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In viaggio di nozze, in missione: Elisa e Carlo in Indonesia con i saveriani

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Sposati il 5 settembre, pochi giorni dopo erano già in volo per l’Indonesia. Da Jakarta alle isole Mentawai fino a Flores, il racconto di una luna di miele vissuta accanto ai missionari saveriani, tra accoglienza, dialogo e un tempo che non si lascia programmare.

Una partenza diversa

Il 5 settembre ci siamo sposati e, pochi giorni dopo, siamo partiti per l’Indonesia, pieni di curiosità ed emozione. L’anno scorso avevamo già vissuto un’esperienza missionaria in Thailandia, e per questo abbiamo desiderato trascorrere in missione una parte del nostro viaggio di nozze. Sapevamo che le emozioni, i pensieri e le domande che un’esperienza così fa nascere sarebbero stati per noi un’occasione di crescita: un dono da portare con noi all’inizio della nostra vita insieme.

Jakarta e l’“accoglienza saveriana”

Il nostro primo incontro con l’Indonesia è stato Jakarta, ma soprattutto le persone che vi abbiamo conosciuto. Padre Washington ci ha accolti nella comunità di Wisma Conforti e ci ha fatti sentire subito a casa. È un modo di accogliere che abbiamo ritrovato più volte durante il viaggio, e che avevamo già conosciuto in Thailandia e in Italia: potremmo chiamarla una vera e propria “accoglienza saveriana”. I padri che abbiamo incontrato, pur venendo da Paesi e culture diverse, avevano tutti la stessa capacità di farci sentire parte della comunità fin dal primo istante.

La missione comincia anche così: aprendo la porta e lasciando che l’altro si senta, fin dal primo momento, a casa.

Chi ha ricevuto, oggi restituisce

A Jakarta abbiamo trascorso una giornata con le Suore della Carità, che gestiscono un centro di distribuzione del cibo e una scuola per i bambini del quartiere. Tra i volontari c’era una giovane ragazza musulmana che ci ha colpiti in modo particolare. Da bambina aveva frequentato proprio quella scuola e la sua famiglia riceveva il cibo distribuito dalle suore. Oggi studia inglese all’università ed è tornata come volontaria: insegna ai bambini e mette a disposizione quello che ha imparato.

È stato bello vedere chi un tempo riceveva aiuto scegliere ora di restituirlo. E ancora più significativo è stato scoprire come, in un contesto a maggioranza musulmana, cattolici e musulmani lavorino fianco a fianco. Abbiamo visto un legame nascere da qualcosa di molto semplice e universale: il desiderio di prendersi cura degli altri.

Una Messa che si canta

Il giorno seguente abbiamo visitato la parrocchia di Santa Maria di Toasebio e la casa di formazione di Bintaro, dove abbiamo conosciuto da vicino molti padri saveriani, uniti da un forte senso di fraternità e di condivisione. Nella chiesa di San Matteo, a Bintaro, abbiamo partecipato alla nostra prima Messa domenicale in lingua indonesiana, celebrata da padre Ronny e concelebrata da padre Washington.

Ci ha colpito il coinvolgimento della comunità: i canti accompagnavano tutta la celebrazione e la partecipazione dei fedeli rendeva la Messa un momento davvero condiviso. Alla fine siamo stati circondati da saluti e sorrisi, un modo spontaneo per farci sentire parte di quella comunità, anche solo per un giorno.

Mentawai: è la natura a dettare i tempi

Dopo qualche giorno a Jakarta ci siamo spostati a Padang, sull’isola di Sumatra. Nella casa saveriana della parrocchia di San Francesco Saverio ci hanno accolti Yudis, Cypri, Falman e tutti i padri presenti, con la stessa cordialità che ormai avevamo imparato a riconoscere.

Da lì ci siamo imbarcati sul Mentawai Fast, il traghetto che ci ha portati a Muara Siberut, nelle isole Mentawai. Ad attenderci c’era padre Dominggus, che ci ha conquistati subito con la sua grande positività.

Alle Mentawai abbiamo cominciato a vivere davvero un ritmo e un modo di intendere il tempo molto diversi dai nostri. Il tempo sembra scorrere più lentamente, senza la fretta in cui siamo abituati a vivere, e si impara presto che non tutto si può programmare o controllare. È la natura a dettare tempi e modi, e alle persone non resta che adattarsi, lasciando andare il bisogno di avere tutto sotto controllo.

