P. Lorenzo Caselin
Santorso (Vicenza), 5 settembre 1923
Parma, 31 gennaio 2017
Alle 06.00 del 31 Gennaio 2017, a Parma, nella Casa di Cura delle Piccole Figlie, dopo lunga malattia è morto P. Lorenzo Caselin. Aveva 93 anni compiuti. Era nato a Santorso (Vicenza – Italia) il 5 settembre 1923.
Vocazione adulta, maturò gradualmente la decisione di farsi missionario. Del resto visse la sua giovinezza negli anni cruciali della seconda guerra mondiale. Fu sotto le armi dal gennaio 1943 al 15 luglio 1946;
Dal 9.9.1943 all’8.5.1945 fu prigioniero dei nazisti nel campo di concentramento di Schokken (Polonia) e successivamente trattenuto dalle Forze Armate Alleate a Ljubotin (URSS – Ucraina) fino al rimpatrio il 5.10.1945.
Una volta tornato a casa, mentre progettava il suo futuro, “per far tacere i miei doveri di gratitudine verso Dio, pensai di impegnarmi nell’apostolato nelle file dell’Azione cattolica parrocchiale. Qui conobbi dei giovani veramente in gamba […] Mi fecero comprendere la portata della frase evangelica (che aveva sconvolto San Francesco Saverio: «Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?»” (Lk 9:25) (Rocca, 15 febbraio 1963, p. 30).
Nel 1951 ruppe gli indugi e si mise a disposizione, a Vicenza, della comunità di don Ottorino Zanon, che stava fondando la Pia Società di San Gaetano.
Cinque anni più tardi, l’1.9.1956, entrò tra i Saveriani per diventare missionario.
Dopo un anno di studio del latino a Nizza Monferrato, fu ammesso al Noviziato a San Pietro in vincoli. Emise la Prima Professione il 15.9.1958. Passò quindi a Piacenza per la Propedeutica e, l’anno successivo, a Parma dove frequentò i quattro anni di teologia e dove fu ordinato Presbitero il 28 ottobre 1962.
Nei sei anni di formazione saveriana fu sempre apprezzato dai formatori. Come è scritto, per esempio, nella presentazione alla Professione Perpetua il 10.8.1961: “Buona intelligenza pratica. Carattere aperto. Intraprendente. Si distingue per la sua rettitudine, per l’energia di volontà, per spirito di sacrificio e zelo missionario”.
Dopo l’ordinazione, dal 1963 al 1968, prestò il suo sevizio come economo nella comunità del Liceo a Tavernerio.
Nel 1968 fu destinato alla Repubblica Democratica del Congo. Lavorò nella pastorale a Fizi (69-71). Ma dopo due anni dovette rientrare in Italia per motivi di salute. Fu addetto al ministero a Udine dal ’72 al ’74.
Nel 1974 ritornò in Congo dove operò fino al 2013: cappellano e economo a Kamituga (’74-’77), Mungombe (‘77-’85), Luvungi (’85-’88); cappellano a Mulenge (’88-’92); economo a Uvira e poi a Kavimvira (’92-’95); cappellano a Kasongo Ngene (’95-’97); pastorale e amministrazione a Bukavu (’97-’13),
L’agorà di P. Lorenzo furono i 34 villaggi della foresta, le famiglie disagiate, i malati che non potevano pagarsi le cure mediche, i piccoli poliomielitici di Kavimvira e, nelle comunità saveriane, il servizio di economo.
Con uno stile unico: fatto “di testimonianza di gioia e di fede nella tua missione, nella protezione del Signore e della Madonna, di attaccamento alla gente in mezzo alla quale la grazia del Signore ti ha mandato a vivere la tua fede. Sii sempre così allegro e generoso, entusiasta e ‘contagioso’” (P. G. Ferrari,26.1.83).
Qualche mese prima (13.7.82) gli aveva scritto: “Sono convinto che è arrivata l’ora in cui dar prova di quello spirito missionario di incarnazione e di adattamento, di accettazione della realtà africana … che è ben lontano dall’essere stato ‘integrato’ nella nostra vita quotidiana e nei rapporti di tutti i giorni”.
Era l’invito a seguire le nuove vie della missione ricordate da Giovanni Paolo II nel discorso del 2.5.80 a Kinshasa: “È necessario che gli altri popoli imparino a ricevere dai popoli africani. Questi non hanno soltanto bisogno di ricevere un aiuto materiale e tecnico. Essi hanno anche bisogno di dare: il loro cuore, la loro saggezza, la loro cultura, il loro senso dell’uomo, il loro senso di Dio, che in molti altri non è così vivo.
