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Affettività e vita consacrata: una psicoterapeuta guida i Saveriani verso la maturità del cuore

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CASA MADRE — Si è svolta oggi la terza giornata del convegno dedicato al “volto umano del saveriano”. Protagonista dell'intera mattinata è stata la psicoterapeuta Claudia Ciotti — ex direttrice dell'Ufficio Vocazioni della diocesi di Milano — che ha guidato i partecipanti in un percorso denso e coraggioso: capire cosa significa, davvero, essere affettivamente maturi nella vita religiosa.

Partire dalla realtà: cosa dicono i Saveriani di sé stessi

Ciotti ha aperto il suo intervento valorizzando i report che le circoscrizioni saveriane di tutto il mondo hanno prodotto come preparazione al convegno. Un materiale prezioso, ha sottolineato, perché rivela tanto un alto ideale di vita quanto una lucida capacità di leggere i propri limiti come occasioni di crescita.

Dallo spirito di famiglia — «fare del mondo una sola famiglia», carisma fondante dei Saveriani — all'umorismo quotidiano come segno di un'affettività riconciliata; dalla consapevolezza delle fragilità legate all'anzianità, alla malattia, alla solitudine, fino alla sfida dell'interculturalità: i missionari, ha detto la relatrice, mostrano una vita interiore ricca e consapevole. 

Con un'eccezione significativa: la sessualità. «Ne ho trovato pochissimo nei vostri scritti», ha osservato Ciotti con franchezza, «eppure è una dimensione essenziale per incarnare l'affettività».

Che cos'è l'affettività? Una bussola per orientarsi

La parte centrale dell'intervento ha offerto una mappa chiara e accessibile di una delle dimensioni più spesso fraintese della vita umana.

L'affettività, ha spiegato Ciotti, non è un lusso né un pericolo: è la capacità con cui percepiamo il mondo attraverso i sensi e reagiamo agli stimoli interni ed esterni. È onnipresente — anche in chi si crede "insensibile" — e precede la nostra stessa consapevolezza: il corpo interiorizza emozioni fin dalla vita intrauterina, molto prima che la mente possa nominarle.

«Prima di andare in missione, dobbiamo essere consapevoli di essere persone sensibili», ha detto la psicoterapeuta. «Essere a contatto con la propria sensibilità ci rende più disposti a cercare un senso nella vita.»

Cruciale la distinzione tra dimensione passiva e dimensione attiva dell'affettività. Le emozioni non si decidono: arrivano, ci colpiscono, ci sorprendono. Sta a noi, però, scegliere come rispondervi. L'esempio portato è stato quello dell'innamoramento: un'esperienza che nessuno pianifica, ma che può diventare un'occasione di approfondimento della propria vocazione se affrontata con onestà e discernimento, oppure un punto di rottura se ignorata o negata.

La vita consacrata non annulla il cuore: lo conforma

Uno dei passaggi più attesi ha riguardato il rapporto tra affettività e scelta religiosa. Ciotti ha rovesciato un pregiudizio diffuso: la consacrazione non sopprime la vita sensibile, la plasma.

«Anche la vita consacrata è vita», ha detto con semplicità. «Se deve essere vita, deve essere sensibile.» La buona notizia del Vangelo, ha aggiunto, dovrebbe inondare di gioia l'esistenza di chi ha scelto di seguire Gesù. E questa gioia non è astrazione: passa attraverso l'umanità concreta, con le sue fatiche, le sue ferite, la sua capacità di commuoversi.

La relatrice ha anche introdotto la prospettiva del celibato nei diversi stadi della vita, sottolineando come la scelta celibataria cambi profondamente di significato a seconda dell'età: da una sessualità da integrare nella giovinezza, alla generatività apostolica dei trent'anni, fino alla sfida dell'intimità — «chi mi vuole bene per quello che sono e non per quello che faccio?» — che si presenta con forza tra i 35 e i 55 anni, per approdare, oltre quella soglia, a una sapienza interiore maturata nel tempo.