Forse è stato questo uno degli aspetti più belli dell’esperienza: cambiare prospettiva e accettare che non tutto dipende da noi.

Ricevere più di quanto si dà

A Muara Siberut abbiamo alloggiato nella parrocchia della Vergine Maria Assunta, nella casa gestita da suor Mei e suor Elisabeth dell’ALI, che si occupano anche dei dormitori vicini, dove vivono i ragazzi e le ragazze che frequentano la scuola cattolica del paese. Ci siamo presentati in tutte le classi e bambini e ragazzi ci hanno accolti con un entusiasmo contagioso. Ancora una volta abbiamo avuto la sensazione di ricevere molto più di quanto potessimo dare: la loro spontaneità, la voglia di vivere e l’energia con cui ci hanno accolti sono un ricordo prezioso, che ci ricorda quanto si possa imparare da un semplice incontro.

Abbiamo visitato anche diversi villaggi, dove abbiamo incontrato persone genuine, capaci di accoglierci con una semplicità disarmante. Più entravamo in contatto con la realtà locale, più cresceva in noi la gratitudine per ciò che stavamo vivendo. Parlando con padre Dominggus abbiamo capito che vivere la missione non significa necessariamente cercare di risolvere ogni situazione, ma prima di tutto esserci e ascoltare.

Ci hanno colpito i sorrisi di chi incontravamo e la facilità con cui ci aprivano le porte di casa, anche se per loro eravamo due perfetti sconosciuti. Ci siamo sentiti accolti attraverso gesti semplici, come sederci tutti insieme a tavola e condividere il cibo preparato con cura per noi. Sono stati proprio questi momenti quotidiani a farci sentire parte di una comunità, anche se solo per poco.

Flores: a casa di Johnny

Dalle Mentawai siamo volati a Flores e da lì ci siamo spostati a Manggarai Pacar, dove ci ha accolti la famiglia di padre Johnny, il sacerdote che ci aveva sposati in Italia. Grazie a loro abbiamo potuto vivere da vicino la vita quotidiana di un villaggio. Anche qui la gentilezza è stata disarmante: ci hanno fatti sentire a casa, parte della famiglia.

Cosa ci portiamo a casa

Il nostro soggiorno è stato breve, ma la missione ci ha dato tanto. Porteremo sempre nel cuore i sorrisi, l’accoglienza, l’umiltà, la semplicità e la gentilezza delle persone che abbiamo incontrato. Abbiamo imparato a guardare i bisogni con occhi diversi, ad accettare tempi che non sono i nostri, a lasciar andare il bisogno di controllare tutto e, soprattutto, a riconoscere quanto sia prezioso un incontro semplice.

Come dopo ogni missione, proveremo a cambiare qualcosa anche nella nostra vita in Italia: magari ragionando un po’ meno con la testa e un po’ di più con il cuore.

Grazie

Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa esperienza: Putra, che dall’Italia ha coordinato tutta la missione; padre Washington, padre Dominggus, Yudis, Cypri, Salvador e tutti i padri che abbiamo incontrato lungo il cammino. Grazie a padre Johnny e a tutta la sua famiglia per averci aperto la loro casa. E soprattutto grazie a tutte le persone che abbiamo incontrato: sono stati i loro sorrisi, la loro accoglienza e la loro semplicità a rendere questa esperienza indimenticabile.

A Honeymoon in Mission: Elisa and Carlo in Indonesia with the Xaverians

A Different Kind of Departure

We got married on 5 September and, just a few days later, left for Indonesia, full of curiosity and excitement. Last year we had already lived a mission experience in Thailand, which is why we wanted to spend part of our honeymoon in mission. We knew that the emotions, thoughts and questions such an experience stirs up would be a chance for us to grow: a gift to carry with us as we begin our life together.

Jakarta and “Xaverian Hospitality”

Our first encounter with Indonesia was Jakarta, but above all the people we met there. Fr Washington welcomed us into the Wisma Conforti community and made us feel at home straight away. It is a way of welcoming that we found again and again during the trip, and one we had already experienced in Thailand and in Italy: we could call it true “Xaverian hospitality”. The fathers we met, though they came from different countries and cultures, all shared the same ability to make us feel part of the community from the very first moment.

Mission begins this way too: by opening the door and letting others feel at home from the very first moment.

