Nella sua lettera pastorale sull'educazione religiosa, il nostro fondatore diceva: "affinché risponda pienamente alle esigenze della natura umana, l'educazione deve perfezionare l'uomo nella sua totalità, come corpo e spirito, intelligenza e cuore. È un errore gravissimo separare una cosa dall'altra perché può avere conseguenze nefaste incalcolabili". Oltre ad essere un invito all'integrazione e all'integralità nella formazione, queste parole vogliono essere un motivo per la personalizzazione della formazione nell'accoglienza e nell'accompagnamento dei giovani che la provvidenza ci dona ancora oggi nel nostro Istituto.
In effetti, la formazione non è una trasmissione di contenuti, ma consiste piuttosto nell'accogliere e fare spazio alla vita (alla storia) dell'altro, accordando una priorità alla sua "persona". Il discorso della formazione personalizzata non è nuovo, ma la tentazione è, a volte, quella di alludere a percorsi e meno alla persona stessa, alle dinamiche di crescita che accompagnano ognuno di noi. Riprendo queste poche righe per tornare sul discorso della personalizzazione che, a tratti, riesce a frustrare alcuni giovani in formazione, considerando anche che alcuni di coloro che iniziano il ministero della formazione chiedono a loro volta come comprendere la personalizzazione. Tutto ciò che possiamo dire non è affatto una considerazione esaustiva, ma la riflessione continua.
Discernimento nel processo di formazione
Il dovere del discernimento durante il processo di formazione comporta tre aspetti che considero fondamentali.
- Preparazione personale: Innanzitutto, la persona chiamata a compiere il discernimento deve essere essa stessa preparata a questo esercizio. Deve saper discernere nella propria vita ciò che è conforme alla volontà di Dio, non in modo statico, ma in modo dinamico. Concretamente, si tratta di essere capaci di vedere la realizzazione del progetto di Dio in se stessi, in ogni circostanza, in ogni persona e nell'oggi di ogni situazione. Oggi, la comunità è proposta sempre più in funzione del parametro della fraternità e non della vita in comune, una situazione che permette a ciascuno di vivere i propri ritmi e di accogliere i propri limiti e fragilità con umorismo e misericordia e senza contraddizione.
- Identità carismatica: In secondo luogo, vi è l'importante posto occupato dalla famiglia religiosa a cui apparteniamo, dal suo carisma e dalle dimensioni della sua missione a cui vogliamo introdurre i nostri giovani in formazione. È questo che permette di discernere l'insieme della vita e delle reazioni dei giovani nel loro confronto con un ideale e un progetto concreto di vita. Ciò è possibile nella misura in cui le persone e l'intera comunità si aprono al dialogo e si impegnano a mantenere rapporti positivi, una comunicazione franca e un riconoscimento del dono carismatico.
- Conoscenza dei giovani: Infine, la capacità di conoscere i giovani che ci sono affidati, di aiutarli a vivere questo ideale e progetto della nostra famiglia religiosa. Per un buon confronto tra ciò che si insegna loro a vivere e l'assimilazione di questo nella loro vita, si può parlare della personalizzazione della formazione. Un documento del dicastero per la vita consacrata invita alla "presa di coscienza del valore di ogni persona, con la sua vocazione e i suoi doni intellettuali, affettivi e spirituali, con la sua libertà e la sua capacità relazionale".
Della personalizzazione della formazione
La formazione costituisce un carattere mistagogico che esige dal formatore un atteggiamento adeguato nelle relazioni con i giovani in formazione. I formatori hanno il compito di accompagnare i giovani sui cammini verso Dio, ed è certamente un dovere molto delicato in cui si tratta a volte di lottare e fare luce sulle libertà personali e sul mistero stesso della persona umana. Ogni giovane è fatto di un mistero a volte sconosciuto a se stesso.
Si può parlare di formazione personalizzata in quanto questa cerca di promuovere e accompagnare una dinamica di conoscenza di sé per meglio rispondere alla chiamata di Dio. Sul piano puramente umano, si tratta, tra l'altro, di farsi un'idea reale e obiettiva della persona. Non bisogna mai illudersi e pensare che tutti siano uguali. Ogni persona ha le proprie caratteristiche e i propri bisogni. Spesso i giovani arrivano con una grande volontà e una grande disposizione a donarsi e a fare il bene. Non è tuttavia scontato che arrivino con una sufficiente conoscenza delle dinamiche della vita religiosa e del progetto della Congregazione che li accoglie. Questa base di disponibilità per un progetto di vita può essere un buon punto di partenza. Non possiamo ignorare che arrivano con i segni della giovinezza della nostra epoca, con i suoi valori e controvalori.
Senza cadere nella tentazione del pessimismo, è possibile elencare alcuni elementi che dicono la necessità di una formazione personalizzata:
- Fragilità umana e familiare: Il profilo dei giovani con cui abbiamo a che fare presenta una base umana molto fragile. Abbiamo di fronte una realtà familiare turbata e non integrata. Ce ne sono alcuni che, pur sapendo chi sono i loro genitori, non hanno vissuto con entrambi contemporaneamente. È un'esperienza che può essere traumatica e non assimilata da tutti. Spesso è dopo i primi impegni nella vita religiosa che le lacune familiari emergono in modo pressante. Ciò si ripercuote necessariamente sulla vita comunitaria e sul vissuto del voto di obbedienza. Qui si può facilmente pensare a episodi di freddezza nelle relazioni, individualismo e talvolta rivalità, assenza di rapporti familiari e di amicizia. Come conseguenza, la qualità della vita comunitaria è debole, sia nella comunicazione che negli scambi e nelle realizzazioni.