Di fronte al mondo vorrei lanciare in questa circostanza un appello solenne non solo all’aiuto, ma all’aiuto internazionale vicendevole, ossia a quello scambio in cui ciascuna delle parti porta il suo contributo costruttivo al progresso dell’umanità”.
Dal 2013 era a Parma in cura.
Riposi in pace.
Fr. Lorenzo Caselin
Santorso (Vicenza), 5 settembre 1923
Parma, 31 gennaio 2017
Fr. Lorenzo Caselin died after a long illness in the clinic run by the Piccole Figlie, in Parma, on 31 January 2017. Born in Santorso (Vicenza, Italy), on 5 September 1923, he was 93 years old.
He was an adult vocation and his decision to become a missionary matured gradually. As a young man he experienced the Second World war and served in the army from January 1943 until 15 July 1946.
He was a prisoner of the Nazis (9 September 1943 - 8 May 1945) in the concentration camp at Schokken (Poland), and was subsequently detained by the Allied Forces at Ljubotin (URSS – Ukraine) until his repatriation on 5 October 1945.
Back home in Italy he began to think about his future: “as an expression of my gratitude to God, I thought about an apostolic commitment with the parochial Catholic Action, where I got to know some excellent young people. […], who helped me to understand the importance of the words of the Gospel (Lk 9:25) that had transformed the life of St. Francis Xavier: «For what does it profit a man if he gains the whole world and loses or forfeits himself?»” (Rocca, 15 February 1963, p. 30).
In 1951 he joined the Vicenza community of don Ottorino Zanon, who was setting up the Pia Società di San Gaetano.
Five years later, on 1 September 1956, he joined the Xaverians in order to become a missionary.
After a year studying Latin in Nizza Monferrato, he was admitted to Novitiate in San Pietro in Vincoli. He made his First Profession on 15 September 1958. He then moved to Piacenza for the Introductory Year and, the following year, he arrived in Parma to begin the four years of Theology. He was ordained priest in Parma on 28 October 1962.
In the six years of Xaverian formation he always received good reports from his formators: for example, the report presenting him to Final Profession says that “he possesses a good practical intelligence and an open character. He is resourceful and stands out for his rectitude, strong will, spirit of sacrifice and missionary zeal” (10.8.1961).
After his ordination he served as treasurer in the senior high school community of Tavernerio (1963-1968).
In 1968 he was assigned to the Democratic Republic of Congo, where he worked in the pastoral ministry in Fizi (1969-71). However, two years later, health problems forced him to return to Italy, where he was assigned to ministry in Udine (1972-74).
He returned to the Congo in 1974 and worked there until 2013 as chaplain and treasurer in Kamituga (1974-77), Mungombe (1977-85) and Luvungi (1985-88); chaplain in Mulenge (1988-92); treasurer in Uvira and then in Kavimvira (1992-95); chaplain in Kasongo Ngene (1995-97); pastoral ministry and administration in Bukavu (1997-2013),
The agora of Fr. Lorenzo were the 34 villages in the forest, destitute families, sick people who were unable to pay for medical treatment, children suffering with polio in Kavimvira and, in the Xaverian communities, his service as treasurer.
His unique style was “a witness of joy and faith in your mission, under the protection of the Lord and Our Blessed Lady, of your attachment to the people among whom the Lord has sent you to live out your faith. Always be joyful, generous, enthusiastic and ‘contagious’” (Fr. G. Ferrari, 26.1.83).
A few months previously (13.7.82) Fr. Lorenzo had written to Fr. Ferrari: “I am convinced that the time has come to show the missionary spirit of incarnation, adaptation and acceptance of the African reality … that is still far from being ‘integrated’ into our daily life and relationships”.
It was an invitation to follow the new mission paths that Pope John Paul II spoke about in his address in Kinshasa on 2 May 1980: “The other peoples must learn to receive from the African peoples, who do not need only material or technical assistance. They also have a need to give: their heart, wisdom, culture, sense of humanity and their sense of God, which in many others is not so alive.
On this occasion I wish to launch a solemn appeal to the entire world for mutual help at an international level; in other words, an exchange in which each party makes its own constructive contribution to the progress of humanity”.
Fr. Lorenzo was in nursing care in Parma from 2013 until his death.
May he rest in peace
Père Lorenzo Caselin
Santorso (Vicenza), 5 settembre 1923
Parma, 31 gennaio 2017
C’était à 6h00 du 31 janvier 2017, à Parme, dans la clinique de « Piccole Figlie », lorsque le Père Casellin a rendu l’âme après une longue maladie. Il avait fêté ses 93 ans étant né le 5 novembre 1923 à Santorso (Vicenza-Italia).
