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Manzotti P. Antonino

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P. Antonino Manzotti

Brescello (Reggio Emilia), 25 febbraio 1933
Parma, 19 marzo 2014

P. Antonino Manzotti è morto improvvisamente a Parma in Casa Madre il 19 marzo 2014. Stava trascorrendo gli ultimi giorni di vacanze e aveva già prenotato il volo di ritorno in Congo. Aveva 81 anni compiuti, essendo nato a Brescello (Reggio Emilia, Italia) il 25.02.1933.

Presbitero della Diocesi di Guastalla, ordinato il 3 giugno 1956, dopo 6 anni di servizio pastorale in diocesi scrisse al P. Generale chiedendo “di poter entrare nell’Istituto Missioni Estere di Parma ... mi sembra di essere chiamato, pur indegnamente, a seguire questa nuova chiamata del Signore” (16.8.62).
Entrò all'Istituto a Nizza Monferrato nel 1962. Fece l’anno di Noviziato, il 3.10.1963 emise la Prima Professione e il 21 novembre era nella Casa Regionale di Bujumbura per lo studio del Kiswaili.

Dopo qualche mese raggiunse Uvira. Nella giovane repubblica del Congo era in atto la sanguinosa rivolta mulelista e P. Tonino insieme ad altri Padri e religiose per cinque interminabili mesi fu tenuto prigioniero nella casa del vescovo. La prova segnò duramente il gruppo che, una volta liberato, fu rimpatriato per un periodo di riposo.

P. Tonino ritornò in Congo nel 1966. Iniziò la sua incessante attività missionaria a Kiliba (’66-’69). Qui raccontano ancora che un ragazzo stava ascoltando con altri compagni un padre che parlava dei cardinali e al sentire che “un cardinale è una persona importante, che viaggia molto, lavora molto ed è intelligente e saggio, con grande serietà esclamò: ‘se le cose stanno così, anche il P. Tonino è un cardinale”!

Tra il 1969 e il 1977 fu parroco a Mulambula e, per qualche anno, insegnante nel Seminario di Mungombe. Così lo ricordava P. Vanzin su MS del gennaio ‘74: “La sua figura longilinea, trasparente, diafana e metafisica non si inquadra in quella tradizionale del pioniere. I fatti però smentiscono le apparenze...
Certo non si può dire che egli sia sempre puntuale alle lezioni, perché deve amministrare un battesimo o una estrema unzione, deve confessare in continuazione i peccatori pentiti della sua cosiddetta parrocchia, deve medicare le piaghe purulenti dei suoi fedeli e insegnare a rammendare le tovaglie dell’altare alle ragazze del laboratorio. Però in scuola è esigentissimo, non scherza mai...”. Dal ’77 al ‘79 gli fu affidata la cura di Fizi.

Seguirono 6 anni di avvicendamento in Italia a Salerno e Taranto. Impegnato nell’Animazione Missionaria e Vocazionale, fu attento alle novità che andavano delineandosi in questo ambito ecclesiale: “Più che contemplare la ‘quantità di cose’ che mettiamo a disposizione delle chiese di missione, occorre comprendere e valutare il servizio di stimolo e di provocazione che l’impegno missionario rende alla nostra mentalità individualistica e diocesana...” (La Libertà, 5.8.72).

Ritornò in Congo e fu impegnato nella pastorale a Kidote-Mulenge (‘85-’94), a Goma Cattedrale (‘94-‘96), Nakiliza e Kitutu (‘96-’98). P. Tonino parlava spesso di Kidote-Mulenge: “una missione che conta decine di villaggi. Occorrono missionari disposti a affrontare lunghe camminate per raggiungere i vari centri... missionari veri atleti di Dio” (La Libertà, 8.2.86).

Dal ’98 al 2003 si prestò per un secondo periodo di avvicendamento e fu Animatore missionario a Reggio Calabria – Gallico.
Nel 2004 fu ridestinato al Congo: cappellano a Goma e, infine, accompagnatore vocazionale, assistente dei Movimenti d’Azione Cattolica (MAC), dei Gruppi di Approfondimento Spirituale (GRAS), delle scuole e della pastorale degli infermi a Bukavu-Cahi (’06-’14).

