra famiglia missionaria saveriana.

Alex Brai sx

Brai Alessandro sx
16 Marzo 2015
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