Tre pilastri per una maturità affettiva sana

Nella terza parte, Ciotti ha tracciato una mappa pratica per lo sviluppo della maturità affettiva, articolata intorno ad alcuni nodi fondamentali.

  • Un buon rapporto con sé stessi: saper riconoscere e dare nome alle proprie emozioni, coltivare un'autostima realistica — «né troppo alta né troppo bassa, come la pressione sanguigna» —, e mantenere confini sani tra sé e gli altri, senza dipendere dalle conferme esterne né cercare di controllare chi ci sta accanto.
  • Relazioni sane: riconoscere l'altro come persona libera e non come un'estensione di sé. La psicoterapeuta ha introdotto la teoria dell'attaccamento elaborata da John Bowlby, distinguendo tra stile sicuro — chi sa stare bene sia da solo sia in relazione — e stili insicuri che possono portare all'evitamento dell'intimità, alla dipendenza affettiva o all'instabilità emotiva.
  • Disarmare l'aggressività: uno dei momenti più vivaci dell'intervento. «Nelle comunità religiose l'aggressività c'è», ha detto Ciotti senza mezzi termini, «ma per principio si pensa che non dovrebbe esserci, e allora non si affronta.» L'aggressività, ha spiegato, non è di per sé negativa: è la forza che permette di prendere iniziativa, di mettersi in gioco, di avanzare. Diventa distruttiva solo quando non è integrata — e può manifestarsi in forme sottili come la passività sistematica o il sabotaggio silenzioso della comunità.

Un invito a crescere: il coraggio dell'intimità

L'intervento si è concluso con una riflessione sul coraggio che richiede la maturità affettiva. Citando lo psicologo Kevin McClone, Ciotti ha ricordato che la paura — del rifiuto, del conflitto, del fallimento — è il principale ostacolo alla crescita relazionale. 

Ma l'intimità autentica, quella che non implica necessariamente la dimensione sessuale ma la capacità di condivisione profonda e libera con l'altro, è anche il segno più chiaro di una personalità matura.

«L'amicizia autentica nasce tra persone libere che percepiscono il legame come un dono, che non lega», ha detto la relatrice. «Quando c'è questo, c'è maturità.»

Essere generativi, ha concluso, significa essere liberi. E saper amare in tutte le sue fasi: desiderare, mettere al mondo, prendersi cura, lasciar andare.

Affectivity and Consecrated Life: A Psychotherapist Guides the Xaverians Toward Maturity of Heart

MOTHER HOUSE — The third day of the conference dedicated to the "human face of the Xaverian" took place today. The protagonist of the entire morning was psychotherapist Claudia Ciotti — former director of the Vocations Office of the Diocese of Milan — who guided participants on a dense and courageous journey: understanding what it truly means to be affectively mature in religious life.

Starting from Reality: What the Xaverians Say About Themselves

Ciotti opened her talk by highlighting the reports that Xaverian circumscriptions from around the world produced in preparation for the conference. This was valuable material, she emphasized, because it reveals both a high ideal of life and a lucid ability to read one's own limitations as opportunities for growth.

From the spirit of family — "making the world one single family," the founding charism of the Xaverians — to everyday humor as a sign of reconciled affectivity; from awareness of the fragilities linked to old age, illness, and loneliness, to the challenge of interculturality: the missionaries, the speaker said, show a rich and conscious inner life.

With one significant exception: sexuality. "I found very little of it in your writings," Ciotti observed frankly, "yet it is an essential dimension for incarnating affectivity."

What Is Affectivity? A Compass for Orientation

The central part of the talk offered a clear and accessible map of one of the most frequently misunderstood dimensions of human life.

Affectivity, Ciotti explained, is neither a luxury nor a danger: it is the capacity by which we perceive the world through the senses and react to internal and external stimuli. It is omnipresent — even in those who consider themselves "insensitive" — and precedes our own awareness: the body internalizes emotions from intrauterine life, long before the mind can name them.