Un apostolo zelante, il P. Tonino. Questo il segreto dichiarato del suo zelo: “Il sacerdote deve fare comunità col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo, deve cioè avere dei rapporti profondi con ciascuna delle tre Divine Persone. Deve adorare la grandezza infinita del Padre, deve diventare ministro e ambasciatore del Signore Gesù e deve lasciarsi guidare con docilità dallo Spirito Santo. C’è tutta una spiritualità profonda e una vita mistica da coltivare. E tutto questo è grandioso, esaltante” (3.6.06).

Riposi in pace.

English

Fr. Antonino Manzotti

Brescello (Reggio Emilia), 25 febbraio 1933
Parma, 19 marzo 2014

Fr. Antonino Manzotti died suddenly in the Mother House, Parma, on 19 March 2014, where he was spending the final days of his vacations before returning to the Congo.

Born in Bresciello (Reggio Emilia, Italy), on 25 February 1933, he was 81 years old.

He was ordained priest for the diocese of Guastalla on 3 June 1956. After six years of pastoral service in the diocese, he wrote to the Superior General, asking “to be admitted to the Xaverian Institute; despite my unworthiness, I believe the Lord is calling me to this new vocation” (16.8.62). He joined the Xaverians at Nizza Monferrato in 1962. He completed the Novitiate and made his First Profession on 3 October 1963. On 21 November he arrived in the Regional House of Bujumbura to study Kiswaili.

A few month later he was in Uvira. The bloody Mulele uprising was underway in the young republic of Congo and Fr. Tonino, together with other Fathers and nuns, was kept prisoner for five interminable months in the house of the bishop. The ordeal left a deep mark on the group and, after they were set free, they returned home for a period of rest.

Fr. Tonino returned to the Congo in 1966. He began his incessant missionary activity at Kiliba (1966-69). They still tell the story of how a boy was listening with other companions a Father spoke to them about the cardinals and, when he heard that “a cardinal is an important person who travels a lot, works a great deal and is intelligent and wise”, exclaimed: ‘in that case, Fr. Tonino is a cardinal too”!

In the period 1969-77 he served as parish priest at Mulambula and he also taught for several years in the Seminary of Mungombe. From 1977 until 1979 he was appointed to look after Fizi.

This was followed by a six-year period of rotation in Italy, at Salerno and Taranto. Working in Missionary-Vocation Animation, he was attentive to the novelties that were emerging in this ecclesial context: “Rather than focusing on the ‘quantity of things’ we make available to the mission churches, we must understand and appreciate the service our missionary commitment can provide in stimulating our individualistic and diocesan mentality …” (La Libertà, 5.8.72).

He returned to the Congo and worked in the pastoral ministry at Kidote-Mulenge (1985-94), at Goma Cathedral (1994-96) and Nakiliza and Kitutu (1996-98). Fr. Tonino spoke often of Kidote-Mulenge: “a mission that has lots of villages. We need missionaries who are willing to make long journeys on foot … missionaries who are true athletes of God” (La Libertà, 8.2.86).

From 1998 until 2003 he did a second period of rotation, serving as missionary animator at Gallico, Reggio Calabria.

In 2004 he was assigned once again to the Congo: he worked as chaplain at Goma and, finally, as a vocation accompanier, assistant to the Movements of Catholic Action (MAC), Groups of Spiritual Deepening (GRAS), and in the schools and pastoral ministry to the sick at Bukavu-Cahi (2006-14).

Fr. Tonino was a zealous apostle. On 3 June 2006, he wrote: “The priest must make community with the Father, with the Son and with the Holy Spirit; in other words, he must that have a profound relationship with each one of the Divine Persons. He must adore the infinite greatness of the Father, he must become the minister and ambassador of the Lord Jesus, and he must allow himself to be guided by the Holy Spirit. He must cultivate a profound spirituality and a mystical life. This is something that is both magnificent and exciting”.

May he rest in peace.


DG
19 março 2014
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