Those Who Received Now Give Back

In Jakarta we spent a day with the Sisters of Charity, who run a food distribution centre and a school for the children of the neighbourhood. Among the volunteers was a young Muslim woman who struck us in a particular way. As a child she had attended that very school, and her family had received food from the sisters. Today she studies English at university and has come back as a volunteer: she teaches the children and shares what she has learned.

It was beautiful to see someone who once received help now choosing to give it back. Even more meaningful was discovering how, in a Muslim-majority setting, Catholics and Muslims work side by side. We saw a bond grow out of something very simple and universal: the desire to care for others.

A Mass That Sings

The next day we visited the parish of St Mary of Toasebio and the formation house in Bintaro, where we got to know many Xaverian fathers, united by a strong sense of fraternity and sharing. In the church of St Matthew in Bintaro, we attended our first Sunday Mass in Indonesian, celebrated by Fr Ronny and concelebrated by Fr Washington.

We were struck by how involved the community was: singing accompanied the whole celebration, and the participation of the faithful made the Mass a truly shared moment. At the end we were surrounded by greetings and smiles, a spontaneous way of making us part of that community, even if only for a day.

Mentawai: Nature Sets the Pace

After a few days in Jakarta we moved on to Padang, on the island of Sumatra. At the Xaverian house of the parish of St Francis Xavier we were welcomed by Yudis, Cypri, Falman and all the fathers there, with the same warmth we had by now learned to recognise.

From there we boarded the Mentawai Fast, the ferry that took us to Muara Siberut, in the Mentawai Islands. Waiting for us was Fr Dominggus, who won us over at once with his great positivity.

In the Mentawai Islands we really began to live a rhythm and a way of understanding time very different from our own. Time seems to flow more slowly, without the rush we are used to, and you quickly learn that not everything can be planned or controlled. Nature sets the times and the ways, and people can only adapt, letting go of the need to keep everything under control.

Perhaps this was one of the most beautiful aspects of the experience: changing perspective and accepting that not everything depends on us.

Receiving More Than We Gave

In Muara Siberut we stayed at the parish of the Assumption of the Virgin Mary, in the house run by Sr Mei and Sr Elisabeth of the ALI, who also look after the nearby dormitories where the boys and girls attending the local Catholic school live. We introduced ourselves to every class, and the children and young people welcomed us with contagious enthusiasm. Once again we had the feeling of receiving far more than we could give: their spontaneity, their zest for life and the energy with which they welcomed us are a precious memory, reminding us how much can be learned from a simple encounter.

We also visited several villages, where we met genuine people who welcomed us with disarming simplicity. The more we came into contact with local life, the more our gratitude for what we were living grew. Talking with Fr Dominggus, we came to understand that living mission does not necessarily mean trying to fix every situation, but first of all being present and listening.

We were struck by the smiles of the people we met and how readily they opened the doors of their homes to us, even though we were complete strangers to them. We felt welcomed through simple gestures, like sitting down together at the table and sharing food lovingly prepared for us. It was precisely these everyday moments that made us feel part of a community, even if only for a short time.

Flores: At Johnny’s Home

From the Mentawai Islands we flew to Flores and then travelled on to Manggarai Pacar, where we were welcomed by the family of Fr Johnny, the priest who had married us in Italy. Thanks to them we were able to experience village life up close. Here too the kindness was disarming: they made us feel at home, part of the family.

What We Bring Home

Our stay was short, but the mission gave us so much. We will always carry in our hearts the smiles, the hospitality, the humility, the simplicity and the kindness of the people we met. We learned to look at needs with different eyes, to accept rhythms that are not our own, to let go of the need to control everything and, above all, to recognise how precious a simple encounter can be.

As after every mission, we will try to change something in our life in Italy too: perhaps thinking a little less with our heads and a little more with our hearts.

Thank You

We want to thank everyone who made this experience possible: Putra, who coordinated the whole mission from Italy; Fr Washington, Fr Dominggus, Yudis, Cypri, Salvador and all the fathers we met along the way. Thank you to Fr Johnny and his whole family for opening their home to us. And above all, thank you to all the people we met: it was their smiles, their welcome and their simplicity that made this experience unforgettable.

Un voyage de noces en mission : Elisa et Carlo en Indonésie avec les Xavériens

Mariés le 5 septembre, quelques jours plus tard ils s’envolaient déjà pour l’Indonésie. De Jakarta aux îles Mentawai jusqu’à Flores, le récit d’une lune de miel vécue aux côtés des missionnaires xavériens, entre accueil, dialogue et un temps qui ne se laisse pas programmer.