"Before going on mission, we must be aware that we are sensitive people," said the psychotherapist. "Being in contact with our own sensitivity makes us more willing to seek meaning in life."

Crucial is the distinction between the passive and active dimensions of affectivity. Emotions are not chosen: they arrive, strike us, surprise us. It is up to us, however, to choose how to respond to them. The example given was that of falling in love: an experience no one plans, but one that can become an occasion for deepening one's vocation if approached with honesty and discernment, or a breaking point if ignored or denied.

Consecrated Life Does Not Annul the Heart: It Shapes It

One of the most anticipated passages concerned the relationship between affectivity and religious choice. Ciotti overturned a widespread prejudice: consecration does not suppress sensitive life — it shapes it.

"Consecrated life is also life," she said simply. "If it must be life, it must be sensitive." The Good News of the Gospel, she added, should flood with joy the existence of those who have chosen to follow Jesus. And this joy is not abstract: it passes through concrete humanity, with its struggles, its wounds, its capacity to be moved.

The speaker also introduced the perspective of celibacy across different stages of life, highlighting how the celibate choice changes profoundly in meaning depending on age: from sexuality to be integrated in youth, to the apostolic generativity of the thirties, to the challenge of intimacy — "who loves me for who I am and not for what I do?" — which arises forcefully between the ages of 35 and 55, before arriving, beyond that threshold, at an inner wisdom matured over time.

Three Pillars for Healthy Affective Maturity

In the third part, Ciotti outlined a practical map for the development of affective maturity, articulated around some fundamental nodes.

  • A good relationship with oneself: knowing how to recognize and name one's own emotions, cultivating a realistic self-esteem — "neither too high nor too low, like blood pressure" — and maintaining healthy boundaries between oneself and others, without depending on external confirmation or trying to control those around us.
  • Healthy relationships: recognizing the other as a free person and not as an extension of oneself. The psychotherapist introduced the attachment theory developed by John Bowlby, distinguishing between a secure style — one who knows how to be both alone and in relationship — and insecure styles that can lead to avoidance of intimacy, affective dependency, or emotional instability.
  • Disarming aggressiveness: one of the liveliest moments of the talk. "In religious communities aggressiveness exists," said Ciotti bluntly, "but in principle it is thought that it should not be there, and so it is not addressed." Aggressiveness, she explained, is not negative in itself: it is the force that allows one to take initiative, to get involved, to move forward. It becomes destructive only when it is not integrated — and can manifest in subtle forms such as systematic passivity or the silent sabotage of community.

An Invitation to Grow: The Courage of Intimacy

The talk concluded with a reflection on the courage that affective maturity requires. Quoting psychologist Kevin McClone, Ciotti recalled that fear — of rejection, of conflict, of failure — is the main obstacle to relational growth.

But authentic intimacy, the kind that does not necessarily imply the sexual dimension but rather the capacity for deep and free sharing with the other, is also the clearest sign of a mature personality.

"Authentic friendship is born between free people who perceive the bond as a gift, which does not bind," said the speaker. "When this is present, there is maturity."

Being generative, she concluded, means being free. And knowing how to love in all its phases: desiring, bringing forth life, caring for, letting go.

Afectividad y vida consagrada: una psicoterapeuta guía a los Javerianos hacia la madurez del corazón

CASA MADRE — Hoy se ha celebrado la tercera jornada del congreso dedicado al "rostro humano del javeriano". La protagonista de toda la mañana fue la psicoterapeuta Claudia Ciotti — ex directora de la Oficina de Vocaciones de la diócesis de Milán — que guió a los participantes en un recorrido denso y valiente: comprender qué significa, realmente, ser afectivamente maduros en la vida religiosa.

