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2025: “L’ANNO CON IL PIÙ ALTO NUMERO DI CONFLITTI DAL 1946”

26 Giugno 2026

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Giovedì 11 giugno 2026 è stato presentato il  Global Trends Report 2026 dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Il 2026 segna anche il 75° anniversario della Convenzione sui rifugiati.

Il 2025 si attesta come l’anno con il più alto numero di conflitti dal 1946: 75 guerre attive. Eppure, è anche il primo anno, dopo un decennio, in cui diminuisce il numero delle persone costrette alla fuga, che pur rimanendo su livelli drammaticamente elevati, si attesta a 117,8 milioni, rispetto a 123 milioni dell’anno precedente. Cala del 3% il numero globale dei rifugiati (41,6 milioni) e quello degli sfollati interni, attestandosi a 68,6 milioni, con una diminuzione del 7% rispetto all’anno precedente.

Alla luce del crescente contesto di instabilità globale, i risultati del rapporto potrebbero sembrare un paradosso, ma i conti tornano se si guarda all’altro grande dato segnalato dall’Unhcr: quello dei ritorni nei Paesi di origine, aumentato del 49% rispetto al 2024, che segna il secondo picco più alto degli ultimi sessant’anni. Nel 2025, infatti, 14,7 milioni di persone hanno fatto ritorno nelle loro nazioni di provenienza, tra cui 4,4 milioni di rifugiati e 10,3 milioni di sfollati interni.

Solo lo scorso anno, 5,4 milioni di persone sono state costrette a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni cercando protezione in altri Paesi. Oltre il 70% dei rifugiati proviene da Afghanistan, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Venezuela. Mentre il Sudan resta la crisi più grave al mondo, con 9,1 milioni di sfollati interni, in Medio Oriente, l’altro grande scenario di guerra, si contano circa un milione di profughi in Libano e 3,2 milioni di persone temporaneamente sfollate in Iran.

A conflitti irrisolti se ne aggiungono di nuovi. Questo incide fortemente sull’aumento del numero di persone rifugiate o sfollate. Da una parte vi sono i ritorni volontari, che rappresentano la principale soluzione auspicata sia dall’Unhcr che dalle persone in fuga. Dall’altra, una quota significativa è costituita da rimpatri forzati, avvenuti in condizioni estremamente precarie e in contesti ancora instabili, soprattutto in Afghanistan, Sudan e Siria. In altri casi le persone sono state costrette a tornare in assenza di reali alternative, perché non hanno trovato nei Paesi ospitanti opportunità di integrazione e inclusione. Lo scorso anno quasi 46.000 persone apolidi hanno acquisito la cittadinanza in 24 nazioni. Secondo i dati del rapporto, in cima alla classifica dei Paesi ospitanti ci sono la Colombia con 2,8 milioni di rifugiati, la Germania (2,7 milioni) e la Turchia (2,4 milioni).

Altrettanto preoccupanti sono le condizioni di vita delle persone intrappolate in esilio. A essere costretto per lunghi periodi a vivere in “un limbo” lontano da casa è il 70% dei rifugiati, spesso sotto la soglia di povertà, mentre il 68% è ospitato da Paesi a basso e medio reddito.


English

2025: “THE YEAR WITH THE HIGHEST NUMBER OF CONFLICTS SINCE 1946”

The Global Trends Report 2026 by the United Nation High Commissioner for Refugees (UNHCR) was presented on Thursday, June 11th, 2026. This same year 2026 marks the 75th anniversary of the Convention on Refugees. 2025 stands as the year with the highest number of conflicts since 1946 –75 active wars. Yet, it is also the first year, in a decade, in which the number of people forced to flee has fallen –although this number remains at a dramatically high level, it stands at 117.8 million, compared with 123 million the previous year. The global number of refugees has fallen by 3% (to 41.6 million), whilst the number of internally displaced persons stands at 68.6 million, a 7% decrease compared with the previous year.

In light of growing instability, the results of the report’s findings may seem paradoxical, however the figures make sense when considering another significant statistic reported by UNHCR, namely the number of people returning to their countries of origin, which has risen by 49% compared with 2024 – the highest figure in the last sixty years. In fact, in 2025, 14.7 million people returned to their countries of origin, including 4.4 million refugees and 10.3 million of internally displaced.

Last year alone, 5.4 million people were forced to flee war, violence and persecution, seeking refuge in other countries. Over 70% of refugees come from Afghanistan, South Sudan, Sudan, Syria, Ukraine and Venezuela. Sudan remains the country with the world’s most serious crisis, with 9.1 million internally displaced people, while in the Middle East – the other major theatre of war – there are around one million refugees in Lebanon and 3.2 million temporarily displaced people in Iran.

New conflicts are piling up on top of the unresolved ones. This has a significant impact on the rising number of refugees and displaced persons. On the one hand, there are voluntary returns, which represent the primary solution sought by both the UNHCR and those fleeing. On the other hand, a significant proportion consists of forced returns, which have taken place under extremely precarious conditions and in contexts that remain unstable, particularly in Afghanistan, Sudan and Syria. In other cases, people have been forced to return home because they had no other realistic options after realising they could not integrate into their host countries. Last year, nearly 46,000 stateless people acquired citizenship in 24 countries. According to the report’s figures, the top three host countries are Colombia, with 2.8 million refugees, Germany with 2.7 million, and Turkey with 2.4 million.

Equally worrying are the living conditions of those forced into exile. Around 70% of refugees are forced to live in a sort of ‘limbo’ far from home for long periods, often below the poverty line, whilst 68% are taken in by low- and middle-income countries.