Un départ pas comme les autres

Nous nous sommes mariés le 5 septembre et, quelques jours plus tard, nous sommes partis pour l’Indonésie, pleins de curiosité et d’émotion. L’an dernier, nous avions déjà vécu une expérience missionnaire en Thaïlande ; c’est pourquoi nous avons souhaité passer une partie de notre voyage de noces en mission. Nous savions que les émotions, les pensées et les questions que suscite une telle expérience seraient pour nous une occasion de grandir : un don à emporter avec nous au début de notre vie à deux.

Jakarta et « l’accueil xavérien »

Notre première rencontre avec l’Indonésie a été Jakarta, mais surtout les personnes que nous y avons connues. Le père Washington nous a accueillis dans la communauté de Wisma Conforti et nous a tout de suite fait sentir chez nous. C’est une manière d’accueillir que nous avons retrouvée à plusieurs reprises pendant le voyage, et que nous avions déjà connue en Thaïlande et en Italie : on pourrait l’appeler un véritable « accueil xavérien ». Les pères que nous avons rencontrés, bien que venant de pays et de cultures différents, avaient tous cette même capacité à nous faire sentir membres de la communauté dès le premier instant.

La mission commence aussi ainsi : en ouvrant sa porte et en laissant l’autre se sentir chez lui, dès le premier instant.

Recevoir, puis donner à son tour

À Jakarta, nous avons passé une journée avec les Sœurs de la Charité, qui gèrent un centre de distribution alimentaire et une école pour les enfants du quartier. Parmi les bénévoles se trouvait une jeune femme musulmane qui nous a particulièrement touchés. Enfant, elle avait fréquenté cette même école, et sa famille recevait la nourriture distribuée par les sœurs. Aujourd’hui, elle étudie l’anglais à l’université et elle est revenue comme bénévole : elle enseigne aux enfants et met à leur service ce qu’elle a appris.

C’était beau de voir celle qui, autrefois, recevait de l’aide choisir aujourd’hui de la rendre. Plus significatif encore a été de découvrir comment, dans un contexte majoritairement musulman, catholiques et musulmans travaillent côte à côte. Nous avons vu un lien naître de quelque chose de très simple et d’universel : le désir de prendre soin des autres.

Une messe qui chante

Le lendemain, nous avons visité la paroisse Sainte-Marie de Toasebio et la maison de formation de Bintaro, où nous avons rencontré de près de nombreux pères xavériens, unis par un fort sens de la fraternité et du partage. Dans l’église Saint-Matthieu, à Bintaro, nous avons participé à notre première messe dominicale en indonésien, célébrée par le père Ronny et concélébrée par le père Washington.

Nous avons été frappés par l’implication de la communauté : les chants accompagnaient toute la célébration et la participation des fidèles faisait de la messe un moment vraiment partagé. À la fin, nous avons été entourés de salutations et de sourires, une manière spontanée de nous faire sentir membres de cette communauté, ne serait-ce que pour un jour.

Mentawai : c’est la nature qui donne le rythme

Après quelques jours à Jakarta, nous sommes partis pour Padang, sur l’île de Sumatra. Dans la maison xavérienne de la paroisse Saint-François-Xavier, nous avons été accueillis par Yudis, Cypri, Falman et tous les pères présents, avec la même cordialité que nous avions désormais appris à reconnaître.

De là, nous avons embarqué sur le Mentawai Fast, le ferry qui nous a conduits à Muara Siberut, dans les îles Mentawai. Le père Dominggus nous y attendait ; il nous a conquis immédiatement par sa grande positivité.

Aux Mentawai, nous avons commencé à vivre vraiment un rythme et une conception du temps très différents des nôtres. Le temps semble s’écouler plus lentement, sans la hâte à laquelle nous sommes habitués, et l’on apprend vite que tout ne peut pas être programmé ou contrôlé. C’est la nature qui fixe les temps et les manières, et il ne reste aux gens qu’à s’adapter, en renonçant au besoin de tout maîtriser.

C’est peut-être l’un des plus beaux aspects de cette expérience : changer de regard et accepter que tout ne dépend pas de nous.