Partir de la realidad: qué dicen los Javerianos de sí mismos

Ciotti abrió su intervención valorando los informes que las circunscripciones javerianas de todo el mundo produjeron como preparación al congreso. Un material precioso, subrayó, porque revela tanto un elevado ideal de vida como una lúcida capacidad de leer los propios límites como ocasiones de crecimiento.

Desde el espíritu de familia — "hacer del mundo una sola familia", carisma fundador de los Javerianos — hasta el humor cotidiano como signo de una afectividad reconciliada; desde la conciencia de las fragilidades ligadas a la vejez, la enfermedad y la soledad, hasta el desafío de la interculturalidad: los misioneros, dijo la ponente, muestran una vida interior rica y consciente.

Con una excepción significativa: la sexualidad. "He encontrado muy poco de ello en sus escritos", observó Ciotti con franqueza, "y sin embargo es una dimensión esencial para encarnar la afectividad".

¿Qué es la afectividad? Una brújula para orientarse

La parte central del intervento ofreció un mapa claro y accesible de una de las dimensiones más frecuentemente malinterpretadas de la vida humana.

La afectividad, explicó Ciotti, no es un lujo ni un peligro: es la capacidad con la que percibimos el mundo a través de los sentidos y reaccionamos a los estímulos internos y externos. Es omnipresente — incluso en quien se cree "insensible" — y precede a nuestra propia conciencia: el cuerpo interioriza emociones desde la vida intrauterina, mucho antes de que la mente pueda nombrarlas.

"Antes de ir a misión, debemos ser conscientes de que somos personas sensibles", dijo la psicoterapeuta. "Estar en contacto con la propia sensibilidad nos hace más dispuestos a buscar un sentido en la vida."

Crucial es la distinción entre la dimensión pasiva y la dimensión activa de la afectividad. Las emociones no se deciden: llegan, nos golpean, nos sorprenden. Pero nos corresponde a nosotros elegir cómo responder a ellas. El ejemplo que se puso fue el del enamoramiento: una experiencia que nadie planifica, pero que puede convertirse en una ocasión de profundización de la propia vocación si se afronta con honestidad y discernimiento, o en un punto de ruptura si se ignora o se niega.

La vida consagrada no anula el corazón: lo conforma

Uno de los pasajes más esperados se refirió a la relación entre afectividad y elección religiosa. Ciotti invirtió un prejuicio extendido: la consagración no suprime la vida sensible, la moldea.

"También la vida consagrada es vida", dijo con sencillez. "Si debe ser vida, debe ser sensible." La Buena Noticia del Evangelio, añadió, debería inundar de alegría la existencia de quienes han elegido seguir a Jesús. Y esta alegría no es abstracción: pasa por la humanidad concreta, con sus fatigas, sus heridas, su capacidad de emocionarse.

La ponente también introdujo la perspectiva del celibato en las diferentes etapas de la vida, subrayando cómo la elección célibe cambia profundamente de significado según la edad: desde una sexualidad que integrar en la juventud, hasta la generatividad apostólica de los treinta años, hasta el desafío de la intimidad — "¿quién me quiere por lo que soy y no por lo que hago?" — que se presenta con fuerza entre los 35 y los 55 años, para desembocar, más allá de ese umbral, en una sabiduría interior madurada en el tiempo.

Tres pilares para una madurez afectiva sana

En la tercera parte, Ciotti trazó un mapa práctico para el desarrollo de la madurez afectiva, articulado en torno a algunos nodos fundamentales.