- Sfide intellettuali e dottrinali: Il livello intellettuale tende a diminuire. Infatti, l'accesso a una formazione intellettuale e accademica di qualità non è assicurato per tutti. Ci sono sempre più difficoltà a concentrarsi e ad assimilare i contenuti trasmessi nel corso degli anni. Anche le lingue non sono sufficientemente valorizzate e apprese. Una base teologica dottrinale è quasi inesistente. Le catechesi iniziatiche in preparazione ai sacramenti sono sempre meno esigenti. Naturalmente, vi è una conoscenza limitata del progetto cristiano e delle sue esigenze. L'immagine di Dio non corrisponde sempre in alcuni all'immagine del Dio di Gesù Cristo.
- Influenze della modernità: La spiritualità evangelica viene scoperta a fondo a volte solo al contatto con la casa di formazione. È lì che ci si rende conto che il senso dell'Eucaristia e degli altri sacramenti sfugge completamente ad alcuni giovani. La modernità e la postmodernità non cessano di esercitare la loro influenza anche nel contesto della vita religiosa. È interessante quindi aiutare i giovani a esprimere l'immagine di Dio che portano in sé, il loro orizzonte di fede e la loro concezione della vita religiosa. Da questo dipende il modo con cui arriveranno ad assimilare la proposta evangelica fino a farne un progetto di vita.
- Motivazioni e impegni: Alla ricerca di una sicurezza di fronte a un mondo pieno di contraddizioni. La vita religiosa può essere attraente, vista dall'esterno, con i simboli e le apparenze. In molti è affascinante indossare un abito religioso, ma senza porsi la questione delle motivazioni profonde e vere. C'è il rischio di impegnarsi senza sapere che la comunità è una vocazione e non un'organizzazione. Figli della modernità, si può facilmente essere trasportati dall'individualismo, dall'edonismo, dal consumismo e soccombere alla difficoltà di prendere impegni definitivi.
- Sfide tecnologiche e comportamentali: Con lo strumento informatico, ogni giorno appare un linguaggio nuovo. L'uso di smartphone e laptop ha suscitato nuove sfide che non padroneggiamo abbastanza. La moda per tutti è la comunicazione virtuale piuttosto che il dialogo reale con i fratelli. Vanità e consumismo: è la realtà che batte ogni record. Si coltiva l'apparenza fisica più della sostanza. L'immediatezza ("tutto, qui e ora") è un'altra caratteristica della gioventù che accogliamo. Volere tutto nell'immediato non apre al cammino dell'eternità. Diventa difficile attuare processi o pensare a impegni a lungo termine.
- Affettività e sessualità: Nel campo dell'affettività, il narcisismo e l'individualismo si accompagnano più che mai. Diventa difficile pensare ai valori comunitari e alla solidarietà. Vi è difficoltà ad assumere un linguaggio e uno stile di vita celibatario. Instabilità e deviazioni sessuali possono creare seri problemi nel seguito dei giovani. Questo fenomeno si accompagna all'uso abusivo di bevande alcoliche e altri tipi di dipendenza.
Tutta questa situazione esige una grande attenzione che non può essere pensata se non in termini di personalizzazione.
La persona al centro della formazione
La formazione in sé è costituita da un unico processo organico che abbraccia il cammino della persona per tutta la durata della sua esistenza. È quindi la disponibilità costante ad imparare giorno dopo giorno. Quando si parla di formazione personalizzata, bisogna contemplare che è un processo che esige una grande malleabilità. Ciò che è buono per un gruppo non lo è necessariamente per un altro. Ciò che è buono per una persona non lo è necessariamente per un'altra.
La formazione, piuttosto che imporsi, deve tenere conto di diversi fattori mirando alla trasformazione delle persone e alla conformazione alla persona di Cristo. I programmi, i contenuti e i metodi devono essere orientati in modo da reinventare la formazione, così da suscitare ogni giorno una risposta nuova e rinnovata. È qui che dobbiamo sottolineare il valore della docibilitas. L'apertura all'apprendimento e al cambiamento diventa fondamentale e permette di essere una persona sempre in ascolto di Dio, capace di crescere in ogni momento della vita.
Perché ciò si realizzi, deve esserci alla base una visione della vita come vocazione e la disponibilità a mettersi in discussione. Da parte del formatore come dei giovani, sarà necessario superare le idee preconcette. Bisognerà evitare sia una simpatia esagerata che processi di transfert e proiezione nelle relazioni.
Al di là di tutto, vi sono elementi fondamentali da considerare nel discernere il percorso di personalizzazione in rapporto alla nostra famiglia religiosa:
- La capacità di fare della propria vita un dono radicale a Dio e agli altri.
- Cercare di configurarsi a Cristo.
- Fare propria la missione di Gesù e della nostra famiglia religiosa.
- Accettazione serena dei Consigli evangelici.
- Testimoniare un equilibrio normale di vita.
- Valorizzare l'accompagnamento spirituale.