Recevoir plus que l’on ne donne

À Muara Siberut, nous avons logé à la paroisse de l’Assomption de la Vierge Marie, dans la maison tenue par sœur Mei et sœur Elisabeth de l’ALI, qui s’occupent aussi des dortoirs voisins, où vivent les garçons et les filles qui fréquentent l’école catholique du village. Nous nous sommes présentés dans toutes les classes, et enfants et jeunes nous ont accueillis avec un enthousiasme contagieux. Une fois de plus, nous avons eu le sentiment de recevoir bien plus que ce que nous pouvions donner : leur spontanéité, leur joie de vivre et l’énergie de leur accueil sont un souvenir précieux, qui nous rappelle tout ce qu’une simple rencontre peut nous apprendre.

Nous avons aussi visité plusieurs villages, où nous avons rencontré des personnes authentiques, capables de nous accueillir avec une simplicité désarmante. Plus nous entrions en contact avec la réalité locale, plus grandissait en nous la gratitude pour ce que nous vivions. En parlant avec le père Dominggus, nous avons compris que vivre la mission ne signifie pas forcément chercher à résoudre chaque situation, mais avant tout être présent et écouter.

Nous avons été touchés par les sourires des personnes rencontrées et par la facilité avec laquelle elles nous ouvraient leur maison, alors que nous étions pour elles de parfaits inconnus. Nous nous sommes sentis accueillis à travers des gestes simples, comme nous asseoir tous ensemble à table et partager un repas préparé avec soin pour nous. Ce sont justement ces moments du quotidien qui nous ont fait sentir membres d’une communauté, même pour peu de temps.

Flores : chez Johnny

Des Mentawai, nous avons pris l’avion pour Flores, puis nous avons rejoint Manggarai Pacar, où nous avons été accueillis par la famille du père Johnny, le prêtre qui nous avait mariés en Italie. Grâce à eux, nous avons pu vivre de près le quotidien d’un village. Là aussi, la gentillesse a été désarmante : ils nous ont fait sentir chez nous, membres de la famille.

Ce que nous rapportons chez nous

Notre séjour a été court, mais la mission nous a beaucoup donné. Nous garderons toujours dans notre cœur les sourires, l’accueil, l’humilité, la simplicité et la gentillesse des personnes que nous avons rencontrées. Nous avons appris à regarder les besoins avec d’autres yeux, à accepter des rythmes qui ne sont pas les nôtres, à renoncer au besoin de tout contrôler et, surtout, à reconnaître combien une simple rencontre peut être précieuse.

Comme après chaque mission, nous essaierons de changer quelque chose dans notre vie en Italie aussi : peut-être en raisonnant un peu moins avec la tête et un peu plus avec le cœur.

Merci

Nous voulons remercier tous ceux qui ont rendu cette expérience possible : Putra, qui a coordonné toute la mission depuis l’Italie ; le père Washington, le père Dominggus, Yudis, Cypri, Salvador et tous les pères rencontrés en chemin. Merci au père Johnny et à toute sa famille de nous avoir ouvert leur maison. Et surtout, merci à toutes les personnes que nous avons rencontrées : ce sont leurs sourires, leur accueil et leur simplicité qui ont rendu cette expérience inoubliable.

Luna de miel en misión: Elisa y Carlo en Indonesia con los javerianos

Se casaron el 5 de septiembre y pocos días después ya volaban hacia Indonesia. De Yakarta a las islas Mentawai y hasta Flores, el relato de una luna de miel vivida junto a los misioneros javerianos, entre acogida, diálogo y un tiempo que no se deja programar.

Una partida diferente

Nos casamos el 5 de septiembre y, pocos días después, partimos hacia Indonesia, llenos de curiosidad y emoción. El año pasado ya habíamos vivido una experiencia misionera en Tailandia, y por eso quisimos pasar en misión una parte de nuestro viaje de bodas. Sabíamos que las emociones, los pensamientos y las preguntas que despierta una experiencia así serían para nosotros una ocasión de crecimiento: un regalo para llevar con nosotros al comienzo de nuestra vida juntos.

Yakarta y la «acogida javeriana»

Nuestro primer encuentro con Indonesia fue Yakarta, pero sobre todo las personas que conocimos allí. El padre Washington nos recibió en la comunidad de Wisma Conforti y nos hizo sentir en casa desde el primer momento. Es una forma de acoger que encontramos una y otra vez durante el viaje, y que ya habíamos conocido en Tailandia y en Italia: podríamos llamarla una verdadera «acogida javeriana». Los padres que conocimos, aunque venían de países y culturas distintos, tenían todos la misma capacidad de hacernos sentir parte de la comunidad desde el primer instante.

