Fr. Giuseppe Spinaci
Cupramontana (Ancona), 14 aprile 1921
Parma, 29 agosto 2013
In Casa Madre, intorno alle 05.40 del 29.8.2013, si è spento Fr. Giuseppe Spinaci. Dal 2003 era a Parma in cura.
Aveva 92 anni compiuti, essendo nato a Cupramontana (Ancona) il 14 aprile 1921.
Fr. Giuseppe entrò all'Istituto a Poggio S. Marcello nel febbraio 1947.
“Il giovane - scriveva il suo arciprete - ha decisa volontà di abbracciare lo stato ecclesiastico-religioso e dedicarsi all’apostolato missionario ... tutto fa sperare nella buona riuscita e che veramente il Signore lo chiama” (27.11.47). Ma era anche un giovane più esperto – e lui ne era consapevole - di lavori agricoli che di studi e, forse, con una salute non brillante. Difatti non mancarono sul suo cammino momenti di incertezza e di timore, superati perché ben attrezzato spiritualmente, come indicano le valutazioni dei suoi formatori: “Esecutore alla lettera di ciò che gli si dice. Anima semplice, aperto e di buon spirito di pietà” (Presentazione al Noviziato, 30.7.48).
“Silenzioso, modesto, umile e sereno. Lavora con molta calma, ma con costanza e diligenza. È veramente la sua la calma di chi va piano e va lontano”. (Ammissione alla Prima professione, emessa il 12 settembre 1949 a S. Pietro in Vincoli alla fine dell’anno di Noviziato).
“Buono assai e ama molto la chiesa e la preghiera... umile, ubbidiente, rispettoso” (Presentazione alla Professione Perpetua, fatta a Macomer il 12.9.55. a sei anni dalla Prima e dopo aver fatto parte di diverse comunità –Parma, Ancona, Macomer e Piacenza).
La Professione Perpetua per il Fratello Saveriano costituiva di fatto il punto d'arrivo nell’iter formativo che lo aveva preparato alla vita saveriana. Era quindi il momento di destinazione ad una comunità nella quale collaborare responsabilmente per le finalità indicate dai Superiori.
Fr. Giuseppe fu destinato all’Italia dove prestò i suoi servizi fino al 2003. Lavorò a Macomer (55-59), Parma (59-61), Roma (61-65), Ancona (65-83), Pegli (83-03). Sempre impegnato nei lavori di casa: giardiniere, ortolano, questuante, sagrestano, cuoco, aiuto ai poveri.
Servizi resi con dichiarato spirito missionario per collaborare così all’opera missionaria. Scriveva il 25.4.1972: “Per scritto e a voce ho chiesto più volte di andare in missione. Mi è stato risposto che si sarebbe tenuto conto. Ho continuato a fare il mio dovere perchè anche così potevo contribuire all’opera missionaria. Ora mi trovo oltre i cinquant’anni. Nell’anima mia rimane lo stesso desiderio e disponibilità. Ora né insisto né mi rifiuto. Farò come i Superiori disporranno”.
Due anni più tardi (6.5.74) commentava così il permesso di andare in Congo per una visita alla sorella Missionaria di Maria: “Questo per me è un bel regalo che la Congregazione mi fa. Forse dopo mi rimarrà tanto nel ricordo che avrò forse l’impressione di essere stato quasi sempre in missione, perché ho sempre lavorato ma più ancora pregato con questa intenzione” (6.5.74).
Di Fr. Giuseppe, infine, non si possono dimenticare i frequenti malanni fisici, la intensa vita di preghiera e l’abituale atteggiamento di riconoscenza nei confronti di qualsiasi. “La mia salute non è che sia, come si dice, proprio fiorente, meglio va, mi sembra, lo spirito che fa da traino per la parte più debole” (24.8.2000). “Finora nella preghiera ritrovando Dio, ritrovo anche me stesso” (17.4.75).“La preghiera è un bel conforto e spinta specie quando in questo cammino il passo si fa più debole e affannoso per gli anni” (16.4.01).