Ribadiamo che la Formazione non consiste nel trasmettere contenuti, ma nell'accogliere la vita dell'altro e fargli spazio, accompagnandolo fino alla maturità necessaria per fare dono totale della sua vita in memoria di Cristo povero, casto e obbediente. È un processo che lascia trasparire non solo la bellezza, ma anche una vita profetica. Si tratta, in fondo, di un'esistenza aperta alla fede, alla ragione e alla libertà. Non si può rinunciare a questa bellezza e a questa profezia.
Discernement et personnalisation dans la formation
Dans sa lettre pastorale sur l’éducation religieuse, notre fondateur disait : « pour qu’elle réponde pleinement aux exigences de la nature humaine, l’éducation doit perfectionner l’homme dans sa totalité, en tant que corps et esprit, intelligence et cœur. C’est une erreur gravissime de séparer une chose de l’autre car elle peut avoir des conséquences néfastes incalculables ». En plus d’être une invitation à l’intégration et à l’intégralité dans la formation, ces paroles se veulent être un motif pour la personnalisation de la formation dans l’accueil et l’accompagnement des jeunes que la providence nous donne encore aujourd’hui dans notre Institut. En effet, la formation n’est pas une transmission des contenus, mais consiste plutôt à accueillir et faire espace à la vie (à l’histoire) de l’autre, en accordant une priorité à sa « personne ».
Le discours de la formation personnalisée n’est pas nouveau, mais la tentation est, parfois, celle de faire allusion à des parcours et moins à la personne même, aux dynamiques de croissance qui accompagnent tout un chacun de nous. Je reprends ces quelques lignes pour revenir sur le discours de la personnalisation qui, par moment, réussit à frustrer certains jeunes en formation, tout en considérant que certains de ceux qui commencent le ministère de la formation demandent aussi de leur côté comment comprendre la personnalisation. Tout ce que nous pouvons dire n’est aucunement une considération exhaustive, mais la réflexion continue.
Discernement dans le processus de formation
Le devoir du discernement durant le processus de formation comporte trois aspects que je considère fondamentaux.
Tout d’abord, la personne qui est appelée à faire le discernement doit être elle-même préparée à cet exercice. Elle doit savoir discerner dans sa propre vie ce qui est conforme à la volonté de Dieu, non pas d’une manière statique, mais d’une manière dynamique. Concrètement, il s’agit d’être capable de voir la réalisation du projet de Dieu en soi-même, dans chaque circonstance, dans chaque personne et dans l’aujourd’hui de chaque situation. Aujourd’hui, la communauté est proposée de plus en plus en fonction du paramètre de la fraternité et non de la vie en commun, une situation qui permet à chacun de vivre ses rythmes et d’accueillir ses limites et fragilités avec humour et miséricorde et sans contradiction.
Ensuite, il y a l’importante place qu’occupe la famille religieuse à laquelle nous appartenons, son charisme et les dimensions de sa mission auxquels nous voulons introduire nos jeunes en formation. C’est ce qui permet de discerner l’ensemble de la vie et des réactions des jeunes dans leur confrontation à un idéal et à un projet concret de vie. Ceci est possible dans la mesure où les personnes et la communauté entière s’ouvrent au dialogue et s’engage à entretenir des rapports positives, une communication franche et une reconnaissance du don charismatique.
Et enfin, la capacité de connaître les jeunes qui nous sont confiés, de les aider à vivre cet idéal et projet de notre famille religieuse. Pour une bonne confrontation entre ce qu’on leur apprend à vivre et l’assimilation de cela dans leur vie, on peut parler de la personnalisation de la formation. Un document du dicastère pour la vie consacrée invite à la « prise de conscience de la valeur de chaque personne, avec sa vocation et ses dons intellectuels, affectifs et spirituels, avec sa liberté et sa capacité relationnelle ».
De la personnalisation de la formation
La formation constitue un caractère mystagogique qui exige du formateur une attitude adéquate dans les relations avec les jeunes en formation. Les formateurs, ont la tâche d’accompagner les jeunes sur les chemins vers Dieu, et c’est certainement un devoir très délicat où il est parfois question de lutter et faire lumière sur les libertés personnelles et le mystère même de la personne humaine.
Chaque jeune est fait d’un mystère parfois non connu de lui-même. On peut parler de la formation personnalisée en tant que celle-ci cherche à promouvoir et accompagner une dynamique de connaissance de soi pour mieux répondre à l’appel de Dieu. Sur le plan purement humain, il est, entre autres, question de se faire une idée réelle et objective de la personne. Il ne faut jamais se faire des illusions et penser que tous sont les mêmes. Chaque personne a ses propres caractéristiques et ses propres besoins. Souvent les jeunes arrivent avec une grande volonté et une grande disposition à se donner et à faire le bien. Ce n’est cependant pas évident qu’ils arrivent avec une suffisante connaissance des dynamiques de la vie religieuse et du projet de la Congrégation qui les accueille. Cette base de disponibilité pour un projet de vie peut être un bon point de départ.
Nous ne pouvons pas ignorer qu’ils arrivent avec les marques de la jeunesse de notre époque, avec ses valeurs et contrevaleurs. Sans tomber dans la tentation du pessimisme, il est possible d’énumérer quelques éléments qui disent la nécessité d’une formation personnalisée.