La misión empieza también así: abriendo la puerta y dejando que el otro se sienta en casa desde el primer momento.

Quien recibió, hoy devuelve

En Yakarta pasamos un día con las Hermanas de la Caridad, que gestionan un centro de distribución de alimentos y una escuela para los niños del barrio. Entre los voluntarios había una joven musulmana que nos impresionó especialmente. De niña había ido a esa misma escuela y su familia recibía los alimentos que repartían las hermanas. Hoy estudia inglés en la universidad y ha vuelto como voluntaria: enseña a los niños y pone a su servicio lo que ha aprendido.

Fue hermoso ver a quien antes recibía ayuda elegir ahora devolverla. Y aún más significativo fue descubrir cómo, en un contexto de mayoría musulmana, católicos y musulmanes trabajan codo con codo. Vimos nacer un vínculo de algo muy sencillo y universal: el deseo de cuidar de los demás.

Una misa que se canta

Al día siguiente visitamos la parroquia de Santa María de Toasebio y la casa de formación de Bintaro, donde conocimos de cerca a muchos padres javerianos, unidos por un fuerte sentido de fraternidad y de compartir. En la iglesia de San Mateo, en Bintaro, participamos en nuestra primera misa dominical en indonesio, celebrada por el padre Ronny y concelebrada por el padre Washington.

Nos impresionó la implicación de la comunidad: los cantos acompañaban toda la celebración y la participación de los fieles hacía de la misa un momento verdaderamente compartido. Al final nos rodearon saludos y sonrisas, una manera espontánea de hacernos sentir parte de aquella comunidad, aunque solo fuera por un día.

Mentawai: la naturaleza marca el ritmo

Después de unos días en Yakarta nos trasladamos a Padang, en la isla de Sumatra. En la casa javeriana de la parroquia de San Francisco Javier nos recibieron Yudis, Cypri, Falman y todos los padres presentes, con la misma cordialidad que ya habíamos aprendido a reconocer.

Desde allí embarcamos en el Mentawai Fast, el ferry que nos llevó a Muara Siberut, en las islas Mentawai. Nos esperaba el padre Dominggus, que nos conquistó enseguida con su gran positividad.

En las Mentawai empezamos a vivir de verdad un ritmo y una manera de entender el tiempo muy distintos de los nuestros. El tiempo parece correr más despacio, sin la prisa a la que estamos acostumbrados, y pronto se aprende que no todo se puede programar ni controlar. Es la naturaleza la que marca los tiempos y los modos, y a las personas no les queda más que adaptarse, soltando la necesidad de tenerlo todo bajo control.

Quizá fue este uno de los aspectos más bonitos de la experiencia: cambiar de perspectiva y aceptar que no todo depende de nosotros.

Recibir más de lo que se da

En Muara Siberut nos alojamos en la parroquia de la Asunción de la Virgen María, en la casa que dirigen sor Mei y sor Elisabeth, del ALI, que también se ocupan de los dormitorios cercanos, donde viven los chicos y chicas que asisten a la escuela católica del pueblo. Nos presentamos en todas las clases, y niños y jóvenes nos recibieron con un entusiasmo contagioso. Una vez más tuvimos la sensación de recibir mucho más de lo que podíamos dar: su espontaneidad, sus ganas de vivir y la energía con la que nos acogieron son un recuerdo precioso, que nos recuerda cuánto se puede aprender de un simple encuentro.

También visitamos varios pueblos, donde conocimos a personas auténticas, capaces de acogernos con una sencillez desarmante. Cuanto más entrábamos en contacto con la realidad local, más crecía en nosotros la gratitud por lo que estábamos viviendo. Hablando con el padre Dominggus entendimos que vivir la misión no significa necesariamente intentar resolver cada situación, sino ante todo estar presentes y escuchar.

Nos impresionaron las sonrisas de quienes encontrábamos y la naturalidad con la que nos abrían las puertas de su casa, aunque para ellos fuéramos dos perfectos desconocidos. Nos sentimos acogidos a través de gestos sencillos, como sentarnos todos juntos a la mesa y compartir la comida preparada con cariño para nosotros. Fueron precisamente estos momentos cotidianos los que nos hicieron sentir parte de una comunidad, aunque fuera por poco tiempo.