  • Una buena relación con uno mismo: saber reconocer y dar nombre a las propias emociones, cultivar una autoestima realista — "ni demasiado alta ni demasiado baja, como la presión sanguínea" —, y mantener límites sanos entre uno mismo y los demás, sin depender de las confirmaciones externas ni intentar controlar a quienes nos rodean.
  • Relaciones sanas: reconocer al otro como persona libre y no como una extensión de uno mismo. La psicoterapeuta introdujo la teoría del apego elaborada por John Bowlby, distinguiendo entre el estilo seguro — quien sabe estar bien tanto solo como en relación — y los estilos inseguros que pueden llevar a la evitación de la intimidad, la dependencia afectiva o la inestabilidad emocional.
  • Desarmar la agresividad: uno de los momentos más animados del intervento. "En las comunidades religiosas la agresividad existe", dijo Ciotti sin rodeos, "pero por principio se piensa que no debería existir, y entonces no se afronta." La agresividad, explicó, no es de por sí negativa: es la fuerza que permite tomar iniciativas, comprometerse, avanzar. Se vuelve destructiva solo cuando no está integrada — y puede manifestarse en formas sutiles como la pasividad sistemática o el sabotaje silencioso de la comunidad.

Una invitación a crecer: el coraje de la intimidad

El intervento concluyó con una reflexión sobre el coraje que exige la madurez afectiva. Citando al psicólogo Kevin McClone, Ciotti recordó que el miedo — al rechazo, al conflicto, al fracaso — es el principal obstáculo al crecimiento relacional.

Pero la intimidad auténtica, aquella que no implica necesariamente la dimensión sexual sino la capacidad de compartir profunda y libremente con el otro, es también el signo más claro de una personalidad madura.

"La amistad auténtica nace entre personas libres que perciben el vínculo como un don, que no ata", dijo la ponente. "Cuando esto existe, hay madurez."

Ser generativos, concluyó, significa ser libres. Y saber amar en todas sus fases: desear, dar vida, cuidar, dejar ir.

Affectivité et vie consacrée : une psychothérapeute guide les Xavériens vers la maturité du cœur

MAISON MÈRE — La troisième journée du congrès consacré au « visage humain du xavérien » s'est tenue aujourd'hui. La protagoniste de toute la matinée a été la psychothérapeute Claudia Ciotti — ancienne directrice du Bureau des Vocations du diocèse de Milan — qui a guidé les participants dans un parcours dense et courageux : comprendre ce que signifie, véritablement, être affectivement mature dans la vie religieuse.

Partir de la réalité : ce que les Xavériens disent d'eux-mêmes

Ciotti a ouvert son intervention en valorisant les rapports que les circonscriptions xavériennes du monde entier ont produits en préparation du congrès. Un matériel précieux, a-t-elle souligné, parce qu'il révèle à la fois un idéal de vie élevé et une capacité lucide à lire ses propres limites comme des occasions de croissance.

De l'esprit de famille — « faire du monde une seule famille », charisme fondateur des Xavériens — à l'humour quotidien comme signe d'une affectivité réconciliée ; de la conscience des fragilités liées au vieillissement, à la maladie, à la solitude, jusqu'au défi de l'interculturalité : les missionnaires, a dit l'intervenante, montrent une vie intérieure riche et consciente.

Avec une exception significative : la sexualité. « J'en ai trouvé très peu dans vos écrits », a observé Ciotti avec franchise, « et pourtant c'est une dimension essentielle pour incarner l'affectivité ».

Qu'est-ce que l'affectivité ? Une boussole pour s'orienter

La partie centrale de l'intervention a offert une cartographie claire et accessible de l'une des dimensions les plus souvent mal comprises de la vie humaine.

L'affectivité, a expliqué Ciotti, n'est ni un luxe ni un danger : c'est la capacité par laquelle nous percevons le monde à travers les sens et réagissons aux stimuli internes et externes. Elle est omniprésente — même chez ceux qui se croient « insensibles » — et précède notre propre conscience : le corps intériorise des émotions dès la vie intra-utérine, bien avant que l'esprit puisse les nommer.

« Avant d'aller en mission, nous devons être conscients d'être des personnes sensibles », a dit la psychothérapeute. « Être en contact avec sa propre sensibilité nous rend plus disposés à chercher un sens à la vie. »

Cruciale est la distinction entre la dimension passive et la dimension active de l'affectivité. Les émotions ne se décident pas : elles arrivent, nous frappent, nous surprennent. C'est à nous, cependant, de choisir comment y répondre. L'exemple donné a été celui du coup de foudre : une expérience que personne ne planifie, mais qui peut devenir une occasion d'approfondissement de sa vocation si elle est abordée avec honnêteté et discernement, ou un point de rupture si elle est ignorée ou niée.