- Le profil des jeunes à qui nous avons à faire présente une base humaine très fragile. Nous avons en face une réalité familiale troublée et non intégrée. Il y en a qui, même quand ils connaissent qui sont leurs parents, n’ont pas vécu avec tous les deux à la fois (pour des circonstances diverses). C’est une expérience qui peut être traumatique et qui n’est pas assimilé de tous. Souvent, c’est après les premiers engagements dans la vie religieuse que les lacunes familiales font surfaces et de manière pressante. Ceci se répercute forcement sur la vie communautaire et le vécu du vœu d’obéissance. Ici, on peut facilement penser aux épisodes de froideur dans les relations, l’individualisme et parfois, le rivalité, l’absence des rapports familiaux et d’amitié.[4] Comme conséquence, la qualité de la vie communautaire est faible, tant dans la communication que dans les échanges et les réalisations.
- Le niveau intellectuel tend à diminuer. En effet, l’accès à une formation intellectuelle et académique de qualité n’est pas assuré pour tous. Il y a de plus en plus des difficultés à se concentrer et à assimiler les contenus transmis le long des années. Même les langues ne sont pas suffisamment valorisées et apprises.
- Une base théologique doctrinale presque inexistante. Les catéchèses initiatiques en préparation aux sacrements sont de plus en plus moins exigeantes. Naturellement, il y a une connaissance limitée du projet chrétien et ses exigences. L’image de Dieu ne correspond toujours pas chez certains à l’image du Dieu de Jésus-Christ. Parfois, la spiritualité évangélique est découverte à fond au contact avec la maison de formation. C’est là qu’on se rend compte que le sens de l’Eucharistie et des autres sacrements échappe complètement à certains jeunes qui arrivent avec ces lacunes. La modernité et la postmodernité de leur côté ne cessent d’exercer leur influence même dans le contexte de la vie religieuse. Il est intéressant donc d’aider les jeunes à exprimer l’image de Dieu qu’ils portent en eux, leur horizon de foi, ainsi que leur conception de la vie religieuse. De ceci dépend la façon avec laquelle ils arriveront à assimiler la proposition évangélique jusqu’à en faire un projet de vie.
- A la recherche d’une assurance (quand on entre dans la vie religieuse) face à un monde plein de contradiction. La vie religieuse peut être attractive, vue de l’extérieur, avec les symboles, les apparences et les structures que nous observons. Chez nombreux il est fascinant d’endosser un habit religieux, mais sans se poser la question de motivations profondes et vraies. Et ici encore, il y a le risque de s’engager sans savoir que la communauté est une vocation et non une organisation.
- Fils de la modernité et de la postmodernité, on peut facilement se laisser emporter par l’individualisme, l’hédonisme, le consumérisme et succomber à la difficulté de faire des engagements définitifs. Avec l’outil informatique, chaque jour apparait un langage nouveau. L’usage que nous permettons aujourd’hui de smartphones, laptops, a suscité des nouveaux défis et que nous ne maitrisons certainement pas assez ! La mode pour tous est la communication virtuelle plutôt que le dialogue réel avec les frères qui partagent avec nous la communauté.
- Vanité et consumérisme : C’est la réalité qui bat son record. Si on ne peut pas fréquenter les académies ou salles de sport, trouver un moyen pour cultiver l’apparence physique (usage des produits pour soin corporel, lisser et garder frais ses cheveux, … recourt au champoing, savons et autres produits d’hygiène).
- L’immédiateté : tout, ici et maintenant est aussi une autre caractéristique de la jeunesse que nous accueillons dans nos maisons de formation. Vouloir tout dans l’immédiat ne nous ouvre pas au chemin de l’éternité. Il devient difficile de mettre en œuvre des processus. Les engagements à long terme deviennent impensables. Dans le domaine d’affectivité, n’en parlons pas ! Y a-t-il encore d’espace pour une connaissance mutuelle ? Le narcissisme et l’individualisme s’accompagnent plus que jamais. Il devient difficile de penser aux valeurs communautaires et à la solidarité.
- Difficulté à assumer un langage et un style de vie célibataire. En effet, la grammaire de la sexualité n’est plus mystère. Des instabilités et les déviations sexuelles peuvent créer (créent) des sérieux problèmes dans le suivi des jeunes. Ce phénomène s’accompagne de l’usage abusif de boissons alcooliques et d’autres types d’addiction.
- Insuffisance d’expérience d’appartenance du type charismatique, accompagnée d’une déterminée vision du monde, et qui suscite une pratique de prière.
Toute cette situation exige une grande attention et qui ne peut qu’être pensée en termes de personnalisation.
La personne au centre de la formation
La formation en soi est constituée d’un unique processus organique qui englobe le chemin de la personne, dans ses différents aspects et pour toute la durée de son existence. Elle est donc la disponibilité constante à apprendre jour après jour. Quand on parle de la formation personnalisée, il faut contempler que c’est un processus qui exige une grande malléabilité. Ce qui est bon pour un groupe ne l’est pas forcément pour un autre groupe. Ce qui est bon pour une personne ne l’est pas forcément pour une autre. Un programme bien élaboré peut être tout de même bien accueilli par un groupe, mais pas forcément par un autre.