“... Oh, si, debbo proprio ringraziare il Signore per la grazia della vocazione. Il Signore ci ha scelto in due dalla mia famiglia, io e mia sorella Teresa, entrata tra le prime Saveriane nell'anno in cui io facevo la professione religiosa, e ora già in Cielo.
Io ho lavorato modestamente in questa nostra Congregazione, ma l'ho amata con tutto il cuore e ho accettato anche le mie infermità come un disegno della divina Provvidenza che voleva unirmi in questo modo alle sofferenze di Gesù, per portare il mio piccolo contributo alla dilatazione del Regno di Dio e alla salvezza delle anime” (24.8.09).
Riposi in pace.
Br. Giuseppe Spinaci
Cupramontana (Ancona), 14 aprile 1921
Parma, 29 agosto 2013
Br. Giuseppe Spinaci died in the Mother House on 29 August 2013. He had been in nursing care in Parma since 2003. Born in Cupramontana (Ancona, Italy), on 14 April 1921, he was 92 years old.
Br. Giuseppe joined the Institute at Poggio S. Marcello in February 1947. His priest wrote: “this young man has decided to embrace the ecclesiastical-religious state and dedicate himself to the missionary apostolate … everything seems to indicate that he will succeed and that the Lord is truly calling him” (27.11.47). Yet Giuseppe was well aware that he was more of an expert in farming than in study. Furthermore, he did not enjoy robust health. He experienced moments of uncertainty and fear, but he overcame them thanks to his solid spiritually, something that was highlighted by his formators:
“He carries out to the letter whatever he is told. He is an open and simple person, with a good spirit of piety” (Presentation to Novitiate, 30.7.48).“He is reserved, modest, humble and serene. He works with great calm, but with perseverance and diligence. He truly possesses the calm of one who moves slowly, but surely”. (Admission to First Profession, which he made on 12 September 1949 in S. Pietro in Vincoli).
“He is a good man and loves the Church and prayer … he is humble, obedient and respectful” (Presentation to Final Profession, which he made at Macomer on 12 September 1955, six years after his First Profession and after being a member of the Parma, Ancona, Macomer and Piacenza communities).
After his Final Profession, Br. Giuseppe was assigned to Italy where he worked until 2003. He served in Macomer (1955-59), Parma (1959-61), Rome (1961-65), Ancona (1965-83) and Pegli (1983-2003). He always worked in tasks connected with the house: gardener, looking for offerings, sacristan, cook, assistance to the poor.
He carried out all these tasks with an explicit missionary spirit as a way of collaborating with the Institute’s missionary work. On 25 April 1972, he wrote: “I have asked several times to be sent to the missions, both by letter and word of mouth. I have been told that my request would be kept in mind. I have continued to do my duty as my own way of contributing to the missionary work. I am now over fifty years old, but I still have the same desire and willingness. Now I no longer insist, nor do I refuse. I will do whatever my Superiors decide”.
Two years later (6.5.74), he thus commented on the permission to go the Congo to visit his sister, who was a Missionary of Mary: “This was a wonderful gift for me from the Congregation. Perhaps it will remain in my mind as an impression that I have always been in the missions because I have always worked and, even more, prayed with this intention I mind” (6.5.74).
Finally, we must mention his frequent health problems, his intense life of prayer and his habitual gratitude towards all people. “My health is not exactly great; my spirit is stronger and it pulls along the weakest part of me” (24.8.2000). “Prayer is a great comfort and motivation, especially when old age makes me falter” (16.4.01).
“…I am deeply grateful to the Lord for my vocation. The Lord chose two members of my family, myself and my sister, who was one of the first to join the Missionaries of Mary in the same year I made my religious profession; she is now in Heaven.
I have worked modestly in our Congregation, but I have loved it with all my heart and I have also accepted my poor health as part of God’s plan, who thus united me to the sufferings of Jesus, helping me to make my own small contribution to spreading God’s Kingdom and to the salvation of souls” (24.8.09).
May he rest in peace.