La vie consacrée n'annule pas le cœur : elle le conforme

L'un des passages les plus attendus a concerné le rapport entre affectivité et choix religieux. Ciotti a renversé un préjugé répandu : la consécration ne supprime pas la vie sensible, elle la façonne.

« La vie consacrée est aussi une vie », a-t-elle dit simplement. « Si elle doit être une vie, elle doit être sensible. » La Bonne Nouvelle de l'Évangile, a-t-elle ajouté, devrait inonder de joie l'existence de ceux qui ont choisi de suivre Jésus. Et cette joie n'est pas une abstraction : elle passe par l'humanité concrète, avec ses peines, ses blessures, sa capacité à être touchée.

L'intervenante a également introduit la perspective du célibat dans les différentes étapes de la vie, soulignant comment le choix célibataire change profondément de sens selon l'âge : d'une sexualité à intégrer dans la jeunesse, à la générativité apostolique de la trentaine, jusqu'au défi de l'intimité — « qui m'aime pour ce que je suis et non pour ce que je fais ? » — qui se présente avec force entre 35 et 55 ans, pour aboutir, au-delà de ce seuil, à une sagesse intérieure mûrie au fil du temps.

Trois piliers pour une maturité affective saine

Dans la troisième partie, Ciotti a tracé une carte pratique pour le développement de la maturité affective, articulée autour de quelques nœuds fondamentaux.

  • Un bon rapport avec soi-même : savoir reconnaître et nommer ses propres émotions, cultiver une estime de soi réaliste — « ni trop haute ni trop basse, comme la tension artérielle » —, et maintenir des limites saines entre soi et les autres, sans dépendre des confirmations extérieures ni chercher à contrôler ceux qui nous entourent.
  • Des relations saines : reconnaître l'autre comme une personne libre et non comme une extension de soi. La psychothérapeute a introduit la théorie de l'attachement élaborée par John Bowlby, distinguant entre le style sécure — celui qui sait être bien seul aussi bien qu'en relation — et les styles insécures qui peuvent conduire à l'évitement de l'intimité, à la dépendance affective ou à l'instabilité émotionnelle.
  • Désarmer l'agressivité : l'un des moments les plus animés de l'intervention. « Dans les communautés religieuses, l'agressivité existe », a dit Ciotti sans détour, « mais par principe on pense qu'elle ne devrait pas exister, et alors on ne l'affronte pas. » L'agressivité, a-t-elle expliqué, n'est pas en soi négative : c'est la force qui permet de prendre des initiatives, de s'engager, d'avancer. Elle devient destructrice seulement quand elle n'est pas intégrée — et peut se manifester sous des formes subtiles comme la passivité systématique ou le sabotage silencieux de la communauté.

Une invitation à grandir : le courage de l'intimité

L'intervention s'est conclue par une réflexion sur le courage que requiert la maturité affective. Citant le psychologue Kevin McClone, Ciotti a rappelé que la peur — du rejet, du conflit, de l'échec — est le principal obstacle à la croissance relationnelle.

Mais l'intimité authentique, celle qui n'implique pas nécessairement la dimension sexuelle mais la capacité de partage profond et libre avec l'autre, est aussi le signe le plus clair d'une personnalité mature.

« L'amitié authentique naît entre des personnes libres qui perçoivent le lien comme un don, qui ne lie pas », a dit l'intervenante. « Quand cela est présent, il y a maturité. »

Être générateurs, a-t-elle conclu, signifie être libres. Et savoir aimer dans toutes ses phases : désirer, mettre au monde, prendre soin, laisser partir.

Pietro Rossini, SX
19 Giugno 2026
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