La formation, plutôt que s’imposer, doit tenir compte de plusieurs facteurs tout en visant la transformation des personnes et la conformation à la personne du Christ. Les différents programmes, contenues et méthodes doivent être orientés de manière à réinventer la formation, de manière à susciter chaque jour une réponse nouvelle et renouvelée.
C’est ici que nous avons à souligner la valeur de la docibilitas pour toute personne qui embrasse la vie religieuse. Elle sera nécessaire pour accueillir la proposition formative sans perdre le sens critique. L’ouverture à l’apprentissage et au changement devient alors fondamentale et permet d’être une personne toujours à l’écoute de Dieu et de ses médiations, capables d’apprendre et de grandir en chaque moment et circonstance de la vie (cf. RFX 88). Pour que cela se réalise, il doit y avoir à la base une vision de la vie comme vocation, la disponibilité à se remettre en question et à vérifier continuellement sa réponse, le désir de progresser humainement et spirituellement pour devenir apte au don reçu (cf. RFX 87).
De la part du formateur comme de la part des jeunes en formation, il sera nécessaire de dépasser les idées préconçues et antipathiques. On peut aussi dire dans ce même angle, qu’il faut éviter une sympathie exagérée dans les relations entre formateurs et jeunes en formation. Il sera capital de ne pas se laisser emporter dans des processus de transfert et de projection. Ces dynamiques psychologiques se présentent souvent dans la relation entre formateurs et jeunes en formation.
Au-delà de tout ce qu’on peut dire, il y a des éléments fondamentaux à prendre en compte au moment de discerner le parcours de la personnalisation, ceci en rapport avec les spécificités propres à notre famille religieuse :
- La capacité de faire de sa propre vie un don radical à Dieu et aux autres ;
- Chercher à se configurer au Christ ;
- Faire sienne la mission de Jésus et de notre famille religieuse ;
- Acceptation sereine des Conseils évangéliques ;
- Témoigner d’un équilibre normal de vie ;
- Valoriser l’accompagnement spirituel.
Nous réitérons que la Formation ne consiste pas à transmettre des contenus, mais à accueillir la vie de l’autre et de lui faire de l’espace, tout en l’accompagnant jusqu’à la maturité nécessaire pour faire don total de sa vie en mémoire du Christ pauvre, chaste et obéissant. C’est un processus qui laisse transparaitre, non seulement la beauté, mais aussi une vie prophétique dans toutes ses dimensions. Il est tout simplement parfois question de contempler l’utilité de l’inutile, mais il s’agit en gros d’une existence ouverte à la foi, à la raison et à la liberté. On ne peut pas renoncer à cette beauté et à cette prophétie. En même temps que nous avons le devoir de souligner la centralité de la personne, nous pouvons continuer à travailler sur les projets formatifs, les langages et la nécessité d’une leadership collaboratif.
Discernment and personalization in formation
In his pastoral letter on religious education, our founder said: "in order to respond fully to the demands of human nature, education must perfect man in his totality, as body and spirit, intelligence and heart. It is a very serious error to separate one thing from the other because it can have incalculable harmful consequences".
In addition to being an invitation to integration and integrality in formation, these words are intended to be a reason for the personalization of formation in the welcoming and accompaniment of the young people that providence still gives us today in our Institute.
In fact, formation is not a transmission of content, but rather consists in welcoming and making room for the life (the history) of the other, granting priority to their "person". The discourse on personalized formation is not new, but the temptation is, at times, to allude to paths and less to the person themselves, to the dynamics of growth that accompany each of us. I take up these few lines to return to the discourse of personalization which, at times, manages to frustrate some young people in formation, considering also that some of those who begin the ministry of formation ask in turn how to understand personalization. Everything we can say is by no means an exhaustive consideration, but the reflection continues.
Discernment in the formation process
The duty of discernment during the formation process involves three aspects that I consider fundamental.
- Personal preparation: First of all, the person called to perform the discernment must themselves be prepared for this exercise.
They must know how to discern in their own life what conforms to the will of God, not in a static way, but in a dynamic way.
Concretely, it is a matter of being able to see the realization of God's project in oneself, in every circumstance, in every person, and in the "today" of every situation.
Today, the community is increasingly proposed based on the parameter of fraternity and not of living in common, a situation that allows everyone to live their own rhythms and to welcome their own limits and fragilities with humor and mercy and without contradiction.
- Charismatic identity: Secondly, there is the important place occupied by the religious family to which we belong, by its charism and by the dimensions of its mission to which we want to introduce our young people in formation.It is this that allows for the discernment of the whole of the life and reactions of the young people in their confrontation with an ideal and a concrete project of life. This is possible to the extent that people and the entire community open themselves to dialogue and commit to maintaining positive relationships, frank communication, and a recognition of the charismatic gift.
- Knowledge of the youth: Finally, the ability to know the young people entrusted to us, to help them live this ideal and project of our religious family.For a good comparison between what they are taught to live and the assimilation of this into their lives, one can speak of the personalization of formation. A document from the Dicastery for Consecrated Life invites "awareness of the value of each person, with their vocation and their intellectual, affective, and spiritual gifts, with their freedom and their relational capacity".
On the personalization of formation
Formation constitutes a mystagogical character that demands from the formator an adequate attitude in relations with the young people in formation. Formators have the task of accompanying young people on the paths towards God, and it is certainly a very delicate duty in which it is sometimes a matter of struggling and shedding light on personal freedoms and on the very mystery of the human person. Every young person is made of a mystery sometimes unknown to themselves.