Flores: en casa de Johnny

Desde las Mentawai volamos a Flores y de allí nos trasladamos a Manggarai Pacar, donde nos recibió la familia del padre Johnny, el sacerdote que nos había casado en Italia. Gracias a ellos pudimos vivir de cerca la vida cotidiana de un pueblo. También aquí la amabilidad fue desarmante: nos hicieron sentir en casa, parte de la familia.

Lo que nos llevamos a casa

Nuestra estancia fue breve, pero la misión nos dio muchísimo. Llevaremos siempre en el corazón las sonrisas, la acogida, la humildad, la sencillez y la amabilidad de las personas que conocimos. Aprendimos a mirar las necesidades con otros ojos, a aceptar ritmos que no son los nuestros, a soltar la necesidad de controlarlo todo y, sobre todo, a reconocer lo valioso que es un encuentro sencillo.

Como después de cada misión, intentaremos cambiar algo también en nuestra vida en Italia: quizá razonando un poco menos con la cabeza y un poco más con el corazón.

Gracias

Queremos dar las gracias a todos los que hicieron posible esta experiencia: a Putra, que coordinó toda la misión desde Italia; al padre Washington, al padre Dominggus, a Yudis, Cypri, Salvador y a todos los padres que encontramos en el camino. Gracias al padre Johnny y a toda su familia por abrirnos su casa. Y, sobre todo, gracias a todas las personas que conocimos: fueron sus sonrisas, su acogida y su sencillez las que hicieron inolvidable esta experiencia.

Lua de mel em missão: Elisa e Carlo na Indonésia com os xaverianos

Casaram-se em 5 de setembro e, poucos dias depois, já estavam voando para a Indonésia. De Jacarta às ilhas Mentawai até Flores, o relato de uma lua de mel vivida ao lado dos missionários xaverianos, entre acolhida, diálogo e um tempo que não se deixa programar.

Uma partida diferente

Nós nos casamos em 5 de setembro e, poucos dias depois, partimos para a Indonésia, cheios de curiosidade e emoção. No ano passado já tínhamos vivido uma experiência missionária na Tailândia, e por isso quisemos passar parte da nossa lua de mel em missão. Sabíamos que as emoções, os pensamentos e as perguntas que uma experiência assim desperta seriam para nós uma oportunidade de crescimento: um presente para levar conosco no início da nossa vida a dois.

Jacarta e a “acolhida xaveriana”

Nosso primeiro encontro com a Indonésia foi Jacarta, mas sobretudo as pessoas que conhecemos ali. O padre Washington nos acolheu na comunidade de Wisma Conforti e logo nos fez sentir em casa. É um jeito de acolher que reencontramos muitas vezes durante a viagem, e que já tínhamos conhecido na Tailândia e na Itália: poderíamos chamá-lo de uma verdadeira “acolhida xaveriana”. Os padres que encontramos, embora viessem de países e culturas diferentes, tinham todos a mesma capacidade de nos fazer sentir parte da comunidade desde o primeiro instante.

A missão começa também assim: abrindo a porta e deixando que o outro se sinta em casa desde o primeiro momento.

Quem recebeu, hoje retribui

Em Jacarta passamos um dia com as Irmãs da Caridade, que administram um centro de distribuição de alimentos e uma escola para as crianças do bairro. Entre os voluntários havia uma jovem muçulmana que nos tocou de modo especial. Quando criança, ela tinha estudado naquela mesma escola, e sua família recebia os alimentos distribuídos pelas irmãs. Hoje ela estuda inglês na universidade e voltou como voluntária: ensina as crianças e coloca à disposição delas o que aprendeu.

Foi bonito ver quem um dia recebeu ajuda escolher agora retribuí-la. E foi ainda mais significativo descobrir como, num contexto de maioria muçulmana, católicos e muçulmanos trabalham lado a lado. Vimos nascer um laço a partir de algo muito simples e universal: o desejo de cuidar dos outros.

Uma missa cantada

No dia seguinte visitamos a paróquia de Santa Maria de Toasebio e a casa de formação de Bintaro, onde conhecemos de perto muitos padres xaverianos, unidos por um forte senso de fraternidade e partilha. Na igreja de São Mateus, em Bintaro, participamos da nossa primeira missa dominical em indonésio, celebrada pelo padre Ronny e concelebrada pelo padre Washington.