Vocation tardive, il avait murit petit à petit sa décision de devenir missionnaire ; par ailleurs il avait vécu sa jeunesse pendant les années très dures du deuxième conflit mondial. Il fera son service militaire de janvier 1943 à juillet 1946, et pour presque deux d’entre elles il sera prisonnier dans le camp de concentration nazie de Schokken (Pologne). Ensuite fut retenu par les « Forces Armées Alliées » à Ljubotin (URSS- Ukraine) ; il sera rapatrié le 5 novembre 1945.
Rentré à la maison il commencera à projeter son futur, nous le citons dans un de ses écrits : « Je tenais à honorer mes sentiment de gratitude envers Dieu, j’ai voulu alors m’engager dans l’apostolat de l’Action Catholique paroissiale et là je connaitrais de jeunes vraiment vaillants […] Chez eux je comprendrais la phrase évangélique (Lc 9,25) qui avait bouleversé St François Xavier : « en effet, quel avantage a-t-il un homme à gagner le monde entier, s’il va perdre sa vie ? » (Rocca, 15 février 1963, p.30)
L’année 1951 fut décisive pour sa décision et il se mettra à disposition, à Vicenza, de la communauté de la « Pia sociétà di St Gaetano », en train d’être fondée par Don Ottorino Zanon. Cinq ans plus tard il entrera chez le Missionnaires Xavériens pour devenir missionnaire, c’était le 1.9.1956.
Apres l’année d’étude du latin à « Nizza Monferrato » il sera admis au noviciat de St Pietro in Vincoli ; il émettra ses premiers veux religieux le 15.09.1958. Les étapes ultérieures de la formation seront : Piacenza pour la propédeutique, puis à Parme pour les quatre années de théologie où il sera ordonné presbytre le 28 octobre 1962.
Pendant les six ans de la formation xavérienne il sera toujours bien apprécié par les formateurs ; nous lisons dans la présentation aux voeux perpétuels du 10.08.1961: « d’une bonne intelligence pratique. Caractère ouvert. Entreprenant ! Il se caractérise par son honnêteté, une force de volonté énergique, un grand esprit de sacrifice et zèle missionnaire. »
Après son ordination il rendra service comme économe dans la communauté xavérienne du lycée à Tavernerio ; c’étaient les années 1963-1968.
En ’68 il recevra son affectation pour la RD Congo. Il ira à Fizi (’69-’71) où il s’occupera de la pastorale ; hélas après deux ans il devra rentrer en Italie pour de raisons de santé. Affecté à la communauté de Udine, il se donnera au ministère de 1972 à 1974.
En 1974 il rentrera au Congo où il restera jusqu’en 2013 : vicaire et économe à Kamituga (’74-’77), Mungombe (’77-85), Luvungi ( ’85-’88) ; vicaire à Mulenge (’88-’92), économe à Uvira puis Kavimvira(’92-’95), vicaire à Kasongo-Ngene (’95-’97) puis dans la pastorale et administration à Bukavu (’97-‘013).
« L’Agora » du Père Lorenzo furent les 34 villages en forêt, les familles démunies, les malades indigents, les petits poliomyélitiques de Kavimvira et, dans les communautés xavérienne, comme économe.
Le Père G. Ferrari écrira de lui ceci : « D’un style unique tu es un bon témoignage de foi joyeuse dans la mission, d’une grande dévotion pour le Seigneur et la Vierge, solidaire et affectionné aux personnes parmi lesquelles la Grace de Dieu t’as envoyé vivre ta foi. Sois toujours serein et généreux, enthousiaste et « contagieux ».
De même le P. Ferrari quelque temps plus tôt, en juillet ’82, lui avait écrit: « Je suis convaincu que l’heure est venue de pouvoir faire épreuve d’un esprit missionnaire d’incarnation et d’adaptation ; d’acceptation de la réalité africaine… hélas encore peut accueilli dans notre vie quotidienne et dans les relations de chaque jour ».
Ces mots voulaient être une invitation à entreprendre de nouvelles orientations pour la mission, souhait exprimé par le Pape Jean Paul II à Kinshasa lors de sa visite le 2 février 1980 : « Il est nécessaire que les autres peuples apprennent à recevoir de peuples africains. Ceux-ci n’ont pas seulement besoin que de recevoir une aide matérielle ou technique ; mais aussi ils ont le besoin de donner : leur coeur, leur sagesse et leur culture. De même peuvent nous partager leur sens de l’homme, de Dieu, lequel, chez d’autres peuples n’est plus si vif. »
Le P. Caselin nous laisse une belle pensée lorsqu’il était à Parme en 2013 : « Vis-à-vis du monde tout entier je voudrais lui adresser un appel solennel, pas seulement une aide tout court, mais l’appel à une aide réciproque internationale entre les peuples. Un échange où chacun donne sa contribution pour la croissance de l’humanité. »
Que son âme repose en paix.
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