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“VERSO DOVE VANNO I SAVERIANI IN ITALIA?” LA RIFLESSIONE DI UNA COMUNITÀ SAVERIANA

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“VERSO  DOVE  VANNO  I SAVERIANI  IN  ITALIA?” LA RIFLESSIONE DI UNA COMUNITÀ SAVERIANA

In seguito alla condivisione di p. Armando Coletto pubblicata sul sito della DG il 26 dicembre 2025, https://dg.saveriani.org/es/comunicazioni/scambi/item/verso-dove-vanno-i-saveriani-in-italia sono nate delle riflessioni a livello personale, https://dg.saveriani.org/es/comunicazioni/notizie/sxaverianews/item/about-the-article-where-are-the-saverians-going-in-italy opportunamente pubblicate in questo stesso sito. Ora, presentiamo la riflessione della comunità di Taranto, Italia: “ne abbiamo parlato in comunità più volte…” 

La situazione dei Saveriani che lavoriamo in Italia è certamente di preoccupazione, non penso di angoscia come… l’ultimo spenga la luce. L’età dei Padri che lavoriamo in Italia è molto alta e le persone giovani e pieni di salute sono a servizio degli anziani o dei servizi generali della congregazione.

Abbiamo costatato che non abbiamo più ordinazioni o professioni in Italia e abbiamo trovato tante cause: natalità quasi nulla, figli unici, secolarizzazione della società, futuro incerto…

Sono passati anni prima di prendere coscienza che anche l’Italia è zona di missione (si può vivere senza Dio, godendo delle cose di questo mondo e chiedendo i sacramenti alla Chiesa… che ce li da quando ne abbiamo bisogno), o meglio non si sente più la necessità della dimensione religiosa della vita, vivendo in una società del mordi e fuggi, del più forte, mi accontento di quello che posso prendere: il bene comune non esiste più.

La famiglia Saveriana in Italia non genera più figli… e allora cosa fa una coppia quando non può naturalmente avere figli?  Li adotta e dà tutto a loro, perché il figlio è colui che dà speranza, rinforza… revitalizza la vita di coppia.                                                          

La Congregazione grazie a Dio ha generato figli-fratelli in altre culture e questi nostri fratelli, inseriti con delicatezza e oculatezza nella famiglia Saveriana italiana danno maggiore speranza e slancio alle nostre comunità.  Se si ha paura del fallimento, quanti insuccessi o delusioni abbiamo avuto quando noi Saveriani italiani ci siamo inseriti in culture che non conoscevamo?

La Chiesa ormai è ovunque interculturale, mentre le nostre comunità italiane sono ancora troppo autoreferenziali e poco interculturali.                                                          

 Lo Spirito di Famiglia, grazie a Dio, lo sentiamo e lo viviamo ancora.  Facilmente lo spirito di obbedienza lo stiamo perdendo….

Il Cristocentrismo del Conforti (Io guardavo Lui e Lui guardava me e sembrava che mi dicesse tante cose…) lo dovremmo attualizzare sempre.  Come?  Gesù, il figlio di Dio si è incarnato…    A Mazara del Vallo (Sicilia) c’è stato il primo tentativo di comunità inserita in ambiente di migrazioni; a Piombino (Livorno) una comunità al servizio del Centro Missionario di Pisa e formava laici da inviare in missione… questo gruppetto non Saveriano (ma guardato con ammirazione e stima da tanti confratelli che andavano là per piccoli periodi) aveva una parrocchia; P. Luciano Mazzocchi con il dialogo interreligioso…Sono stati tentativi non continuati ma indicavano una esigenza….La famiglia carismatica Saveriana… un cantiere da abitare: esperienze concrete di fraternità aperte al territorio e al mondo. Coraggio. Caminando se abre camino! (P. Gianni Zampini)

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Padre Armando Coletto si domanda verso dove vanno i Saveriani in Italia, ma forse la domanda non è nel titolo ma nel secondo capoverso: “quale paura hanno i Saveriani in Italia? Sì, certamente in Italia stiamo vivendo un inverno vocazionale e la domanda è: perché? Le vocazioni nascono da una testimonianza di una vita passata o da una testimonianza di una vita presente?