One can speak of personalized formation insofar as it seeks to promote and accompany a dynamic of self-knowledge to better respond to the call of God. On a purely human level, it involves, among other things, getting a real and objective idea of the person. One must never be under the illusion and think that everyone is the same. Each person has their own characteristics and needs.
Often young people arrive with a great will and a great disposition to give themselves and to do good. However, it is not a given that they arrive with sufficient knowledge of the dynamics of religious life and the project of the Congregation that welcomes them. This base of availability for a project of life can be a good starting point. We cannot ignore that they arrive with the signs of the youth of our era, with its values and counter-values. Without falling into the temptation of pessimism, it is possible to list some elements that indicate the need for personalized formation:
- Human and family fragility: The profile of the young people we deal with presents a very fragile human base. We are faced with a troubled and non-integrated family reality. There are some who, while knowing who their parents are, have not lived with both at the same time. It is an experience that can be traumatic and not assimilated by everyone. Often it is after the first commitments in religious life that family gaps emerge pressingly. This necessarily affects community life and the experience of the vow of obedience. Here one can easily think of episodes of coldness in relationships, individualism and sometimes rivalry, absence of family relationships and friendship. As a consequence, the quality of community life is weak, both in communication and in exchanges and achievements.
- Intellectual and doctrinal challenges: The intellectual level tends to decrease. In fact, access to a high-quality intellectual and academic formation is not guaranteed for everyone. There are more and more difficulties in concentrating and in assimilating the content transmitted over the years. Even languages are not sufficiently valued and learned. A theological-doctrinal basis is almost non-existent. Initiatory catechesis in preparation for the sacraments is becoming less and less demanding. Naturally, there is a limited knowledge of the Christian project and its requirements. The image of God in some does not always correspond to the image of the God of Jesus Christ.
- Influences of modernity: Evangelical spirituality is sometimes discovered in depth only upon contact with the house of formation. It is there that one realizes that the sense of the Eucharist and the other sacraments completely escapes some young people. Modernity and postmodernity do not cease to exercise their influence even in the context of religious life. It is therefore interesting to help young people express the image of God they carry within them, their horizon of faith, and their conception of religious life. On this depends the way they will come to assimilate the evangelical proposal until making it a project of life.
- Motivations and commitments: In search of security in the face of a world full of contradictions. Religious life can be attractive, seen from the outside, with its symbols and appearances. For many, it is fascinating to wear a religious habit, but without asking the question of deep and true motivations. There is the risk of committing without knowing that the community is a vocation and not an organization. Children of modernity, they can easily be carried away by individualism, hedonism, consumerism, and succumb to the difficulty of making definitive commitments.
- Technological and behavioral challenges: With the computer tool, a new language appears every day. The use of smartphones and laptops has raised new challenges that we do not master enough. The fashion for everyone is virtual communication rather than real dialogue with brothers. Vanity and consumerism: it is the reality that breaks every record. Physical appearance is cultivated more than substance. Immediacy ("everything, here and now") is another characteristic of the youth we welcome. Wanting everything immediately does not open the way to eternity. It becomes difficult to implement processes or think about long-term commitments.
- Affectivity and sexuality: In the field of affectivity, narcissism and individualism accompany each other more than ever. It becomes difficult to think about community values and solidarity. There is difficulty in assuming a celibate language and lifestyle. Sexual instability and deviations can create serious problems in the progress of young people. This phenomenon is accompanied by the abusive use of alcoholic beverages and other types of addiction. This entire situation demands great attention that cannot be thought of except in terms of personalization.
The person at the center of formation
Formation itself consists of a single organic process that embraces the person's journey throughout the duration of their existence. It is therefore the constant readiness to learn day after day. When speaking of personalized formation, one must contemplate that it is a process that requires great malleability. What is good for one group is not necessarily so for another. What is good for one person is not necessarily so for another.
Formation, rather than imposing itself, must take into account various factors aiming at the transformation of people and the conformation to the person of Christ. Programs, content, and methods must be oriented so as to reinvent formation, so as to arouse a new and renewed response every day. It is here that we must emphasize the value of docibilitas. Openness to learning and change becomes fundamental and allows one to be a person always listening to God, capable of growing at every moment of life.
For this to be realized, there must be at the base a vision of life as a vocation and the willingness to question oneself. On the part of the formator as well as the youth, it will be necessary to overcome preconceived ideas. It will be necessary to avoid both exaggerated sympathy and processes of transference and projection in relationships.
Beyond everything, there are fundamental elements to consider in discerning the path of personalization in relation to our religious family:
- The ability to make one's life a radical gift to God and others.
- Seeking to configure oneself to Christ.
- Making the mission of Jesus and our religious family one's own.
- Serene acceptance of the Evangelical Counsels.
- Witnessing a normal balance of life.
- Valuing spiritual accompaniment.
We reiterate that Formation does not consist in transmitting content, but in welcoming the life of the other and making room for them, accompanying them to the maturity necessary to make a total gift of their life in memory of Christ poor, chaste, and obedient. It is a process that lets not only beauty but also a prophetic life shine through. It is, fundamentally, an existence open to faith, reason, and freedom. One cannot renounce this beauty and this prophecy.
