Le religioni e il trans-umanesimo
Edizione cartacea de L’Osservatore Romano, Giovedì 29 settembre, 2022, p. 3
Gli scritti di Erasmo da Rotterdam, figura illustre dell’Umanesimo, e di Denis Diderot, personaggio fondamentale l’Illuminismo, sono la prova che è possibile per uomini che sono vissuti in periodi storici di transizione epocale essere coscienti dell’importanza del momento di cui furono protagonisti in prima persona. Riportato alla situazione attuale, questa consapevolezza riconduce alla pretesa crescente di molti pensatori contemporanei nel vedere nel notevole sviluppo tecnoscientifico in corso, una svolta inedita nella storia dell’umanità che porterà paradossalmente alla metamorfosi della specie homo sapiens in una nuova specie homo deus — così denominata dello storico Yuval Noah Harari — in un processo conosciuto genericamente con il termine di “trans-umanesimo” — la cui prima teorizzazione risale al biologo Julian Huxley (1897-1975).
La trasformazione antropologica radicale auspicata dai patrocinatori del trans-umanesimo che, sempre secondo i suoi sostenitori, libererebbe l’uomo dalle sue costrizioni di ordine biologico aprendogli la strada verso l’immortalità, non ha ovviamente lasciato le grandi religioni indifferenti, tanto che non si contano più gli interventi di guide religiose e di teologi su questa materia. In generale, le risposte religiose al transumanesimo sono state di diffidenza, poiché esso è considerato in opposizione irriconciliabile con una visione trascendentale dell’uomo.
Pochi teologi, però, si sono cimentati nell’esaminare più a fondo i fondamenti teologici delle varie religioni, con lo scopo di evidenziare, in forma più sistematica, quali fossero i presupposti teologici che le rendessero più o meno maldisposte verso la teoria trans-umanista. È quello, invece, che ha fatto il professor Tiziano Tosolini — missionario saveriano e già autore de L’uomo oltre l’uomo. Per una critica teologica a trans-umanesimo e post-umano (EdB, 2015) — nel suo ultimo libro A nostra immagine. Le religioni di fronte alle sfide nel Transumanesimo (Verona, Emi, 2022, pagine 92, euro 10), chiedendosi, appunto, quali fra le grandi religioni mondiali non cristiane fossero da un punto di vista teologico-filosofico, potenzialmente più permeabili o più impermeabili al trans-umanesimo. In altre parole, il già direttore del Centro studi asiatico di Osaka si è domandato se fosse possibile prevedere, a partire dai presupposti teologici di una data religione, la sua compatibilità o incompatibilità con il trans-umanesimo, soprattutto, in riferimento a presunte promesse in materia di immortalità e di miglioramento della qualità di vita. Nel suo libro, Tosolini, docente presso la Pontificia Università Gregoriana, ha dedicato concisi e piacevoli capitoli, rispettivamente al buddhismo, all’islam, al mormonismo, all’induismo, al taoismo, allo shintoismo e all’ebraismo, seguendo uno schema d’analisi sistematico così da permettere anche un lettore non specializzato di inquadrare con nitidezza i fondamenti teologici che rendono più o meno probabile la convergenza di una religione con l’ideologia transumanistica.
Nel caso, del mormonismo, per esempio, la fede nella chiamata di Dio all’uomo di tracciare un suo proprio cammino per completare la creazione, la disposizione positiva verso il progresso tecnico-scientifico e la ricerca della divinizzazione di ogni essere umano per mezzo dei suoi simili, propendono tutti a favore di un ravvicinamento con il modello trans-umanista. Più articolata, invece, è la posizione dell’induismo che, per confrontarsi con il transumanismo, deve fare i conti con il rapporto fra un assoluto metafisico che ingloba e permea tutto — il b ra h m a n — e il sé individuale — l’atman — che però è illusorio, in quanto prodotto di passioni e di illusioni dei singoli. Ancora più intrigante appare il buddhismo che si vede indirettamente ravvicinato al trans-umanesimo dalla sua preoccupazione dell’eliminazione di ogni forma di sofferenza e dal progressivo miglioramento della condizione umana.
Le conclusioni di Tosolini svelano chiaramente molti dei parametri teologici sui quali si fonda la possibilità di convergenza fra una religione e il transumanesimo; essi infatti sono, sebbene con molte distinzioni, di natura antropologica e soteriologica. Detto in termini cristiani, o l’uomo è immagine del divino e il suo futuro è una trasformazione verso una meta esterna a sé stesso, o l’uomo è nel suo essere e divenire fondamentalmente parte di un sistema auto-referenziale e, quindi, non ha bisogno di «confrontarsi con nessuno in quanto è da solo misura di tutte le cose del loro valore». Nel primo caso, la compatibilità con il trans-umanesimo è problematica, nel secondo, è ipotizzabile.
Anche chi non si trovasse in accordo con Tosolini sarebbe comunque obbligato a riconoscere l’originalità del suo uso del trans-umanesimo come strumento di indagine teologica indiretta. D’altronde, è impossibile negare che, almeno per quanto riguarda il cristianesimo, le posizioni avverse alla fede — si pensi allo gnosticismo — furono di essenziale importanza nella definizione della sua essenza — si pensi agli scritti di sant’Ireneo di Lione. Tanto più che, poco prima della sua morte, lo stesso Huxley scriveva che sarebbe stata sufficiente una riorganizzazione del pensiero religioso «from a God-centered to an evolutionary-centered pattern» per difendere il trans-umanesimo anche per i credenti. È da sperare che il cristianesimo raccolga la sfida e rifugga la tentazione di stigmatizzazione di questo nuova linea di pensiero, confrontandosi con essa in modo critico e rigoroso, ma anche senza arroganza e senza timore
P. Carlo Maria Polvani, già sottosegretario del Dicastero della Santa Sede per la Cultura e l'Educazione, con delega al "Cortile dei Gentili".
Liens et
Téléchargements
Accédez ici avec votre nom d'utilisateur et votre mot de passe pour afficher et télécharger les documents réservés.