Il paese delle mille colline
Dal 1960 i Saveriani lavorano in una terza missione africana: il Burundi. Un paese nel cuore dell'Africa che recentemente è venuto alla ribalta della cronaca per i noti fatti politici ed etnici. Fin dal 1879, con l'arrivo di alcuni Padri Bianchi, era iniziata l'evangelizzazione di questa terra. Lo sforzo dei missionari fu coronato da successo e le comunità cristiane si moltiplicarono in fretta.
Oggi la Chiesa è stabilita tra la gran parte della popolazione e può contare su un buon numero di operatori pastorali per il proprio ministero religioso e per l'annuncio del Vangelo ai non cristiani. I Saveriani vi arrivarono in seguito al pressante appello dei Vescovi perché prendessero cura delle numerose comunità cristiane ancora senza pastori e delle folle di giovani bisognose di formazione.
Si distinsero subito per il lavoro apostolico svolto in équipe formate da missionari, religiose e laici; per l'organizzazione dei opere sociali e per la costante ricerca dei una pastorale incarnata. Il lavoro pastorale esteso anche alle colline (prima si operava soltanto nei centri delle missioni), i frequenti contatti personali, le organizzazioni cristiane a tutti i livelli, le molteplici opere di carità fecero del Burundi un miracolo di conversioni.
Ma con il colpo di stato del 1976 cominciò un periodo triste per i Saveriani e per la Chiesa del Burundi. Si frapposero mille ostacoli al lavoro apostolico; si restrinse di molto la libertà d'azione della Chiesa; si arrivò perfino ad espellere quasi tutti i missionari, ad imprigionare i cristiani più impegnati.
Recentemente i Saveriani in Burundi hanno rafforzato la loro presenza; hanno potuto aprire anche un centro di formazione per i giovani alla periferia della capitale. Per il tragico ripetersi delle sanguinose lotte tra gruppi etnici, oggi le forze ecclesiali sono chiamate a una paziente opera di riconciliazione.
Questa terra, bagnata dal sangue di tanti suoi figli, ritorni ad una rinnovata vita cristiana.
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