Discernimiento y personalización en la formación
En su carta pastoral sobre la educación religiosa, nuestro fundador decía: "para que responda plenamente a las exigencias de la naturaleza humana, la educación debe perfeccionar al hombre en su totalidad, como cuerpo y espíritu, inteligencia y corazón. Es un error gravísimo separar una cosa de la otra porque puede tener consecuencias nefastas incalculables". Además de ser una invitación a la integración y a la integralidad en la formación, estas palabras quieren ser un motivo para la personalización de la formación en la acogida y el acompañamiento de los jóvenes que la providencia nos da todavía hoy en nuestro Instituto.
En efecto, la formación no es una transmisión de contenidos, sino que consiste más bien en acoger y hacer espacio a la vida (a la historia) del otro, otorgando una prioridad a su "persona". El discurso de la formación personalizada no es nuevo, pero la tentación es, a veces, la de aludir a itinerarios y menos a la persona misma, a las dinámicas de crecimiento que acompañan a cada uno de nosotros. Retomo estas pocas líneas para volver sobre el discurso de la personalización que, por momentos, logra frustrar a algunos jóvenes en formación, considerando también que algunos de los que comienzan el ministerio de la formación preguntan a su vez cómo entender la personalización. Todo lo que podamos decir no es en absoluto una consideración exhaustiva, sino que la reflexión continúa.
Discernimiento en el proceso de formación
El deber del discernimiento durante el proceso de formación conlleva tres aspectos que considero fundamentales.
- Preparación personal: En primer lugar, la persona llamada a realizar el discernimiento debe estar ella misma preparada para este ejercicio. Debe saber discernir en su propia vida lo que es conforme a la voluntad de Dios, no de modo estático, sino dinámico. Concretamente, se trata de ser capaces de ver la realización del proyecto de Dios en uno mismo, en cada circunstancia, en cada persona y en el hoy de cada situación. Hoy, la comunidad se propone cada vez más en función del parámetro de la fraternidad y no de la vida en común, una situación que permite a cada uno vivir sus ritmos y acoger sus límites y fragilidades con humor y misericordia y sin contradicción.
- Identidad carismática: En segundo lugar, está el lugar importante que ocupa la familia religiosa a la que pertenecemos, su carisma y las dimensiones de su misión a las que queremos introducir a nuestros jóvenes en formación. Es esto lo que permite discernir el conjunto de la vida y de las reacciones de los jóvenes en su confrontación con un ideal y un proyecto concreto de vida. Esto es posible en la medida en que las personas y toda la comunidad se abren al diálogo y se comprometen a mantener relaciones positivas, una comunicación franca y un reconocimiento del don carismático.
- Conocimiento de los jóvenes: Por último, la capacidad de conocer a los jóvenes que se nos confían, de ayudarlos a vivir este ideal y proyecto de nuestra familia religiosa. Para una buena confrontación entre lo que se les enseña a vivir y la asimilación de esto en su vida, se puede hablar de la personalización de la formación. Un documento del dicasterio para la vida consagrada invita a la "toma de conciencia del valor de cada persona, con su vocación y sus dones intelectuales, afectivos y espirituales, con su libertad y su capacidad relacional".
Sobre la personalización de la formación
La formación constituye un carácter mistagógico que exige del formador una actitud adecuada en las relaciones con los jóvenes en formación. Los formadores tienen la tarea de acompañar a los jóvenes en los caminos hacia Dios, y es ciertamente un deber muy delicado en el que se trata a veces de luchar y arrojar luz sobre las libertades personales y el misterio mismo de la persona humana. Cada joven está hecho de un misterio a veces desconocido para sí mismo.
Se puede hablar de formación personalizada en cuanto que esta busca promover y acompañar una dinámica de conocimiento de sí mismo para responder mejor a la llamada de Dios. En el plano puramente humano, se trata, entre otras cosas, de hacerse una idea real y objetiva de la persona. No hay que ilusionarse nunca y pensar que todos son iguales. Cada persona tiene sus propias características y necesidades. A menudo, los jóvenes llegan con una gran voluntad y una gran disposición a entregarse y a hacer el bien. Sin embargo, no es evidente que lleguen con un conocimiento suficiente de las dinámicas de la vida religiosa y del proyecto de la Congregación que los acoge. Esta base de disponibilidad para un proyecto de vida puede ser un buen punto de partida. No podemos ignorar que llegan con los signos de la juventud de nuestra época, con sus valores y contravalores.
Sin caer en la tentación del pesimismo, es posible enumerar algunos elementos que indican la necesidad de una formación personalizada:
- Fragilidad humana y familiar: El perfil de los jóvenes con los que tratamos presenta una base humana muy frágil. Tenemos ante nosotros una realidad familiar perturbada y no integrada. Hay algunos que, aun sabiendo quiénes son sus padres, no han vivido con ambos al mismo tiempo. Es una experiencia que puede ser traumática y no asimilada por todos. A menudo es después de los primeros compromisos en la vida religiosa cuando las carencias familiares emergen de manera apremiante. Esto repercute necesariamente en la vida comunitaria y en la vivencia del voto de obediencia. Aquí se puede pensar fácilmente en episodios de frialdad en las relaciones, individualismo y a veces rivalidad, ausencia de relaciones familiares y de amistad. Como consecuencia, la calidad de la vida comunitaria es débil, tanto en la comunicación como en los intercambios y realizaciones.