La nostra presenza in Italia è per operare con la chiesa locale e aprirla alla missione, oppure per mantenere in vita strutture e pastorali agonizzanti stile anni ‘60/’70?

Credo che dovremmo operare in modo significativo nella Chiesa italiana e con la Chiesa italiana nel creare parrocchie missionarie significative; ora l’Italia è terra di missione. E noi come ci inseriamo in questo “areopago” missionario?  È un controsenso per noi, per il nostro carisma e per la nostra stessa vita spirituale essere creatori di comunità vive in altri continenti, mentre in Italia ci limitiamo ad essere dei semplici tappabuchi.

Il lavorare con i migranti, con i senza tetto, impegnati in gruppi di giustizia, pace e tanto altro, sono cose altamente meritevoli ma, purtroppo, suppletive. Il nostro carisma è di creare comunità vive dove tutte queste realtà convivono e si sviluppano armoniosamente.

Il nostro carisma missionario ora ci chiama a lasciare luoghi e presenze centenarie e iniziare a metterci in gioco verso nuove presenze in territori dove l’amalgama(colla) missionaria manca: creare comunità di comunità, creare chiesa.

Infine, agli apostoli il Signore ordina di non portare niente (né tunica né bisaccia) ma essere ospitati da coloro che ci accolgono, e lo stesso Conforti ai partenti gli dice di non portare alcuna arma se non il crocefisso. Quindi cominciamo a chiedere ai vescovi che siamo disponibili a entrare nelle loro diocesi per creare missione di comunione  e chiesa missionaria aperta al mondo; una famiglia di fratelli. (P. Giuseppe Vignato)

Alcuni giorni fa, p. Armando Coletto ci ha fatto riflettere sulla nostra missione pubblicando il suo scritto intitolato: “verso dove vanno i saveriani in Italia?”  La preoccupazione di P. Armando è legittima: io mi trovo qui in Italia da quasi 7 anni e vedo come tanti confratelli facciano ancora fatica a capire che anche l’Italia è terra di missione. Più di un confratello pensa che quando uno viene mandato in Italia vuol dire che non più fare niente altrove in missione e quindi torna per riposarsi.

Il nostro carisma ci spinge ad andare verso quelli che non hanno ancora conosciuto Cristo o che l’hanno abbandonato. Su questo punto di vista, l’Italia è terra di missione: oggi troviamo in Italia tanti uomini e donne che si dichiarano atei; altri che sono stati battezzati e vogliono sbattezzarsi, altri ancora che non vogliono sentire parlare di Cristo perché secondo loro, la fede cristiana ruba la libertà.

Per rendere la presenza Saveriana più significativa in Italia, dobbiamo avere dei progetti chiari, concreti e significativi sul territorio: c’è molto da fare anche qui. Dobbiamo aprire nuovi orizzonti sul territorio aiutando, per esempio, la chiesa locale ad andare avanti con la ricchezza del nostro carisma. Dobbiamo rendere le nostre case aperte ai confratelli che il Signore ci manda da altri continenti e non continuare a pensare che il carisma Saveriano sia un retaggio familiare che dobbiamo lasciare a chi vogliamo…

Oggi c’è molto da fare a livello missionario qui Italia, bisogna soltanto aprire il cuore allo spirito santo e capire quale conversione il Signore ci sta chiedendo per la nostra presenza qui. Bisogna capire che la missione è uno scambio: alcuni anni fa, gli italiani andavano in missione in altri paesi; oggi gli stessi italiani devono capire che è l’Italia che ha bisogno di missionari che vengono da altri paesi … (P. Jean Marie Ishara Nabahivi)

Missionari Saveriani di Taranto (Italia)
10 Avril 2026
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