Ficamos impressionados com o envolvimento da comunidade: os cantos acompanhavam toda a celebração e a participação dos fiéis fazia da missa um momento verdadeiramente partilhado. No final, fomos cercados de cumprimentos e sorrisos, um jeito espontâneo de nos fazer sentir parte daquela comunidade, ainda que só por um dia.

Mentawai: é a natureza que dita o ritmo

Depois de alguns dias em Jacarta, seguimos para Padang, na ilha de Sumatra. Na casa xaveriana da paróquia de São Francisco Xavier fomos acolhidos por Yudis, Cypri, Falman e todos os padres presentes, com a mesma cordialidade que já tínhamos aprendido a reconhecer.

De lá embarcamos no Mentawai Fast, o ferry que nos levou a Muara Siberut, nas ilhas Mentawai. Quem nos esperava era o padre Dominggus, que nos conquistou logo com sua grande positividade.

Nas Mentawai começamos a viver de verdade um ritmo e um modo de entender o tempo muito diferentes dos nossos. O tempo parece correr mais devagar, sem a pressa a que estamos acostumados, e logo se aprende que nem tudo pode ser programado ou controlado. É a natureza que dita os tempos e os modos, e às pessoas só resta se adaptar, abrindo mão da necessidade de ter tudo sob controle.

Talvez tenha sido este um dos aspectos mais bonitos da experiência: mudar de perspectiva e aceitar que nem tudo depende de nós.

Receber mais do que se dá

Em Muara Siberut ficamos hospedados na paróquia da Assunção da Virgem Maria, na casa administrada pela irmã Mei e pela irmã Elisabeth, do ALI, que cuidam também dos dormitórios vizinhos, onde moram os meninos e as meninas que frequentam a escola católica da cidade. Nós nos apresentamos em todas as turmas, e crianças e jovens nos receberam com um entusiasmo contagiante. Mais uma vez tivemos a sensação de receber muito mais do que podíamos dar: a espontaneidade deles, a vontade de viver e a energia com que nos acolheram são uma lembrança preciosa, que nos recorda o quanto se pode aprender com um simples encontro.

Também visitamos várias aldeias, onde encontramos pessoas autênticas, capazes de nos acolher com uma simplicidade desarmante. Quanto mais entrávamos em contato com a realidade local, mais crescia em nós a gratidão pelo que estávamos vivendo. Conversando com o padre Dominggus, entendemos que viver a missão não significa necessariamente tentar resolver cada situação, mas antes de tudo estar presente e escutar.

Ficamos tocados pelos sorrisos de quem encontrávamos e pela naturalidade com que nos abriam as portas de casa, mesmo sendo nós, para eles, dois perfeitos desconhecidos. Nós nos sentimos acolhidos por gestos simples, como sentar todos juntos à mesa e partilhar a comida preparada com carinho para nós. Foram justamente esses momentos do dia a dia que nos fizeram sentir parte de uma comunidade, mesmo que por pouco tempo.

Flores: na casa de Johnny

Das Mentawai voamos para Flores e de lá seguimos para Manggarai Pacar, onde fomos acolhidos pela família do padre Johnny, o sacerdote que nos casou na Itália. Graças a eles pudemos viver de perto o cotidiano de uma aldeia. Também ali a gentileza foi desarmante: eles nos fizeram sentir em casa, parte da família.

O que levamos para casa

Nossa estadia foi curta, mas a missão nos deu muito. Levaremos sempre no coração os sorrisos, a acolhida, a humildade, a simplicidade e a gentileza das pessoas que encontramos. Aprendemos a olhar as necessidades com outros olhos, a aceitar ritmos que não são os nossos, a abrir mão da necessidade de controlar tudo e, sobretudo, a reconhecer o quanto pode ser precioso um encontro simples.

Como depois de cada missão, vamos tentar mudar alguma coisa também na nossa vida na Itália: talvez pensando um pouco menos com a cabeça e um pouco mais com o coração.

Obrigado

Queremos agradecer a todos que tornaram esta experiência possível: a Putra, que coordenou toda a missão a partir da Itália; ao padre Washington, ao padre Dominggus, a Yudis, Cypri, Salvador e a todos os padres que encontramos pelo caminho. Obrigado ao padre Johnny e a toda a sua família por nos abrirem a sua casa. E, sobretudo, obrigado a todas as pessoas que encontramos: foram os seus sorrisos, a sua acolhida e a sua simplicidade que tornaram esta experiência inesquecível.

Elisa Zucatto e Carlo Chiappin
27 Octubre 2026
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