- Desafíos intelectuales y doctrinales: El nivel intelectual tiende a disminuir. De hecho, el acceso a una formación intelectual y académica de calidad no está asegurado para todos. Hay cada vez más dificultades para concentrarse y asimilar los contenidos transmitidos a lo largo de los años. También las lenguas no son suficientemente valoradas ni aprendidas. Una base teológica doctrinal es casi inexistente. Las catequesis iniciáticas en preparación para los sacramentos son cada vez menos exigentes. Naturalmente, hay un conocimiento limitado del proyecto cristiano y de sus exigencias. La imagen de Dios no corresponde siempre en algunos a la imagen del Dios de Jesucristo.
- Influencias de la modernidad: La espiritualidad evangélica se descubre a fondo a veces solo al contacto con la casa de formación. Es allí donde uno se da cuenta de que el sentido de la Eucaristía y de los demás sacramentos escapa completamente a algunos jóvenes. La modernidad y la posmodernidad no dejan de ejercer su influencia incluso en el contexto de la vida religiosa. Es interesante, por tanto, ayudar a los jóvenes a expresar la imagen de Dios que llevan en sí, su horizonte de fe y su concepción de la vida religiosa. De esto depende el modo en que llegarán a asimilar la propuesta evangélica hasta hacer de ella un proyecto de vida.
- Motivaciones y compromisos: En busca de una seguridad frente a un mundo lleno de contradicciones. La vida religiosa puede ser atractiva, vista desde fuera, con los símbolos y las apariencias. En muchos es fascinante vestir un hábito religioso, pero sin plantearse la cuestión de las motivaciones profundas y verdaderas. Existe el riesgo de comprometerse sin saber que la comunidad es una vocación y no una organización. Hijos de la modernidad, se puede ser fácilmente arrastrado por el individualismo, el hedonismo, el consumismo y sucumbir a la dificultad de tomar compromisos definitivos.
- Desafíos tecnológicos y de comportamiento: Con la herramienta informática, cada día aparece un lenguaje nuevo. El uso de smartphones y portátiles ha suscitado nuevos desafíos que no dominamos suficientemente. La moda para todos es la comunicación virtual más que el diálogo real con los hermanos. Vanidad y consumismo: es la realidad que bate todos los récords. Se cultiva la apariencia física más que la sustancia. La inmediatez ("todo, aquí y ahora") es otra característica de la juventud que acogemos. Querer todo en lo inmediato no abre al camino de la eternidad. Se vuelve difícil implementar procesos o pensar en compromisos a largo plazo.
- Afectividad y sexualidad: En el campo de la afectividad, el narcisismo y el individualismo se acompañan más que nunca. Se vuelve difícil pensar en los valores comunitarios y en la solidaridad. Hay dificultad para asumir un lenguaje y un estilo de vida celibatario. La inestabilidad y las desviaciones sexuales pueden crear serios problemas en el seguimiento de los jóvenes. Este fenómeno se acompaña del uso abusivo de bebidas alcohólicas y otros tipos de dependencia.
Toda esta situación exige una gran atención que no puede pensarse si no es en términos de personalización.
La persona en el centro de la formación
La formación en sí está constituida por un único proceso orgánico que abarca el camino de la persona durante toda la duración de su existencia. Es, por tanto, la disponibilidad constante a aprender día tras día. Cuando se habla de formación personalizada, hay que contemplar que es un proceso que exige una gran maleabilidad. Lo que es bueno para un grupo no lo es necesariamente para otro. Lo que es bueno para una persona no lo es necesariamente para otra.
La formación, más que imponerse, debe tener en cuenta diversos factores mirando a la transformación de las personas y a la conformación con la persona de Cristo. Los programas, los contenidos y los métodos deben estar orientados de manera que se reinvente la formación, para suscitar cada día una respuesta nueva y renovada. Es aquí donde debemos subrayar el valor de la docibilitas. La apertura al aprendizaje y al cambio se vuelve fundamental y permite ser una persona siempre a la escucha de Dios, capaz de crecer en cada momento de la vida.
Para que esto se realice, debe haber en la base una visión de la vida como vocación y la disponibilidad a ponerse en cuestión. Por parte del formador como de los jóvenes, será necesario superar las ideas preconcebidas. Habrá que evitar tanto una simpatía exagerada como procesos de transferencia y proyección en las relaciones.
Más allá de todo, hay elementos fundamentales a considerar al discernir el camino de personalización en relación con nuestra familia religiosa:
- La capacidad de hacer de la propia vida un don radical a Dios y a los demás.
- Buscar configurarse con Cristo.
- Hacer propia la misión de Jesús y de nuestra familia religiosa.
- Aceptación serena de los Consejos evangélicos.
- Testimoniar un equilibrio normal de vida.
- Valorar el acompañamiento espiritual.
Reiteramos que la Formación no consiste en transmitir contenidos, sino en acoger la vida del otro y hacerle espacio, acompañándolo hasta la madurez necesaria para hacer don total de su vida en memoria de Cristo pobre, casto y obediente. Es un proceso que deja traslucir no solo la belleza, sino también una vida profética. Se trata, en el fondo, de una existencia abierta a la fe, a la razón y a la libertad. No se puede renunciar a esta belleza y a esta profecía.
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