SANTO STEFANO 2025
Non so a chi scrivere, ma scrivo. Iniziando l’anno 2026, inizia l’anno dei miei 90 anni. Sono un missionario Saveriano in Brasile, nato nell’agosto del 1936.
Non ho conosciuto i miei nonni paterni, morti durante la prima guerra mondiale.
Quando nacqui, l’Italia fascista, mi pare, stava invadendo e annettendo l’Etiopia. In Novembre si fanno patti di morte: Germania nazista, Italia fascista e Giappone, Ro.Ber.To (Roma, Berlino, Tokio).
1° settembre 1939. La Germania invade la Polonia, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale in Europa.
Avevo 3 anni, quando l‘Italia fascista invade e annette l’Albania. E ne avevo quattro quando l’Italia entra in guerra e dieci giorni dopo invade il sud della Francia.
E si apre un fronte anche in Grecia 28 ottobre 1940.
Dalla Grecia zio Gino ritorna ferito. Convinto che non sarà richiamato; invece un mattino del 42: le braccia incrociate sul tavolo, la testa abbandonata sulle braccia e in pianto, un pianto da far piangere anche il nipote di 6 anni. “Mamma lo zio piange”… “Lo hanno richiamato, è un alpino della Giulia”! È la scena che mi accompagna, anno dopo anno, nell’officina di fabbro, nelle case di formazione saveriane, nel mio impegno missionario in Brasile e in tutte le parti de mondo che la mia famiglia missionaria mi ha inviato. Sempre quel pianto. E le lacrime sono ritornate a scorrere nei miei occhi ormai vecchi quando ho sentito le parole Leone XIV:
“Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire”.
Nessuno oggi può avere dubbi: erano menzogne quelle di un certo Mussolini ed erano roboanti discorsi quelli che hanno mandato a morire lo Zio nelle nevi della Russia. Dice bene Papa Leone: “Costretto alle armi” e… piangente!”. Zio Gino, mandato a morire per l’insensatezza e la menzogna di discorsi roboanti.
E perché non dirlo ora, ai nostri politici, che fanno discorsi roboanti insensati e menzogneri. Forse, siamo ancora in tempo. Dovremo dirlo dopo una guerra con migliaia di morti?
Ma non sono finiti i ricordi che dopo 80 anni ancora mi perseguitano. La guerra non fa solo morti.
Ogni giorno aspettavo alla finestra papà Emilio rientrare in bici: “butta la pasta è arrivato”! Un giorno aspettai invano, era del 1910: era stato richiamato. Era là, fra Gela e Licata, il luglio del 43. Avevo sette anni!
Non morì, grazie al buon Dio. Fatto prigioniero degli inglesi aspettammo mesi e mesi senza sapere notizie.
Intanto da Bergamo assistevamo spaventati ai bombardamenti di Milano, poi Orio a pochi Km da casa, e… Dalmine, 6 luglio 1944.
Poi verranno Hiroshima e Nagasaki (agosto 45) e siamo alla pazzia totale.
Nonostante quel pianto che da più di ottant´’anni mi lacrima dentro, continuo a credere nella fraternità e rileggo pregando e ringraziando le parole del Papa all’angelus di oggi:
“Nelle condizioni di incertezza e di sofferenza del mondo attuale sembrerebbe impossibile la gioia. Chi oggi crede alla pace e ha scelto la via disarmata di Gesù e dei martiri è spesso ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici. Il cristiano però non ha nemici, ma fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende. Il Mistero del Natale ci porta questa gioia: una gioia motivata dalla tenacia di chi già vive la fraternità, di chi già riconosce attorno a sé, anche nei propri avversari, la dignità indelebile di figlie e figli di Dio. Per questo Stefano morì perdonando, come Gesù: per una forza più vera di quella delle armi. È una forza gratuita, già presente nel cuore di tutti, che si riattiva e si comunica in modo irresistibile quando qualcuno incomincia a guardare diversamente il suo prossimo, a offrirgli attenzione e riconoscimento. Sì, questo è rinascere, questo è venire nuovamente alla luce, questo è il nostro Natale!” (Angelus 26/ 12).
Pe. Alfiero Ceresoli s.x.
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